Lettera del Presidente nazionale del Pli Stefano De Luca al direttore del Corriere della sera Luciano Fontana

Non sono mai stato iscritto a nessun partito politico, sono un “cane sciolto”, mi sono candidato solo una volta, alle elezioni amministrative 2016 di Milano, la città dove sono nato e nella quale spero di morire. La lista civica Sosteniamo Milano era l’unica lista fatta da soli cittadini, senza partiti o movimenti politici alle spalle.  Alle amministrative 2016 non vinse Beppe Sala ma decise di perdere Stefano Parisi, cacciando i liberali, e rifiutando ogni dialogo con me e con Nicolò Mardegan, altro candidato sindaco “minore”. Nulla di personale contro Stefano Parisi, anzi è stato mio ospite in radio e ci siamo chiariti, egli ha ammesso che fu un errore non dialogare con me “in campagna elettorale ci si può distrarre presi da mille impegni”. anche se rivendicava, dal canto suo, le ragioni del suo diniego al Pli e a Mardegan. In quella campagna elettorale conobbi il segretario provinciale del Pli di Milano Tiberio Buonaguro e il vice segretario provinciale del Pli Alberto Costantini, due persone stupende. Tentammo in extremis di unificare la lista Sosteniamo Milano e Partito Liberale Italiano trasformandola in Sosteniamo Milano con i liberali Emanuelli Sindaco. Non fu possibile dati i pochi giorni che mancavano al termine ultimo di presentazione delle liste. Successivamente mantenemmo contatti umani (cosa rara in politica) Tiberio Buonaguro e Alberto Costantini mi offrirono, a titolo professionale, dopo avere parlato con il segretario nazionale del Pli Giancarlo Morandi, di fare il loro addetto stampa per Milano e provincia, pur non essendo iscritto al partito (soltanto una persona, che preferisco non citare, che non conosce la mia storia pretendeva la mia iscrizione al Pli, che non ci fu.) Si proseguì con una bella campagna stampa (ringrazio i colleghi giornalisti che ci hanno dato spazio) su alcune iniziative locali. Negli ultimissimi mesi però una persona ritiene io sia inutile, siccome “tutti sono utili, nessuno è indispensabile” rimetto il mio incarico nelle mani del segretario nazionale Giancarlo Morandi, del segretario provinciale Tiberio Buonaguro e del vice segretario Alberto Costantini che ringrazio di cuore. Fra di noi non cambierà nulla.
Leggo con grande soddisfazione una lettera del Presidente Stefano De Luca pubblicata dall’autorevolissimo Corriere della sera, diretto dal grande direttore Luciano Fontana. Mi compiaccio che il Corriere torni a parlare del Pli e per quel che scrive il Presidente De Luca.  Ringrazio nuovamente il segretario nazionale Giancarlo Morandi, il segretario provinciale Tiberio Buonaguro, il vice segretario Alberto Costantini, ci vedremo sempre, auguro al Pli tutto il bene del mondo e pubblico la lettera che il Presidente De Luca ha inviato al Corriere della Sera, ringrazio anche il direttore Luciano Fontana per averla pubblicata. Viva il Partito Liberale Italiano, viva l’Italia.

 

Caro Direttore,
ho letto con interesse sul suo giornale l’intervento dell’On. Carlo Calenda, che sottolineava la necessità che in Italia sorga un soggetto politico liberale di grande respiro, di cui sentono il diffuso bisogno ampi ceti del mondo produttivo, della borghesia più operosa, delle professioni liberali, dei settori culturalmente più elevati, particolarmente di molti giovani. Tali gruppi sociali stentano a riconoscersi nei soggetti politici oggi esistenti, per la maggior parte populisti, autoritari, spesso padronali e comunque di orientamento statalista e poco attenti al bene supremo della libertà, che sovente vediamo in pericolo, nonostante il presidio della Carta Costituzionale. Come rifondatore nel1997, dopo l’errato scioglimento del ‘94, ed oggi Presidente del Partito Liberale Italiano, analogamente a quanto aveva fatto nel 1943 a Bari, Benedetto Croce ricostituendolo, dopo lo scioglimento deliberato dal regime fascista nel1925, mi sembra doveroso raccogliere la provocazione e chiedere a Lei di ospitare questo mio breve intervento.
La lodevole e coraggiosa iniziativa dell’On. Calenda, a mio modesto avviso, ha il limite obiettivo di guardare all’orizzonte limitato dei confini del Partito Democratico, che, obiettivamente, poco può esprimere di liberale, venendo da una lunga, composita e spesso confusa storia, certamente non affine al pensiero liberale. Probabilmente anche all’interno di quel mondo potrà essere rinvenuta qualche componente che si richiami a tale orientamento, ma certo molto minoritaria rispetto alla lunga tradizione statalista, fideista, e giustizialista di quel partito, spesso refrattario alle spinte libertarie, che sorgono spontanee dalla società e principalmente dal mondo giovanile e da quello della cultura, in passato arruolata quasi militarmente in quell’area politica, ma che se ne è distaccata per mancanza della necessaria libertà di pensiero.
Il piccolo Partito liberale, di cui sono stato a lungo il Segretario, ha avuto una vita difficilissima, sia per mancanza di mezzi e sostegni mediatici, ma forse principalmente per la prevalenza sempre più accentuata di tendenze populiste, autoritarie, sovraniste, che hanno determinato la fortuna di soggetti politici padronali, oligarchici, sostanzialmente illiberali, che in varie forme, sono stati e sono una sorta di proprietà privata dei loro capi e padroni. La domanda ricorrente non è “come la pensi politicamente”, ma con chi stai, che ovviamente è l’esatto contrario della vocazione di ogni liberale, che più agevolmente potrebbe assumere atteggiamenti anarchici, piuttosto che accettare il vassallaggio dell’appartenenza al partito di un Capo.
Il PLI per quasi un ventennio ha evitato alleanze, presentandosi talvolta alle elezioni in posizione autonoma e con risultati molto modesti,come era logico in una fase in cui prevaleva la tendenza al maggioritario e la scelta prevalente si orientava verso formazioni o coalizioni che apparivano in grado di raggiungere il risultato vincente. Quando l’Italia è tornata al proporzionale, il PLI si è schierato con la coalizione di Centro destra ed ha eletto due parlamentari, i quali tuttavia hanno ritenuto, in considerazione della precarietà della vigente legislatura, di aderire ai Gruppi parlamentari della Lega, obbedendo alle ferree direttive di quel partito, che certamente non ha dimostrato una grande vocazione liberale. Così il PLI , costretto a prendere atto che non aveva più una rappresentanza in Parlamento, in questi giorni ha deciso di convocare per l’autunno il proprio trentunesimo Congresso Nazionale, confidando che tale appuntamento possa essere la migliore occasione per attrarre i moltissimi italiani, oggi palesemente alla ricerca di un soggetto politico autenticamente radicato nella lunga tradizione culturale del liberalismo ed offrire una casa o comunque un rifugio politico ai troppi che, profondamente delusi, disertano le urne o che appaiono disorientati di fronte al dilagare dell’ignoranza supponente di movimenti nati ieri, che stanno rivelando tutta la propria incapacità ad affrontare le gravi responsabilità del Governo. Si avverte un clima nuovo nel quale si sono determinate le condizioni che permetterebbero ad un partito realmente di ispirazione liberale di divenire il maggiore soggetto politico italiano. Ben venga quindi l’appello di Calenda, la cui formazione culturale e professionale non può che essere di stampo liberale, ma il perimetro non può essere quello da lui indicato. Deve essere molto più ampio, principalmente guardando al mondo dell’astensione, ma anche a molti elettori di Forza Italia, ai tanti giovani, con titolo di studio elevato, che non vogliono rassegnarsi al destino dell’emigrazione, ai rappresentanti di un apparato produttivo ancora vitale, al mondo delle professioni liberali, dell’arte, della cultura, dell’innovazione, che non accettano il miserabile orizzonte offerto da forze politiche improvvisate, guidate da re di strada, tanto autoritari, quanto incapaci per mancanza del necessario retroterra culturale, quindi di una visione per il futuro, capace di suscitare entusiasmo e rendere credibile lo sforzo di un Paese che voglia scommettere su un riscatto all’altezza della sua storia, delle sue tradizioni e principalmente delle sue migliori energie attuali. Grazie Direttore di aver scelto per la proposta di Calenda un titolo che pone la necessità di una grande forza liberale. Noi ci siamo, non abbiamo, e non potremmo mai averla, la presunzione di essere i federatori della molto più vasta area liberale esistente, ma bisogna allargare il respiro e mettersi, con modestia ed immenso ottimismo della volontà, a costruire una grande casa dei liberali, che si collochi al centro nella geografia politica del Paese, ponendosi l’ambizioso, ma non impossibile obiettivo di salvarlo.
Stefano de Luca

 

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