Ma i docenti italiani che insegnano la legalità perché votano 5 Stelle? Il padre del ministro del lavoro (in nero) e la madre che, in quanto dirigente scolastico e dipendente della pubblica amministrazione, non può ricoprire incarichi aziendali

luigi di maio“Onestà, onestà” era lo slogan ma onestà non c’è nei 5 Stelle che hanno anche stravolto tutti i punti cardine del programma originario. Ne combinano talmente tante ogni giorno ed ogni giorno viene a galla qualche intrallazzo presente o passato di esponenti pentastellati che è impossibile seguirli tutti. Però la colpa è dei giornalisti che negli anni ’70 venivano gambizzati dalle Brigate Rosse ed ora lo stanno per essere dai 5 Stelle.  Le epurazioni di Silvio Berlusconi (tre, Luttazzi, Biagi e Santoro) non le ricordano e nemmeno i sindacalisti parassiti docenti di sindacato estremista già di pietristi che bollavano Matteo Salvini come “razzista” ma ora tacciano visto che è alleato dei loro amici 5 Stelle.  Berlusconi appare un dilettante con sole tre epurazioni al cospetto dei 5 Stelle che ormai hanno nel libro nero oltre 100 giornalisti pericolosissimi. E che dire della Rai? Mai lottizzazione fu così selvaggia come quella targata Lega/5 Stelle (quei 5 Stelle che volevano la Rai “libera dai partiti” Dopo essersi spartiti direzioni tg e delle prime tre reti, si è passati alle “reti minori” ma la splendida idea pentastellata per accontentare gli ultrà pentastellati (e anche i leghisti) è quella di quintuplicare le vice direzioni in modo da accontentare tutti. Chi voleva una Rai fuori dai partiti li ha sistemati tutti (compreso il Pd), paradossalmente è rimasta fuori Forza Italia alla quale forse andrà la radio, paradossalmente, provocatoriamente o per altro, è Forza Italia ad avanzare (per la prima volta forse nella storia della Rai) la candidatura di un indipendente.  I 5 Stelle dal non volere mai apparire in televisione sono ora sempre in televisione (i tg nazionali Rai tacciono notizie scomode) persino da Bruno Vespa e Fabio Fazio che i grillini volevano licenziare…

I demagoghi, falsi rivoluzionari pentastellati dovevano cambiare tutto, e qui riprendo vecchie citazioni letterarie fatte nel corso della trasmissione radiofonica L’angolo della scuola un anno fa.  Tomasi di Lampedusa: “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, Ennio Flaiano: “In Italia le rivoluzioni sono impossibili, perché ci conosciamo tutti…” e Ferdinando Santi: “io quelli li conosco bene, non hanno mai mangiato, ora si siedono al tavolo del governo, si abbufferanno e non si alzeranno più” Intanto lo spread sale, la crescita è zero, è aumentata in questi ultimi mesi la disoccupazione, truffati i lavoratori precoci, quota 100 con paletti e penalizzazioni, reddito di cittadinanza abbassato e ancora non realizzato. Il ponte di Genova che avrebbe dovuto essere ricostruito entro tre mesi è ancora fermo.  Agli italiani non basta l’avere fermato l’arrivo di migranti (interessano questioni economiche, e comunque i migranti non sono stati fermati ma sono arrivati in terra italiana vedasi nave Diciotti, si sono diminuiti gli sbarchi per tre ragioni: lavoro di Minniti, stagione fredda, lavoro di Salvini non dei 5 Stelle…, anche se il ceto produttivo del Nord inizia a dubitare di Salvini)

Nei prossimi mesi vi saranno altre nomine di aziende statali, questo sarà ancora il collante fra Lega e 5 Stelle, non si fa mai cadere un governo quando ci sono nomine…

Ma parliamo dello scandalo della famiglia Di Maio, anche se i grillini parlano di “complotto della magistratura”, Salvini difende l’amico Luigi, i toni populisti dei pentaleghisti ricordano in toto quelli berlusconiani, solo che Berlusconi ormai rispetto ai pentaleghisti sembra un dilettante. Salvini ha difeso a spada tratta l’amico Luigi implicato nelle vicende dell’azienda famigliare. Probabilmente il fuoco amico non arriva dai giornalisti (ma che colpa hanno i giornalisti).  Vedere il giustizialista Padellaro definire Luigi Di Maio “persona perbene” mentre condannava i famigliari di Maria Elena Boschi e Matteo Renzi, e prima ancora Berlusconi, non è coerenza (eufemismo).

All’interno della proprietà del padre del vice premier, Luigi Di Maio, a Mariglianella, in provincia di Napoli, sono state sequestrate aree dove erano stati depositati rifiuti inerti. Lo fa sapere il comandante della Polizia municipale di Mariglianella al termine di un sopralluogo avviato nella mattinata di oggi alla presenza di tre agenti della Polizia municipale stessa, dei responsabili dell’ufficio tecnico comunale e di un rappresentante della famiglia Di Maio.  Lavoro nero, infortuni sul lavoro, condoni edilizi sono stati scoperti dai giornalisti (che fanno solo il loro lavoro) all’interno dell’azienda dei Di Maio.

L’azienda Di Maio? È della madre. Che per legge non potrebbe ricoprire incarichi privati
Il padre del ministro al centro delle polemiche per le denunce di lavoro nero non era titolare di alcuna azienda. Lo confermano i documenti ufficiali consultati da L’Espresso. All’epoca delle presunte irregolarità la ditta di famiglia era intestata alla mamma del vicepremier, Paolina Esposito. Che in quanto insegnante e dipendente pubblica, per legge non può ricoprire incarichi aziendali.  Paolina Esposito Di Maio è preside in una scuola pubblica napoletana e quindi incarna il ruolo di pubblico ufficiale, oltre ad aver violato la legge facendo lavorare in nero delle persone, avrebbe omesso una delle regole fondamentali del dipendente pubblico, cioè l’esclusività. Perché, salvo una deroga speciale, «i dipendenti della pubblica amministrazione non possono svolgere alcuna professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro», dice l’articolo 58 del Decreto legislativo 29 del 1993.

Ma andiamo con ordine e ricostruiamo grazie a L’Espresso la complicata storia della Di Maio Industry. Tutto è partito da un’inchiesta delle Iene, che hanno intervistato un uomo, Salvatore Pizzo, che ha dichiarato di aver lavorato in nero per l’azienda edile del padre del ministro, che si chiama Ardima.

Il padre dell’attuale ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, si chiama Antonio Di Maio, classe 1950, nato e cresciuto a Pomigliano d’Arco, che non possiede alcuna azienda. Proprio così. Dalla visura camerale effettuata da l’Espresso si scopre che Di Maio padre non ha azioni o quote di società. In passato è stato titolare firmatario della Di Maio Antonio, una ditta individuale di Pomigliano, specializzata nella realizzazione di tetti, che è stata cancellata nel 1995. Ed è stato, a partire dal 1997, sindaco supplente del Consorzio Regionale di Edilizia Artigiana, che realizzava edifici residenziali, finito in liquidazione. Inoltre ha un conto in sospeso con Equitalia, a cui dovrebbe versare 176 mila euro. La titolare dell’attività di famiglia e di alcuni terreni a Pomigliano d’Arco è invece Paolina Esposito. Ovvero la madre di Luigi Di Maio, che nel 2006 ha fondato l’impresa individuale Ardima Costruzioni diventandone titolare firmatario, tanto che nelle carte camerali viene qualificata come piccola imprenditrice, Il 30 dicembre 2013 dona la proprietà dell’azienda ai figli Luigi e Rosalba. L’Ardima costruzioni, che ha due soli dipendenti, si occupa della demolizione di edifici e sistemazione del terreno, della posa in opera di coperture e costruzione di tetti, della tinteggiatura, posa in opera di vetri e in generale, di lavori edili di costruzione. Poichè non è una società di capitali, la Ardima non ha l’obbligo di depositare bilanci, quindi non è dato sapere se goda di buona salute o meno.

Lunedì 3 dicembre alle ore 17,30 affronteremo l’argomento nel corso della trasmissione L’angolo della scuola, ospite Roberto Bernardelli, per dovere di par condicio spiegheremo anche alcuni retroscena su Matteo Salvini, parafrasando un film di Pietrangeli Noi lo conoscevamo bene… 

Vi aspettiamo lunedì 3 dicembre alle ore 17,30 su Radio Free

per ascoltarci cliccate

http://www.radiofree.it

 

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