Nomine Rai spartizione Lega e 5 Stelle. Un contentino alla corrente di Roberto Fico (sempre più insofferente per l’asse Lega/5 Stelle) e al Pd. L’ex comunista convertitasi ai 5 Stelle che piace a Salvini. Fuori Forza Italia alla quale (dipende da Salvini) potrebbe andare qualche vicedirezione o una rete radio

 

Pare che la candidata per  la direzione del  Tg1 voluta da Di Maio e Salvini che oggi  si sono visti con Conte, sia Federica Sciarelli, il curriculum c’è, ma c’è anche la politica della “rossa” Sciarelli, la lottizzazione passata e presente. Come ha dichiarato Giancarlo Magalli: “il 90% delle persone che lavorano in Rai sono entrate o sono andate avanti nella propria carriera grazie alla politica, solo il 10% è entrato in Rai ed è avanzato perché è solo bravo… Precedenti storici di lottizzati ce ne sono tantissimi, di avanzamenti di carriera per i politici ecc.  Enzo Biagi entrò in Rai per volere di Ettore Bernabei (democristiano) allorquando la tv di Stato (per via del primo centro sinistra) venne aperta anche ai giornalisti socialisti (fino a quel momento erano entrati solo democristiani). Del bravissimo Sergio Zavoli (entrato per volere di Vittorio Veltroni, democristiano e padre del futuro segretario e fondatore del Pd, Walter) sono note le simpatie socialiste (lo ammise fin dal titolo di un suo libro, Socialista di Dio), Bruno Vespa entrò in Rai dopo contratti da precario e dopo un concorso interno, ma veniva visto come democristiano (ben pochi ricordano la polemica con Giorgio La Malfa dopo le elezioni del 1992, allorquando il leader repubblicano accusò Bruno Vespa di essere stato al servizio della Dc, Vespa, dal canto suo, disse il vero dicendo che anche il Pri lottizzava).  Negli anni ’50 entravano solo cattolici democristiani e pochissimi laici (socialdemocratici, repubblicani e liberali) anche se vi erano esponenti della sinistra Dc (comunisti).  Negli anni ’60 entrarono anche i socialisti. Finita l’era Bernabei (la migliore era della Rai, indubbiamente una tv di Stato di qualità), si passò alla Rai della riforma. Fra il 1975 e il 1979 vi furono due reti e due tg concorrenti (Rai1 e Tg1 alla Dc, Rai2 e Tg2 al Psi). lottizzata anche la radio (dove finivano persone in disgrazia, esordienti, trombati di lusso, persone di partiti che dovevano avere un premio di consolazione. Citiamo, tanto pe fare qualche nome il socialdemocratico Mario Pinzauti (Radio 3), Gustavo Selva (Gr1, battezzato dai comunisti Radio Belva, esponente della destra Dc mentre la sinistra Dc era accontentato con altre reti, il manuale di Massimiliano Cencelli prevedeva la spartizione non solo fra partiti ma anche fra le correnti dei singoli partiti. Fra il 1975 e il 1979 si decise di dare vita ad una terza rete televisiva, Rai3 inizialmente doveva essere una rete regionale per far fronte alla concorrenza delle nascenti tv locali.  Il “compromesso storico” fra comunisti e democristiani sancì l’ingresso dei comunisti anche in Rai, inizialmente con ruoli di capo redattori, vice direttori, infornata di uomini e donne di sinistra (tanto per fare qualche esempio Sandro Curzi, Michele Santoro e la stessa Sciarelli).  Rai3 negli anni ’80 da ret regionale divennte, con il Tg3, feudo comunista, Tele Kabul come la chiamò Giuliano Ferrara.  Bettino Craxi coniò lo slogan 643111 non era un numero di telefono, ma la quota sprtitoria_ in Rai finivano sei democristiani, quatto comunisti, tre socialisti, un socialdemocratico, un repubblicano ed un liberale.  Si era così passati dalla Rai anni ’50 e ’60 dove entravano tre democristiani, un laico, poi anche un socialista, e, per sbaglio, uno bravo, alla Rai dei partiti al 100%.  La prima Repubblica e l’intuito di Claudio Martelli riuscì a lanciare professionisti del calibro di Giovanni Minoli ed Enrico Mentana. Persino l’anarchico Gianfranco Funari  fu, secondo l’ex sindaco di Milano Paolo Pillitteri, lanciato dai socialisti.  Esempio del trasformismo italico è Fabio Fazio, scodinzolante verso i socialisti negli anni ’80, poi dalemiano e veltroniano, quando vinse il centro destra strizzò l’occhio a Umberto Bossi, poi nuovamente con il centro sinistra, quindi con Matteo Renzi “l’uomo nuovo della destra italiana”.  I grillini chiedevano  nel 2013 la testa di Fazio, strapagato, poi è diventato loro amico una volta che questi hanno usato il suo salotto (Di Battista, Di Maio ecc.), a quanto pare tace Matteo Salvini al quale va dato atto che  è proprio Fabio Fazio l’unico giornalista ed uomo di spettacolo italiano a non avere mai invitato il leader della Lega che è presente su ogni tv e radio locale, oltre su tutte le radio e tv nazionali.

L’avvento della seconda Repubblica non fece altro che proseguire la lottizzazione scendendo però in qualità.  Il Tg1 andava al partito o alla coalizione vincitrice delle elezioni, Rai2 andava al centro destra, Rai3 restava (e resta) al Pci/Pds/Ds/Pd.  Entrarono in Rai, tanto per fare qualche esempio, in quota centro destra, Milo Infante e Gianluigi Paragone (per un certo periodo direttore di rete in quota Lega, poi convertitosi ai 5 Stelle: “più che Paragone Para culo” disse Vittorio Feltri), ci furono poi trasformisti (come era successo durante il passaggio dall’Eiar fascista alla Rai democratica, quando fascistoni si risvegliarono democristiani o comunisti), fermo restando i comunisti in Rai (avevano solo cambiato nome in Pds poi Ds quindi Pd). Si assistette allo spettacolo pessimo di democristiani e socialisti della Rai che si scoprivano simpatizzanti del Pds, della Lega, di Forza Italia e di An (gli stessi che oggi si scoprono della Lega o dei 5 Stelle).  L’attore Luca Barbareschi nel 2008 dichiarò: “in Rai si sistemano comunisti e mignotte del centro destra”….

Matteo Renzi, dal canto suo, rese la Rai renziana, anche se, non solo Renzi ma tutti, un minimo posto alle opposizioni veniva lasciato.  Sarebbe la prima volta nella storia della Rai che una parte dell’opposizione (Forza Italia) viene tagliata fuori dai giochi, anche se, non solo per Forza Italia, restano le vice direzioni di rete. le reti “minori” (Rai4, Rai5, Rai Movie, Rai News 24) e le reti radiofoniche.  Suscita ilarità e divertimento, da parte dell’interessato, la candidatura per Radio Rai avanzata da un liberale (esistono ancora i liberali…) che sarebbe anche sostenuta da Forza Italia… oltre che da franchi tiratori di altri partiti… Il cancelliere austriaco Metternich allorquando Papa Pio IX salì al soglio pontificio disse: “di tutto mi sarei aspettato nella vita, ma non un Papa liberale”, oggi questa bizzarra cadidatura sonerebbe: “di tutto mi sarei aspettato nella vita ma non di essere sostenuto da Forza Italia.

Esaminiamo i nomi che circolano per le poltrone più ambite, tenendo presente il detto “chi entra Papa in conclave ne esce Cardinale”

Per il Tg1 si fa il nome di Federica Sciarelli, preferita dai leghisti a Giuseppina Paterniti, (giornalista di Rai News) troppo europeista per i penta leghisti.  Il Tg2 dovrebbe essere diretto da Gennaro Sangiuliano, in quota Lega, mentre il Tg3 resterebbe in mano alla sinistra grazie alla riconferma di Luca Mazzà (contentino al Pd e alla corrente di Roberto Fico). Per quanto riguarda la direzione del Tgr si pensa ad Alessandro Casarin e a un condirettore, sempre filo-leghista, Roberto Pacchetti. La direzione di Rai Sport finirà invece e Maurizio Losa. A Rainews dovrebbe andare Simona Sala, mentre per RaiParlamento si fa il nome di Antonio Preziosi. Marcello Ciannamea dirigerà Raiuno mentre Ludovico Di Meo è destinato a Raidue e Coletta a Raitre. Intanto su Marcello Foa, e le modalità della sua elezione, il Pd continua a chiedere di poter vedere le schede della votazione appellandosi aa Roberto Fico esponente pentastellato sempre più critico col governo gialloverde.

La poltrona più ambita resta quella del Tg1 dove in pool position c’è Federica Sciarelli. Nata a Roma da genitori napoletani nel 1958, la Sciarelli inizia la professione vincendo una borsa di studio per l’avviamento alla carriera giornalistica all’età di venti anni . Il suo primo lavoro stabile è all’Ufficio informazioni parlamentari dove rimane per quattro anni. Nel 1987 inizia la carriera giornalistica al TG3, sotto la direzione di Sandro Curzi: viene assegnata alla redazione politica (è tra le prime donne con questo incarico in un telegiornale) dove rimarrà fino all’esperienza in Rete. Nello stesso anno lavora nella prima puntata della trasmissione Samarcanda. Segue i maggiori partiti politici, i lavori parlamentari, poi diventa inviata. Conduce l’edizione del TG3 delle 22,30 Roma – New York, successivamente passa alla conduzione dell’edizione delle 19. Termina di fare l’inviata e nel 1989 è redattrice della redazione interni del telegionale. Passa anche alla conduzione di Primo Piano, l’approfondimento del telegiornale, in onda dal lunedì al venerdì.  Dal 2004 conduce il programma Chi l’ha visto? in onda su Rai 3; è cronista parlamentare e consigliere dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, distaccata alla rete, in organico al TG3.   Il 13 giugno 2015 è la madrina della parata del Roma Pride per i diritti LGBT.   Il 27 giugno 2017 viene indagata con l’accusa di concorso in rivelazione di segreto d’ufficio, in quanto avrebbe fatto da tramite tra il magistrato Henry John Woodcock e Il Fatto Quotidiano per la pubblicazione di materiale coperto dal segreto istruttorio.  Entrambe le posizioni verranno archiviate il 17 gennaio 2018, dimostrando l’infondatezza delle accuse nei confronti di Sciarelli e Woodcock.

I 5 Stelle vogliono fare i puri (ma non lo sono, lottizzano più degli altri e non solo in Rai….), meno falsi e più esperti, i leghisti.  Il valzer delle nomine potrebbe però dare una grandissima sorpresa finale per una delle poltrone, e magari proprio quella del Tg1. Secondo l’Adnrkronos la candidatura di Federica Sciarelli avrebbe perso quota. La giornalista, raccontano, nonostante il pressing di M5S e Lega, non avrebbe sciolto la riserva, perché non sarebbe intenzionata a lasciare la conduzione di ‘Chi l’ha visto?’, trasmissione storica. Al suo posto, la più accreditata, riferiscono fonti parlamentari, sarebbe Giuseppina Paterniti, anche se voci sempre più insistenti scommettono che alla fine possa spuntarla un ‘Mister X’, che grillini e leghisti preferiscono tenere coperto fino all’ultimo momento per non ‘bruciarlo’.  Forse ho capito chi potrebbe essere questo “mister X” ma mi viene da ridere al solo pensiero. Matteo Salvini si riscatterebbe con una parte del suo elettorato deluso dall’accordo con i 5 Stelle, non avrebbe ostacoli nemmeno dalle opposizioni, e potrebbe presentare, sarebbe una delle poche volte in Rai, se non la prima, un giornalista totalmente indipendente, cosa rara e ritengo impossibile…. Se  per sbaglio dovesse passare mister  X allora in Rai (e in Italia) ci sarebbe da ridere,  in  ogni senso.
I giochi in ogni caso dovranno chiudersi entro lunedì pomeriggio, quando sui tavoli dei consiglieri d’amministrazione di Viale Mazzini dovranno arrivare curriculum dei candidati da nominare mercoledì mattina, che devono essere a disposizione dei componenti il Cda almeno 24 ore prima del consiglio. Il 6 novembre, infine, è stata convocata la Vigilanza Rai per l’audizione dell’amministratore delegato di viale Mazzini, Fabrizio Salini.

Saremo in onda

lunedì 29 ottobre alle 17,30 su Radio Free.
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Repliche
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Radio Blu Italia – Sul lungomare del mondo la tua web radio…


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