Il calcio riflette l’Italia, dopo avere vinto ben due mondiali nel dopoguerra, dopo essere stati la quinta potenza mondiale, siamo caduti nel baratro. Cambiano i governi, i Presidenti del Consiglio, i ministri, gli allenatori della Nazionale, i dirigenti sportivi (e non) ma continuiamo a non risolvere nulla e a rimediare figuracce.
Pirlo non andava scelto non tanto per questioni extra calcistiche (ma avrebbero dovuto informarsi e non nominarlo piuttosto che farlo e poi fare marcia indietro) ma per la mancanza di esperienza e gli scarsi risultati ottenuti come allenatore. Mentre la Germania e la Francia si affidavano ad allenatori vincenti, l’Italia si affidava ad un perdente.
Ed ora? Girano diversi nomi, restiamo in attesa dell’ennesima figura da pirla. Sia chiaro non si può generalizzare qualche nome si salva ma come accade da tempo in Italia, la scelta cade sul peggiore. I migliori non vengono presi in considerazione, troppo autonomi, slegati da logiche di potere, oppure non vogliono sporcarsi le mani vista la bassa qualità del nostro calcio.
Fra i papabili Stefano Pioli (reduce dal successo fiorentino…), Roberto Mancini, Antonio Conte, Vincenzo Palladino, Thiago Motta, Silvio Baldini.