Grillo e i soldi in nero (fonte Luca Barbareschi, già noto per avere dichiarato anni fa: “in Rai finiscono comunisti e mignotte del Pdl)

Fortunatamente (o sfortunatamente) i politici li conosco di persona (e giudico quel che hanno fatto o non fatto) non voto simboli o personaggi virtuali. In ossequio alla par condicio ho invitato tutte le forze politiche in campo (quelli che hanno disdegnato l’invito sono stati comunque invitati). In ossequio ai motti di Gianfranco Funari, il quale diceva ai propri telespettatori: “io ho invitato tutti e alla fine vi dirò se votare o se non votare, al momento mi è chiarissimo chi non votare mai”.
Lunedì 19 febbraio alle 17,30 su Radio Free tornerà Marika Cassimatis per presentare il suo libro Polvere di 5 Stelle, della sua lista civica, e, soprattutto per svelare cosa c’è dietro il Movimento 5 Stelle (cose inedite), quindi intervisterò il prof. Giacomo Negri, candidato al consiglio regionale lombardo per Liberi e Uguali.  Lunedì 25 febbraio ospiti due candidati civici: Tiberio Buonaguro (lista Fontana) ed Elisabetta Strada (lista Gori). Penso di avere rispettato tutti gli schieramenti, in attesa di un candidato 5 Stelle, ne ho contattati alcuni senza riposta a parte quella di un attivista. “Emanuelli sei un giornalista di regime” ciò ha suscitato le risate di esponenti della destra, della sinistra e di Liberi e Uguali che conoscono la mia indipendenza (io non sono d’accordo con nessuno, neanche con me stesso, diceva Funari…). Cosa curiosa: quando nel 2013 i 5 Stelle ruppero il silenzio stampa (allora i giornalisti erano considerati nemici), l’allora capogruppo al Senato Nicola Morra si fece intervistare da Enrico Mentana, ma la seconda intervista la concesse a ne a L’angolo della scuola. Per forza Morra è un docente e poi ero un’icona grillina. L’angolo della scuola era anche replicato su Moviradio (ma durò poco).  Ringrazio le piccole radio e tv locali e web che mi hanno sempre dato totale libertà. Curioso e ironico (Beppe Grillo non fa più ridere, fa più ridere un suo ultrà che naturalmente non conosce personalmente né Grillo né me e la mia storia) il commento di un attivista pentastellato: “tu sei giornalista di merda schierato, le tue radio e tv non valgono niente ed ora scrivi anche su un blog, ma blog non fanno fede….”
Vi aspetto con Giacomo Negri (Liberi e Uguali), Elisabetta Strada (lista Gori), Tiberio Buonaguro (lista Fontana) e con Marika Cassimatis.
In merito a quanto appreso poco fa da un collega giornalista riporto quanto scritto da Tiscali Notizie, Luca Barbareschi l’ho solo incrociato un paio di volte, a differenza di persone che votano e giudicano senza conoscere fatti, persone e circostanze non mi pronuncio sui soldi in nero di Grillo, non so nulla..  Cercheremo di capirlo con Marika Cassimatis.

 

beppe grillo 5 stelleGrillo e i soldi in nero, il documento che imbarazza il fondatore del Movimento. Il Tribunale di Genova: evocare vecchi pagamenti in nero di Grillo è un diritto, non diffamazione. Il racconto di una causa persa dal pentastellato e di una confessione raccolta dai carabinieri. Documenti che minano dalle fondamenta il M5s.

Tutto parte da un quesito: “Che cosa combinava con i soldi Beppe Grillo quando faceva il comico tra gli anni “80 e gli anni “90? E soprattutto: come veniva pagato?” Domande che evidentemente meritano una risposta, anche perché lo tsunami generato dallo slogan “onestà, onestà” coniato dall’ex comico ha costretto alla gogna, qualche volta a ragione, una parte del tessuto politico del Paese. Detto in altre parole, nel M5s, dopo i mancati bonifici da parte di alcuni suoi parlamentari, continua a piovere (e un po’ a grandinare) sul bagnato.

A elargire l’ultima sgradita spruzzata è stato il Foglio, il quotidiano fondato da Giuliano Ferrara e diretto da Claudio Cerasa, che dal suo magico cilindro ha tirato fuori il “Fascicolo 5397/14, fatti relativi al novembre 2012, atti del 2014, sentenza del 2015, tribunale di Genova”. Cosa c’è in quel fascicolo? Ecco cosa scrive Cerasa: “Il 20 novembre del 2012, l’avvocato di Beppe Grillo, Enrico Grillo, nipote del comico, si presenta alla procura di Genova per denunciare Luca Barbareschi per alcune sue dichiarazioni rese su Radiodue il 17 novembre del 2012”.

Enrico Grillo, nipote di Beppe, è con Enrico Nadasi, commercialista di Grillo detentore di uno dei simboli del M5S (lo spiegherà Marika Cassimatis lunedì 19 febbraio su Radio Free a L’angolo della scuola), sempre secondo la stessa Cassimatis Nadasi è stato nominato nel cda di una partecipata della Regione Liguria su proposta M5S contravvenendo ai principi del Movimento (“non nomineremo politici nelle partecipate, secondo Cassimatis è invece stato nominato addirittura il segretario…) .

In merito a Luca Barbareschi non ho avuto assidua frequentazione, l’ho solo incrociato un paio di volte. Circa dodici anni fa nel corso di una trasmissione di Piero Chiambretti con ospite, collegato da Milano c’era Gianfranco Funari. Funari parlava e Barbareschi era in studio. Ricordo benissimo che Gianfrà stava parlano di Bettino Craxi e di Claudio Martelli, a quel punto Barbareschi rise (o sorrise) e Funari lo fulminò “che cazzo ridi Barbarè…”  Ma Funari era fatto così, era Funari: imprevedibile, genio e sregolatezza, prendere o lasciare.  Risentii Barbareschi in occasione della presentazione milanese del mio libro Gianfranco Funari il giornalaio più famoso d’Italia, Barbareschi gentilmente mi rispose (non è da tutti, soprattutto da parte dei politici di centro destra, ma ci metterei anche di centro sinistra).  Infine Barbareschi fu indirettamente protagonista di un mio show ad un dibattito sul futuro della Rai al Circolo della Stampa di Milano. Fra i relatori l’ex sindaco di Milano Paolo Pillitteri, condirettore della storica testata liberale (con la quale allora collaboravo, L’Opinione delle Libertà), l’allora ministro Paolo Romani.  Romani sosteneva che un canale Rai sarebbe arrivato a Milano (lo stiamo ancora aspettando e sono passati dieci anni…) e che l’allora Pdl era riuscito a fare dopo anni una Rai di qualità. Io intervenni citando Luca Barbareschi che aveva dichiarato: “In Rai l’unica cosa fatta è stata lottizzare comunisti e mignotte del Pdl.”  A quel punto Romani, secondo l’ex sindaco di Milano Paolo Pillitteri, si adirò non tanto per la mia sortita, ma in quanto avevo citato Luca Barbareschi, suo avversario.

Cosa disse Barbareschi successivamente in merito a Grillo? Ecco qui: “Oggi ridevo sentendo Grillo in televisione che diceva che faremo la verifica fiscale a tutti i parlamentari italiani. Io gli risponderei che faremo la verifica fiscale a Grillo, dove ci racconterà tutte le volte che veniva pagato in nero per vent’ anni della sua vita… lo sanno tutti… è luogo comune”. Il dado è tratto. Da qui una reazione a catena: il legale di Grillo chiede alla procura di condannare per diffamazione Barbareschi, perché con “l’utilizzo di tale espressione si evidenzia come abbia una connotazione oggettivamente e comunemente recepita in senso negativo anche al di là della sua eventuale anti giuridicità”.

E ancora, il legale sostiene che il tono dell’antagonista dello zio è, scrive Cerasa, “gratuitamente offensivo” (e si sa come Grillo lotti da una vita per non promuovere la politica degli insulti), ricorda che “il diritto di cronaca e di critica non sono correttamente esercitati laddove le informazioni vengono utilizzate per ricostruzioni o ipotesi giornalistiche autonomamente offensive” (e si sa come Grillo lotti da una vita per non infangare gratuitamente le persone) e in base a questi principi chiede di condannare per diffamazione Barbareschi”. Quindi, non si deve dire che Grillo ha ricevuto soldi in nero, “è diffamazione”.

Il 23 aprile 2015 però il giudice per le indagini preliminari Massimo Cusatti accoglie la richiesta di archiviazione per Barbareschi proposta dal pm Francesco Paolo Cardona Albini. Riconoscendo che “la considerazione svolta dall’ indagato nei confronti del querelante ha un obiettiva capacità lesiva dell’ onorabilità dello stesso”. Ricordando che contro Grillo “non è emerso alcun procedimento amministrativo o giudiziario in relazione alle ipotesi di evasione o frode fiscali” ma ammette e certifica che, “quantomeno sotto il profilo della sussistenza dell’ esercizio del diritto di critica”, Barbareschi aveva il diritto di dire quello che ha detto. “E il diritto di Barbareschi è legato – sempre dal Foglio – non solo al sentito dire, non solo alle parole raccolte in passato da alcuni quotidiani (il Secolo XIX e il Giornale), che in due occasioni hanno avuto la possibilità di raccogliere da Raffaello Liguori, gestore del locale “Covo di Nord-Est di S. Margherita Ligure”, dichiarazioni di fuoco sui “pagamenti in nero” delle prestazioni di Grillo. Ma è legato a qualcosa”. Liguori agli inquirenti di Genova ha detto cose pesanti.

Ecco come motiva il pubblico ministero Cardona Albini. “Il Liguori, nei cui confronti non risulta sia mai stata sporta querela, sentito a sommarie informazioni su tali fatti, li confermava integralmente, riferendo di aver pagato in più circostanze, negli anni 80/90, in quattro o cinque serate l’importo dovuto prevalentemente in contanti e senza alcuna fatturazione o ricevuta da parte dell’artista”. Queste asserzioni non sono state pronunciate in un bar qualunque o da una persona qualunque, ma le ha dette ai carabinieri di Santa Margherita Ligure il gestore del locale in cui si esibiva il comico fra gli anni “80 e “90.

Come fa ad avere tute queste notizie Cerasa? Ha sul suo tavolo il verbale redatto dalle forze dell’ordine il 21 febbraio del 2015. Ecco cosa disse qualla volta ai carabinieri l’imprenditore  Raffaello Liguori: “Beppe Grillo in quegli anni non era molto famoso ed io avevo organizzato circa 4/5 serate nei miei locali, sia al Covo di Nord-Est di Santa Margherita Ligure che allo Studio 54 di Milano. Per le serate gli accordi erano che io personalmente pagavo nelle mani del comico Beppe Grillo un assegno di 10 milioni delle vecchie lire e i 60 milioni in nero e in contanti. Ribadisco che tutto ciò avveniva tra me ed il comico direttamente”.

La querela per diffamazione di Grillo è un buco nell’acqua. Il gip di Genova archivia la querela del comico con questa motivazione: “Alla luce di tali emergenze, pare possibile ritenere che la circostanza già riferita dal Liguori, confermata direttamente dalla fonte della notizia, avuto riguardo alla dimensione pubblica del personaggio ed all’obiettivo interesse che può riconoscersi a tali fatti, anche per le polemiche scatenate in ambito politico dalle rispettive prese di posizione all’ interno degli opposti schieramenti sul tema dell’ evasione fiscale e delle retribuzioni dei parlamentari, siano tutte circostanze che valgono a riconoscere l’ avvenuto esercizio di un diritto di critica da parte dell’ indagato, che è stato comunque espresso in modo contingente, essendosi questi limitato al riferimento a circostanze che erano già state rese pubbliche, di obiettiva rilevanza sociale e mai smentite direttamente dall’ interessato”.

In altre parole, dire che “faremo la verifica fiscale a Grillo, dove ci racconterà tutte le volte che veniva pagato in nero per vent’ anni della sua vita… lo sanno tutti… è luogo comune” non costituisce una diffamazione di Beppe Grillo. Le dichiarazione di Liguori non hanno più rilievo penale. La chiusa a Cerasa: “Fossimo in Luigi Di Maio però chiederemmo a un avvocato cosa sarebbe successo se le storie raccontate da Liguori fossero state rese note – e confermate – qualche anno prima. Difficilmente, di fronte a questa domanda, l’avvocato suggerirebbe a Di Maio di intonare il coro grillino: onestà, onestà. Qui, lo sapete, consideriamo ogni accusato innocente fino a prova contraria. Noi possiamo permettercelo. I moralisti grillini forse no”.

 

Sabato alle ore 21,30 in onda su Radio Hemingway per seguirci cliccate

http://www.radiohemingway.net

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