Tinto Brass: “Fu vera gloria? Ai posteriori l’ardua sentenza”

Nel corso di un’intervista concessa a Gigi Marzullo per Sottovoce, Tinto Brass annuncio, come al solito ironicamente e provocatoriamente, il suo epitaffio: “Fu vera gloria? Ai posteriori l’ardua sentenza”. E, ancora, nella sua autobiografia, scritta con la seconda moglie Caterina Virzi, scriveva: “il culo è onesto. Non è una trappola ingannevole come la fica, che spesso confonde la funzione ricreativa con quella riproduttiva: se un culo ha le fossette è perché è sodo e non perché ride di te! Per scegliere le attrici facevo il provino ai loro culi. Nove volte su dieci risultavano più espressivi dei volti. Osservo, tocco e filmo i rotoni glutei delle mie attrici perché vedo in essa una panacea agli orrori delle brutture dell’esistenza…”

Anticonformista fin dagli esordi con film anarchici e dissacratori (Chi si ferma è perduto contro il lavoro dipendente…) la svolta per Giovanni (così si chiamava all’anagrafe) Brass detto Tinto (dal nonno e da Tintoretto) non arriva come i più scrivono con il film La chiave del 1983, ma con Salon Kitty del 1975. Probabilmente ispirato da Il portiere di notte di Liliana Cavani, dopo cinque anni di silenzio Brass usciva con questo film ambientato in un bordello tedesco, è la svolta. Proprio mentre la commedia sexy all’italiana stava tramontando, Brass affinava lo stile che lo porterà negli anni ’80 a diventare il “maestro del cinema erotico italiano”.

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