Il focolaio covid è nelle scuole

Fortunatamente in Italia vi è ancora la democrazia e la stampa libera, anche se si cerca in tutti i modi di occultare notizie scomode e molti giornalisti più che informare sono gli addetti stampa dei partiti politici e di loro uomini. Mentre, eccezion fatta per Il Giorno, tutti tacciono sul caso Sedriano (tantissimi bimbi, maestri ed educatori contagiati) e non vengono registrati gli innumerevoli casi di contagi nelle scuole italiane da settembre a poco prima la pausa natalizia, Italia Oggi e Il Tempo scrivono “ancora una volta è con uno slogan e non con i fatti che il governo di Giuseppe Conte vuole riaprire la scuola dal prossimo 7 gennaio 2021. Il premier, che è ostaggio da tempo del suo ministro all’Istruzione Lucia Azzolina, aveva scritto, nell’ultimo decreto, che a quella data dovranno riaprire anche le scuole superiori al 75%. Poi, dopo un incontro con le Regioni, quella percentuale si è abbassata, almeno all’inizio, al 50%, lasciando sulle spalle dei vari tavoli convocati dai prefetti la necessità di riaprire in sicurezza.”

Nulla per la sicurezza nelle scuole è stato fatto dall’Azzolina e dal suo ministero. Così, ancora una volta, il rischio di moltiplicazione del contagio a gennaio tornerà a lievitare, mentre il vaccino resterà un miraggio per l’intera popolazione italiana (se va bene si inizierà con gli anziani e le persone fragili dal mese di febbraio inoltrato).

Che la scuola sia un amplificatore dei contagi è per lo più negato da tutte le istituzioni e anche dagli esperti pubblici che sono tutti alle dipendenze del governo (così è la maggioranza del Cts), e quindi assai poco credibili.

Ma i numeri, ancora una volta, dicono l’esatto opposto. Oggi li pubblichiamo (paragonandoli alla serie storica già pubblicata) i dati contenuti nell’ultimo bollettino epidemiologico a cura dell’Istituto superiore di Sanità.

Si tratta dei contagi in tutta Italia alla data del 22 dicembre scorso, divisi per fasce di età. Abbiamo separato i dati in decadi, come è nel bollettino originario, la fascia che avevamo chiamato “popolazione scolastica», scomponendola nella decade 0-9 anni che in questi mesi è sempre andata a scuola e nella decade 10-19 anni che invece ha iniziato in gran parte territorialmente la didattica a distanza dalla fine di ottobre facendo poi diventare questa una regola su tutto il territorio nazionale.

Bene, da questa estate (25 agosto) al 7 novembre quando la didattica a distanza è diventata regola per le superiori la maggiore crescita dei contagi si è verificata nella decade 10-19, che racchiude gli studenti delle medie e delle superiori (+ 1.042,57%), seguita dalla decade 0-9 degli studenti di asili, materne ed elementari (+831,41%). Terzo posto la decade 20-29 anni, che comprende tutti gli studenti universitari (+556,88%).

Dal giorno di chiusura delle scuole superiori e università fino al 22 dicembre scorso queste due categorie che erano state al primo e al terzo posto su dieci decadi nella classifica anagrafica dei contagi sono scivolate rispettivamente all’ottavo e al settimo posto nella crescita dei contagi, dimostrando con chiarezza che il problema della seconda ondata è stata proprio la scuola in presenza priva di sicurezza. Ma al primo posto nella classifica dell’aumento dei contagi fra il 7 novembre e il 22 dicembre c’è la fascia di età 0-9 anni che comprende tutti i bambini che hanno continuato perfino nelle zone rosse a frequentare in presenza le lezioni.

Cosa dicono con chiarezza questi numeri? Quello che ripetiamo da mesi: è stata la scuola il motore della seconda ondata. Ma siccome i contagi oggi salgono più di tutti fra i bambini delle scuole elementari, il problema non è stato quello dei trasporti con cui si va a lezione. Negli asili e nelle elementari i bambini vanno a piedi, accompagnati dai genitori o al massimo con scuola bus. Non c’è quindi sufficiente sicurezza proprio all’interno delle aule e degli istituti scolastici, perché i protocolli adottati non hanno garantito come avrebbero dovuto. Se non si guardano questi numeri e non si corre ai ripari immediatamente dando una sveglia alla Azzolina, resta un rischio altissimo riaprire la scuola in presenza come si vorrebbe fare.

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