Vittorio Buttafava.

buttafava

Vittorio Buttafava nacque a Milano il 16 novembre 1918, abitava a Milano in via Plinio 59, laureato in lettere, iniziò nel dopoguerra a fare il supplente alle scuole medie inferiori e a scrivere articoli su giornali minori. Iscritto all’ordine dei giornalisti dall’1 gennaio 1949, inizia la sua attività giornalistica nel dopoguerra al settimanale OGGI come curatore della critica teatrale, dal 1975 diventa caporedattore. Nel 1957 passa a NOVELLA, dal 13 febbraio 1964 torna ad OGGI in qualità di direttore, incarico che manterrà fino al 14 novembre 1976. Nell’agosto 1966 la tiratura di OGGI superò per la prima volta il milione di copie vendute Vittorio Buttafava ha diretto anche EPOCA e due femminili: ANNABELLA e NOVELLA. vittorio buttafavaButtafava ha anche curato una rubrica di fatti di vita e di costume per IL SECOLO XIX di Genova. Il passaggio in tv avviene a TeleAltomilanese, emittente per la quale cura la rubrica LA POSTA DI TAM, nel 1977 passa a  Telemilano58. in qualità di responsabile dell’approfondimento e di curatore di rubriche ed inchieste giornalistiche. Con la nascita di Canale 5 ne dirige i primi servizi giornalistici. Vittorio Buttafava ha scritto parecchi libri fra cui ricordiamo La vita è bella nonostante (1975), Una stretta di mano e via (1976), La fortuna di vivere (1981), Cari figli del 2053 (1983), tutti editi da Rizzoli.  Vittorio Buttafava è deceduto a Milano il 17 settembre 1983 a causa di una leucemia fulminante.

vittorio buttafava

vittorio buttafavaScrive Cesare Borrometi, co conduttore di Stile Italiano: “Recentemente, rovistando tra le bancarelle dell’usato dell’ormai tradizionale appuntamento autunnale torinese di “Portici di carta”, mi sono imbattuto nell’edizione economica BUR di un suo libro, “La vita è bella nonostante”, uscito nel 1975, e ne sono rimasto colpito. Sarà perché in questo periodo sono attratto, per vie “ceronettiane”, dai volumi composti per lo più da brevi aforismi di varia umanità, ma sinceramente ho notato che tante cose che Buttafava (purtroppo fermato da una leucemia fulminante nel 1983) aveva scritto allora hanno una validità quasi perpetua, per non parlare dell’ancor viva attualità di certi pensieri. Potrebbe sembrare a un osservatore frettoloso lo stile di un “Ceronetti dei poveri”, ma non è certo così. Entrambi seppero muoversi lungo i binari della spontaneità, ciascuno parlando la propria “lingua”, il torinese puntando molto su un pubblico prevalentemente istruito o desideroso di diventarlo, il milanese parlando a tutti i lettori con semplicità.
Vediamo allora di trarre “fior da fiore” da questo bel libro di Vittorio Buttafava, che merita di essere riproposto: dispiace infatti che molti scrittori e giornalisti italiani del Novecento, che pure ebbero una notevole fortuna, siano caduti in un immeritato oblio. I “nati digitali” dovrebbero scoprirli, anche per assimilarne lo stile di scrittura, “arioso” e ricco.
– Ho letto, non ricordo dove, la più esauriente lezione di saggezza che si possa dare. Era un aneddoto di sei o sette righe. Lo trascrivo a memoria: “Un professore di filosofia sale in cattedra e, prima di iniziare la lezione, toglie dalla cartella un grande foglio bianco con una piccola macchia d’inchiostro nel mezzo. Rivolto agli studenti domanda: “Che cosa vedere qui?”. “Una macchia d’inchiostro”, risponde qualcuno. “Bene”, continua il professore, “così sono gli uomini: vedono soltanto le macchie, anche le più piccole, e non il grande e stupendo foglio bianco che è la vita” .
– I genitori che risparmiano la verga, dice Salomone, odiano i loro figli. Infatti l’eccessiva mollezza di padri e madri non è amore: è soltanto un espediente egoistico per evitare a se stessi l’amarezza di infliggere una punizione.
– Ma perché l’erba del vicino ci sembra più verde della nostra? Perché dobbiamo credere sempre che gli altri abbiano più fortuna di noi, più salute, più gioia e più amore, più soddisfazioni e più serenità? Agli occhi degli altri, ciascuno di noi è “il vicino”. E noi sappiamo benissimo che la nostra erba è tutt’altro che verde.
– Rendere facili le cose difficili: ecco il prodigio delle persone intelligenti. Rendere difficili le cose facili: ecco il prodigio degli sciocchi.
– L’umiltà non è, come si crede, una debolezza, ma una forza. L’uomo umile, infatti, essendo preoccupato di migliorarsi, progredisce. E’ il presuntuoso che, credendosi perfetto, non migliora mai.
– Lo spettacolo della noia festiva è così triste che il lavoro, al confronto, diventa uno svago.
(VITTORIO BUTTAFAVA, da “La vita è bella nonostante”, Rizzoli, 1975).

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