Tony Dallara

Antonio Lardera, così si chiama all’anagrafe, nasce a Campobasso il 30 giugno 1936, figlio di un milanese e di una molisana. Passa l’infanzia a Milano ed ultimate le scuole dell’obbligo inizia a lavorare come barista. La sua passione è però la musica, proprio a Milano canta con i Rocky Mountains (che poi diventeranno I Campioni) ed inizia ad esibirsi nei locali milanesi, il suo repertorio è americano, al Santa Tecla conosce Adriano Celentano. Mentre si esibisce la sera nei locali cambia lavoro diventa fattorino della casa discografica Music, è proprio il titolare, Walter Guertler che lo scrittura trovandogli il nome d’arte di Dallara e facendogli incidere alcuni brani in inglese (The searcher e Lonely man) e in dialetto (Me piace sta vucchella e Perchè non saccio di).
tony dallara come primaMa il grande successo arriva alla fine del 1957 con Come prima, il brano, che era stato bocciato alla selezioni per il Festival di Sanremo 1955, viene pubblicato nel dicembre 1957. Come prima è uno straordinario successo in tutto il mondo, Dallara viene definito “urlatore” per il suo modo di cantare, agli antipodi con la tradizione melodica italiana, da questo momento Dallara sarà “il re degli urlatori”. Come prima sarà poi incisa anche dai Platters, da Tony Williams, da Dalida e avrà tantissime cover, risultando un evergreen, una delle canzoni italiane più conosciute nel mondo. Esce il suo primo album intitolato semplicemente Tony Dallara.
Sulla scia del successo di Come prima nel 1958 incide ben otto 45 giri: Ti dirò, Condannami, O.K. Corra, Strada ‘nfosa, Bambina innamorata, Amami poco, La mia storia e Non Partir, esce il suo primo 33 giri (dopo uno con i Campioni) intitolato semplicemente Tony Dallara, interpreta il film L’amico del giaguaro per la regia di Giuseppe Bennati. Nel 1959 sarà la volta di un altri due film: Agosto donne mie non vi conosco per la regia di Guido Malatesta e I ragazzi del juke box di Lucio Fulci (con Fred Buscaglione, Betty Curtis, Gianni Meccia e Adriano Celentano) ma senza trascurare la musica: escono l’album Tony Dallara con Enzo Leoni e ben dodici 45 giri: Julia, Primo amore, Nessuno, Conoscerti, Piove, Mi sento in estasi, Poveri milionari, A squarciagola, Non passa più, Ghiaccio bollente, Oceano e Risentiamoci. Nel 1959 avrebbe dovuto partecipare al Festival di Napoli ma gli organizzatori decidono all’ultimo di non fare partecipare gli urlatori. Si rifà con il cinema: gira I teddy boys della canzone regia di Lucio Fulci, film nel quale interpreta un sempliciotto giunto dalla provincia a Milano con l’ambizione di arrivare alla scala e invece, afferrato dal turbine dell’urlo, ne diventa un eroe. Nel 1960 vince il Festival di Sanremo in coppia con Renato Rascel con Romantica, altro successo interpretato poi in tutto il mondo da diversi cantanti, il successo sanremese lo porta in giro per il mondo dal Carnegie Hall di New York all’Olympia di Parigi, in Giappone canta anche al cospetto dell’imperatore giapponese Hiroito, a Caracas, conosce Jerry Lewis, Liza Minelli, Ronny Setting, Jane Russel, Marilyn Monroe. Incide altri 45 giri (Noi, Libero, Cynzia, Madonnina), è ancora attore nei film Sanremo la grande sfida di Piero Vivarelli, vince Canzonissima. Nel 1961 interpreta La novia, quindi è in gara al Festival di Sanremo in coppia con Gino Paoli Un uomo vivo, seguono i 45 giri: Come noi, A.A.B.C., vince ancora Canzonissima nel 1961 con Bambina bambina. Nel 1962 altri brani: Alla mamma, La escalera, Chiedo perdono, Tu che sai di primavera, partecipa al Burlamacco d’Oro.
Nel 1963 canta la canzone Tempo di Roma nel film Esame di guida (Tempo di Roma) per la regia di Dennys de La Patellière ed è protagonista di uno show televisivo sul secondo canale presentato da Franca Bettoja si esibisce al fianco di Ben E, King (a fare da supporto Remo Germani e Fausto Leali). Con Ben E. King torna al Festival di Sanremo presentando Come potrei dimenticarti, partecipa quindi a Un Disco per l’estate con con Quando siamo in compagnia, incide i 45 giri: Ti devo dire, Quattro parole e Noi ragazzi. Nel 1965 torna a Un disco per l’estate presentando Si chiamava Lucia, poi incide altri tre singoli: Thunderball, Io che non vivo senza te e Stavolta no. Nel 1966 presenta al Cantagiro I ragazzi che si amano, l’anno successivo approda al Festival di Napoli con “Comme ‘o destino d’e fronne” e “Tante tante tante tante” ma non ripete più il successo di Come prima. L’avvento dei gruppi, del pop, nuove mode musicali segnano il tramonto del Dallara cantante nonostante continui fino all’inizio degli anni ’70 ad incidere dischi, la sua ultima apparizione ad una gara canora risale al 1972 quando a Un Disco per l’estate presenta Mister amore. A questo punto Dallara decide di dedicarsi alla pittura: conosce Enrico Baj, Remo Brindisi, Lucio Fontana, Roberto Crippa, Renato Guttuso, Andy Warhol e Giuseppe Migneco, tiene diverse personali.
Negli anni ’80, sulla scia del revival anni ’60, riprende a fare serate proponendo i suoi vecchi successi riarrangiati e qualche inedito: Senza piangere (1981), T’amo t’amo (1983) e C’è l’inferno (1991). E’ sempre del 1991 anche l’album di inediti Pensieri in musica, nel 1995 partecipa allo Zecchino d’Oro con il brano Ho sognato una canzone, nel 2008 è opinionista televisivo a L’Italia sul 2, quindi si presenta alle selezioni del Festival di Sanremo con Teo Teocoli con il brano Carta d’identità, ma non viene ammesso.

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