Ema a Milano, il secco no dei 5 Stelle, ma per essere obiettivi l’assegnazione di Ema ad Amsterdam non è soltanto colpa dei pentastellati

ema milano

Il Parlamento Europeo ha votato a favore di Amsterdam quale nuova sede dell’Ema (l’Agenzia Europea del Farmaco) con il si favorevole del Movimento 5 Stelle. Questo voto, per alcuni, sancisce la fine delle speranze per Milano e per l’Italia. La sede dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) dovrà lasciare Londra per via della Brexit,  Quando nel giugno 2016 gli inglesi decisero di uscire dall’Unione Europea pochi giorni dopo il nuovo sindaco di Milano Beppe Sala avanzò la candidatura di Milano quale nuova sede dell’Agenzia Europea del Farmaco, a ruota lo seguì l’allora Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, che offrì quale sede il Pirellone. Entrambi si diedero da fare per avere un aiuto dal governo centrale, Sala addirittura nominò un delegato del Comune di Milano per Ema.

Fra l’estate e l’autunno 2017 intervistavo il sindaco di Milano Beppe Sala e il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, oltre al sindaco di Parma Federico Pizzarotti.  Mentre Pizzarotti riuscirà poi a fare di Parma capitale della cultura 2020 (ma il sindaco di Parma è libero, non ha collaboratori e consulenti imposti dai partiti), Sala e Maroni fallirono il loro obiettivo, non certo per colpa loro, ma per errori madornali dei delegati e del governo centrale. A causa di questi errori nel novembre 2017 si arrivò al sorteggio che premiò Amsterdam.

 

 

 

Nel gennaio 2018 il responsabile dell’Agenzia europea del farmaco spiegò che la sede olandese non era adeguata e che la soluzione transitoria proposta dagli olandesi “non è ottimale, in quanto dimezza lo spazio della sede di Londra”. Maroni e Sala tornarono alla carica confermando che il Pirellone era pronto e disponibile ad accogliere Ema. Iniziò a questo punto una nuova battaglia da parte di Sala e Maroni per cercare di portare Ema a Milano.  Nel frattempo caduto Matteo Renzi, dopo la sconfitta elettorale del Pd, ancora in carica Gentiloni, per l’ordinaria amministrazione e il delegato del Comune per Ema (forse anche quello della Regione), le cose potevano cambiare.

Ma il voto del Parlamento europeo in favore di Amsterdam (507 deputati contro 112 contrari e 37 astenuti) per molti è la fine delle speranze di Milano per ribaltare il verdetto (con lancio di monetina) che aveva segnato la sconfitta italiana, qualche mese fa.  Il voto in favore di Amsterdam da parte degli eurodeputati pentastellati ha fatto gridare allo scandalo da parte di esponenti della sinistra e deglì ultrà sinistrensi.  In più di un’occasione ho definito ultrà da stadio quegli elettori di partiti e movimenti politici che non conoscendo fatti, persone, circostanze, votano simboli o persone per loro virtuali (li hanno visti in televisione…, i politici (tutti) sono senz’altro meglio di tanti loro elettori…
Ebbe gli ultrà sinistrensi si scagliano contro i pentastellati, ai quali (ai loro ultrà) non ho mai risparmiato critiche, ma questa volta mi pare eccessivo prendersela con i pentastellati.  Intanto il voto per Milano degli eurodeputati pentastellati non avrebbe fatto vincere il capoluogo meneghino, così come il voto per Amsterdam della sinistra (non so quale, quella più a sinistra del Pd, ma ci vuole poco oggi ad essere più a sinistra del Pd, lo è anche la Lega di Matteo Salvini…).  Inoltre gli ultrà piddini non tengono conto di alcuni fattori: i clamorosi errori da parte di esponenti del Pd (locali e nazionali) e il fatto che i pentastellati forse in buona fede hanno fatto confusione.  A livello milanese (come ricordavo per scherzo al sindaco Sala in un’intervista) i grillini non volevano Ema a Milano dal 2015, ancora prima della Brexit, ma non si riferivano con Ema all’agenzia europa del farmaco, ma ad un neologismo creato molti anni fa dall’attore meneghino Piero Mazzarella… Quindi assolvo i 5 Stelle anche se, sempre ad onor del vero, l”opposizione in consiglio comunale a Beppe Sala non è fatta dai 5 Stelle (di fatto inesistenti e silenti su Ema) nè da Forza Italia (le larghe intese in alcuni casi ci sono state anche a Palazzo Marino). L’opposizione in consiglio comunale è fatta dai consiglieri comunali leghisti e, per diverse ragioni (sperperi di consulenze e nomine di incompetenti in quota Pd) da Basilio Rizzo e da una persona che non siede in consiglio comunale. Rizzo e chi non siede in consiglio comunale non attaccano la persona Sala, da loro votata come “male minore” rispetto ad un arrogante Parisi, ma alcune cattive compagnie di Sala.  Un vero peccato per Milano, per l’Italia, gli errori sono di tanti, non solo dei 5 Stelle, per alcuni pare che il voto al Parlamento europeo sancisce la fine delle speranze per Milano e l’Italia.  Pensando al sindaco Beppe Sala mi viene in mente una frase proferita da Gino Cassinis, sindaco di Milano all’inizio degli anni ’60: “un sindaco può fare miracoli, ma non potrà mai alzare di un millimetro lo spessore intellettuale dei suoi consiglieri e collaboratori”.

Come ogni lunedì alle ore 17,30 Massimo Emanuelli vi aspetta su Radio Free con la rubrica L’angolo della scuola, questa settimana parleremo di Milano, come è cambiata la città dagli anni ’70 ai nostri giorni con la giornalista Paola Blandi, altro ospite sarà Paolo Puglia, editore di Radio Blu Italia, fra i fondatori di Radio Sicilia 1. Un viaggio nella Milano e nell’Italia degli anni ’70. Il terrorismo, la nascita delle prime radio libere, gli eventi di cronaca, i sindaci. Quindi si passerà agli anni ’80, ai ’90 e al nuovo millennio.

Per ascoltarci cliccate http://www.radiofree.it

 

 

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