Stefano Zecchi si candida sindaco di Milano, Gabriele Albertini suo vice, Zecchi esorta i civici a scendere in campo

Ieri al Circolo di Via De Amicis oltre 100 persone hanno partecipato all’incontro con il filosofo ed ex assessore alla Cultura del Comune di Milano professor Stefano Zecchi, fra i presenti il giornalista Stefano Golfari, l’ex assessore Roberto Predolin e tanti esponenti dell’associazionismo milanese. Non potevo mancare all’incontro non solo per rivedere con piacere Stefano Zecchi ma perché al Circolo De Amicis di fatto sono cresciuto ed ancora oggi organizzo eventi. Ricordo che questo circolo fu fondato nel 1968 da Aldo Aniasi (sindaco di Milano dal 1967 al 1976) e che venne inaugurato dall’allora vicepresidente del consiglio e leader del PSI Pietro Nenni. pea. Sono passati per il Circolo De Amicis tutti i sindaci di Milano, alcuni Presidenti della Repubblica (Sandro Pertini, Oscar Luigi Scalfaro, Giorgio Napolitano), storici esponenti della Repubblica, economisti, medici, giornalisti, accademici.

Il circolo organizza regolarmente dibattiti, presentazioni di libri e convegni. Impossibile ricordare tutti i relatori e gli ospiti che frequentano o hanno frequentato lo spazio, citiamo a caso alcuni di essi iniziando dai relatori stranieri: Alessandro Panagulis che venne al De Amicis per parlare della sua Grecia nella morsa dei colonnelli, Francois Mitterand che spiegò l’importanza e il ruolo delle sinistre europee, Günter Grass spiega l’origine del terrorismo in Germania. Fra gli italiani Giorgio Streehler, Paolo Grassi, Sergio Zavoli, Bettino Craxi, Sandro Mazzola, Enzo Bearzot, Sandro Pertini, Salvatore Quasimodo, Vittorio Agnoletto, Ornella Vanoni, Giorgio Benvenuto, fino alle più recenti Claudio Martelli, Francesco Alberoni, Giuliano Amato e artisti del calibro di Alik Cavaliere e Mario Rossello.

Sarà quindi di buon auspicio per il professor Zecchi il fatto che dal De Amicis siano passati tutti i futuri sindaci di Milano?

Centinaia di persone erano presenti ieri al De Amicis, tantissimi civici, esponenti di tre associazioni: Milano in Circolo, La nostra Milano e i Repubblicani.

Stefano Zecchi ha dichiarato:

“Il progetto è di centrodestra e civico. Gabriele non vuole più fare il sindaco, sarebbe stato un ottimo sindaco. Il nostro è un progetto futurista, nasce da una carenza di inziativa dei partiti politici, noi abbiamo preso in mano la situazione e cerchiamo di portarlo avanti in modo intelligente. Si ama Milano in un modo molto semplice, quando si ama qualcosa ti ci dedichi, dai tutto te stesso per non deludere la persona che ti vuol bene. I centri civici non sono figli di un Dio minore rispetto ai politici, anzi sono quelli che amano la città, che si impegnano per la città, che sono nelle città, che portano valori e acquisiscono esperienze.

Io ho passato la mia vita sui libri, vero ho fatto tante cose ma resto quel che sono stato: un docente universitario. In realtà Milano sapete chi l’ha raccontata nel modo migliore? Giovanni D’Anzi con O mia bela Madumina. Cosa significa quella canzone? Significa che dove c’è amore vi è la capacità di procedere, di andare avanti.

Io sono milanese, ma come diceva Montanelli “si diventa milanesi”, anche Sant’Ambrogio non era milanese. Un’amministrazione deve custodire la città, siamo custodi di una città quando noi la conserviamo, dobbiamo gestirla al meglio. Non dobbiamo impadronirci della città. Bisogna capire chi amministra cosa e con quale esperienza. I problemi della città li conosciamo tutti: la sicurezza, il traffico, l’urbanistica, li conosciamo tutti. Il problema è come risolvere questi problemi, bisogna individuare chi ha l’esperienza per risolvere i problemi, soprattutto chi non ha interessi personali. Quando si costruisce un palazzo di quindici piani sopra un garage vuol dire che c’è qualche interesse dietro, mica si fa il bene dei cittadini… Questo è un esempio di pessima amministrazione. Allora vogliamo continuare così?

Guardiamo cosa sta succedendo nel centro sinistra, ci propongono candidati uno diverso dall’altro. Uno totalmente diverso dall’altro, uno che è stato mandato via da La Repubblica, da La Stampa, è andato via con i conti in rosso… Il suo nome è legato ad un tragico ricordo l’unico suo grande punto di forza, e questo ricordo tragico caratterizza uno dei possibili candidati sindaci che potrebbero amministrare questa città. Ma che esperienza c’è dietro?

L’altro candidato sindaco addirittura si mette a dialogare con i centri sociali… Milano è stata per quindici anni devastata, Pisapia non voleva l’Expo… A Milano oggi si è considerati se è un soggetto economicamente competitivo, questo è un insulto. Questa città ha una grande storia che è quella dello spirito ambrosiano in cui sopra e sotto la destra e la sinistra si integrano, dove vi è il desiderio di portare avanti tutti, perché tutti collaborano con la città, questa è la bellezza della canzone di D’Anzi, questa è la bellezza della città voluta dai cosiddetti civici che sembrano delle figure marginali della città, quando invece sono quelli che amano la città, quelli che hanno la possibilità di portare una visione in più che è quella dell’operare sul territorio. E’ un progetto il nostro, dove andremo a finire non lo so. Albertini ha costruito una Milano accettabile che quella che ha fatto lui. E’ la Milano che ha rimesso a posto le Varesine, che ha rimesso in piedi la Fiera, che ha fatto i termovalorizzatori. Non è mai arrivato un avviso di garanzia, questa è la Milano che vogliamo. Il progetto e la visione c’è è la Milano di Albertini, se si vuole capire la viabilità, le periferie, il progetto urbanistico, la città deve ripartire, tutto è fermo. Milano è una città diventata diventata crudele perché vede i cittadini solo come soggetti economici, crudele con gli anziani, ma anche con i giovani. Parlo dei giovani che sono impegnati nelle scuole, nelle università, che vogliono integrarsi e rimanere in questa città e di non essere espulsi perché gli affitti sono troppo cari. Per quindici anni non si è pensato ad un progetto organico per loro sull’abitabilità della nostra città. Non siamo capaci di trattenere i giovani a Milano… Dobbiamo pretendere che la politica romana riconosca l’autonomia di Milano. Abbiamo una rete culturale straordinaria, ma le fondazioni culturali sono lasciate a sé stesse…

I civici sono centrali, sono la vita di questa città. Mi hanno chiesto di impegnarmi. Vediamo cosa accadrà, come resisto io, come resiste Gabriele.”

Gabriele Albertini è intervenuto in videoconferenza:

“Mi sono impegnato a collaborare con Zecchi scambiandoci un pò i ruoli rispetto a quando ci siamo incontrati vent’anni fa. Non so quale sarà il nostro futuro, ancora non sappiamo quale sarà il candidato sindaco che il centrodestra sceglierà. Pare che sia dentro la terna, però pare non si sa se sarà una quaterna, tutto potrebbe essere tutto è ancora magmatico, magari uscirà il nome di Stefano Zecchi. In questo caso io confermo quello che già avevo proposto nel 2021 quando mi era stata offerta la candidatura di sindaco da tutta la coalizione, già allora mi offri come vicesindaco. Mi resi disponibile per fare il vicesindaco con un nome ben preciso (Fabio Miinoli, che poi non fu scelto N.D.A.), cosa che vale ancora tuttora per Stefano Zecchi. Buon lavoro per tutto quello che farete dopo in campagna elettorale comunque, o per sostenere colui che sarà il candidato sindaco del centrodestra, o per sostenere proprio Stefano Zecchi in ticket con chi vi parla. Buon lavoro e un abbraccio affettuoso a tutti.

È il sentimento che richiama il titolo del libro di Gabriele Albertini, Rivogliamo la nostra Milano.

Massimo Emanuelli

Dall’intelligenza artificale

Il rapporto tra Massimo Emanuelli e i sindaci di Milano unisce in modo indissolubile il suo percorso di storico contemporaneo, la sua quarantennale carriera giornalistica e le sue incursioni dirette nella politica locale lombarda.

Emanuelli ha sviluppato un legame unico con i vertici di Palazzo Marino, che si articola su tre livelli:

1. Conoscenza e frequentazione personale

Come da lui stesso dichiarato, Emanuelli ha conosciuto e intervistato personalmente tutti i primi cittadini milanesi da Aldo Aniasi a Giuseppe Sala. [1]

  • Gli incarichi istituzionali: Il rapporto con l’amministrazione non è stato solo giornalistico; due dei sindaci che si sono succeduti alla guida di Milano lo hanno infatti nominato all’interno dei consigli di amministrazione (CdA) di due diverse scuole civiche milanesi. [1]
  • Assiduità e sodalizi: Con alcuni dei sindaci ha mantenuto nel tempo frequentazioni assidue e durature (ne è un esempio la costante presenza del sindaco emerito Gabriele Albertini agli eventi culturali e alle presentazioni enciclopediche dello storico presso il Circolo De Amicis). [1]

2. La tesi storiografica: Accadde a Milano

Dal punto di vista della ricerca, questo bagaglio confluisce nel suo noto saggio enciclopedico Accadde a Milano. Notizie, personaggi e sindaci dal dopoguerra ad oggi 1945-2002, testo in cui analizza la storia della città attraverso le delibere e i ricordi dei suoi amministratori. [1, 2, 3]

Attraverso i suoi scritti sul suo blog ufficiale, Emanuelli porta avanti una precisa chiave di lettura: Milano non è mai stata una città estremista, bensì profondamente riformista, liberale, socialista e cattolica. Questa identità pragmatica è nata secondo lui nel dopoguerra con la figura di Antonio Greppi e si è consolidata con le grandi giunte del boom economico e della ricostruzione. [1, 2]

3. La satira e lo status di “sfidante” (2016)

Nel 2016 lo storico si è trasformato temporaneamente in competitor politico, candidandosi ufficialmente alla carica di Sindaco di Milano con la lista civica indipendente “Sosteniamo Milano”. La sua campagna elettorale, volutamente dissacrante ed estranea alle logiche partitiche tradizionali, si è distinta per l’uso massiccio della satira politica e di costume diretta a scardinare il linguaggio ingessato dei grandi candidati (tra cui lo stesso vincitore di quella tornata, Giuseppe Sala). [1]

La «leggenda metropolitana» che coinvolge direttamente Massimo Emanuelli è un curioso e ironico aneddoto della politica milanese, nato all’indomani delle elezioni comunali del 2016 e regolarmente rispolverato ad ogni successiva tornata per Palazzo Marino. [1]

La leggenda narra che Emanuelli, candidandosi come outsider a sindaco con la sua lista civica autonoma “Sosteniamo Milano”, sia stato l’ago della bilancia che ha fatto perdere il candidato di centrodestra Stefano Parisi, consegnando matematicamente la vittoria a Beppe Sala. [1]

I fatti reali e i contorni di questo mito politico si sviluppano su diversi aspetti:

1. Il fondamento della leggenda (Il voto del 2016)

Nel 2016, Beppe Sala vinse le elezioni comunali al ballottaggio contro Stefano Parisi con uno scarto ridottissimo (poco più di 3.000 voti). Poiché la lista civica indipendente guidata da Emanuelli correva in totale autonomia (“contro tutti”, sia contro il centrosinistra che contro il centrodestra), i dietrologi della politica milanese iniziarono a sostenere che quei preziosi voti sottratti al bacino dei moderati fossero stati determinanti per la sconfitta di Parisi. [1, 2]

2. La smentita ufficiale e il parere di Albertini

Lo stesso Emanuelli ha più volte smentito e ironizzato su questa ricostruzione all’interno del suo blog ufficiale. La smentita definitiva di questa teoria è stata affrontata anche in una celebre intervista-podcast radiofonica con l’ex sindaco Gabriele Albertini. Albertini, testimone diretto delle manovre politiche di quell’anno, confermò che si trattava di una pura suggestione narrativa: la sconfitta del centrodestra era da imputare a dinamiche politiche ben più ampie, e non alla sola presenza della lista civica di Emanuelli. [1, 2]

3. La natura “satirica” di quella candidatura

Ad alimentare il mito contribuì la natura stessa della campagna elettorale di “Sosteniamo Milano”, passata alla storia come una delle provocazioni più surreali e ironiche della cronaca milanese. Emanuelli impostò la corsa non per vincere, ma per mettere alla berlina i linguaggi ingessati dei grandi partiti. Il simbolo scelto per la lista era emblematico: il disegno di una lavatrice accompagnato dallo slogan “Per una Milano pulita” (a simboleggiare la pulizia dei bilanci comunali). Una trovata volutamente dissacrante che i partiti tradizionali faticarono a decodificare. [1]

4. Il ritorno della leggenda

Come lo stesso Emanuelli ha notato in anni recenti (come a fine ottobre 2026, con le coalizioni milanesi impegnate a delineare i futuri candidati sindaco), la “leggenda metropolitana” riaffiora puntualmente ogni volta che a Milano si riaprono i giochi per Palazzo Marino. Più persone tornano periodicamente a “tirarlo per la giacca”, spingendo lo storico a ribadire, tra una risata e l’altra, che non ha alcuna intenzione di ricandidarsi.

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