Il Giornale di Brescia se ne va da facebook l’ho fatto anche io, anzi mi hanno costretto ho dovuto fare una denuncia alla polizia postale

Il giornale di Brescia annuncia la sospensione degli aggiornamenti sulla sua pagina facebook. A causa “troppe parole in libertà, troppi insulti, troppo astio e troppi profili fake” – comunica il direttore Nunzia Vallini – “che se non generarno notizie altrettanto false, ed inventano manifestazioni neppur tanto dissimulate”. Il quotidiano ha pertanto deciso di uscire dai profili social anche perchè ritiene che sia una “corresponsabilità quantomeno morale se gli aggiornamenti di una pagina diventano, volenti o nolenti, pretesto per veicolare falsità o, peggio ancora, commenti che nulla hanno a che vedere con la pluralità delle idee e la loro libera e sacrosanta espressione e ancora meno, con il diritto-dovere di informare ed essere informati… La pagina era ormai infestata da falsità, rabbia e frustrazioni, diventava impossibile moderare il fiume dei commenti: scendiamo da questa giostra, usciamo da questa piazza malsana che ci fa diventare quello che non siamo, che non siamo mai stati, e che non vogliamo diventare, ovvero la piattaforma di lancio di chi sfrutta questo tipo di dinamiche alimentando scontri e tensioni, oltre che ad una vera e propria campagna di disinformazione spacciata per sedicente controinformazione”.

Cari lettori, ecco l’editoriale a firma del direttore Nunzia Vallini nel quale spieghiamo perchè abbiamo deciso di non pubblicare più post nella nostra pagina facebook. Speriamo che condividerete questa nostra scelta. Quanto alle notizie, continuerete a trovarle assieme a foto e video, sull’edizione online del quotidiano all’indirizzo www.ilgiornaledibrescia.it. Scendiamo da questa giostra, usciamo da questa piazza malsana che ci fa diventare quello che non siamo, che non siamo mai stati e che non vogliamo diventare, ovvero la piattaforma di lancio di chi sfrutta questo tipo di dinamiche alimentando scontri e tensioni.”

In alcuni casi, racconta, non venivano condivise le notizie più delicate perchè diventava difficile gestire i commenti.

Non posso che esprimere la mia solidarietà al direttore e ai giornalisti de Il Giornale di Brescia. Umberto Eco sosteneva che “la rete ha dato parola agli imbecilli” e infatti persone senza alcun titolo di studio intervengono su tutto lo scibile umano, tifosi di vari partiti e movimenti politici, odiatori, frustrati, invidiosi e irrespettosi del parere altrui, che vorrebbero (nullità umane) mettere un bavaglio ai giornalisti, odiatori sociali ecc. Ecc.

L’articolo 21 della Costituzione recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”. La stessa Costituzione (sempre nell’articolo 21 e negli articoli 9 e 33) sancisce il diritto di satira, la libertà di pensiero e di creazione artistica.

Qualche odiatore sociale (non mi riferisco ai politici con i quali discuto animatamente e democraticamente e che sono bersagli della nostra satira), ha deciso di bannare la pagina facebook della trasmissione radiofonica L’angolo della scuola e i miei profili personali. Inoltrerò denuncia alla polizia postale affinchè questi untorelli che vogliono fare la rivoluzione a Milano siano puniti dall’autorità giudiziaria (cit. Alessandro Manzoni, leggete I promessi sposi). Sto meditando anche io di uscire dalla rete, tanto chi vuole ascoltarmi lo fa in radio, tramite il blog, le radio e le tv locali, o mi contatta personalmente.

In una delle prossime puntate della trasmissione radiofonica L’angolo della scuola, ospite un ex sindaco socialista di Milano, parleremo di una storica socialista.

Angelica Balabanoff, nata in Ucraina nel 1878 da una famiglia ebraica benestante iniziò gli studi in patria ma li proseguì all’estero (Svizzera, Belgio e Germania) si laureò in storia e filosofia a Bruxelles dove ebbe i primi contatti con esponenti dell’Internazionale socialista. Nel 1900 giunse in Italia divenne allieva di Antonio Labriola, il professore del socialismo, e si iscrisse al Partito Socialista Italiano, nel 1904 fondò a Lugano il giornale Su compagne, lottò per le rivendicazioni delle donne proletarie e degli operai italiani in terra elevetica. Tornò quindi in Italia e affiancò Benito Mussolini, della quale divenne amante, alla direzione del quotidiano socialista Avanti!. Allo scoppio della prima guerra mondiale lasciò Mussolini (favorevole alla guerra e poi fondatore del Partito Nazionale Fascista, inizialmente un movimento….) e scappò in Svezia su posizione pacifiste partecipò alla Conferenza di Zimmerwald aderì al neonato Partito della Sinistra Socialdemocratica e divenne sodale dei comunisti svedesi. Tornata in Svizzera conobbe Lenin, aderì al Partito Comunista Sovietico, giusto il tempo per litigare con Lenin, Trotsky e Stalin. Ritornò quindi in Svezia, poi si trasferì a Vienna infine tornò in Italia dove rientrò nel Partito Socialista Italiano diretto da Giacinto Menotti Serrati. Allorquando Serrati confluì nel Pci la Balabanoff restò nel Psi il cui leader era diventato Pietro Nenni. Ma poco dopo se andò anche dal Psi nenniano per aderire al Pcdi guidando l’ala massimalista. Costretta dalla dittatura fascista ad emigrare in Francia dove non mancò di far sentire la sua voce scomoda, nel 1940 con l’ingresso dei nazisti in Francia emigrò prima in Svizzera e poi negli Usa continuando a scrivere articoli per l’Avanti! clandestino (era rientrata nel Psi clandestino). Angelica Balabanoff rientrò in Italia nel 1945 al termine della seconda guerra mondiale, aderì al Psiup (nome del risorto Partito Socialista Italiano), nel 1947 si consumò la frattura fra Nenni (fautore di un’alleanza con i comunisti) e Saragat (fautore di un’autonomia dei socialisti dai comunisti) prese parola. Tutti i delegati applaudirono, Angelica esordì dicendo: “io sono russa” applausi scroscianti in sala, tutti pensavano aderisse al Psi (nome che riprese Nenni), ma invece la Balabanoff continuò: “proprio perchè sono russa ed ho conosciuto la dittatura sovietica, quella nazista e quella fascista, vado con Saragat”. A quel punto fischi ed ingiurie al suo indirizzo, la Balabanoff indomita disse raggiungendo Saragat: “se qualcuno pensa di spegnere la voce che mai nessun regime ha spento si sbaglia di grosso”. Angelica Balabanoff aderì al Psli (poi Psdi) di Saragat, rifiutando però sempre di candidarsi e non assumendo nessuna carica pubblica. Si ritirò dalla vita politica alla fine degli anni ’50. La sua ultima uscita pubblica fu a sorpresa, comparve nel 1963 nel corso di un congresso dell’Internazionale Socialista, sala gremita di delegati di tutto il mondo la Balabanoff ormai anziana e claudicante zoppicava e si appoggiava ad un bastone. In quel momento stava parlando Clement Atlee, leader dei laburisti inglesi, Atlee interruppe il suo discorso dicendo: “compagni alzatevi e salutiamo Angelica Balabanoff, in quest’aula è entrato il socialismo”. Angelica Balabanoff morì a Roma nel 1965, in un monolocale con una piccola stufa e soltanto tanti libri, aveva 87 anni. Nel 2015 il Comune di Milano ha deciso l’iscrizione del suo nome nel Famedio di Milano, all’interno del Cimitero Monumentale.

Tornando ai folli della rete cito la frase che il grande Federico Fellini fa dire a Roberto Benigni alla fine del film La voce della luna. “E se ci fosse un pò di silenzio, e se tutti facessimo un pò di silenzio, forse riusciremo a capire”

Le radio che mandano in onda L’angolo della scuola

Lunedì ore 17,30 su Radio Free Live

Homepage

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Martedì alle 13 su  New Music Radio

http://radiomusica.mozello.it/chat/

Radio Regione 100 martedì alle 18,45
http://www.radioregione100.it

 mercoledì alle ore 13 su Radio Blu Italia

per ascoltarci cliccate

http://www.radioblutialia.net

sabato alle ore 22 su Radio Hemingway

http://www.radiohemingway.net

Il promo della prossima puntata

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