Bagno di folla e standing ovation per Mario Calabresi a Milano

Il Teatro Franco Parenti gremito per la presentazione dell’ultimo libro di Mario Calabresi, La voce degli altri, un romanzo che è un incontro con chi si sente di essere trasparente e dimenticato e non capisce come sia possibile.

I 500 posti nella sala grande del teatro, vengono allestiti schermi giganti in sala blu e nel foyer, si presumono 1000 persone…

Leggere questo libro di Calabresi e i precedenti (iniziando da Spingendo la notte più in la) significa ripercorrere la storia di Milano degli ultimi 54 anni. Si inizia con il 1972 quando il padre di Mario, il Commissario Luigi Calabresi venne assassinato. Mario aveva solo due anni ed ha vissuto sulla propria pelle gli “anni di piombo”, poi arrivano gli anni ’80, quelli della “Milano da bere” tanto vituperati ma oggi rimpianti dai vecchi milanesi dopo i danni fatti alla città da alcuni sindaci della seconda Repubblica (per Calabresi quelli del liceo). Gi anni ’90 (seguiti da Calabresi come giornalista), quelli di Tangentopoli, del giustizialismo, del nulla della Lega e di Formentini, la città che riparte lentamente con l’ottimo sindaco Gabriele Albertini, poi, con tutto il rispetto della dottoressa Moratti, vorrei capire cosa mai ha fatto per Milano se non portare Expo e lanciare Beppe Sala, mi astengo pure su Giuliano Pisapia, poiché durante il suo mandato non seguivo le questioni comunali, Pisapia poi è il sindaco che ho conosciuto meno, anche se conobbi suo padre Giandomenico, un grande avvocato socialista. Beppe Sala è stato il miglior sindaco del centrodestra dopo Gabriele Albertini… Parole dello stesso Albertini da me intervistato.

Sia chiaro non voglio, soprattutto avendo conosciuto personalmente tutti i sindaci di Milano da Aldo Aniasi a Beppe Sala, unirmi al popolino bue che scarica le colpe sul primo cittadino, persone che non sono in grado nemmeno di amministrare sé stessi, demagoghi. E’ molto più facile fare il ministro che il sindaco di Milano, cosa che dico a tutti i candidati sindaco di destra, di sinistra e di schieramenti alternativi. Inoltre diceva Gino Cassinis: “un sindaco può fare miracoli, ma non può alzare di un millimetro lo spessore intellettuale, politico e culturale dei suoi consiglieri”. In effetti negli ultimi anni ho visto in consiglio comunale tanti piccoli trafficanti, dilettanti allo sbaraglio, senza alcuna preparazione. In consiglio comunale ai tempi dei socialisti c’erano in tutti i partiti, intellettuali, scienziati, personalità nazionali. Alcuni di questi consiglieri, tuttora in carica, si dividono fra demagogia e gaffe, oppure, invece di chiedere scusa ai milanesi per avere approvato scelte folli le rivendicano con orgoglio.

Milano è sempre stata comunque una città socialista, dal 1945 al 1992, soltanto ora, avendo sotto gli occhi i disastrosi risultati dei politici della seconda Repubblica, i vecchi milanesi rivalutano la Milano socialista. Mentre Calabresi parla in un’altra sala cittadina, quella del Centro Brera, storico ritrovo socialista, si inaugura la mostra dedicata al grande sindaco socialista Carlo Tognoli, con la partecipazione di Ugo Finetti (già vicepresidente socialista della Regione Lombardia), Walter Marossi, Stefano Carluccio, Dorina Tognoli, Bobo Craxi, tutti socialisti, l’assessore Gaia Romani. E, infine, altri due possibili candidati sindaco: Piefrancesco Majorino (la cui storia è però comunista) ed Emmanuel Conte (la cui storia per tradizione famigliare è socialista).

Tornano a Calabresi, c’è chi provoca (come il sottoscritto) citando un aneddoto storico. Pietro Bucalossi, sindaco di Milano dal 1964 al 1967, un grande sindaco purtroppo dimenticato, senza peli sulla lingua, venne sostituito con Aldo Aniasi (sindaco dal 1967 al 1976). Nei corridoi di Palazzo Marino Bucalossi, sindaco uscente, domandò ad Aniasi: “cosa intendi fare per Milano?”, Aniasi rispose: “l’esatto contrario di quel che hai fatto tu”. Logica la domanda a Calabresi: “intendi fare l’opposto di quel che ha fatto Sala, o intendi proseguire sul solco di Sala?”.

Calabresi ha definito Milano «una città che da un lato funziona benissimo, va velocissima,è piena di luce, però la città non è una vetrina, è una comunità di cittadini. E la comunità un po’ si è persa». E quindi «penso che ci siano tante cose da fare, ci sia bisogno di un cambiamento vero in città» ribadendo ad Alessandro Milan di Radio 24 la sua disponibilità a scendere in campo a Milano, come candidato sindaco del centrosinistra. «Mi interessa il percorso per Milano. Non è chiaro che percorso sarà, se ci saranno le primarie, quando saranno, i tempi e i modi. Mancano molti mesi, però io ci sono» aggiunge.

Dal mio punto di vista – ha precisato Calabresi -c’è la Milano bella da vetrine, poi c’è la Milano invece dove ci sono tanti problemi, anche più periferica, dove c’è la sensazione di una mancanza d’ascolto per i problemi che si vivono lì». E «la sfida è ricucire». O «ricuci la distanza tra queste città, oppure una diventerà sempre più marginale e sempre più arrabbiata» ha aggiunto. Fra i problemi principali quello dei costi, a partire da quello della casa, soprattutto per i giovani. «Siamo diventati europei nei costi, ma non siamo diventati europei negli stipendi. Siamo europei nel prezzo delle case, dell’affitto, ma non siamo europei nel nostro potere d’acquisto. Questo è un tema fondamentale» su cui «si possono fare tante cose», dall’accesso all’asilo nido ai nuovi nati, all’edilizia abbordabile su cui stanno lavorando città come Vienna, alla creazione di spazi di socialità gratuita.”

Assistendo alla standing ovation di Calabresi , forse non se l’aspettava nemmeno lui, mi viene in mente una frase erroneamente attribuita ad Alcide De Gasperi, all’indomani delle elezioni politiche del 18 aprile 1948: “Credevo che piovesse, non che grandinasse”.

Migliaia di contro alle centinaia presenti da Pierfrancesco Majorino ed Emmanuel Conte. Voglio però citare un altro grande, Pietro Nenni: “piazze piene (teatro pieno), urne vuote. Sarò comunque lieto di proseguire il discorso in radio o nel corso di dibattiti pubblici, sia con Calabresi che con gli altri candidati di tutti gli schieramenti.

Ciò a livello giornalistico, poi, come elettore sarà difficile trovare il miglior candidato sindaco, o il meno peggio, per i pochissimi, come me, che si sentono alla Ignazio Silone, “socialista senza partito e cristiani senza Chiesa”.




Essere o non essere? Questo è il problema. Primarie o non primarie? Questo è il problema.

William Shakespeare.

Fra i due litiganti il terzo fa il sindaco.

Giorgio Gaber

Fra i due litiganti (Majorino e Calabresi), il terzo fa il sindaco…

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