Beppe Sala e Beppe Grillo: la convergenza delle parallele. Il futuro del Sindaco di Milano, del Pd, del Movimento 5 Stelle e di Milano

Cosa abbiano in comune il sindaco di Milano e il fondatore del Movimento 5 Stelle si cerca di capirlo. Innanzitutto il nome: si chiamano Beppe tutti e due.. Il fondatore del Movimento 5 Stelle dodici anni fa, prima di dare vita al suo Movimento, voleva candidarsi alle primarie del Pd, fu il lungimirante Piero Fassino e non volerlo, Fassino rispose: “Grillo se vuole si faccia un partito suo, si presenti alle elezioni, vediamo quanti voti prende…” Il sindaco di Milano non è mai stato iscritto al Pd e spesso ha preso posizioni critiche sia con Renzi, che con altri dirigenti del Pd. Per gli stretti collaboratori del comico genovese del sindaco di Milano non è un segreto che i due si parlino da mesi, come sanno anche i giornalisti ben informati, per gli elettori fanatici e tifosi (sinistrorsi o grillini) che votano simboli e politici che non conoscono, quando io anticipai la notizia (ma anche altri giornalisti) scrissi ciò venni preso per visionario o matto (elettori del Pd) o minacciato (elettori pentastellati). Comunque per noi non è una novità avere appreso ora cosa potrebbe succedere con questa convergenza delle parallele (espressione che venne coniata da Aldo Moro per parlare di un’impossibile alleanza, due parallele non possono convergere..). Sala mesi fa così si era espresso pubblicamente nei confronti di Grillo: “Ha fatto una rivoluzione straordinaria e qualcuno invece di sbeffeggiarlo dovrebbe pure imparare. C’è molto spazio per il cambiamento, serve coraggio””

Beppe Grillo e Beppe Sala si sono incontrati durante le vacanze di Natale con le rispettive donne ed hanno parlato di ambiente, welfare ed altri temi. Beppe Grillo, artefice della svolta verso il Pd, vuole riscattarsi con i suoi ultrà che non hanno mai digerito l’apertura nazionale del comico genovese ai Dem. Il Pd, liberatosi da Renzi, ha quale segretario Nicola Zingaretti, ma, a quanto pare, Grillo preferisce dialogare con Sala che non è mai stato iscritto al Pd e che nel 2016 riuscì nell’ardua impresa di essere eletto primo cittadino dialogando con tutti coloro che non la pensavano come il Pd: moderati, riformisti, cattolici, persino una lista civica di soli cittadini e, addirittura, anarchici, e, in sede di ballottaggio, anche con parte dell’elettorato 5 Stelle. Lo stesso segretario dem Nicola Zingaretti ha parlato di “apertura” alla società civile, ad altre liste, a tutti coloro che intendono bloccare la deriva populista. A cercare il sindaco di Mlano è stato anche l’ex ministro Lorenzo Fioramonti il quale però ha così motivato tale scelta: “È una persona con cui intendo confrontarmi e che ho invitato alla presentazione del mio libro”. I tre consiglieri comunali grillini milanesi non hanno mai fatto opposizione a Sala, semmai la vera opposizione, almeno stando alle dichiarazioni di Sala, l’ha fatta chi non è in consiglio comunale, opposizione costruttiva… Ultimamente almeno due dei consiglieri pentastellati milanesi votano ogni decisione del sindaco..
Il sindaco ha detto che bisogna parlare e confrontarsi con i pentastellati. In occasione dell’ultima riunione dell’Anci (l’associazione dei Comuni italiani) la stima nei confronti di Sala è stata unanime. Il sindaco di Milano è uno dei papabili leader del centrosinistra per le sue indiscusse capacità organizzative ed aggregative. In attesa dei risultati delle elezioni regionali di Emilia Romagna e Calabria si sta preparando il terreno di un Sala (e di un Grillo) che preparano qualcosa di nuovo.
Ma se così sarà quale sarà la fine di Zingaretti? Chi succederà a Luigi Di Maio alla guida del Movimento 5 Stelle? Vito Crimi è solo un reggente. Occorre una persona dei 5 Stelle che abbia sempre mantenuto ottimi rapporti con Sala. E che accadrà nel Pd? Sala al posto di Zingaretti? O resta Zingaretti e Sala farà il candidato premier per Pd e 5 Stelle? E, ancora, quale il ruolo di Conte il quale, nonostante si fosse definito un professore prestato alla politica, ora ha preso gusto nel fare politica e non intende assolutamente tornare a fare il professore. E, infine, se Sala dovesse avere un ruolo nazionale cosa accadrà a Milano? Nei giorni scorsi alcuni sondaggi su Milano dicevano chiaramente che il centro destra era in vantaggio con le sue liste, ma che Sala andava oltre il Pd e il centro sinistra e sarebbe stato in grado di unire tutti, presentando anche una lista civica, una ambientalista e, lo dice lui però, anche un’altra lista civica ostica, riottosa, ambigua, ondeggiante fra la corsa solitaria, un appoggio condizionato al programma a Sala o alla Lega di Matteo Salvini.

 

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