Il podcast Aida Cooper ospite della trasmissione radiofonica Stile Italiano

Aida Cooper fra i primi ospiti del nono ciclo della trasmissione radiofonico Stile italiano la storia della canzone italiana raccontata dai suoi protagonisti in onda su Radio Regione 100, Radio Hemingway, Radio Italia Stoccarda Musica Italiana, Radio Blu Italia e Radio Free Live.

Mercoledì 18 marzo alle ore 17 su Radio Radio Blu Italia in onda la seconda puntata con Aida Cooper intervistata da Massimo Emanuelli e Cesare Borrometi, Aida racconterà la sua straordinaria carriera, parlando naturalmente anche di Mia Martini.

Ascolta la prima puntata

 

Ascolta la seconda puntata

 

aida cooperAida Giulia Teodolinda Castignola nasce a Bettola (Piacenza), il 19 febbraio del 1949 e purtroppo sin da ragazzina rimane orfana di padre. Il canto, da lei subito scoperto, diventa una via di mezzo tra arte e mestiere, pur se ella frequenta il Liceo Classico perché spera anche di diventare professoressa di Lettere. Con tenacia e anche tanta timidezza, Aida debutta ufficialmente a 17 anni in occasione del Festival di Castrocaro. Non è tra le voci nuove finaliste, ma assieme a Loretta Goggi, di un anno e mezzo più giovane, fa da “riserva”. Tuttavia il suo stile canoro fa scalpore e suscita l’interesse della Fonit-Cetra, che la scrittura e le fa incidere il primo 45 giri nei primi giorni del 1967, con i motivi “Molto tempo prima” e “Non è cambiato niente”, arrangiati e diretti da Giampiero Boneschi. Per l’occasione ella si presenta con il nome d’arte di Aida Nola e mantiene questo pseudonimo anche in occasione del successivo 45 giri, “L’ultimo valzer”, pubblicato in settembre. Nella raccolta di “Sanremo ‘68” a cura dell’etichetta milanese-torinese figura una sua versione di “Sera”, la bellissima canzone di Roberto Vecchioni eseguita in gara da Gigliola Cinquetti e dalla oggi scomparsa Giuliana Valci, ma non succede nulla di eclatante. Anche nel 1969 la bella ragazza della “Bassa” registra due pezzi per l’antologia Fonit di Sanremo, “Zingara” e “Un sorriso”, indi si ribattezza Ida Nola e ritenta in estate con “Mi sento su” e soprattutto in autunno con la bellissima “Grande amore”, abbinata a “L’amore in casa mia”, versione italiana del brano inglese “Love for living”, portato al successo da Clare Torry, la vocalist dal potente timbro sopranile che, quattro anni dopo, sarà ovunque ammirata per il proprio contributo a “The great gig in the sky”, incisa dai Pink Floyd nel famosissimo album “The dark side of the moon”.
Per qualche anno, di Aida (Ida) Nola non si parla più, finchè, dopo molte serate nei piano-bar milanesi in cui esegue anche le canzoni del suo mito, Aretha Franklin, nei secondi anni Settanta, grazie all’interessamento di Mara Cubeddu, la cantante solista dei Daniel Sentacruz Ensemble nata artisticamente alla Numero Uno di Mogol e Battisti, non si dedica al ruolo di corista dalla vocalità “blues” e riesce a coronare degnamente i 33 giri dei migliori artisti nostrani gravitanti sulla piazza di Milano. Durante quelle sedute di registrazione, il bassista Andy Surdi presenta ad Aida Mia Martini, allora sulla cresta dell’onda: nasce presto una grande e sincera amicizia tra la “vocalist” padana e le due sorelle Bertè.
Poco dopo, Aida si lega artisticamente (e per qualche anno pure sentimentalmente) a un chitarrista e cantante afroamericano trapiantato in Italia, Cooper Terry, attivo sin dal 1972 nella propria opera divulgativa della musica tradizionale della sua gente nel nostro Paese, in particolare nei principali locali milanesi (tanto che il pubblico del capoluogo lombardo lo ribattezza “el nègher”). Con la fine del 1982, ecco che la Nostra diventa Aida Cooper e pubblica con il compagno un album contenente una rivisitazione di dieci classici della musica leggera di impronta afroamericana con il titolo “Feelin’ good”. Dirà del partner nel 1999, in un’intervista rilasciata al periodico “Raro !”: “Terry Cooper mi incoraggiava sempre; a volte mi faceva anche piangere, toccava il mio orgoglio. Mi diceva di pensare meno con la testa da cantante italiana e di più con il cuore e questa cosa mi ha aiutato tantissimo. Il blues è per me un modo di vivere e di arrabbiarsi”.
Nel 1985 Aida prosegue da sola e a propria volta rende omaggio a James Brown e a Otis Redding, con le sue versioni di “I’ll go crazy” (nota in Italia a suo tempo anche nell’edizione dei New Dada di Maurizio Arcieri) e “I’ve been loving you too long” (ripresa in passato pure da Caterina Caselli). I suoi vocalizzi coronano anche, tra l’altro, “Hai scelto me”, il brano di chiusura del popolarissimo album di Zucchero Fornaciari “Blue’s” del 1987. In quello stesso anno, Aida torna a cantare in lingua italiana e incide l’album “Scossa”, disco che però non incontra un successo particolare. Le va molto meglio l’anno successivo con “Mia mamma”, che si segnala tra i brani più ascoltati di quell’estate e che traina l’album “Vinti e vincitori”. L’euforia per il successo estivo spinge Aida a partecipare tra gli “emergenti” a Sanremo 1989, ma il brano da lei interpretato, “Questa pappa”, è, a dire il vero, banalotto e ne risentono le vendite del relativo album intitolato semplicemente “Aida”.
L’infelice esperienza sanremese e, poco dopo, il lutto per la morte, a soli 44 anni, di Cooper Terry, con cui era rimasta in ottimi rapporti fino all’ultimo, spingono Aida a riprendere la carriera di corista e nel 1994 si rende protagonista del bellissimo finale della versione di Mia Martini de “La musica che gira intorno” di Ivano Fossati, brano che praticamente dà il titolo a quello che purtroppo sarà l’ultimo album pubblicato in vita dalla grande cantante calabrese. Nel contempo, la sempre grintosa Aida, scherzosamente definita “la Tina Turner dei Navigli”, continua a girare i locali lombardi, emiliani, veneti, piemontesi e liguri alla testa di una “ R & B band”, i “Nite Life”, con cui pubblica un paio di album (uno dei quali inciso dal vivo) a cavallo dei due millenni, interpretando anche brani di Janis Joplin e di Randy Newman, autore che ella aveva scoperto anni prima, al tempo in cui divideva un appartamento a Milano con Mia Martini, la quale ne possedeva alcuni dischi.
Nel 2006 Aida Cooper collabora con Platinette alla riuscita dello spettacolo teatrale “Tutto su di me”; nel 2008 ella partecipa a un disco del cantautore Niccolò Agliardi interpretando assieme a lui il brano “Zazà” e nel 2009 si affianca a Loredana Bertè e Ivana Spagna nel disco “Lola and Angiolina Project”, cantando assieme alle due amiche e colleghe il motivo dal titolo “Comunque vada”. Successivamente Aida partecipa a dischi e spettacoli di Dario Gai, Giusy Ferreri e Pino Scotto e nel 2016 duetta con Loredana Bertè nella canzone di Edoardo Bennato “Ma quale musica leggera”, inserita nel disco dell’artista calabrese intitolato “Amici non ne ho… ma amiche si !”, prodotto da Fiorella Mannoia. Di quest’anno, invece, è l’ultimo lavoro discografico di Aida, “Kintsugi – Amica mia”, tutto dedicato all’amica Mia Martini nell’imminenza del quarto di secolo trascorso dalla dolorosa scomparsa di quest’ultima.

Cesare Borrometi

aida cooper quante voltePer la fine del 2019 è prevista l’uscita su etichetta Bandabertè KINTSUGI Amica Mia, omaggio a Mia Martini, Kintsugi è l’antica arte giapponese che consiste nel riparare un oggetto di ceramica rotto riunendo i pezzi attraverso l’utilizzo di oro o argento liquidi in modo da esaltare le nuove nervature create. Ogni pezzo riparato diviene così unico ed irripetibile, le crepe sono impreziosite. La metafora del Kintsugi riassume perfettamente l’essenza della resilienza, cercare di fronteggiare in modo positivo le avversità della vita, esibendo orgogliosamente le proprie cicatrici che ci rendono persone uniche, più mature, più forti. Ed è proprio questo il messaggio che Aida Cooper cantante, corista ma soprattutto amica storica di Mia Martini, vuole lanciare intitolando così il suo nuovo album KINTSUGI Amica Mia, con questo gioco di parole volto a sottolineare il legame tra loro due.

Nel corso della trasmissione radiofonica Stile italiano oltre a ripercorrere con Aida la sua carriera radiofonica e ad ascoltare i suoi brani storici, ascolteremo Quante volte, il primo singolo estratto da KINTSUGI Amica Mia di Aida Cooper, nuovo album su etichetta Bandabebè, in cui l’artista rende omaggio a Mia Martini che di questa canzone ha scritto il testo su musica di Shel Shapiro.

“Tengo molto a questo brano perché oltre ad essere bellissimo è nelle mie corde ma – dice Aida Cooper – soprattutto, è un pezzo autobiografico il cui testo, scritto proprio da Mimì , è intenso, complicato ma allo stesso tempo delicato, proprio come era Lei”

Il brano è supportato da un video, per la regia di Naù Germoglio che dichiara: “Abbiamo girato durante la prima data del LiBertè Summer Tour 2019 di Loredana Bertè. La sfida era quella di riuscire a dare uno stile preciso al video di Aida Cooper durante il primo live del pezzo, senza avere la possibiltà di girare nessuna sequenza in più, quindi buona la prima! Vista la ripresa in notturna con un minimal light design, ho deciso di animare il video con degli effetti caldi e avvolgenti, senza però sovrastare la purezza del brano”.
Quante volte fa parte del disco di Aida Cooper, che vede la direzione artistica di Ivano Zanotti con la supervisione di Loredana Bertè e contiene nove brani scelti dal grande repertorio di Mia Martini (uno dei quali interpretato proprio con Loredana Bertè) e un inedito scritto per Aida da Maurizio Piccoli, storico autore delle sorelle Bertè. Questa la track list dell’album: Quante volte, Spaccami il cuore, Almeno tu nell’universo, Per amarti, Guarirò Guarirò, E non finisce mica il cielo, Danza, Sono Tornata, Donna e l’inedito Un figlio mio.

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Ascolta il podcast della seconda puntata

Stile italiano la storia della canzone Italiana raccontata dai suoi protagonisti

 

 

 

 

 

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