Arturo Diaconale i ricordi miei, di Bobo Craxi e di altre persone che l’hanno conosciuto

Dal 1999 al 2006 collaborai con il quotidiano nazionale L’Opinione delle Libertà, antica testate del Partito Liberale Italiano, fondata da Camillo Benso Conte di Cavour. Era un periodo molto difficile della mia vita professionale, sia come docente che come giornalista, io anarchico-socialista (soprattutto anarchico) non avevo mai scritto per un organo di partito (eccezion fatta per la giovanile e brevissima esperienza a L’Avanti!). Diaconale aveva trasformato la testata da organo di partito (il Pli come gli altri quattro partiti che avevano dato all’Italia stabilità, benessere economico, democrazia era stato distrutto da una falsa rivoluzioni che portò poi l’Italia allo sfascio, i danni si vedono ancora oggi…) in quotidiano di riferimento per l’area liberal-socialista e libertaria. Inizialmente era titubante sull’accettare l’incarico che il condirettore Paolo Pillitteri mi aveva offerto, poi accettai, per rispetto a Paolo.  Mi occupai di critica televisiva e, soprattutto radiofonica (la radio era e resta il mio primo amore), fui inviato nei palazzi del potere lombardo (Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, Palazzo Isimbardi sede della Provincia di Milano e il Pirellone, sede della Regione Lombardia), curai anche la rubrica I ritratti milanesi.  Conobbi Arturo Diaconale telefonicamente e poi quando venne a Milano nella redazione milanese e negli studi di Odeon Tv. Arturo mi diede sempre la totale libertà di scrivere quel che pensavo, osservavo, vedevo, anche con le mie idee originali e divisive.  La redazione milanese e romana dell’Opinione era una fucina di iniziative, grandi firme e un nutrito gruppo di giovani che poi approderanno su testate nazionali (il primo che mi viene in mente è Michele Avola, oggi a 7Gold).  Da Arturo imparai molte cose, la più importante fu il dubbio tipico di ogni liberale.  Una sola impresa non gli riuscì: portare a scrivere per l’Opinione Gianfranco Funari, l’anarchico della tv, si erano incrociati negli studi di Odeon Tv ed io avevo fatto da tramite, la cosa non si concretizzò perchè Funari era impegnatissimo con la tv, ma anche Funari aveva una grande stima di lui, durante i collegamenti fra Rete Oro e Telereporter, Funari lo salutava così “A Diaconà tutto bene?” (Massimo Emanuelli)

“Un pensiero per Arturo Diaconale. Garantista, Liberale. Amico di noialtri in tempi in cui non era scontato esserlo. Una persona perbene.” Bobo Craxi.

“Era un mulo abruzzese come amava definirsi Marco Pannella, era un grande giornalista, pur nella diversità di opinioni avevamo molte cose in comune. Aveva il senso della libertà che solo un vero liberale può avere. Aveva posizioni libertarie, le pagine dell’Opinione sono state aperte a tutti, non ha mai cambiato una virgola di quel che scrivevo. Garantista a 24 carati, non difendeva la sua parte, anzi difendeva la parte avversa. Walter Vecellio (Radio Radicale).

Ho conosciuto Arturo Diaconale nel 1992, quando – insieme a un manipolo di miei colleghi universitari freschi di laurea (e miei carissimi amici) – ero un giovane collaboratore de L’Opinione, in quegli anni settimanale del Partito Liberale Italiano. Arturo fu chiamato alla direzione da Renato Altissimo, per “correggere” la linea lib-lab del giornale (uno strascico della precedente segreteria Zanone) e traghettare L’Opinione verso quello che, qualche mese più tardi, si sarebbe chiamato “centrodestra”. Arturo irruppe come un ciclone in una redazione abituata ai ritmi sonnecchianti e un po’ snob del giornale di partito. Da giornalista vero (non per niente era stato una delle punte di diamante della redazione politica de Il Giornale montanelliano), cercò immediatamente di trasformare L’Opinione in un settimanale d’assalto, alla ricerca di un’identità che andasse oltre a quella del semplice bollettino d’ordinanza del PLI. Con Tangentopoli, nel giro di pochi mesi il partito svanì rapidamente come il resto della Prima Repubblica. Amici dei magistrati a parte. Ma invece di mollare il colpo e cercare fortuna altrove (e ne avrebbe certamente avuto la possibilità), Arturo raddoppiò la posta: rilevò la testata dal partito e la trasformò in quotidiano. Tra mille difficoltà, non solo economiche, ancora ricordo quei giorni come i più entusiasmanti della mia carriera professionale. Grazie alle intuizioni di Arturo e del suo caporedattore Franco Oliva (già Secolo XIX, Mattino di Padova, Nuova Venezia, Espansione), L’Opinione diventò una palestra d’addestramento per una serie infinita di giovani giornalisti che non avevano intenzione di piegarsi alla dottrina del conformismo progressista. Molti di loro sono diventati firme prestigiose dei giornali e delle televisioni italiane. E quasi tutti si sono fatti le ossa proprio in quei primi, caotici anni del quotidiano L’Opinione. Che oggi lo ammettano con se stessi oppure no, devono proprio ad Arturo la prima possibilità di potersi confrontare con la professione giornalistica. Sono passati quasi tre decenni da allora. E tra mille peripezie L’Opinione ha pervicacemente continuato ad esistere. Sono cambiati amministratori, assetti societari e giornalisti, ma l’unico fattore costante è rimasto proprio Arturo, con la sua testardaggine abruzzese, la sua inesauribile capacità di mediazione, la sua infinita generosità e le “mille idee al minuto” sempre pronte a mettere in difficoltà i suoi collaboratori. Arturo non era solo L’Opinione, naturalmente. La Rai (prima come conduttore e poi come componente del consiglio d’amministrazione), la sua (nostra) amata SS Lazio, il Parco Nazionale del Gran Sasso: i suoi impegni erano tanti come la sua sconfinata curiosità intellettuale. Prima che un male infame ce lo portasse via, il nostro Direttore era ancora lucido come un laser e attivo come un ragazzino. Aveva posto le basi per un importante progetto televisivo, si preparava al rilancio del giornale e continuava a pianificare il futuro. Ora, senza di lui, questo futuro è più vuoto e più triste. Ma abbiamo l’obbligo di provare comunque ad immaginarlo, insieme ai lettori che in tutti questi anni non ci hanno mai abbandonato. Sembra soltanto retorica, ma è la pura verità: Arturo avrebbe voluto così. (Andrea Mancia L’Opinione delle Libertà),

Esprimo profondo cordoglio, da parte mia e di tutto il gruppo Forza Italia della Camera, per la scomparsa di Arturo Diaconale. Uomo arguto e appassionato, grande giornalista, garantista convinto, con lo sport e la sua Lazio nel cuore. Siamo vicini alla famiglia in questo momento di dolore”, Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

“Ci ha lasciato Arturo Diaconale. Giornalista gentiluomo e nello stesso tempo uomo coraggioso. Abbiamo combattuto insieme molte battaglie nella scuola di Indro Montanelli. Non posso dimenticare il suo impegno anche con Forza Italia. Riposa in pace. Ciao Arturo!”, Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia”

“Addio ad Arturo Diaconale, bravo giornalista, laziale vero, amico caro” Clemente Mimun direttore del Tg5

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