Padre Mariano

padre marianoPadre Mariano Roasenda, così si chiamava all’anagrafe, nacque a Torino il 22 maggio 1906, trascorse la gioventù fra Torino e Cuneo, dove andava a trovare alcuni parenti a cui era legatissimo. Alto quasi un metro e novanta, dotato di un fisico massiccio, fu tuttavia riformato alla visita militare per la vista difettosa: otto diottrie di miopia. Il giorno che parlò per la prima volta in famiglia di vocazione religiosa suo padre non lo prese molto sul serio. “Innanzitutto la laurea, poi ti farai frate”, pensava a un’infatuazione passeggera, lui voleva farne un uomo politico, mentre la domestica dei nonni, che lo vedeva sempre curiosare in biblioteca, era certa che sarebbe diventato uno scienziato. A 18 anni scrisse e rappresentò una commedia, a 21 anni Paola Roasenda si era già laureato in lettere ed ebbe la soddisfazione di diventare il più giovane professore liceale di latino e greco in Italia. Andò ad insegnare a Tolmino, un paesino in provincia di Gorizia, poi a Pinerolo, in Piemonte, quiindi ad Alatri, in provincia di Frosinone. Infine si spostò a Roma con la famiglia e insegnò al liceo Mamiani. Intanto si era fidanzato e tutto lasciava intravedere una brillante carriera scolastica. Un giorno, però, all’improvviso, parlò alla fidanzata: “il Signore vuole che io non appartenga solo a te, ma a tutte le persone che soffrono in questo mondo. Iddio mi ha chiamato”. Scrisse una lettera a suo padre, una alla madre e un’altra alla sorella Alena, spiegando come era giunto alla decisione di prendere il saio. Aveva 34 anni. Fece il noviziato a Fiuggi, quindi si laureò in teologia all’Angelicum di Roma, cambiò il nome di battesimo, secondo l’uso dei cappuccini, in Mariano: “per onorare- scrisse poi – Colei cui tanto devo. Penso con gioia che ogni volta che fanno il mio povero nome, risuona qualcosa di Lei”.

Mariano lavorò nella gioventù di Azione Cattolica di Roma, ed ebbe come collaboratori, per qualche tempo, Fanfani, Jervolino e Rumor, e sui giornali di Azione Cattolica pubblicò i primi scritti, entrò nell’ordine dei Frati cappuccini nel 1940 e vestì l’abito nel 1941.  Infaticabile, Padre Mariano continuò il suo apostolato, fedele al principio che il sacerdote deve pagare di persona “consumarsi”. Teneva conferenze, andava a visitare gli ammalati: “Un giorno sono entrato in un ospedale – raccontava – e vi sono rimasto, come cappellano, per tre anni. Ho potuto conoscere un altro aspetto della sofferenza umana, quello che i più non vogliono vedere. Con una certa facilità, infatti, puoi trovare un benefattore che regali un milione a un ospedale, ma è difficile trovare chi spontaneamente passi una giornata, una sola giornata, accanto a un ammalato sconosciuto.”   Padre Mariano fu cappellano negli Ospedali romani di Santa Maria della Pietà, Santo Spirito in Sassia e nel carcere di Regina Coeli.

Nel dopoguerra visse il passaggio dalla monarchia alla Repubblica e contribuì alla scelta democratica dell’Italia partecipando attivamente nei Comitati Civici del professor Gedda. Nel 1953 Mariano venne chiamato alla Radio Vaticana da Padre Pellegrino, direttore dei programmi italiani. Padre Mariano fu il primo predicatore televisivo, fu scelto dai dirigenti fra una trentina di candidati, quale conduttore della rubrica religiosa SGUARDI SUL MONDO che iniziò nel gennaio 1955 e che andò in onda fino al 1959, anno in cui iniziò la rubrica LA POSTA DI PADRE MARIANO,programma che andò in onda fino a pochi mesi prima della scomparsa del frate, avvenuta nel 1972.  Padre Mariano condusse anche le rubriche IN FAMIGLIA e CHI E’ GESU’, e collaborò con EPOCA e con altre testate. Nel 1969 rispondendo ad una domanda sul RADIOCORRIERE TV (n.39 p.4) espose le sue convinzioni sul modo di predicare: “farsi sentire dall’orecchio, dalla mente, dal cuore”. Fare in modo ciò, diceva, che le parole si possano udire distintamente (l’orecchio); poi farsi capire: la prima carità da usarsi è mettersi nei panni degli ascoltatori e rendere facile ciò che per sua natura è difficile comprendersi (la mente), quindi sentire col cuore, che significa che colui che parla deve praticare prima personalmente quello che dice o raccomanda agli altri. E, come consiglio, aggiungeva: “siate brevi”.  Queste, infatti, sono state le quattro cose che hanno reso popolare, gradito e convincente Padre Mariano, dovunque e con chiunque parlasse,anche dalla tv.

Padre Mariano vide nel mezzo televisivo una possibilità di fare arrivare il suo messaggio a un numero sempre più vasto di persone. Il successo fu immediato.  Il suo incipit è rimasto nell’immaginario collettivo di coloro che hanno superato gli anta: “Pace e bene a tutti”.  Con il suo volto sereno, la lunga barba da predicatore, l’eloquio, la carica umana, il carisma, Padre Mariano ebbe grande successo. Gli anni del Concilio ecumenico Vaticano videro Padre Mariano vigile ed attento propagatore attraverso lo schermo  televisivo, fu un pioniere nell’uso dei mezzi di comunicazione sociale e visse in prima persona le problematiche più significative della ricostruzione, del benessere economico, della contestazione studentesca, della legislazione sociale, senza mai diventare un “divo”, ma con umiltà e semplicità.  Gli giunsero lettere da ogni parte d’Italia. La gente che gli scriveva apparteneva a tutti i ceti sociali, a tutte le età.  Dai giovanissimi, agli anziani, dagli operai ai professionisti, ognuno aveva una spiegazione da chiedere, un dubbio da dissipare, una pena da confidare. Una bambina, figlia di contadini, gli scrisse: “tu parli la posta di padre marianomolto facile e io ti capisco. Anche i miei genitori ti capiscono e ogni settimana ci mettiamo davanti al televisore per ascoltarti. Però ti prego di parlare più spesso altrimenti io sono triste”.  Disse Padre Lisandrini: “sembrava impossibile che in Italia si potesse ripetere il fenomeno americano di monsignor Fulton Sheen. Ma Padre Mariano, con un’esperienza di insegnante alle spalle, è riuscito a dare un tono espositivo alla sua prosa tanto da renderla accessibile agli ascoltatori più umili”.  “Prima che di sacerdote sono vissuto da laico – spiegava Padre Mariano – ed ho capito le difficoltà dell’uomo moderno, più disorientato che pervertito, bisognoso di uno spiraglio di luce. Ecco perché riesco a centrare i problemi, ad esporli in maniera efficace. Di ogni argomento guardo tutti i possibili aspetti. Poi dimentico tutto e mi pongo di fronte alla famiglia media immaginaria, cercando di trasmettere in modo semplice quello che ho appreso”. Achille Campanile, allora critico televisivo, uno dei pochi poiché allora tale professione non andava di moda come oggi, scrisse di Padre Mariano: “è l’unica barba della tv, ma uno dei pochi che non sia una barba”.

1962 COPERTINA SORRISI 15 PADRE MARIANOLa sua rubrica LA POSTA DI PADRE MARIANO, raggiunse un altissimo indice di gradimento (allora non c’era l’Auditel) 74, battuto solo dal RISCHIATUTTO di Mike Bongiorno.  D’estate Padre Mariano interrompeva le trasmissioni e per un paio di mesi si ritirava nel convento dei Cappuccini a Ronciglione, con due valigie di libri.  Riceveva centinaia di lettere al giorno e rispondeva a tutte, prendendo a cuore i problemi dei suoi fedeli. Una volta gli arrivò la lettera di un ingegnere di Genova che gli confidava l’intenzione di uccidersi.  Padre Mariano corse a Genova, parlò a lungo con lui e riuscì a farlo desistere dal suo proposito, riconvertirlo alla vita.  Nonostante l’enorme successo, Padre Mariano rimase un personaggio schivo. In treno, per esempio, si rifugiava in un angolo con un libro tra le mani e fingeva di non accorgersi delle gente che lo osservava. A chi gli domandava: “lei è Padre Mariano?”, rispondeva: “io? No, si sbaglia”.  E se qualcuno insisteva “mi scusi, ma gli somiglia tanto, Padre Mariano tagliava corto: “effettivamente me lo dicono in molti”.

Padre Mariano visse i suoi giorni di fede operosa nel convento romano dell’Immacolata Concezione in via Vittorio Veneto 27, dove sono stati trasportati i usoi resti mortali che sono diventati punto di riferimento di fede per tantissime persone. Consumato da un gravissimo male il francescano che parlava dal teleschermo morì il 27 marzo 1972.  Così il giornalista Marco Nese raccontò su EPOCA le ultime ore di Padre Mariano, ricoverato nella clinica romana Quisisana,

Chino sul suo letto un amico, il fratello Padre Igino, gli svelò la terribile verità: il frate rispose con un mite sorriso fra i singhiozzi. Padre Mariano chiese a Padre Igino, con un voce strascicata: “tirami su il busto – indicando la manovella che consente il sollevamento del letto – hai fatto bene a venire, desideravo appunto vederti. Pensa che il Papa mi ha mandato un telegramma di nove righe: è incredibile. E poi mi hanno detto che tanta gente viene qui a sapere di me, vogliono sapere come sto. Forse la mia malattia è utile perché tante creature trovano l’occasione per rivolgersi a nostro Signore con la preghiera. Ma tu come mi trovi?”  “Sei pallido – gli disse Padre Igino – e poi gli diede un libro, la VIA CRUCIS di Lippert. Il malato lesse qualche frase e mormorò: come è bello. A questo punto assisto a una scena che posso soltanto trascrivere senza tentare di definirla: la scena è quella di un malato al quale l’amico annuncia l’irreparabile. Incomincia Padre Igino: “Ricordi quale grande insegnamento fu per noi la morte di Papa Giovanni? Con quanta serenità egli ha lasciato questa terra? Un giorno toccherà anche a noi. E dovremo essere fedeli e sensibili a questo insegnamento”.Padre Mariano fece cenno di si col capo e sorrise. “Ti hanno detto della gravità della tua malattia?” chiese Padre Igino “   Si, mi hanno detto, ma quando sarò guarito, voglio tornare almeno per una volta ancora a predicare come prima…”   “Mariano, tu stai molto male – incalzò Padre Igino – ricordi che una volta ci siamo fatti una promessa reciproca? Se uno di noi fosse stato colpito da un male incurabile l’altro si impegnava a rivelarglielo. In questo momento mi si spezza il cuore, ma devo dirti la verità: tu non guarirai, hai un tumore”.
Padre Mariano ebbe un attimo di smarrimento, il suo volto barbuto si increspò di rughe, poi un brivido di luce gli balenò negli occhi. Si rasserenò.  “Tu sei l’amico più caro e sincero che ho avuto durante la mia vita – balbettò fra i singhiozzi – solo tu mi hai detto la verità…. In fondo, attendevo da sempre questo momento. E io che non mi spiegavo la preoccupazione di mio cognato, i tentennamenti dei medici se operarmi o meno. Adesso mi sento più libero”.
Lentamente Padre Mariano si assopì, ma il suo non era un vero sonno, era piuttosto un dormiveglia addormentato, interrotto da continui attacchi di tosse. Si ridestò verso le cinque più disteso:
”Apri la finestra – chiese a Padre Igino – voglio vedere l’alba.”  Poi fece un cenno a Padre Igino e a me: “voglio dettare le mie ultime parole per la rubrica alla Radio Vaticana e per i lettori di EPOCA. Di vero cuore mando un saluto affettuosissimo a tutti coloro che soffrono ricordandogli che, di tutto quello che possono fare nella vita, nulla c’è di più grande del dolore offerto spontaneamente, perché solo quello è veramente nostro. Come ci ricorda San Francesco, in un bellissimo Fioretto, riprendendo a sua volta un pensiero di San Paolo: “di nessuna cosa mi posso gloriare se non della mia sofferenza e dell’amore di Cristo. Ed è questo il ricordo più bello, credo, che vi posso lasciare con l’augurio che tutti sappiate sfruttare al massimo la volontà di Dio. Pace e bene a tutti”. Il Cardinale Ugo Poletti nel giorno del funerale di Padre Mariano, il 29 marzo 1972, nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, lo ricordò come “l’amico degli umili i quali capivano ciò che lui diceva, l’amico degli afflitti che nelle sue parole trovavano consolazione e incoraggiamento, l’amico degli smarriti e degli incerti che ritrovavano ancora la ragione di vivere, di lottare e vincere”.

Nel 1986 venne aperta una causa di beatificazione per i meriti di predicatore televisivo di Padre Mariano. Il 29 giugno 1996 è stata stampata la POSITIO SUPER VIRTUTIBUS che costituisce una fase decisiva nella causa di canonizzazione del “frate della tv”.  Il 2006 è stato l’anno del centenario della nascita del frate cappuccino, per l’occasione sono state organizzate due celebrazioni: una il 27 marzo (giorno della morte) ed una il 22 maggio (giorno della nascita), un convegno tenutosi nel maggio 2006 sulla personalità e lo stile comunicativo di Padre Mariano. Sempre nel 2006 è stata stampata una nuova biografia del frate (con prefazione di Oscar Luigi Scalfaro), un pensiero spirituale per ogni giorno dell’anno tratto dagli scritti di Padre Mariano, un’approfondita e documentata analisi della personalità umana e spirituale del frate prima e dopo l’ingresso fra i cappuccini, una breve autobiografia del 1955 e una conferenza sull’attualità di Gesù, la cronologia sintetica e l’indice tematico. Sempre nel 2006 sono stati pubblicati tutti gli scritti del professor Paola Rosaena (a cura di Rinaldo Cordovani), cinque nuovi dipinti con soggetti di Padre Mariano, una videocassetta realizzata la Nova-T di Torino, la nuova biografia a cura di Giancarlo Fiorini  PACE E BENE A TUTTI (San Paolo di Milano), un numero speciale de LA POSTA, con ricordi particolari di varie persone.un opuscolo in più ricordini con cenni biografici e preghiera al Servo di Dio in cinque lingue.  Sulla tomba di Padre Mariano i suoi confratelli e molti fedeli si raccolgono in preghiera ancora oggi tutti i martedì, giorno in cui andavano in onda le sue trasmissioni, per ringraziare e chiedere la protezione del “cappuccino del video”.

BIBLIOGRAFIA E VIDEOGRAFIA

Paolo Roasenda
Pagine Costantiniane. Ricerche storiche sui primi anni
del regno di Costantino (306-313 d.C.)
(Tesi di Laurea in Lettere – Torino 1927) – Roma 1991, pp. 136

Padre Mariano da Torino
Essenza e valore dell’umiltà nella vita interiore
(Tesi di Laurea in Teologia – Roma 1949) – Roma 1988, pp. 160

Padre Mariano da Torino
La posta di Padre Mariano, 6 voll., Cesca, Roma 1968-69

Mariano D’Alatri
Padre Mariano da Torino nel ricordo dei fratelli
Roma 1978, pp. 72

Pobladura-Bronzetti-D’Alatri
Padre Mariano. Un apostolo del nostro tempo
Roma 1974, pp. 174

Mariano D’Alatri
Padre Mariano da Torino, “il parroco di tutti gli italiani”
Roma 1989, pp. 32

Padre Mariano da Torino
Fede e vita cristiana
[10 Teleconversazioni – Roma 1990] – Ristampa Roma 2006, pp. 296

Mariano D’Alatri
Padre Mariano annunciatore televisivo del Vangelo
Ed. Paoline, Milano 1990, pp. 196

Autori Vari
Progetto cristiano e comunicazione. Padre Mariano da Torino
Viterbo 1995, pp. 96

Silvano Troncarelli
Padre Mariano
Ed. Dehoniane, Roma 1996, pp. 192

Massimo Emanuelli

Cinquant’anni di storia italiana attraverso la televisione (1954-2004)

Greco & Greco Editori, Milano, 2004

Aldo Grasso

Garzantina della televsione

Garzanti, 2006

Giancarlo Fiorini
Pace e bene a tutti
Ed. San Paolo, Milano 2006, pp. 240

Autori Vari
L’umiltà e la gloria
Numero speciale de La posta di Padre Mariano (2/2006)
con testimonianze, nel centenario della nascita

La Posta di Padre Mariano
Bimestrale di testimonianze, ricordi, scritti
Via V. Veneto, 27 – 00187 Roma

AUDIOVISIVI

Antonio Ugenti
Padre Mariano da Torino. Il “Santo” della TV
[2 audiocassette] – Ed. Paoline, Roma 1989

Carlo De Biase
I due volti di Padre Mariano da Torino,
l’apostolo dei mass media
Videocassetta (1991)

Padre Mariano da Torino
Ultime conferenze:
Attualità di Gesù” – “Mistero cristiano”
[2 audiocassette a cura di Antonio Solinas] – Ed. Paoline, Roma 1992

Padre Mariano da Torino
Osiamo dire: Padre
[3 audiocassette a cura di Antonio Ugenti] – Ed. Paoline, Roma 1992

Pace e Bene a tutti
Videocassetta (1995) sulla vita di Padre Mariano.
Testo di Rinaldo Cordovani. Regia di Carlo e Paola De Biase – Durata 25’

Padre Mariano da Torino. Il meglio della sua TV
Videocassetta (1999)
Regia di Carlo e Paola De Biase – Durata 33’

Il Vangelo in onda
DVD (2006) prodotto da Nova T – Rai –
Provincia Romana Frati Minori Cappuccini

Il materiale può essere richiesto a
Vice Postulazione Padre Mariano da Torino
Via V. Veneto 27 – 00187 Roma
Tel. 06 4747275 – fax 06 4874142

 

 

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