Gaetano Curreri degli Stadio intervistato da Gigi Vesigna

DILUVIO UNIVERSALE

di Gigi Vesigna

Anno 1979: per cinque ragazzi emiliani che facevano musica ciascuno per proprio conto arrivò l’occasione della vita. Si trattava di accompagnare la più importante tournée mai realizzata, quella che univa per la prima volta due cantautori che avevano già fatto la storia della musica: Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Il progetto si chiamava Banana Republic ed avrebbe percorso lo Stivale esibendosi soltanto negli stadi. Era la prima volta che accadeva e allora Gaetano Curreri, dopo aver scelto accuratamente i suoi compagni di viaggio, non ebbe difficoltà a battezzare il gruppo: li chiamò gli Stadio. Gaetano Curreri, in verità era già molto conosciuto negli ambienti musicali: era amico di un certo Vasco Rossi che  ha sempre dichiarato di dovere proprio a Gaetano il fatto di essersi gettato a capofitto nella musica, lasciando la sua cattedra di insegnante a Zocca, paese dell’Appennino modenese da dove trasmetteva la prima radio libera. Nel recente film di Pupi Avati Gli amici del bar Margherita, uno dei protagonisti vorrebbe fare il cantante: pur non avendone le qualità, va a fare una selezione per partecipare a Sanremo e, naturalmente, viene bocciato. Parte allora lo scherzo feroce: un documento autentico trafugato al Casinò comunica all’aspirante cantante che è stato ammesso al Festival dove canterà con Gino Latilla. Lui a Sanremo ci va davvero, ma quel che gli succede potete immaginarlo. Così quando torna a Bologna, mentre gli amici fingono solidarietà, lui sbotta: «Meglio mandare la mia canzone a Punto Radio, lì sì che ascoltano davvero anche gli sconosciuti» Sembra una favola, ma era proprio così», conferma Curreri, «con Vasco ascoltavamo tutto quel che ci arrivava e possiamo vantarci che, se sono nati tanti cantautori che oggi vanno per la maggiore, un bel po’ di merito va proprio a Punto Radio. Oggi gli Stadio hanno pubblicato il loro trentesimo album e hanno iniziato un giro che, dice Gaetano, come tutte le nostre tournèe si sa quando cominciano ma non quando finiscono. Stavolta, però, il vostro rock morbido, quello che ha fornito canzoni a Vasco Rossi, Lucio Dalla, Irene Grandi, Patty Pravo,  Ivano Fossati, è messo al servizio di una denuncia sociale ben precisa, molto dura, e anche se non mancano le canzoni d’amore, il titolo dell’album è piuttosto eloquente: Diluvio universale. «Dopo dieci anni Vasco ha scritto una canzone per noi, ed è quella che dà il titolo all’album. Per festeggiare i nostri primi trent’anni di carriera non poteva esserci scelta migliore. Certo, abbiamo dato un’occhiata attorno e riflettuto su questo nostro Paese, che è quasi una moderna Babilonia, e perciò abbiamo scelto di intitolare il nostro pezzo più impegnato proprio Benvenuti a Babilonia, che è quest’Italia così bella e così malata, ben lontana da quella California; per i tanti clandestini che arrivano sui barconi della disperazione, che si nascondono nei Tir alla frontiera. Approdati e rigettati. Ma un tempo eravamo noi a spingerci in America. Chi lo ricorda più? È un disco pensato nel pieno di un diluvio, noi lo abbiamo immaginato proprio così: ma siamo certi che da qualche parte c’è l’arca ad aspettarci!» E chi la costruisce quest’arca? Noi conosciamo chi può farlo: c’è un sacerdote, don Gianni, che frequento da anni e che mi ha insegnato a farmi spesso l’’esame di coscienza. Mi aiuta a capire e a non fare passi falsi. E poi don Ciotti. Spesso la Chiesa se ne sta seduta in panchina, ma quando scendono in campo i suoi campioni, allora si vince la partita! L’America ha una speranza che si chiama Obama, noi non abbiamo più quei re Mida che dicevano di trasformare in oro quanto toccavano, adesso fanno le televendite, trattano tegami e cucchiai. E Francesco d’Assisi è stato lasciato solo da chi va nei talk show a predicare facendo della Tv il suo pulpito!». Tra amore e sociale, l’album affronta altri temi attualissimi, come la prostituzione e la discriminazione nei confronti dei diversi, la crisi della politica e dei valori della coppia che diventa crisi dei valori universali della società.Neanche un pò di speranza per il nostro domani, dunque? La grande prova di solidarietà per aiutare i terremotati dell’Aquila è un bel segnale. Magari il nostro prossimo lavoro potrebbe anche intitolarsi Addio Babilonia. Ma per ora resta un’utopia!».
Gaetano Curreri e Giovanni Pezzoli sono i superstiti del gruppo originario. Insieme a loro oggi ci sono Andrea Fornili e Roberto Drovandi. Il produttore storico è da sempre Saverio Grandi. Gaetano Curreri ha incrociato in questi trent’anni i più importanti cantautori, aiutandoli qualche volta a diventare grandi. Ron, peresempio, segnalò a Curreri un ragazzo che «aveva della stoffa». Fu chiamato a fare da apertura ai concerti degli Stadio a Bologna nel 1973. Era Biagio Antonacci, Ivano Fossati ci affidò nel 1990 la canzone Ci sarà per noi, racconta Gaetano. «Lucio Dalla mi ha insegnato tutto, mi affascina la sua cultura, la sua forza, la sua curiosità» Nella storia degli Stadio c’è un ricordo particolare: Chiedi chi erano i Beatles scritta dal poeta Roberto Roversi e da Gaetano Curreri, diventata un po’ il loro manifesto e cantata anche da Gianni Morandi. Ma c’è pure un momento che per poco non sfociava in tragedia: nel 2003, durante un concerto ad Acireale, Curreri fu colto da un ictus. Momenti di grande tensione, che oggi sono soltanto un ricordo. Quel male terribile fortunatamente non ha lasciato traccia e così gli Stadio hanno ancora il loro leader, più combattivo che mai.

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