Intervista a Michele (Michele Maisano) dal Cantagiro 1963 all’estate 2019

L’ultima replica andrà in onda mercoledì 24 luglio alle ore 17 su Radio Blu Italia http://www.radiobluitalia.net

Venerdì 19 luglio alle ore 21 su Radio Regione 100  torna ospite del programma radiofonico Stile italiano la storia della canzone italiana raccontata dai suoi protagonisti, Michele Maisano, in arte Michele

Michele Gianfranco Maisano nasce a Vigevano nel 1944: “I miei genitori, genovesi, erano sfollati a Vigevano da mio nonno, a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, nacqui per caso a Vigevano, ultimata la guerra tornammo a Genova”. Il padre di Michele ex pilota militare poi orefice, la madre era una cantante lirica: “mia madre era molto brava ma non esercitò mai perchè a quei tempi cantare per una donna era impresa ardua, da lei comunque ereditai la passione per la musica. Anche mio nonno materno influì, egli infatti suonava il clarinetto, mi portò all’età di 5 anni a prendere lezioni di pianoforte. Trascorrevo le vacanze estive a Minceio, un paesino a 800 metri sul livello del mare, vicino a Rocco Scrivia, nell’entroterra ligure. Proprio allora notai la mia predisposizione per il canto: la famiglia contadina dei Repetto mi insegnò la musica folckloristica genovese e il vasto repertorio dei trallalero. Sono cresciuto in un mondo dove la gente cantava. A dodici anni, frequentando i gruppi dei contadini dove andavo d’estate sulle alture liguri che facevano il trallallero genovese che è un modo di cantare a cappella, un genere tipicamente ligure, li ho cominciato a fare le prime cose.”

Michele studia all’Istituto Nautico, sia pur senza riuscire ad arrivare al diploma di Capitano di lungo corso, canta nel coro scolastico: “nel frattempo era arrivato in Italia il primo rock and roll, Genova era una città portuale, arrivavano le prime portaerei con i soldati americani che portavano i primi dischi a 78 giri, comprai ed ascoltai Rock around the clock di Billy Haley, brano che mi ha cambiato la vita. Debuttai come ballerino di rock and roll nel teatrino parrocchiale di Virgo Pontens, a Sestri Ponente. Poi a tredici anni misi insieme un piccolo gruppo, i The Sideral, facevamo pezzi di rock and roll, di Elvis Presley, di Little Richard, dei Platters ed altri. ”  Michele si appassiona al rock and roll: “esordii come cantante in un teatro di Sestri Ponente cantando Il ribelle di Adriano Celentano e Guarda che luna di Fred Busaglione, poi debuttai con un gruppo in quel di Ronco Scrivia dove mi esibivo ogni venerdì sera”.
D’estate Michele trascorre infatti le vacanze a Ronco Scrivia, appassionato di Elvis e dei Platters si esibisce gratuitamente la domenica pomeriggio al circolo Enal locale. Dopo varie esperienze con gruppi rock viene ingaggiato dall’orchestra Zanti che si esibisce nel mitico dancing Iris Buranello a Sampierdarena dove canta per quattro anni: “suonavo e cantavo fino a tarda ora, poi arrivavo a scuola e spesso dormivo…”

Il padre si convince che vale la pena di assecondarlo e in uno studio di registrazione di Genova, sotto la direzione del Maestro Jani Zanti nel 1958 gli fa incidere Flirt e Sono dannato per la sconosciuta etichetta Azalea. Il padre regalò il 45 giri a tutti i bar di Genova e provincia perchè lo inserissero nei juke box. Il singolo non uscì mai nei negozi e passò pressoche inosservato anche se era sempre un buon biglietto da visita per ottenere scritture nelle sale da ballo della Liguria. All’inzio degli anni ’60 si fa un nome come ballerino di rock’n roll in giro per il Nord-Italia, il giovane Michele affina il proprio stile ispirandosi ad Elvis Presley, ma con una voce ancor più melodiosa. Nel 1962 grazie al talent scout Renzo Renzi, Michele viene scoperto da Gianfranco Revèrberi, arrangiatore e direttore d’orchestra già affermato (e proprio in quel periodo anche il fratello minore Giampiero incomincia sulla medesima falsariga), è Reverberi a presentare a Michele Luigi Tenco, il quale, a sua volta, gli presenta Fabrizio De Andrè. Grazie a Reverberi Michele viene sottoposto a un provino alla Ricordi di Milano. Il provino viene superato e così esce, per un’etichetta “satellite” della Ricordi, la Assolo, il primo disco di Michele, intitolato “Ma se tu vorrai” che sul retro Piango. Il brano non è promosso abbastanza, ma il talento del ragazzo si nota, per cui Nanni Ricordi, nel frattempo trasferitosi a Roma come direttore artistico della RCA Victor italiana, invita Maisano nella Capitale per firmare un contratto, pur consentendogli di fargli incidere inizialmente i dischi a Milano con le orchestrazioni del giovane Revèrberi. Così, a fine michele maisano se mi vuoi lasciare cantagiro 1963maggio del 1963, Michele non ha ancora compiuto diciotto anni, esce “Se mi vuoi lasciare”, che partecipa al girone B della seconda edizione del Cantagiro, quello degli esordienti… e vince. Se mi vuoi lasciare è una canzone dal sound nuovo ed aggressivo con la voce forte e potente di Michele, un “tango rock” (come affermerà lo stesso Michele molti anni dopo), il disco resta per lungo tempo in testa alle classifiche dei dischi più venduti. E’ un successo inaspettato e travolgente che va a scapito della sua vita da studente, abbandona infatti alle soglie della maturità l’Istituto Nautico. Di Se mi vuoi lasciare usciranno una versione spagnola, una francese, ed anche versioni goliardiche (“Se mi vuoi lasciare /dimmi almeno il perché !” diventa “Se mi vuoi lasciare /fatti almeno il bidet !”) fino alla più recente di Pardo Fornaciari che imita Luigi Di Maio “se mi vuoi lasciare dimmi almeno perchè, io voglio ancora governare con te”.

E’ il padre a fargli da manager, quando Michele vince il Cantagiro ha 19 anni disponibile con i giornalisti, rilascia interviste a Sorrisi e Canzoni, Bolero, Giovani, Ciao Amici, Grand’Hotel, tiene contatti con i fan e le fan.

Il lato B di Se mi vuoi lasciare, “Cosa vuoi da me”, ha un ottimo successo, tanto che Dino Risi lo inserisce nella colonna sonora del più noto episodio del film “I mostri”, che esce nell’autunno seguente (si tratta de “La nobile arte”, con cui si conclude il film, con un Gassman pugile suonato e un Tognazzi suo allenatore).

Per l’autunno-inverno, ovviamente, Michele prepara una canzone nuova pescando nel repertorio estero e viene fuori un brano americano di un paio d’anni prima, “Free me”, portato al successo negli USA da Johnny Preston, che sta nel frattempo furoreggiando anche in America Latina grazie alla versione spagnola, “Dame felicidad !” cantata dal messicano Enrique Guzman. Esisteva già una versione italiana di questo pezzo, che però conservava il titolo originale inglese “Free me” ed era passata totalmente inosservata. Per Michele viene realizzato un nuovo testo italiano, scritto da Mogol, che viene intitolato “Ridi !”. Sul lato B c’era un brano di Reverberi Ma neanche per idea.  Ridi si piazza bene nelle classifiche tra fine 1963 e inizio 1964 e per le feste natalizie viene pubblicato anche il primo album di Michele, che porta il nome dell’artista.

Nell’estate 1964 Michele propone la bellissima “Ti ringrazio perché”, il cui lato B contiene “Vado da lei”, canzone con la direzione musicale di Ennio Morricone. In autunno, il cantante genovese interpreta “Parliamo di donne”, colonna sonora scritta da Armando Trovaioli per il film con Vittorio Gassman “Se permettete parliamo di donne”,
Nell’estate  1965 è la volta di Ti senti sola stasera, cover di Elvis Are you lonesome tonight, voluto dal direttore artistico Celli, Are you lonesome tonight?, è un antico valzer lento americano che dapprima Pat Boone e poi (soprattutto) Elvis Presley hanno riportato in auge a cavallo tra anni ’50 e ’60. La versione italiana, del cui testo si occupa l’autrice Elvia Figliuolo in arte Misselvia, mentre l’arrangiamento è di Luis Bacalov, si ispira a quella di Presley e contiene una parte recitata in modo impeccabile dallo stesso Michele che viene definito e consacrato come “l’Elvis Presley italiano”. Bellissima anche la canzone del lato B del singolo, “Dopo i giorni dell’amore”, con cui Maisano partecipa al Cantagiro.

Nel novembre 1965 esce il 45 giri Ok, brano sostanzialmente mediocre che però ha il merito di lanciare il secondo album dell’artista lombardo-ligure, Se sei sola, che esce anche negli Stati Uniti su etichetta RCA Victor International-Italiana e che contiene molti inediti, tra cui un brano di Sergio Bardotti e Giampiero Reverberi dal titolo E’ stato facile, che uscirà in formato 45 giri nelle prime settimane del 1966 e che sarà un grande successo estivo, anche con un terzo posto al Cantagiro dietro Gianni Morandi e Little Tony. Sempre nel 1966 Quando sei con me cover di Sentimental me di Elvis Presley, alla Rca arriva Luigi Tenco con cui Michele instaura un ottimo rapporto d’amicizia: inoltre Maisano è caposquadra in TV a “Scala Reale”, ossia la Canzonissima 1966 presentata da Peppino De Filippo, proponendo anche Patty Pravo come nuova proposta, ma viene eliminato subito dalla compagine “avversaria” guidata da Françoise Hardy. Il 1966 si chiude con la pubblicazione di un nuovo 45 giri il cui brano di punta è la versione italiana di una ballata americana di sei anni prima, “Tell Laura I love her”, che diventa letteralmente “Dite a Laura che l’amo” e che ha un ottimo successo di vendite per tutto il 1967.

Nel 1967, Michele avrebbe dovuto partecipare a Sanremo con La voglia di vivere, canzone che però viene bocciata dalla commissione e che uscirà solo nel settembre successivo, abbinata alla dinamica “Viva le donne come te !” presentata a Partitissma ed è utilizzata come colonna sonora del film La ragazza con la pistola per la regia di Mario Monicelli con Monica Vitti.  “Io ero comunque restio ad andare a Sanremo, ci andò purtroppo il povero Luigi… Tuttavia Michele è profondamente colpito da ciò che capita all’amico Tenco ed è il solo, assieme a Fabrizio De Andrè, di cui sta diventando grande amico, a presenziare al funerale a Ricaldone, unitamente a Reverberi e alla moglie di Gino Paoli.”    Nel 1967 Michele debutta all’Olympia di Parigi, tempio della musica leggera internazionale, il successo di Michele va oltre i confini nazionali: è primo in classifica in Messico, secondo in Giappone ed è famosissimo in Francia, Germania, Romania, Brasile, Cile, Argentina, Canada. Sempre nel 1967 Michele è interprete del film Addio mamma con Miranda Martino per la regia di Mario Amendola e Bruno Corbucci.

Nel 1968, Michele decide di non rinnovare il contratto con la RCA e si congeda dalla sede romana della storica etichetta nuovayorkese con due interessantissimi 45 giri: uno è “Che male c’è”, sfortunato partecipante al Disco per l’Estate che sul retro contiene “Io tornerò”, ottima versione italiana di un successo di Tom Jones di fine ’67, “I’m coming home”, mentre l’altro è “Giovanna, non piangere !” di Paolo Conte, abbinato a un’altra canzone di provenienza britannica tradotta nella nostra lingua, “L’aeroplano” (che in versione originale s’intitola “My love is for you”, eseguita dalle “Chanters”).

La rottura con la RCA costa a Michele ancora una volta il festival di Sanremo, 1968 ove avrebbe dovuto interpretare Deborah poi portata al successo da Fausto Leali.

Altra mancata partecipazione di Michele al Festival di Sanremo del 1969 questa volta avrebbe dovuto interpretare Tu sei bella come sei, poi eseguita da Mal e dagli Showmen.
Nel 1969 Michele firma con la RI-FI milanese di Ansoldi e, dopo aver inciso “Soli si muore”, cover di Crimson and clover dei Tommy James and the Shondells, registrato dal Gruppo “Michele & I Michelangeli” che però ha più successo nella versione di Patrick Samson), A Canzonissima 1969/70 Michele propone in chiave moderna il vecchio “Valzer delle Candele” “avevo sentito questa canzone nel film Il ponte di Waterloo per la regia di Mervyn LeRoy con Vivien Leigh e Robert Taylor:mi aveva commosso, mi era piaciuta molto e ne fecero una versione in italiano”. Sul retro c’era un’altra cover di In the getto di Elvis Presley con l’arrangiamento di Tony Vella, Pianista e Organista del suddetto gruppo, che in italiano diventò In the ghetto”, che diventa “Negro”.

Finalmente, nel 1970, ecco aprirsi le porte del Salone delle Feste del Casinò di Sanremo, ma il brano da lui proposto, il valzer “L’addio” in coppia con la sedicenne torinese studentessa del liceo artistico Lucia Rizzi, non entra in finale. Va meglio in estate “Ho camminato”, composta da Oscar Prudente e (anche se non firmata) da Lucio Battisti e a “Canzonissima” ottiene un discreto successo: “nella puntata con Dalida vincemmo grazie ai voti raccolti dal pubblico”. Sempre del 1970 è Ti giuro che ti amo. Esce poi il 33 giri “Vivendo cantando”, omaggio ai grandi cantautori italiani, in cui presenta canzoni scritte da cantautori come Sergio Endrigo, Francesco Guccini, Bruno Lauzi, Roberto Vecchioni, Enzo Jannacci, Luigi Tenco e Fabrizio De André.

Ma è il Disco per l’Estate del 1971 a determinare una riscossa non indifferente per Michele, che interpreta una canzone di Fabrizio De Andrè (firmata però da Corrado Castellari e Sergio Bardotti) dal titolo “Susan dei marinai” e che spopola per tutta l’estate. “Susan dei marinai nacque nel periodo in cui lavoravo con Corrado Castellari che aveva fatto la musica, pensavamo di fare un brano per lo Zecchino d’Oro, doveva essere una canzone per bambini. Un giorno venne a trovarmi Fabrizio De Andrè. Gli ofrii il miglior wisky che avevo, gli feci ascoltare il provino e Fabrizio disse che avrebbe scritto le parole per ricambiare il favore che gli avevamo fatto cambiando la musica de Il testamento di Tito che originariamente aveva una musica stile Blowin the wind di Bob Dylan, facemmo una musica con lo spirito di ballata. Il testo di Susan dei marinai scritto da De Andrè sarà poi firmato da Sergio Bardotti    Su lato B di Susan dei Marinai, Michele inserisce proprio Il testamento di Tito incisa da Fabrizio De André nell’album La buona novella. Seguono due due episodi “d’autore”: “Un po’ uomo, un po’ bambino” di Lucio Dalla (1971) presentato a Canzonissima e “Un uomo senza una stella” di Edoardo Bennato (1972).

Nel 1972 Michele torna al Festival di Sanremo con Forestiero, partecipa quindi a Canzonissima 1971/72 presentando Susan dei Marinai e Un po’ uomo e un po’ bambino. 

Ritroviamo Michele alla fine del 1977, alla testa di un gruppo coreografico musicale tra il punk, il rock e l’hippy denominato “Magic Musical Circus”, come interprete di una canzone dedicata a Presley, appena scomparso (“Amico Elvis”, in versione inglese “To Elvis”)… Nel 1980 Michelecrea la sua prima orchestra spettacolo e si esibisce nei locali da ballo italiani in lungo e in largo per l’Italia ottenendo grandi consensi. Negli anni ’80 e ’90 produce anche il gruppo genovese dei Trilli molto apprezzato anche in America Latina. Nella stagione 1995-’96, Michele conduce un programma radiofonico della tarda serata di RAI Radiouno, registrato negli studi di Firenze, dal titolo “Ballando ballando”.

Nel nuovo millennio Michele collabora spesso con l’orchestra Dina Manfredi, personalità poliedrica che varia dal melodico italiano, allo standard jazz, al latino americano. Partecipa a trasmissioni televisive quali: Superclassifica Show su Canale 5, Ci vediamo in TV su Rai 2 con Paolo Limiti, varie edizioni del Festival delle Orchestre su Rete 4. Michele Maisano ha interpretato il Ragionier Bruni nella seconda e nella quarta serie di Carabinieri.  Nel 2012 viene chiamato da Verdiano Vera, produttore discografico, per far parte del super gruppo Artisti Uniti per Genova nel progetto Ora che, brano scritto da Max Campioni, realizzato per raccogliere fondi per l’alluvione di Genova del 4 novembre 2011, che vede la partecipazione di numerosi musicisti e cantanti della scena musicale genovese. Ha realizzato molti dischi nel settore del ballo, il più famoso è Il ballo del canguro di Dino e Michele. Dal 2016 è ospite fisso nel programma MilleVoci di Gianni Turco, visibile in tutta Europa sulla piattaforma Sky e sul digitale terrestre in Italia. Oltre ad esibirsi con brani di suoi successi del passato, Michele presenta, in questo programma, anche composizioni inedite, fra le quali Ho bisogno d’amore. 

Michele ha vinto il premio Brigadon città di Roma e il premio Caravella d’Oro città di Genova, il suo Il carnet è ricco di serate, arriva a farne più di duecentocinquanta all’anno. Nella sua carriera ha venduto più di tre milioni di dischi, ha inciso 5 album, 22 quarantacinque giri, interpretato un film, partecipato ad otto edizioni del Cantagiro, a due del Festival di Sanremo, di Canzonissima, di Un disco per l’Estate, ha collaborato con De Andrè, Dalla, Bennato, Endrigo, Francesco Guccini, Bruno Lauzi, Roberto Vecchioni, Enzo Jannacci, Luigi Tenco. Oggi l’inossidabile Michele ha uno studio di registrazione all’interno della sua bellissima tenuta savonese.

Cosa fa d’altro di bello Michele?

“Continuo a cantare per la passione di cantare. Tutte le volte che ho fatto musica per passione ho avuto successo, le poche volte che ho cercato di fare musica per avere un riscontro economico è andata male. Secondo me la musica a tutti i livelli, da quello popolare al rock, deve essere una passione, poi se arrivano i soldi bene, altrimenti per campare si fa un altro mestiere, la musica è una cosa che si fa soltanto col cuore. La mia più grande soddisfazione artistica è che a cantare ancora oggi alla mia età mi diverto. Ho potuto fare nella vita quello che io poi avrei fatto anche gratis, e invece mi ha reso denaro, molto anche, mi ha fatto stare bene e vivere tranquillo. Quindi per me la musica è qualcosa di meraviglioso. Oggi tutto è cambiato. Allora in Italia c’era un’industria discografica molto fiorente, molto importante, che ci ha permesso di portare la musica italiana nel mondo. Oggi per la miopia dei politici non hanno capito che la musica, come tutte le forme d’arte in Italia, potrebbero essere quelle che fanno vivere questo Paese meglio e non hanno capito soprattutto l’importanza economica del mondo musicale. L’Inghilterra ha puntato sulla musica ed oggi l’industria musicale inglese rende sei volte quella automobilistica. Noi invece abbiamo puntato sulle automobili che sono diventate un vuoto a perdere, mentre loro molto saggiamente hanno puntato sulla cultura popolare e tuttora raccolgono grossi frutti. In Italia invece l’industria discografica è praticamente scomparsa e siamo diventati degli importatori di musica che viene dall’estero, soprattutto anglosassone e in lingua latina. Produrre oggi in Italia non conviene perchè tutti scaricano gratis. Questo è un brutto vezzo italiano, cioè di non fare guadagnare il giusto compenso a chi ha lavorato. Quindi questo mestiere un po’ bisogna farlo solo per hobby, per vivere devi fare il cameriere, all’estero però, o fare qualcos’altro, sempre all’estero. Se oggi nascesse un nuovo Battisti o un nuovo De Andrè per vivere dovrebbero fare un altro lavoro. La musica dei talent televisivi è una roba che poi non viene esportata, quindi vuol dire che non funziona, che non vale. Questo, come dicevo prima, è dovuto al fatto che non c’è più un’industria e non c’è sono più dei professionisti bravi.
Quando ero alla Rca c’erano tre arrangiatori famosi: Luis Enriquez Bacalov, Ennio Morricone e Giampiero Reverberi. Con della gente così puoi fare della musica importante. Invece persone così, fanno solo musica da film, perchè fare canzoni non conviene più. I giovani oggi cantano non per la passione di cantare, ma solo per fare soldi. A un giovane consiglio di andare all’estero. I giovani italiani per sopravvivere vanno all’estero e questo vale anche per la musica.Io finchè sogno continuerò a cantare, nel momento in cui smetterò di sognare probabilmente tirerò le cuoia (ride). E’ imprendscindibile il fatto di sognare, di fare musica, se non sogni non puoi fare musica.”

Nell’estate 2019 Michele  presenta l’album Piccola donna italiana e sarà ospite del programma radiofonico Stile italiano la storia della canzone italiana raccontata dai suoi protagonisti condotto da Massimo Emanuelli e Cesare Borrometi.

L’ultima replica della seconda puntata con Michele andrà in onda

mercoledì 24 luglio alle ore 17 su Radio Blu Italia http://www.radiobluitalia.net

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