Governo Salvini/Di Maio? Come una canzone di Riccardo Cocciante ERA GIA’ TUTTO PREVISTO…

luigi di maio matteo salvini

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ottimo Presidente super partes, a differenza del suo predecessore Giorgio Napolitano, darà probabilmente a Matteo Salvini, leader di un centro destra a trazione leghista l’incarico di formare un nuovo governo. Al centro destra mancano una ventina di senatori e una cinquantina di parlamentari alla Camera per avere la maggioranza, potrebbero però trovare questi voti dai trasformisti, in primis dall’ampia pattuglia grillina che, candidata da Di Maio, passerà al gruppo misto. Se il centro destra e Salvini fallissero nell’obiettivo di formare un nuovo governo con i trasformisti l’incarico passerà quindi a Di Maio che potrà così aprire a chiunque, ma in primis a proprio a Matteo Salvini.

Quando nel 2015 avanzai l’ipotesi, citando Aldo Moro, di una “convergenza delle parallele” fra i 5 Stelle e la Lega di Matteo Salvini, un attivista 5 Stelle, da me querelato per altre vicende, mi diede del pazzo.  Allora iniziavo a diventare personaggio scomodo per i pentastellati che fino a poco prima mi avevano visto come un’icona. Fino a quando con l’amico Gianfranco Guarnieri in radio facevo satira ed accusavo destra e sinistra andavo bene, quando iniziammo (europee 2014)  a fare satira sui grillini diventammo personaggi scomodi. Non sono mai stato della Lega, lo stesso Salvini lo può confermare, ho sempre avuto uno spirito libero, da “cane sciolto”, se mi fossi ancorato sulle posizioni del sacro blog sarei stato solo un cane… Conoscendo personalmente da anni Matteo Salvini, conoscendo il programma della Lega di Salvini e quello dei 5 Stelle, conoscendo dal di dentro come giornalista ed analista il mondo politico, avevo denotato questa possibilità di convergenze fra Lega e 5 Stelle, entrambi populisti (non nel senso dispregiativo della parola), entrambi capaci di parlare alla pancia del popolo, entrambi in contesa di un bacino elettorale identico: persone deluse dal berlusconismo, da una sinistra sempre più vicina ai poteri forti e ai migranti, sempre più lontana dalla esigenze degli italiani. Lega e Movimento 5 Stelle sapevano (e sanno) comprendere lo scontento del Paese, alle prese con i problemi della sicurezza, delle diseguaglianze economiche ecc.

Poi vi fu la tragica vicenda delle comunarie milanesi, l’estromissione di Federico Pizzarotti, il caso della mia amica e co conduttrice prof.ssa Marika Cassimatis. Ad essere sincero con i grillini non ci fu mai intesa, c’era un guardarsi con reciproco sospetto. Io li guardavo come il docente che vede i suoi allievi, ignoranti, lavativi, loro mi vedevano come un intruso, un professore palloso, una persona compromessa con il regime (facendo ridere esponenti di destra e sinistra ai quali non ho mai risparmiato critiche pesantissime). Infine io ero una persona non controllabile, una persona che a Milano avrebbe fatto ombra a piccoli trafficanti pentastellati senza lavoro e in cerca di scranni politici. Non fu mai amore, semmai per un brevissimo periodo c’erano alcune battaglie comuni, poi tradite dal Movimento 5 Stelle: contro la buona scuola renziana, contro gli sperperi (oggi anche grillini), contro l’arrivismo, la dittatura partitica del solo uomo al comando (tutti principi venuti a meno nel Movimento). In radio, sulla carta stampata e su tv locali continuavo ad avanzare l’ipotesi di un accordo Salvini Di Maio. Fantapolitica, Cassandra inascoltata, reazioni violente verbalmente da parte di ultrà pentastellati.  Eppure, alla luce dei risultati elettorali di ieri, questa ipotesi è possibile. Da un lato dal punto di vista matematico (Lega e 5 Stelle avrebbero i numeri per governare, dall’altro vi sono alcuni punti programmatici: il volere cambiare la legge elettorale, l’abolizione della legge Fornero, l’immigrazione, l’uscita dall’euro, la lotta contro l’Europa. In alcuni punti il programma pentastellato sembra identico a quello della Lega. Certo, ci sono piccole differenze, ma nulla che non possa essere limato con un po’ di buona volontà. Lo sa bene Luigi Di Maio, candidato premier del M5S; lo sa Matteo Salvini, premier in pectore del centrodestra e lo sa il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Tutto sarà deciso dopo il 23 marzo allorquando si sarà insediato il parlamento, dopo l’elezione dei presidenti delle Camere. Certo vi sono alcune sostanziali differenze che andrebbero limate: il reddito di cittadinanza che non piace a Salvini, il problema della Lega che governa in molto amministrazioni locali con Forza Italia ed altri.

Semmai il problema è degli elettori pentastellati ignoranti (nel senso di ignorare), dei talebani (a volte anche violenti con toni che ricordano le Brigate Rosse), pensavano ingenuamente (e lo pensano ancora oggi) di un Movimento duro e puro, ,come quello originario. Senza accorgersi che i giornalisti di regine ora sono diventati amici, alcuni anche candidati (Gianluigi Paragone, pur trombato, ma ripescato con i collegi blindati, è l’uomo che può essere il traghettatore ideale Lega e 5 Stelle), senza accorgersi degli scandali pentastellati, della falsa onestà, degli inciuci di Di Maio con i “poteri forti” interni ed esterni, della voglia del ragazzino e di altri eletti pentastellati (sistemati a vita con la seconda e anche con la prima legislatura) di governare ad ogni costo.  L’ipotesi più probabile è un accordo Lega / 5 Stelle, ma il democristiano Di Maio (insulto ai democristiani che avevano spessore culturale e politico rispetto al moccioso disoccupato ed ignorante) potrebbe anche allearsi con il Pd depurato da Renzi, ulteriore sonora presa in giro per gli elettori pentastellati (ma anche per quelli del Pd).  Altra contraddizione grillina è stata quella di candidare anche alcuni renziani e di proporre come ministro dell’istruzione un ex renziano artefice della tanto contestata (non certo dai 5 Stelle che hanno solo urlato ma non ha fatto nulla con fatti concreti) “buona scuola”.  Vi è poi chi azzarda un governo Renzusconi (impossibile numericamente), un governo della destra (anche questo impossibile salvo cambi di casacca di trasformisti, non escluderei lo stesso Renzi…). Comunque ne vedremo delle belle, il Paese rischia la paralisi, quel che è certo è che qualunque maggioranza vi sarà il governo non durerà oltre due anni e mezzo, giusto il tempo, per i pentastellati, di guadagnarsi il vitalizio…

Non smetterò di fare sentire la mia voce scomoda su questo blog, in radio e sulle tv locali. Vi aspetto martedì 6 febbraio con L’angolo della scuola alle ore 18,00 su Radio Italia Stoccarda Musica Italiana, parlerò delle elezioni regionali della Lombardia, come ho previsto con congruo anticipo la vittoria di Attilio Fontana, quindi intervisterò il docente universitario e sociologo Salvatore Toti Licata. Vi aspetto giovedì 8 marzo su Radio Italia Stoccarda Musica Italiana per seguirci cliccate

http://www.radioitaliastoccarda.de

 

 

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