Guglielmo Giannini

GUGLIELMOGIANNINIEL-ANTIPOLITICAIl libro di Carlo Maria Lo Martire IL QUALUNQUISTA. GUGLIELMO GIANNINI E L’ANTIPOLITICA è una biografia di Guglielmo Giannini, commediografo, regista e giornalista, poi uomo politico, l’inventore della politica-spettacolo in Italia.
Giannini nacque a Pozzuoli il 14 ottobre 1891 da una famiglia della media borghesia, giovanissimo si trasferì a Napoli dove fece il muratore, il commesso di un negozio di stoffe, iniziò quindi a collaborare con giornali satirici. Giannini scrisse un romanzo giallo e tre commedie. Dopo avere combattuto come volontario nella prima guerra mondiale nel dopoguerra si trasferì a Roma. Autore di commedie e di canzoni, Giannini fu anche sceneggiatore, regista teatrale e cinematografico (protagonista l’attore Paolo Stoppa)
guglielmo gianniniContrario all’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale, durante il conflitto morì il figlio Mario, da quel momento Giannini ebbe un avversione per la politica e il potere prima fascista, poi antifascista. E’ nel secondo dopoguerra che Giannini fonda il movimento dell’Uomo Qualunque, antipolitico per eccellenza. Fra gli slogan, rivolti ai politici: “si stava meglio quando si stava peggio”, “non ci rompete le scatole”, “abbasso tutti”, “hanno fatto della politica un mestiere”.
L’Uomo Qualunque si trasformò dapprima in un giornale, poi in partito. Alle elezioni per la Costituente il Partito dell’Uomo Qualunque ottenne il 5,3% dei suffragi e 30 seggi. Da Giannini derivò il termine “qualunquismo” per indicare la disaffezione dei cittadini nei confronti dei politici. Con la nascita del Msi, partito che si richiamava al fascismo fin dalla sigla (Msi riecheggiava la sigla Rsi, Repubblica Sociale Italiana), e con l’ondata di suffragi verso la Dc alle elezioni del 1948, l’Uomo Qualunque perse molti voti. Giannini fu rieletto nel 1948, nel 1953 e nel 1958, ma a volte fu isolato, altre cercò di allearsi, dapprima con la Dc, poi con il Msi, quindi si avvicinò al Pci (contraddicendo quanto aveva detto due anni prima definendo Palmiro Togliatti “un verme, farabutto e falsario”). Dopo essersi alleato col Pli ottenendo il 3,8% dei voti, nel 1958 si candida come indipendente nelle fila della Dc ma si stacca non condividendo il centro-sinistra di Fanfani.
Il libro di Carlo Maria Lo Martire ricostruisce la biografia di Giannini, fino ad oggi poco e male studiata, e ci offre uno spaccato dell’Italia degli anni ’40 e ’50. Ma nell’ambito del nostro discorso la parte più interessante è quella relativa all’uomo di spettacolo che decide di darsi alla politica e al primo uomo che diede il via alla politica-spettacolo, senza arrivare alle degenerazioni di oggi. La sua nipote prediletta, ci ricorda sempre Lo Martire, è Sabina Ciuffini famosa valletta del RISCHIATUTTO di Mike Bongiorno, poi attrice.
GUGLIELMOGIANNINILo Martire ricorda che il 5 giugno 1958 Giannini (che morirà due anni dopo a Roma il 13 ottobre 1960), quando ancora non era iniziata la TRIBUNA POLITICA e quando i politici non apparivano nei pochi show, fu ospite del popolarissimo programma televisivo IL MUSICHIERE condotto da Mario Riva sull’unica rete televisiva dell’unica emittente, quella di Stato, la Rai. Tra pochi anni la comunicazione politica arriverà sui teleschermi con le TRIBUNE ELETTORALI, nelle quali i segretari dei partiti, con interventi generalmente molto rigidi e formali, sostanzialmente noiosi, esporranno programmi e posizioni ideologiche, invitando infine a votare ciascuno per la propria formazione. Giannini appesantito e invecchiato ma pur sempre uomo di spettacolo a IL MUSICHIERE scambia battute con il conduttore Mario Riva, amatissimo dal pubblico. Poi canta, male, con voce roca e debole, una vecchia canzone napoletana della sua giovinezza SCIULDEZZA BELLA di Nicolardi e Montagna, del 1905. Per chi lo ha conosciuto nei tempi migliori, è anche uno spettacolo triste e patetico, forse perfino imbarazzante. Ma alla fine Riva ringrazia calorosamente il suo ospite, rendendogli omaggio per la disponibilità ad offrirsi informalmente al pubblico, col quale ha accettato un rapporto in quei tempi non consueto. “Vorremmo – dice Riva – che i politici prendessero esempio da lei, fossero più vicini alla gente, mostrandosi, cioè, anche in situazioni non istituzionali o politiche o ordinarie (“normali”) vicine e comprensibili ai cittadini come uno spettacolo televisivo, insomma non collegate alla loro attività politica. Riva certamente non può sapere che con Giannini sta aprendo una strada e sta avviando una consuetudine che sempre più, col passare del tempo, gli uomini politici italiani mostreranno di apprezzare ed utilizzare. Le loro frequentazioni degli studi televisivi anche in programmi “non politici” diventeranno sempre più frequenti. Fin troppo. Ma da Giannini agli attuali politici e uomini di spettacolo in tv sono passati oltre cinquant’anni. Vediamo alcuni passaggi citati nel mio libro 50 ANNI DI STORIA ITALIANA ATTRAVERSO LA TELEVISIONE e nel libro di Edoardo Novelli DALLA TV DI PARTITO AL PARTITO DELLA TV.

Nel 1960 parte TRIBUNA ELETTORALE, il primo spazio dei politici in tv, il successo del programma sarà tale da indurre i dirigenti Rai, naturalmente dietro pressione dei politici, a trasformare il programma in TRIBUNA POLITICA, con scadenze fisse anche in momenti non elettorali. Fra i candidati per le elezioni amministrative del 1960 vi sono due vecchie conoscenze del mondo televisivo: i campioni di LASCIA O RADDOPPIA Paola Bolognani e Gianluigi Marianini. Scrive Tarquinio Maiorino, allora direttore di Tv Sorrsi e Canzoni:
“…nel grado di parentela venuto a stabilirsi fra politica e tv si inserisce intanto qualche curiosa notizia: alludiamo al caso di due ex divi dei telequiz, Paolo Bolognani e Gianluigi Marianini., che hanno deciso di partecipare alla prossima competizione elettorale in veste di candidati. La Bolognani si presenta sotto l’insegna dello scudo crociato, il viveur Gianluigi Marianini a Torino ha fondato dal canto suo un movimento. Probabilmente tanto l’una che l’altro scendere in piazza per tenere comizi più o meno infuocati ed andare a caccia di voti. In teoria, ovviamente soltanto in teoria, potrebbero persino diventare sindaci o assessori. C’è chi commenta con una punta di malignità che mentre personaggi della politica si rivolgono alla tv per fare propaganda alle loro idee, personaggi tv si rivolgono alla politica per fare un po’ di pubblicità a se stessi…”
Il connubio politica-spettacolo è evidenziato sempre da Tv Sorrsi e Canzoni anche dalla rubrica SE FOSSI ELETTO SINDACO… pubblicata nel corso delle quattro settimane della campagna elettorale, vengono intervistati alcuni personaggi del teatro e della musica leggera, risposte a volte serie e a volte scherzose, rispondono fra gli altri Vittorio De Sica, Jimmy Fontana, Vittorio Gassman, Sandra Mondaini e Gorni Kramer. La poltica-spettacolo ha contagiato la redazione di SORRISI a tal punto da indurre il nostro settimanale ad indire le elezioni musicali per il parlamento della canzone italiana. La redazione invita a votare per nove liste: Partito della Restaurazione Melodica (capolista Nilla Pizzi, fra gli altri candidati Luciano Beretta, Giorgio Consolini, Gino Latilla, Alberto Rabagliati, Claudio Villa, Tonina Torielli); Partito dei Cantanti Compositori (capolista Domenico Modugno, altri candidati Umberto Bindi, Giorgio Gaber, Gianni Meccia, Gino Paoli ed Edoardo Vianello); Partito dei Cantanti Attori (capolista Renato Rascel, altri candidati Sylva Koscina, Alberto Lionello, Sophia Loren, Delia Scala e Ornella Vanoni); Partito Italo-Paternopeo della Canzone (capolista Sergio Bruni, altri candidati Renato Carosone, Aurelio Fierro, Fausto Cigliano, Giacomo Rondinella e Tullio Pane); Partito Modernista (capolista Natalino Otto, altri cantanti Nicola Arigliano, Tony Del Monaco, Jula De Palma, Jonny Dorelli, Nico Fidenco, Jimmy Fontana); Movimento di Azione Lirica (capolista Anna Moffo, altri candidati Anna Maria Alberghetti,  Gino Alberghetti, Roberto Altamura, Gino Bolchi, e Luciano Virgili); Partito Estremista dell’Urlo (capolista Ghigo, altri candidati Babette, Angela, Pino Donaggio, Little Tony e Tony Renis); Partito Musical Moderato (capolista Franca Aldovandri, altri candidati Carla Boni, Wilma De Angelis, Bruna Lelli, Milva e Teddy Reno); ed il Movimento Juke-Boxista (capolista Mina, altri candidati Adriano Celentano, Betty Curtis, Tony Dallara, Peppino Di Capri e Rocco Granata). Il corpo redazionale spiega ai lettori che le elezioni indette da Tv Sorrisi e Canzoni si svolgeranno con il sistema proporzionale identico appunto a quello adottato in Italia per le elezioni amministrative
“…il sistema proporzionale consente ai nove partiti in lizza di avere una rappresentanza minore o maggiore in proporzione, appunto, ai voti riportati, i seggi da assegnare nel Parlamento della Canzone sono venti. Se per esempio uno dei partiti in lizza riuscirà a far eleggere undici suoi candidati otterrà la maggioranza assoluta, altrimenti avrà la maggioranza relativa. Come esprimeranno i loro suffragi i lettori? Essi dovranno votare per una sola lista, dovranno cioè tracciare un segno sul simbolo del partito che preferiscono, avranno anche la possibilità di assegnare tre voti di preferenza ai singoli candidati del partito per il quale hanno votato… il controllo delle schede verrà effettuato dal notaio dottor Achille Sabelli, lo stesso che con tanta solerzia e molta fatica si è sottoposto all’improbo lavoro di spoglio delle schede per il processo a Claudio Villa,…”
Le elezioni generali indette da TV SORRISI E CANZONI si sono infatti chiuse con una formidabile affluenza alle urne: 318.880 sono stati i voti espressi dagli elettori, 3671 sono stati invalidati perchè non hanno manifestato con chiarezza la volontà di chi ha votato. Ad esempio alcune schede avevano il segno di preferenza su un partito ma segnalavano il nome di un cantante appartenente ad un partito diverso. Il parlamento della canzone risulta formato da 20 cantanti appartenenti a 7 partiti diversi, i risultati elettorali sono stati i seguenti:

PARTITO VOTI PERCENTUALE SEGGI

Movimento Juke-Boxista 67.885 21,53% 5
Partito Musical-Moderato 63.931 20,28% 4
Partito Restaurazione Melodica 49.612 15,74% 3
Partito Modernista 48.315 15,33% 3
Partito Italo-Paternopeo 33.212 10,54% 2
Partito Cantanti-Compositori 26.897 9,50% 2
Partito d’Azione Lirica 20.123 8,38% 1
Partito Attori-Cantanti 3.348 1,06% 0
Partito Estremisti dell’Urlo 1.826 0,58% 0

Fra i cantanti eletti vi sono: Mina, Peppino Di Capri, Tony Dallara, Betty Curtis, Adriano Celentano (Juke-Boxisti); Germana Caroli, Flo Sandon’s, Giuseppe Negroni, Carla Boni (Musical Moderati); Tonina Torrielli, Nilla Pizzi e Claudio Villa (Restauratori Melodici); Jonny Dorelli, Miranda Martino, Jimmy Fontana (Modernisti); Sergio Bruni e Giacomo Rondinella (Italo-Paternopei); Gianni Meccia e Domenico Modugno (Cantanti-Compostiori); Anna Moffo (Movimento d’Azione Lirica); mentre non hanno ottenuto alcun seggio gli Attori-Cantanti e gli Estremisti dell’Urlo. Ed ecco i commenti dei risultati e la possibile composizione di un ipotetico governo:

“essendo necessaria una maggioranza di undici seggi le possibilità di formare un governo con solide basi sono per ora incerte. Escludendo a priori un’intesa fra juke-boxisti e melodici più un qualsiasi altro partito minore, balza subito come arbitri della situazione siano i musical-moderati che dovranno appoggiare una formazione di sinistra presieduta da Mina, o una formazione di centro-destra. Un attento esame dei risultati ci porta a presumere che una formazione completamente spostata a sinistra è impossibile: infatti i juke-boxisti, i modernisti e i cantanti-compositori riescono a mettere assieme solo dieci voti. Parimenti è impossibile una soluzione di destra poichè melodici, italo-paternopei e lirici, mettono assieme pochissimi volti. Spetterà quindi ai musical-moderati il compito di decidere: la lista degli eletti di questo partito ci fa presumere che le tendenze, benchè moderate, simpatizzino con una sinistra riformistica e modernizzante: Germana Caroli, Carla Boni e Giuseppe Negroni, possono essere certamente definite voci tradizionali e melodiche. Una formazione juke-boxista con l’aggiunta dei voti modernisti potrebbe infatti costituire una solida base di governo con dodici voti e l’eventuale appoggio esterno (però non indispensabile) dei cantanti-autori… “Gli italiani, indifferenti alle alchimie politiche, si appassionano e comprendono benissimo invece tutte le possibili soluzioni governative canore, curiosa e divertente la lista dei ministri: “…al Ministero degli Interni dovrebbe essere demandata la tutela e il rispetto della canzone italiana, interventi contro eventuali eccessi di potere. Gli Esteri dovrebbero curare lo sviluppo e il rispetto della canzone italiana nel mondo, il Ministero di Grazia e Giustizia dovrebbe applicare le sanzioni previste dalla legge contro i trasgressori delle norme riflettenti le organizzazioni del festival. La Difesa dovrebbe occuparsi della tutela dei diritti della canzone italiana minacciata dall’invasione della produzione straniera. Le Finanze provvederebbero alla raccolta dei fondi a favore dei cantanti poveri, Lavoro e Previdenza Sociale per i rapporti tra i cantanti e i datori di lavoro, Pubblica Istruzione per scuole di canto e di recitazione, Lavori Pubblici problemi inerenti la composizione delle canzoni, Industria e Commercio problemi inerenti l’industria discografica ed editoriale. Agricoltura problemi incremento della canzone campagnola e dei canti montagna, Marina Mercantile incremento della canzone marinara, Partecipazioni Statali gestione da parte del governo di iniziative tipo CANZONISSIMA, Turismo e Spettacolo sviluppo delle canzoni turistiche. E vogliamo infine fare delle proposte di nomi? Senza tenere conto però delle maggioranze precostituite di cui parlavamo prima, anche con l’augurio che il Parlamento della Canzone lavori nel massimo accordo senza problemi. Ed ecco quindi un Ministero tipo: Interni: Jimmy Fontana, Esteri: Domenico Modugno, Grazia e Giustizia: Sergio Bruni, Difesa: Tonina Torrielli, Finanze: Nilla Pizzi, Lavoro e Previdenza Sociale: Giacomo Rondinella, Pubblica Istruzione: Anna Moffo, Lavori Pubblici: Gianni Meccia, Commercio con l’Estero: Jonny Dorelli, Industria e Commercio: Toni Dallara, Agricoltura e Foreste: Claudio Villa,, Marina Mercantile: Peppino Di Capri, Partecipazioni Statali: Germana Caroli, Turismo e Spettacolo: Mina…”
Anche negli anni ’70 molti artisti si impegneranno in politica, dal referendum sul gianfranco funari telesettedivorzio del 1974, alle elezioni del 1972, del 1976 e del 1979. Arrivano gli anni ’80 quelli della politica-spettacolo, dal 1980 su TeleMontecarlo va in onda TORTI IN FACCIA, conduce Gianfranco Funari, per la prima volta gli spettatori in tv possono parlare di temi sociali e politici, nel 1981 Funari presenta ABOCCAPERTA i cittadini discutono di politca, argomento della prima puntata FAVOREVOLI O CONTRARI AL GOVERNO SPADOLINI?
La spettacolarizzazione della politica si ha con le elezioni del 1983, arrivano i pubblicitari, la Dc si rivolge al guru Marco Mignani:
“Con gli anni ’80 cambiò l’atteggiamento dei politici nei confronti della pubblicità, i politici iniziarono ad accorgersi del marketing e della comunicazione, cambiò pertanto il modo di fare le campagne elettorali. Nel 1987 la mia agenzia fu incaricata di fare la campagna elettorale nazionale per la DC, fu un’enorme campagna elettorale. L’ufficio stampa e propaganda della DC chiamò la mia agenzia e gli commissionò la campagna elettorale alla quale contribuirono il musicista Ennio Morricone e lo scenografo Gianni Quaranta, vincitore del premio Oscar con il film CAMERA CON VISTA. Pochi giorni dopo comparve sui teleschermi degli italiani un spot di trenta secondi di mamme, papà, scolari, nonni e nipotini, accompagnato da un coro di voci bianche che cantava: “Per un sorriso, per la libertà, per un grande sogno d’amore, per l’avvenire, per una vita di serenità, per la tua casa e il lavoro e il futuro dei tuoi figli: forza Italia, forza Italia, forza Italia” A campagna elettorale ultimata intervistato da un giornalista della rivista COMUNICARE sull’origine dello slogan FORZA ITALIA dichiarai: “La DC non era una star, era Ava e non Dash, anche se aveva i granelli blu di Andreotti, il pulito di De Mita, il perborato attivo di Donat Cattin, il ‘ti fa risparmiare di Andreatta”. La strategia e gli obiettivi perseguiti dalla DC con quello spot furono così illustrati da Silvia Costa, responsabile della comunicazione di quel partito, intervistata da PANORAMA: “ci siamo proposti di recuperare il gap tra il mondo politico e la gente, di ridare immagine ai valori della gente comune, del piccolino, del quotidiano. Al made in Italy opponiamo la piccola Italia. Piccola non per censo o idee, ma per modo di vivere” Inventai per la DC lo slogan FORZA ITALIA, poichè tale partito voleva impostare la campagna elettorale esprimendo le buone virtù della famiglia, delle cose che contavano, una campagna alla quale si richiama oggi Berlusconi, non solo nello slogan, diventato il nome del suo partito, ma anche nel contenuto rassicurante e nell’immagine dello stesso Berlusconi ritratto con la gente. La DC nel 1987 usò lo spot FORZA ITALIA anche in occasione delle tribune autogestite, memorabile rimane quella del 15 maggio 1987. Per quella trasmissione la DC coinvolse alcune delle personalità che avevano deciso di candidarsi per il partito. Introdotti da Silvia Costa, sfilarono così uno dopo l’altro, accompagnati da un breve filmato di presentazione, il generale Luigi Poli, l’ex membro del consiglio Superiore della Magistratura Ombretta Fumagalli Carulli, il pittore Remo Brindisi, la presentatrice della Rai Rosanna Vaudetti, l’ex calciatore Gianni Rivera, e il giornalista sportivo Paolo Valenti. Dopo lo spot FORZA ITALIA con cui si aprì la trasmissione toccò a Paolo Valenti spiegare i motivi della sua candidatura: “Noi – disse il conduttore di NOVANTESIMO MINUTO – dobbiamo portare il nostro stile per cercare di ottenere le vittorie che più contano. Cioè impegnarci al massimo, raggiungere la forma, ma serenamente. Dopo tante parole ho deciso così di scendere in campo”. La chiusura spettò invece a Gianni Rivera, introdotto dalle immagini dell’incontro Italia-Germania di Città del Messico, e del suo indimenticabile goal del 4 a 3. E mentre i telespettatori avevano ancora negli occhi il suo abbraccio con Gigi Riva, partì la canzone della campagna: “Forza Italia, forza Italia, forza Italia”. E’ superfluo quindi ripetere che il nome, lo slogan, e alcuni tratti caratterizzanti il movimento politico che Silvio Berlusconi fonderà nel 1994 erano già presenti in questa tribuna… Alle elezioni politiche del 1992 venni incaricato da Giorgio Lamalfa di occuparmi della campagna elettorale nazionale del PRI, coniai lo slogan LA SFIDA DELL’ITALIA CIVILE… Altre compagne elettorali all’americana che ricordo furono quelle dei socialisti, fatte con l’immagine e con il piglio di Craxi, campagne che esprimevano la voglia di un’Italia nuova, più aggressiva, più forte, più nuova, un pò più in attacco e un pò meno in difesa”.
Il 14 giugno 1987 gli italiani si recano alle urne per rinnovare il Parlamento, il nostro giornale si pone alcuni interrogativi sul futuro della Nazione nell’articolo QUALE VESTITO MI METTO correlato da fotografie di ragazze che simboleggiano l’Italia repubblicana, ognuna di esse indossa dei vestiti con i simboli dei partiti. Un redazionale, intitolato SHOWCIALISMO, parla della miriade di personaggi dello spettacolo simpatizzanti o addirittura candidati per i partiti politici. E’ il PSI di Bettino Craxi ad avere maggiori simpatie all’interno del mondo dello spettacolo: Loredana Bertè, Fred Bongusto, Massimo Boldi, Gino Bramieri, Luigi Comencini, Sergio Corbucci, Vittorio Gassman, Augusto Martelli, Ottavia Piccolo, Nilla Pizzi, Franca Valeri, Donatella Rettore, Ron e Gerry Scotti. Hanno invece simpatie per il PCI: Giorgio Strehler, Gianni Morandi, Gino Paoli, Delia Scala, Carlo Lizzani, Gillo Pontecorvo, Antonello Venditti, Mimmo Locasciulli. Sono invece dichiaratamente democristiani Adriano Celentano, Uto Ughi, Pippo Baudo, Enrica Bonaccorti, Franco Zeffirelli, Giancarlo Magalli, Claudio Baglioni, Rosanna Vaudetti e Paolo Valenti. Fra gli artisti politicizzati si segnalano anche: Ilona Staller, Cochi Ponzoni e Salvatore Samperi (radicali), Bruno Lauzi (PLI), Arnoldo Foà (PRI), Francesco Salvi (verdi), Paolo Villaggio (D.P.). La campagna elettorale sarà portata anche in televisione, per la prima volta i network privati inviteranno i politici a parlare nei propri studi. Maurizio Costanzo presenterà ELETTORANDO, sorta di spazio elettorale concesso ai partiti in occasione delle elezioni quale contraltare alla Rai, interverranno ad ELETTORANDO i segretari di tutti i partiti, intervistati da noti giornalisti come Giorgio Bocca, Gianni Letta, Arrigo Levi e Vittorio Zucconi. I risultati elettorali rispettano indirettamente quelli espressi dagli artisti: si ha infatti una forte avanzata socialista (14,4%), un lieve recupero della DC e il declino del PCI, per la prima volta entrano in Parlamento in VERDI, il movimento ambientalista presentatosi per la prima volta due anni prima in occasione delle elezioni amministrative. Sono stati eletti anche un deputato e un senatore del nuovo gruppo politico della Lega Lombarda.
beppe grillo guglielmo gianniniArriviamo alla metà degli anni ’90 la politica si fa ormai solo in rocco casalino grande fratellotelevisione, addirittura è nato il “partito della televisione” e gli altri si adeguano. Nel 2008 il comico Beppe Grillo fonda con Gianroberto Casaleggio il Movimento 5 Stelle, è il Giannini del nuovo millennio con la differenza che Giannini e i deputati qualunquisti avevano uno spessore intellettuale, mentre quello del comico e dei suoi grilini è inesistente, inoltre Giannini non governò mai, ma con i suoi deputati fece soltanto opposizione. Se l’imperatore romano Caligola fece Senatore il proprio cavallo, Beppe Grillo è riuscito a fare senatore Vito Crimi e a portare a Palazzo Chigi, come portavoce del premier Conte, l’ex Grande Fratello Rocco Casalino. E che dire dei due Matteo? Renzi iniziò con La ruota della fortuna di Mike Bongiorno, mentre Salvini partecipò a due giochi Fininvest condotti da Corrado Tedeschi e da Davide Mengacci.

 

Dalla politica-spettacolo, allo spettacolo della politica, si perchè nella prima Repubblica si faceva politica-spettacolo, la seconda fa soltanto spettacolo, passando dalla farsa del Pd alla commedia all’italiana del Pdl, per finire con le tragedie dei governi Renzi e Di Maio/Salvini.

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