Pensioni: rimandata quota 41, quota 100 ma 62 anni, 38 di contributi e 300 euro in meno al mese

Come avevamo previsto salta la quota 41 e così coloro che lavorano da 41 resteranno al lavoro (andranno in pensione con l’odiata legge Fornero che qualcuno diceva  di volere abolire in toto).  I rappresentanti del Comitato Lavoratori Uniti 41 per tutti  dovevano essere ricevuti dal ministro Di Maio, Massimo Emanuelli aveva però detto a Luciano Cecchin in radio: “è impegnato Di Maio per spartirsi le poltrone in Rai con Salvini, l’incontro sarà rimandato, Cecchin (elettore del Movimento) lo si deduce riascoltando la trasmissione prendeva le distanze da Emanuelli, salvo poi verificare che l’incontro è stato rimandato. Salvini ha poi dichiarato su Rtl 102,5 che quota 41 è rimandata al 2019″.  Comunque rappresentanti del Comitato Lavoratori Uniti 41 per tutti sono stati ricevuti 15 giorni dopo da Di Maio, chissà se era presente anche Francesca Lemma, consigliere di circoscrizione aTorino per il Movimento 5 Stelle (percepisce soldi pubblici nella sua funzione di consigliere circoscrizionale e poi rappresenta contemporaneamente i lavoratori precoci e il M5Stelle…).

Alcuni lavoratori precoci ci hanno scritto se il Comitato Lavoratori Uniti 41 per tutti è una succursale del Movimento 5 Stelle, non lo sappiamo, anche se molti di essi sono attivisti o tifosi del Movimento e, in misura minore, di Matteo Salvini. Altri precoci, dal canto loro, non si fidano più e aspettano i fatti dopo tante parole.

Ma vi è una mannaia anche per quota 100, a parte i paletti di 62 anni di età e 38 di contributi (si mandano in pensione coloro che lavorano da 38 anni e si tengono al lavoro coloro che lavorano da 41, mossa per il Sud, quota 100 non doveva avere paletti?). Di fatto quota 100 con paletti prevede poi quasi 300 euro in meno, oltre al fatto, ammesso dallo stesso Luciano Cecchin. che si avrà la pensione mesi dopo a causa di intoppi burocratici da parte dell’Inps. Naturalmente si prevede che se anche non arriverà la pensione il voto andrà ancora in massa a 5 Stelle e Lega…

Quota 100 potrebbe essere una vera e propria mannaia sugli assegni delle pensioni dei dipendenti statali: tutti i calcoliDi fatto per chi lavora nel settore pubblico ha degli ostacoli sul suo percorso verso Quota 100. Innanzitutto il preavviso dovrà essere dato con ben sei mesi di anticipo rispetto alla data in cui si può lasciare il lavoro. Poi arriva anche la stangata sull’assegno. Infatti secondo i calcoli fatti da Unsa-Confsal riportati dal Messaggero, l’addio al lavoro con Quota 100 di fatto potrebbe convenire poco. A quanto pare tra l’uscita normale a 66 anni e 7 mesi e quella a 62 anni potrebbe esserci sull’assegno una differenza che va dal 10 al 13 per cento.
Per un dipendente ministeriale, ad esempio, la pensione con quota 100 sarebbe di 2.504 euro lordi contro i 2.752 con tre anni in più di lavoro. Un dipendente che invece con quota 100 percepirebbe 1.686 euro, con la pensione “normale” a regime porterebbe nelle sue tasche 1.907 euro. Di fatto i dipendenti statali sono una componente importante della platea che potrà accedere a quota 100. Sono circa la metà dei 380mila che ne hanno diritto. Ma attenzione: in tanti potrebbero rinunciare “l’offerta” di quota 100 per percepire un assegno più pesante attendendo qualche anno in più.

Sul problema pensioni torneremo nell’ambito della trasmissione radiofonica L’angolo della scuola, spazio anche ad altre categorie di lavoratori e cittadini gabbati dal governi Lega e 5 Stelle.

Siamo in onda lunedì 29 ottobre alle 17,30 su Radio Free.
per seguirci cliccate

http://www.radiofree.it/l-angolo-della-scuola-lunedi-dalle-17-30/

Repliche

mercoledì 31 ottobre ore 13 su Radio Blu Italia
http://www.radiobluitalia.net

giovedì 1 novembre ore 18 su Radio Italia Stoccarda solo musica italiana
wwww.radioitaliastoccarda.de

sabato 3 novembre ore 22 su Radio Hemingway
http://www.radiohemingway.net

 

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