Il Rettore dell’Università Statale respinge le avances di Matteo Salvini, Matteo Salvini candida Silvia Sardone sindaco di Milano?

Se corrisponde al vero che il Magnifico Rettrore dell’Università Statale di Milano Gianluca Vago ha detto di no a Matteo Salvini che lo vorrebbe candidato Sindaco di Milano contro Beppe Sala (se questi deciderà di candidarsi) sarebbe il secondo “no” del Magnifico Rettore che già nel 2015 disse no al centro destra (allora ad egemonia berlusconiana oggi ad \egemonia salviniana). Il Rettore è uomo di buon senso non adatto alla demagogia e alla politica salviniana di promettere cose che poi non si realizzeranno, inoltre la Milano moderata e riformista (allargata all’area cattolica e forzista) mal sopporta l’estremismo e la demagogia salviniana ed è disposta a correre per Sala (come ha manfiestato apertamente fin dalla scorsa estate Bruno Dapei, ex Presidente del Consiglio provinciale di Milano ed ex coordinatore della campagna elettorale di Stefano Parisi). Che il problema della sicurezza e del degrado delle periferie esista è innegabile (solo i vetero comunisti, se a Milano esistono ancora possono negarlo), ma è altresì vero che Milano è più sicura di altre città. Certo il sindaco Beppe Sala se intende ricandidarsi (rumors e persone a lui vicine mi dicono si) deve ancora molto lavorare. Il Magnifico Rettore forse non era adatto per la demagogia tipicamente salviniana (ma anche l’ex vice sindaco ed attuale assessore regionale Riccardo De Corato, il nuovo che avanza, in politica dal 1983) cioè andare in giro per le periferie, denunciare il degrado salvo poi non fare nulla (ma cosa è stato fatto negli anni durante i quali Salvini era consigliere comunale e Riccardo De Corato vice sindaco?). Ecco dunque spuntare, dopo il diniego del Rettore, un nome nuovo, Silvia Sardone. Nuovo si fa per dire, poichè anc’essa è in politica da anni, ma almeno, a differenza di De Corato, deve essere messa alla prova. Consigliere di zona per Forza Italia, poi consigliere comunale sempre per il partito di Berlusconi, quindi eletta con Forza Italia in Regione Lombardia. La Sardone ha fatto della sicurezza e della periferia (soprattutto Municipio 2) la sua battaglia da anni, di questo gliene va dato atto. Ma fare il sindaco di Milano non vuol dire occuparsi solo della sicurezza in zona 2, è vero altresì che la Sardone (facendo arrabbiare non poco i berlusconiani) la scorsa primavera si è candidata alle elezioni europee per la Lega ed ha ottenuto uno straordinario risultato in termini di voti preferenziali. I voti li ha presi in altre zone di Milano e nell’hinterland, sopratutto in quel di Sesto San Giovanni, dove è stato eletto sindaco (per la prima volta dal 1945) suo marito, ai sestesi però non risulta alcun cambiamento in fatto di sicurezza rispetto alla giunta precedente. Mi è capitato come giornalista di interloquire con Silvia Sardone e con il marito (personalmente non posso che dire bene di entrambi), la sfida fra Silvia Sardone (se i rumors saranno confermati) e Beppe Sala sarà affascinante. Ci saranno i soliti ultrà di destra e di sinistra che, senza conoscere personalmente i due caniddati, si faranno imbonire, o, al massimo, si accontenteranno di una stretta di mano o di un sorriso in campagna elettorale. La lotta comunque sarà fra Sardone e Sala, ma, nessuno dei due riuscirà, a parer mio, a vincere al primo turno. I milanesi ponderano bene il loro voto (i milanesi non esaltati) al primo turno infatti essi sceglieranno anche altre liste le quali poi potrebbero essere l’ago della bilancia al ballottaggio, sempre ammesso che si schierino. Una lista civica di soli cittadini, il Grande Nord di Roberto Bernardelli, il Partito Liberale (che Parisi snobbò nel 2016 fu quello uno dei suoi maggiori errori), oltre all’incognita 5 Stelle. I grillini a Milano (città laboriosa e produttiva che non ama i lazzaroni) non hanno mai avuto fortuna, non sono mai arrivati oltre il 10%. Con i sondaggi nazionali che li danno in discesa dal 33% al 5% (Emilia Romagna) a Milano città potrebbero arrivare al 3% (la lista civica di soli cittadini potrebbe ottenere un simile risultato pur non avendo Grillo, Casaleggio e Di Maio alle spalle).
Comunque vada la sfida all’ultimo voto sarà affascinante, la battaglia sarà fra Beppe Sala e Silvia Sardone, fra centro destra e centro sinistra, le “liste minori” cercano solo un paio di rappresentanze in consiglio comunale e nei Muncipi, sanno benissimo che non vinceranno (a meno che i milanesiì impazziscano, o rinsavissero…). Forse solo i 5 Stelle pensano di vincere a Milano, rispolverando lo stupido slogan (che ha portato anche sfiga) del 2014 “vinciamo noi”…

 

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