Il sindaco di Milano Beppe Sala è l’unico che potrebbe fare rinascere il Pd, se si candidasse alla segreteria nazionale

MASSIMO EMANUELLI BEPPE SALAMentre si assiste alla farsa delle primarie del Pd (candidati Nicola Zingaretti, Maurizio Martina, Marco Minniti ed altri candidati “minori”, ogni giorno ce ne è uno nuovo) alcuni cittadini (non necessariamente elettori del Pd) via rete invitano il sindaco di Milano Beppe Sala a candidarsi alla segreteria nazionale del Pd. A fine settembre, in occasione della presentazione del libro di Marika Cassimatis Polvere di 5 Stelle, presente anche il direttore del Corriere della sera Luciano Fontana, io stesso domandai pubblicamente a Beppe Sala perché non si candidava alla segreteria nazionale del Pd, del resto lui, che non è mai stato iscritto al Pd, che non ha mancato di fare sentire la sua voce critica nei confronti di Matteo Renzi, è l’unico che è riuscito a vincere, ad allargare la coalizione a persone non del Pd (civici, anarchici, non votanti ecc. ecc.), ha saputo dialogare con i più intelligenti del Movimento 5 Stelle (come li abbia trovati non si sa, visto che nei 5 Stelle regna l’ignoranza, il fanatismo, e l’incompetenza, fatto sta che Sala li ha trovati).

massimo emanuelli federico pizzarottiIl Pd è ormai un “partito di moribondi” (la definizione è di Federico Pizzarotti), nonostante le sonore sconfitte dal 2015 fino al 2018, con l’incolore segreteria Martina, non è nemmeno capace di fare opposizione. Continua solo ad attaccare Matteo Salvini e i 5 Stelle (cosa doverosa, ma non credibile fatta da chi ha governato malissimo ed ha perso il consenso del proprio popolo), invece di accusare gli altri sarebbe meglio riflettere sui propri errori, chiedere scusa agli italiani per certe scelte scellerate (in primis la “buona scuola”) e ripartire dalle esigenze delle persone, dimenticate dal Pd. Persone che per protesta hanno votato Lega o 5 Stelle, non accorgendosi però dei danni che stanno facendo e dei continui slogan (la “buona scuola” nella sostanza è rimasta, il ceto produttivo del Nord è infuriato per il reddito di cittadinanza, i lavoratori precoci e i quota 100 stanno finalmente aprendo gli occhi accorgendosi di essere stati gabbati dal duo Salvini/Di Maio).  Beppe Sala ha risposto beppe sala massimo emanuellicirca due mesi fa a me: “non è mia intenzione candidarmi alla segreteria del Pd, ho preso un impegno con i milanesi e voglio portarlo a termine”.  Beppe Sala, pur con alcuni difetti (originati non dalla sua persona, ma da alcuni assessori  ed uomini del Pd che andrebbero sostituiti) sta lavorando bene, pur con mille difficoltà sta cercando di proseguire i lavori per la metropolitana, rilanciare le periferie, portare a Milano le Olimpiadi invernali, sta cercando di portare a Milano un’altra agenzia europea (Agenzia del Lavoro, Cyber Sicurity ecc.) sperando che non si ripeta il fallimento di Ema (dovuto ai nostri parlamentari europei e ad uomini del Pd, uno strapagato…).

Beppe Sala ribadisce la sua intenzione di fare il sindaco, del resto molti milanesi, anche coloro che sono moderati o di centro destra lo ritengono un buon sindaco, Sala piace ai milanesi per il pragmatismo, la bonomia, la “milanesità”, paradossalmente si è trovato di recente a difendere Milano abbandonata da Salvini il quale grazie all’amico Di Maio si è fatto artefice degli interessi di Avellino. Sala è simpatico, lavoratore, gran diplomatico, secondo alcuni detrattori pentastellati e di centro destra la risposta per le rime a Luigi Di Maio è stata uno “scivolone”. Il  bello è che le critiche sono venute proprio da chi è stato sconfitto da Sala e da coloro che con linguaggio colorito e vaffa (Salvini, Di Maio e loro tifosi ultrà) hanno fatto la loro fortuna andando al di là del linguaggio colorito e recitando solo slogan.  Beppe Sala è fin troppo diplomatico, anzi lo invito ad usare anch’egli qualche vaffa… Anche in questi giorni a chi lo ha contestato (i soliti incompetenti grillini? leoni da tastiera) per inaugurare l’albero di Natale in ritardo ha risposto con diplomazia.

Sala pertanto continuerà a fare il sindaco di Milano, non sappiamo se si ripresenterà è a metà mandato, troppo presto per saperlo o domandarglielo. Quel che è certo è che il sindaco pensa al suo lavoro, a portare avanti gli interessi della città, se ci riuscirà lo capiremo a fine mandato.  Le ragioni della vittoria di Sala nel 2016 sono state molteplici: errori commessi dal suo avversario Parisi, sapere attirare persone non politicizzate, e avere il sostegno di qualche “anarchico”, si sa che gli anarchici non votano, ma in qualche caso (raro) si recando alle urne, quando vi è qualcuno di reazionario che reprime ogni libertà, allora gli anarchici scelgo chi è più libertario.

sala emanuelliAuguri di buon lavoro signor sindaco, si faccia sempre ben volere dai milanesi, manifesti maggiore autonomia dal Pd e da certi suoi uomini dannosi, pensi al suo lavoro da primo cittadino, porti a casa risultati, non scontenti quei civici (cittadini, anarchici ecc.) che hanno riposto in lei fiducia stia attento alle critiche costruttive e non fine a sé stesse. Fa benissimo a non candidarsi alla segreteria del Pd, intanto perché come ha detto lei stesso “i milanesi mi hanno votato per fare il sindaco non per altro”, inoltre perché questo Pd, al di là di chi vincerà le primarie, sarà ancora renziano. Nessuno potrà avere una maggioranza oltre il 50% e ciò farà il gioco di Matteo Renzi, ed anche se non vi sarà più Renzi (che controlla di fatto ancora il partito) vi saranno i renziani ancora, renziani che camaleonticamente si scoprono minnitiani, zingarettiani ecc. Nessuno (a meno che i fatti ci smentiranno) avrà il coraggio di chiedere scusa agli italiani per la “buona scuola” ed altre leggi che sono costate la sconfitta elettorale e di ripartire dalle esigenze del popolo di sinistra ormai perso.

Pertanto niente aspirazioni nazionali anche se Beppe Sala ha ampliato il suo raggio d’azione oltre Milano. Si vuole fare strada però come leader più territoriale che nazionale. Poi un domani, chissà. Intervistato da Maurizio Giannattasio su Corriere della sera, Sala lascia  trapelare la volontà di essere punto di riferimento non solo per Milano ma per l’intero Nord. Parola abbandonata dalla Lega, per certi versi, e che spaventa il Movimento 5 Stelle. Sala dialoga con gli ormai pochi non estremisti e destrorsi del Movimento 5 Stelle e con il moderato e mite governatore lombardo Attilio Fontana (nulla a che vedere con la rozzezza di altri leghisti), Sala si dimostra un liberale di nome e di fatto. Sala cerca di capire le ragioni del voto di protesta (non per convinzione) verso Lega e 5 Stelle. Sala ha anche abbozzato una lista di priorità politiche per il Nord, quasi a fare concorrenza a Roberto Bernardelli (leader del Grande Nord) il quale in una recente intervista concessami ha parlato bene di Beppe Sala.

“Quello che chiede il Nord è certezza sulle infrastrutture: sulla Tav, sul terzo valico, sul prolungamento della metropolitana da Milano a Monza. Vorrei diventare un punto di riferimento per il Nord. Lo sento come un dovere”. Parole forti da parte del primo cittadini di Milano, anche se Sala ribadisce di non avere, almeno per ora, ambizioni nazionali. Però il sindaco si sta allargando a tutto il nord. Venerdì scorso ha partecipato ad un dibattito pubblico moderato da Roberto Poletti in quel di Saronno. Sala ha rivendicato le “ragioni del Nord” ed si è soffermato sul cambiamento ambientale. Era appena tornato da Tokyo, dove si era recato per le Olimpiadi: “”Ma vi rendete conto che ieri io giravo a Tokyo in maglioncino, e stiamo parlando della fine dell’autunno, Basterebbe questo per capire che qui c’è un problema grande come una casa e che non si può affrontare come fa Trump, che pure sarà bravo in altre cose ma non a negare che c’è una emergenza”. Applausi per Sala.

Beppe Sala girerà vari teatri lombardi anche per presentare il suo libro su Milano, quindi sarà negli Usa per incontrare i nuovi eletti democratici. Secondo Affari Italiani il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, uomo di buon senso e di spiccato senso dello Stato, lontano dall’isterismo e dai deliri di maggioranza e di parte dell’opposizione, sia l’ispiratore del disegno di Sala. Con Mattarella infatti il sindaco di Milano si confronta accadde a milanospesso. Scriveva Gaetano Salvemini all’inizio del XX secolo: “nel bene o nel male quel che accade a Milano anticipa sempre l’Italia” e così è stato se consideriamo la svolta liberale di inizio ‘900, i sindaci riformisti Emilio Caldara ed Angelo Filippetti di inizio ‘900, Giovanni Giolitti pietro bucalossipremier (prima industrializzazione italiana), il fascismo, la Resistenza, il ritorno della Milano socialista e riformista (con Antonio Greppi e Virginio Ferrari), la Milano e l’Italia della ricostruzione, il primo (vero ed unico) centro sinistra con il sindaco Gino Cassinis (e laboratorio poi nazionale del centro sinistra nazionale Moro, Fanfani e Nenni). la Milano e l’Italia del primo boom economico, la Milano contro lo strapotere di Roma e l’ingerenza dei partiti con Pietro Bucalossiaccadde sindaco. E, ancora, le giunte rosse (sindaci Aldo Aniasi e Carlo Tognoli) preludio al “compromesso storico nazionale), la “Milano da bere” degli anni ’80 (sindaci Carlo Tognoli e Paolo Pillitteri) preludio all’Italia del secondo boom targata Psi di Bettino Craxi (quella “Milano da bere” poi disprezzata durante Tangentopoli ma oggi rivalutata, Rino Formica creò l’espressione colorita “assemblea di nani e ballerine” in riferimento all’Assemblea nazionale del Psi, ma essa era solo un organo consultivo di partito. Vi erano personalità del mondo della cultura, dello spettacolo, della medicina, dell’economia, dell’imprenditoria, come Umberto Veronesi, Federico Fellini, Nicola Trussardi, Sandra Milo, Vittorio Gasmann, Mario Soldati ecc., nella seconda o terza Repubblica invece nani, ballerine e grillini sono finiti al governo del Paese, fortunatamente non di Milano poiché, come scrisse Indro Montanelli, Milano ha sempre scelte se non il meglio il “meno peggio…”). Milano ha anticipato l’Italia anche in Tangentopoli, nella Lega di Umberto Bossi (nulla a che vedere con la Lega sudista ed assistenzialista di Matteo Salvini, “l’ultimo comunista” come ha dichiarato Roberto Bernardelli), nella nascita di Forza Italia, nel pragmatismo di Albertini, fino ad arrivare alla Milano di Sala. Auguri di buon lavoro signor Sindaco.

sabato 8 dicembre alle ore 22 da Massimo Emanuelli su Radio Hemingway nel corso della trasmissione L’angolo della scuola.
Per seguirci cliccate
http://www.radiohemingway.net

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