Pd e 5 Stelle eleggono il Presidente della Commissione, prove tecniche di ribaltone del governo nazionale

Ursula von der Leyen è stata eletta presidente della commissione europea. Con la sua visione di un’Europa più verde, più equa e basata su regole, è diventata la prima donna presidente della Commissione europea.  Con 383 sì, l’annunciato voto favorevole del M5S è stato determinante per l’elezione di Ursula von der Leyen. La maggioranza a Strasburgo, composta da Ppe-S&D-Liberali, conta infatti 444 eurodeputati ma, escludendo i 14 sì dei pentastellati, l’ex ministro della Difesa avrebbe potuto contare solo su 369 voti delle forze pro-europeiste, cinque in meno della maggioranza richiesta di 374 sì. “Senza i nostri voti, determinanti, oggi saremmo davanti a una crisi istituzionale senza precedenti in Europa. Siamo stati ago della bilancia”, ha rivendicato il Movimento 5 stelle. Tra franchi tiratori e schede bianche, quindi, a von der Leyen sono invece mancati, sulla carta, 75 voti dei partiti che sostengono la maggioranza.

“È gravissimo il voto europeo: Von der Leyen passa grazie all’asse Merkel, Macron, Renzi, 5stelle. Avrebbe potuto essere una svolta storica: la Lega è stata coerente con le posizioni espresse finora, ha tenuto fede al patto con gli elettori e difende l’interesse nazionale”, si legge in una nota della Lega.

E così il governo Lega / 5 Stelle, diviso ormai su tutto sul fronte interno, si spacca anche sulla politica estera.  Nel giugno 2018 nasceva il governo Conte, dopo due mesi di idillio iniziale il “governo del cambiamento” si trova a fare i conti con la tragedia del Ponte Morandi, iniziano i litigi su chi si deve occupare della ricostruzione, Toninelli e Di Maio annunciano la revoca della concessione ai Benetton (un anno dopo non solo la concessione non viene revocata, ma i Benetton entrano in Alitalia con i silenzi pentastellati). Si riparte da ottobre, e si inizia a lavorare per legittima difesa (unica riforma, di marca leghista, pienamente realizzata), poi si passa a quota 100 annacquata (dimenticandosi completamente di quota 41 promessa in campagna elettorale) e al reddito di cittadinanza, anch’esso annacquato.  Non si è abolita la legge Fornero né la povertà, ben pochi sono coloro che potranno beneficiare di reddito di cittadinanza e del pensionamento. Per il resto il governo non ha realizzato alcunché , fuorché spartirsi poltrone, consulenze, lottizzare persone in Rai e nelle partecipate, se la Lega non ha mai fatto la verginella, i 5 Stelle spudoratamente dichiaravano “toglieremo i partiti della Rai”, non lottizzeremo…. Dal mese di marzo 2019 Lega e 5 Stelle continuano a litigare senza realizzare alcunché: Tav, flat tax, mini bot, autonomie, ecc.  Lo spread è salito, la crescita è zero, l’Italia è all’ultimo posto in Europa.

I 5 Stelle in questi ultimi giorni hanno alzato il tiro con la vicenda dei presunti fondi russi alla Lega (non è ora solo Di Battista a ricordare che la Lega ha rubato 49 milioni di euro agli italiani), si cerca di arrivare al 20 luglio, data per scongiurare elezioni anticipate a settembre.  Prossimo ostacolo la finanziaria prevista ad ottobre/novembre, poi elezioni anticipate nella primavera 2020?   Ai 5 Stelle non conviene andare al voto perché scenderebbero (già alle europee e a tutte le elezioni amministrative hanno vistosamente perso dimezzando il proprio consenso) a meno della metà del 33% ottenuto nel 2018.  Inoltre moltissimi non sarebbero rieletti e rinuncerebbero a 20.000 euro al mese e a molti benefit. E allora perché tornare al voto, con Salvini vincitore certo?  In queste ore dopo l’elezione di Ursula von der Leyen è in atto una riunione segreta dei pentastellati.  Si parlerà del piano B?  Piano B che da qualche giorno viene ipotizzato da alcuni giornalisti, un governo Conte bis, fra Movimento 5 Stelle e Pd con il benestare dei popolari europei, regista dell’operazione in casa piddina sarebbe Dario Franceschini (colui che fin dal marzo 2018 avrebbe voluto un accordo con i pentastellati), un ribaltone governativo sarebbe ben visto anche da alcuni consiglieri del Quirinale, cattolicissimi e stimati da Papa Francesco. Anche Nicola Zingaretti da quando è arrivato alla segreteria del Pd si è dimostrato non ostile ai 5 Stelle.

Mi sembra di rivivere quel che accadde nel febbraio 2018 quando anticipai l’accordo Lega / Movimento 5 Stelle era un’ipotesi avvalorata da una fonte autorevole in casa leghista, ora questa nuova ipotesi mi è avvalorata, solo in parte, perché ritengo il parlamentare grillino poco affidabile e comunque un “peones”.  Silenzio in casa Pd, non dimentico comunque che, anche in caso di attendibilità dell’ipotesi e dell’eventuale disponibilità piddina, c’è sempre di mezzo Matteo Renzi.

E allora? Andremo avanti con il governo Conte, i 5 Stelle continuano ad attaccare Salvini anche se spergiurano di continuare nell’alleanza con la Lega, Salvini stai sereno.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...