E’ morto Gerardo Bianco, fu ministro dell’Istruzione e segretario della Dc, storia di un’Italia e di una pubblica istruzione che funzionava

E’ morto all’età di 91 anni Gerardo Bianco, storico esponente democristiano. Nato a Guardia Lombardi, in provincia di Avellino, il 12 settembre 1931, si laureò in lettere classiche all’Università Statale di Parma, fu latinista e attivo nella Fuci. Dopo essere stato provinciale in quel di Avellino, nel 1968 fu eletto deputato nelle fila della Democrazia Cristiana, responsabile del settore ricerca scientifica e dell’ufficio studi del partito, fu rieletto ininterrottamente fino al 1994. Ricoprì gli incarichi di capogruppo a Montecitorio, vicepresidente della Camera dei Deputati, successore di Sergio Mattarella in qualità di ministro dell’Istruzione nel VI governo Andreotti. Era un’altra Italia, criticabile sotto certi aspetti, ma con una classe politica che sapeva governare, che era selezionata, proveniente dal mondo del lavoro e con un cursus hononorum (con la seconda Repubblica iniziarono ad essere candidati gli adulatori dei capi e persone scelte con due clic in rete…). Chi scrive non è mai stato democristiano (nè tantomeno fascista o comunista), ma devo ammettere che la Democrazia Cristiana era riuscita, pur con i suoi difetti, e i partiti ad essa alleati, avevano fatto della pubblica istruzione (poi distrutta da tutti coloro che hanno governato nella seconda Repubblica) l’eccellenza europea (e mondiale). Un’Italia nella quale non si demonizzava l’avversario politico (BIanco collaborò anche con i radicali). Bianco fu un personaggio di indiscussa moralità, un uomo di cultura prestato alla politica, con un grande rispetto delle istituzioni e dell’etica pubblica.

Con la fine della Dc Bianco, a differenza di altri suoi colleghi che si riciclarono in partiti di plastica raccoglitori di consensi e comitati d’affari, coerentemente aderì al Partito Popolare Italiano e fu eletto europarlamentare a Strasburgo, incarico che mantenne fino al 1999. Del PPI fu anche segretario per tre anni, nel 2006 contribuì alla nascita dell’Ulivo, come segretario del partito, avrebbe potuto candidarsi in qualsiasi collegio (come fecero ed hanno fatto in tempi recenti gli approfittatori), ma scelse di rischiare candidandosi solo nel proporzionale. Nonostante la vittoria nazionale, Bianco non venne eletto parlamentare, non avendo preso abbastanza preferenze nella quota proporzionale, a causa dello scorporo. Alle elezioni del 2001 fu rieletto alla Camera nella circoscrizione Campania 1, fu direttore del quotidiano Il Pooplo, contrario alla fusione con La Margherita, il suo obiettivo all’inizio del nuovo millennio fu quello di ridare un’autonoma presenza organizzata ai cattolici democratici in Italia per non disperdere e mantenere viva l’anima ideologica che fu del PPI. Rieletto nel 2006 non condivise la scelta di unire ex comunisti ed ex democristiani e non aderì al Pd (probabilmente aveva intuito la velleità di tale operazione che proprio in queste ultime elezioni è apparsa evidente), rimase in parlamento come indipendente ed aderì al gruppo misto.

Così lo ha ricordato l’ex ministro Dario Franceschini: “Gerardo Bianco era un uomo libero, colto, coraggioso, buono. Senza di lui non sarebbe nato l’Ulivo e soffriva che questo non gli fosse pienamente riconosciuto. Era antico e moderno insieme, custode della nobiltà della politica ma capace di capire il nuovo. Uno dei Grandi della Democrazia Cristiana. Per me un amico e un maestro. Ciao Gerardo”.

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