Il podcast. Grazia Di Michele intervistata da Massimo Emanuelli e Cesare Borrometi

Grazia Di Michele domenica 31 gennaio 2021 alle ore 16 su Radio Hemingway sarà l’ospite della trasmissione Stile italiano la storia della canzone italiana raccontata dai suoi protagonisti e sarà intervistata da Massimo Emanuelli e Cesare Borrometi.

Il promo

Ascolta il podcast con l’intera puntata

GRAZIA DI MICHELE (LA SCHEDA DI CESARE BORROMETI)

Maria Grazia Di Michele viene al mondo a Roma il 9 ottobre del 1955. Di origini paterne abruzzesi, si appassiona alla musica già da bambina, allorquando la madre acquista i cofanetti della collana discografica “Napoletana” di Roberto Murolo e ne rimane quasi folgorata. E’ allora che comincia a dilettarsi nel canto. Da adolescente, riceve in regalo dal fratello una chitarra e, curiosa di scoprirne la tecnica, impara ben presto a fare l’ “accompagnamento”. Più tardi, ella inventa nuove melodie e coinvolge la sorella Joanna per scriverne i testi. Nel contempo si diploma al Liceo Classico e si iscrive a Giurisprudenza, aspirando a discutere la tesi di laurea in Criminologia.

In quegli anni, a Roma, il “Folkstudio” di Cesaroni invita i giovani cantautori a farsi ascoltare, esibendosi comodamente ogni domenica pomeriggio, alla presenza del pubblico. Accade allora che, un giorno, Maria Grazia si presenti con la sua chitarra nello storico locale capitolino e canti un paio di motivi composti su testo della sorella. E’ un trionfo: il suo stile, che richiama le ballate delle artiste “country-pop” nordamericane (Joni Mitchell in testa), cattura i produttori della IT, etichetta “satellite” della RCA Victor italiana. Così, dopo una parentesi “girovaga” con un trio femminile musicale denominato “L’Ape di Vetro”, che basa il proprio repertorio su tematiche d’impegno sociale assai sentite in quegli anni (1975-’77), la giovane cantautrice toglie “Maria” dal nome d’arte e, semplicemente come Grazia Di Michele, nei primi mesi del 1978 pubblica il primo 33 giri, “Clichè”, dieci canzoni sul tema della condizione della donna, cui collaborano nomi importanti quali Ernesto Bassignano e il musicista Arturo Stàlteri, entrambi poi apprezzati conduttori di programmi radiofonici. A questo proposito, anche la Nostra prende confidenza con la radio e, dopo alcune sporadiche collaborazioni con l’emittente romana Radio Città Futura, passa in Rai dove conduce per Radiouno, conduce la rubrica culturale dal titolo “Obiettivo Europa”. Condurrà quindi per Stereouno Master con Mario Pezzolla, Grazia Di Michele, Rupert, Serena Dandini e Barbara Condorelli.

“Clichè” è un album di buon successo; ad esso segue, nell’autunno del 1979, un 45 giri dalle due facce: quella della ballata “all’americana” (“Sera”, nel cui testo viene citato Andrè, il cane di allora di Grazia Di Michele, da sempre amante degli amici a quattro zampe) e quella più “rock” (“Tu puoi fingere”). Anche qui si registra un certo successo, anche se non grandissimo. Poi vi è una pausa di qualche anno in ambito musicale, colmata da una lunga attività radiofonica, stavolta per RAI Stereouno, ma Grazia non manca di mettere le dita sulla sua chitarra per elaborare nuove canzoni (quasi sempre con la collaborazione della sorella Joanna per le parole). Ne deriva così un album, “Ragiona col cuore” (1983), che è importante in quanto ella prende contatto con l’ambiente musicale milanese, avendo come guida un violinista, compositore e arrangiatore di nome Lucio Fabbri. Nasce una collaborazione molto lunga che porta finalmente Grazia Di Michele ai primi posti delle classifiche. Poco prima del Natale 1986, infatti, ecco il “botto”: “Le ragazze di Gauguin”, che non solo si giova di un testo molto interessante in cui si citano grandi pittori, stilisti e registi di cinema francesi o comunque attivi Oltralpe, ma anche di un accattivante e raffinato arrangiamento. Inoltre, l’uso del ritornello viene per qualche tempo concesso ad una ditta produttrice di calze da donna per i suoi spot televisivi.

A “Le ragazze di Gauguin” segue un altro estratto dal relativo album, “Stai con me”; nel 1988 esce un altro lavoro intitolato “L’amore è un pericolo” e nell’ ’89 Di Michele partecipa al Festival di Sanremo solo come autrice (“Si chiama Heléne”, cantata da Stefano Ruffini), per poi tornare l’anno dopo come cantautrice con “Io e mio padre”. E’ il periodo delle doppie versioni, l’originale italiana e la“cover” in lingua estera, sicchè, con l’aiuto della paroliera statunitense trapiantata a Milano Naimy Hackett, la canzone diventa “Me and my father” per essere eseguita da Nicolette Larson, artista country-rock che purtroppo scomparirà ancor giovane anni dopo. Il brano funziona molto bene e così riecco Grazia Di Michele in gara nel 1991 con “Se io fossi un uomo”: stavolta a ripeterla in inglese è la dolce cantante afroamericana Randy Crawford, che la interpreta con il titolo “If I were in your shoes” e la porta al successo mondiale (anche in una versione bilingue con le due artiste che cantano assieme). Un anno di pausa e nel 1993 Grazia torna al Teatro Ariston, qui affiancata da Rossana Casale ne “Gli amori diversi”: è un meritato terzo posto e inoltre il brano funziona molto bene.

Segue un periodo di relativo silenzio, in cui Grazia Di Michele diventa madre e si dedica anche ad altro: oltre a terminare gli studi universitari di Diritto, ella ottiene un diploma in Musicoterapia, mettendosi così a disposizione delle persone diversamente abili o comunque meno fortunate. A lei si deve, tra l’altro, il progetto di un’incubatrice sonora a beneficio dei nati prematuri, adottata ben presto dal Centro di Neonatologia dell’Ospedale Civile di Brescia.

Nel 2001 esce un nuovo lavoro discografico, inciso stavolta per un’etichetta indipendente, dal titolo “Naturale”: il brano di punta è “Tutta colpa dell’inciso”, una satira sul tema delle canzoni di qualità che vendono poco e su quelle banali e orecchiabili che si ascoltano dalla mattina alla sera per lungo tempo. Di lì a poco, ecco l’ingresso della cantautrice romana nel “corpo insegnante” del più popolare “talent show” italiano, “Amici di Maria De Filippi”, assumendo il ruolo di docente di musica e canto. Apprezzata per essere ad un tempo rigorosa e comprensiva, l’artista mantiene l’incarico per parecchi anni, pur non dimenticando di riaffacciarsi alla ribalta del Festival di Sanremo nel 2015 con “Io sono una finestra”, brano eseguito assieme a un ben noto personaggio radiotelevisivo, Mauro “Platinette” Coruzzi e più avanti inciso anche in versione francese (testo di Catherine Spaak) per l’Associazione “Emergency”, in ricordo delle vittime della strage del “Bataclan” di Parigi del 13 novembre di quell’anno. Quindi, abbandonato il seguitissimo e discusso spettacolo di “Canale 5”, debutta come narratrice con il romanzo “Apollonia” e poi ritorna a imbracciare la sei corde, comporre e cantare, lavorando sin dal 2020 assieme alla ritrovata Rossana Casale  e con Mariella Nava ad un progetto a tre, annunciato da un singolo e che porterà per la primavera del 2021 a un intero album, già atteso dagli appassionati della canzone italiana di qualità.

LA TRASMISSIONE STILE ITALIANO: LA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA RACCONTATA DAI SUOI PROTAGONISTI

Ascolta il podcast con l’intervista a Grazia Di Michele

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