Giorgio Corbelli

giogio corbelliGiorgio Corbelli nasce a Sant’Arcangelo di Romagna il 17 luglio 1955, a soli 27 anni, inizia la sua attività imprenditoriale nel 1982 fondando l’emittente televisiva Telmarket in provincia di Brescia,è il primo in Italia a vendere oggetti d’arte in tv. Corbelli successivamente rileva dai fratelli Marcucci Elefante Tv e crea un network nazionale specializzato nella vendita di prodotti d’arte, testimonial è Vittorio Sgarbi. Nel 1988 diventa presidente del Basket Brescia, nel 1991 è presidente della squadra cestistica di Forlì. Negli anni ’90 acquisisce la casa d’aste Semenzato ed entra nell’azionario di Finarte, la maggior maison italiana, quotata in borsa, nel 1994 acquista i diritti dell’Aurora Desio per trasferire la società a Roma, salvando i capitolini dalla retrocessione in A2. Corbelli ha assunto la presidenza del club romano fino al 1999, cedendo la squadra a Claudio Toti nel 2001 dopo due anni di presidenze transitorie. Dopo avere acquistato il San Marino Calcio, nel 2000 entra nel mondo del calcio acquistando quote di maggioranza del Napoli, salvo poi uscirne due anni più tardi per la difficile condizione economica della squadra e per vicende giudiziarie che implicarono le sue aziende. Nell’estate 2002 acquisisce dal vecchio proprietario Sergio Tacchini l’Olimpia Milano, la più prestigiosa e titolata squadra del basket italiano, Corbelli nel 2008 venderà l’Olimpia Milano allo stilista Giorgio Armani. Nel movembre 2008 Corbelli viene condannato, unitamente all’ex Presidente Corrado Ferlaino

Dal novembre 2010 Corbelli è presidente del Basket Rimini Crabs, formazione che partecipava al campionato di Legadue prima della liquidazione dell’estate seguente. Nel marzo 2012 la Finarte viene dichiarata fallita dal Tribunale di Milano, per il crack del Napoli Calcio. Nel 2013 la sofferta decisione di chiudere Telemarket: “la crisi aveva già picchiato duro a partire dal 2008, ma con l’arrivo del governo tecnico i nostri affari sono colati a picco. Nel 2005 siamo riusciti a fatturare 111 milioni di euro vendendo oltre 70.000 pezzi, nel 2012 ci siamo fermati a 32 milioni, in queste condizioni non si va avanti. Il governo tecnico di Mario Monti ha avuto una bella fetta di responsabilità. Ma non è così solo per l’arte: vale per l’edilizia e per molti altri settori. Ci hanno praticamente costretto a far chiudere un’azienda nata trent’anni fa, che dava lavoro a cento dipendenti, senza contare l’indotto.”

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