Il virologo Galli: sfoltire presenza su treni e autobus e tornare alla didattica a distanza, il ministro Azzolina rimane ferma sulle sue posizioni: “le scuole restano aperte”, il ministro dei trasporti anche: “mezzi pubblici all’80%”

Secondo Prof. Massimo Galli, direttore del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano :per sfoltire le presenze su treni e autobus è inevitabile coinvolgere anche la scuola: “Bisogna tornare a dolorose scelte come l’insegnamento a distanza, almeno a metà alternate per gli studenti delle superiori e delle università”, afferma il medico dell’ospedale Sacco di Milano, forte sostenitore anche dello smart working e degli ingressi al lavoro scaglionati. “O svoltiamo ora o andiamo a sbattere”, torna a ribadire Galli. 

Il ministro Azzolina ribadisce la linea dura: “le scuole non si chiudono”, il ministro dei trasporti non risolve la questione mezzi pubblici. Alcune Regioni spingono sulla dieattica a distanza, ma Conte sostiene Azzolina: “le scuole restano aperte”.

Il prof. Galli ne ha per tutti: con un’allusione non troppo velata ad un medico (non virologo) ideologizzato: “Dovessi togliermi qualche sassolino dalla scarpa, potrei anche dire che alcuni messaggi eccessivamente rassicuranti in merito a un virus indebolito o a una malattia inesistente hanno aiutato coloro che, a livello politico o di comportamento individuale, hanno pensato che non ci fosse più un problema così serio. Basta farsi un giro nelle nostre corsie per capire che i malati ora non differiscono quasi in nulla rispetto a quelli di aprile. Forse ne abbiamo per il momento più giovani e un po’ meno gravi, ma il conto dei decessi e le caratteristiche di chi sta in rianimazione stanno rapidamente colmando la differenza. E questo non avremmo voluto vedere”

La Lombardia e Milano sono un’ecatombe. Venerdì riunione del comitato degli esperti con il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e il sindaco di Milano Beppe Sala.

Per quanto riguarda l’ipotesi di un lockdown regionale o locale Fontana ha precisato che non è sul tavolo, “stiamo semplicemente facendo delle valutazioni per capire quali sono i numeri, quale è l’evoluzione del virus, se ci sono delle curve che si impennano o che riusciamo a controllare, ma noi per il momento siamo sulla linea già tracciata la settimana scorsa, cioè quella di evitare gli assembramenti, di indossare sempre la mascherina anche all’aperto e di lavare spesso le mani. Quelle regole minime che possano essere sufficienti”. E ancora: “Siamo arrivati a un punto in cui non possiamo più permetterci di mantenere quei comportamenti che questa estate purtroppo hanno fatto ritornare la vita ad essere più o meno normale. Non possiamo e non dobbiamo farlo: stando così le cose, faremo di tutto per evitare un lockdown regionale”. Per quanto riguarda il capoluogo lombardo per il governatore c’è da porre “una particolare attenzione” perché si confermano “le preoccupazioni che derivano da comportamenti scorretti, il fatto che il 65% dei nuovi contagiati ha un’età che va dai 19 ai 49 anni dimostra che è un’età giovane che si è un po’ lasciata prendere la mano in queste ultime settimane e che quindi adesso ci fa un po’ preoccupare”.

E’ prevista per venerdì la nuova riunione del Comitato tecnico-scientifico della Lombardia per fare il punto sulla situazione dei contagi in regione. A destare preoccupazione sono le province di Milano, Varese e Monza e Brianza dove i casi sono da giorni in rapida ascesa. Non si parla di un mini lockdown, ma di inasprire le misure già esistenti, lavorando su trasporti, scaglionamento degli ingressi a scuola e chiusura dei locali. Il sindaco di Milano Beppe Sala che già a marzo, unitamente a Matteo Salvini e allo stesso Fontana aveva sminuito il virus al grido “Milano non si ferma” (salvo poi chiedere scusa) negli scorsi giorni aveva dichiarato: “Non ho nulla contro il Dpcm e sono pure d’accordo con la ministra Azzolina che, resistendo alla pressione di alcune regioni, lavora per tenere aperte le scuole. Questo è ora, se poi le condizioni cambieranno, si cambierà l’intensità delle restrizioni. Però è necessario capire non solo dove siamo ma in che direzione – questa la parola del giorno – andiamo”.”Io penso – ha continuato Sala – che il governo in questo momento debba indicare delle linee guida per lo sviluppo del paese. Per me i settori di investimento principali, dico la mia, dovrebbero essere quello ambientale, quello digitale, quello dell’edilizia popolare e quello della sanità, ripensandola in funzione del territorio, con consultori e medici che vengono a casa”.

Oggi Sala tace, non cita trasporti e scuola (il bel tacer non fu mai scritto) e si limita a definire la situazione di Milano preoccupante.

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