Anche Antonio Salinari lascia Forza Italia, continuano gli abbandoni anche nella Lega

“Gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori” è uno dei tanti aforismi veritieri del geniale Ennio Flaiano. Continuano le defezioni nella Lega e in Forza Italia da parte di consiglieri regionali, municipali e circoscrizionali. Dopo Marco Bestetti ha lasciato Forza Italia anche Antonio Salinari consigliere del Municipio 7, ha lasciato la Lega anche Massimiliano Bastoni, sono in procinto di lasciare la Lega altri consiglieri, al momento non ne faccio il nome, non ho capito se era uno sfogo momentaneo o se alle parole seguiranno i fatti. Tutti pronti a saltare sul carro del vincitore (Giorgia Meloni). Il centrosinistra ha imparato dal centrodestra il malaffare (ma non ne è mai stato immune, fu solo risparmiato dai magistrati nel 1992-1994), i 600 milioni trovati in casa di Antonio Panzeri, credo corrispondano a un miliardo e duecento milioni di vecchie lire, non ricordo ai tempi di Tangentopoli, a quel tempo seguivo come cronista le inchieste giudiziarie, nessun caso di così tanti soldi in contanti trovati a qualcuno…. Certo quelli della prima Repubblica, che avevano fatto dell’Italia la quinta potenza mondiale, erano dei dilettanti rispetto a quelli della seconda Repubblica che hanno portato il Paese allo sfascio.

In compenso il centrodestra ha imparato dal centrosinistra nel fare scissioni. Con un lieve distinguo, la Lega è un partito, come il Pd, nel quale il segretario può cambiare (da Bossi a Maroni a Salvini), Forza Italia è sempre stato un partito padronale. Fa tenerezza Silvio Berlusconi, ma anche Matteo Salvini, abbandonato da persone che ha contribuito a costruire. Gianantonio Stella molti anni fa pubblicò il libro Tribù, foto di gruppo con il Cavaliere, nel quale descriveva comparse che non contavano nulla che furono miracolate dalla politica berlusconiana, ma ci si può riferire anche ai grillini e ad esponenti di altri partiti. La politica della seconda Repubblica, salvo qualche rarissima eccezione, è l’arte dei nullafacenti, nella quale la politica è diventata un lavoro, persone che nella propria vita non hanno combinato nulla si danno alla politica e non è solo il caso dei grillini. La politica del cortigiano zelante al capo partito, salvo poi pugnalarlo alle spalle (i primi traditori sono i miracolati). La politica come droga, quando, caso raro, qualcuno esce dalle cariche elettive, invece di ritirarsi e tornare alla vita professionale (se mai la ha avuta) cerca di tornare sulla scena, magari cambiando partito o più partiti. Comparse, piccoli trafficanti, ominucoli (per dirla alla Sciascia).

Resto un nostalgico della prima Repubblica, la quale, pur non immune, come si è scoperto, dalla questione morale, ma ripeto le cifre erano minori, aveva fatto dell’Italia la quinta potenza mondiale con uno stato sociale unico. La seconda Repubblica ha smantellato tutto, non è immune dalla corruzione ed ha questi personaggini… Non riesco a guardare con dispregio a Craxi, Andreotti, Forlani, Berlinguer, Almirante, senza risalire a Nenni, De Gasperi e Togliatti, ma anche tutti i sindaci e consiglieri comunali regionali e assessori della prima Repubblica, confrontati con questi personaggini di bassissimo spessore professionale, culturale, vitale e politico.

In questi giorni si è celebrato, in sordina, il centenario della nascita di Luciano Bianciardi, un irregolare, inviso a destra e a sinistra, che non credeva in nulla che avesse a che fare con le ideologie. Odiava le congreghe degli intellettuali, sbeffeggiava i funzionari di partito e gli iguana delle case editrici, amava solo Garibaldi, ma perché non c’era più… fu un inguaribile perdente. Ma credo che se Bianciardi fosse vivo oggi, rimpiangerebbe gli intellettuali, i funzionari di partito e i politici di allora al cospetto di quelli odierni. Forse anch’io, senza essere Bianciardi, non sono nessuno, adoro Garibaldi, Craxi, ma anche i democristiani da me mal digeriti in prima Repubblica, forse perché non ci sono più. Ma sia chiaro, e chi mi conosce e frequenta da anni lo sa, le polemiche con i democristiani e con i comunisti non erano per questioni politiche ma per il loro bigottismo e per la mia tendenza all’anarchismo e a strizzare l’occhio a partiti non monolitici. Cosa avevano di bello i socialisti? Che due socialisti facevano tre correnti. ahahhah Anche se oggi fa tenerezza vedere quel che è rimasto del glorioso Partito socialista, le correnti sono venti che si dividono un osso. ahahah

Sempre in prima Repubblica rarissimi furono i cambi di partito, e nei pochi casi per divergenze ideologiche e non per opportunismo. Mi domando cosa mai abbiano fatto a parte politica, questi omuncoli della seconda Repubblica che passano da un partito all’altro.

Bettino Craxi nel 1993 pose in Parlamento il problema del finanziamento illecito dei partiti (dei partiti non delle singole persone) tutti fecero orecchie da mercante, in nome di una falsa rivoluzione post fascisti e post comunisti presero il potere unitamente a chi era comunque facente parte del sistema della prima Repubblica, ma non in politica perché ritenuto inadeguato. Quel che è certo è che, comunque la si pensi, Bettino Craxi, Giulio Andreotti ed altri sono già sui libri di storia, non credo ci finiscano i grillini, i Salinari, i Bastoni ecc.

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