Nonno Ugo (Ugo Rossetti)

Nonno Ugo

AL SECOLO UGO ROSSETTI, L’AIAZZONE ROMANO

UGO ROSSETTI.jpgUgo Rossetti nasce ad Alatri, in provincia di Frosinone, il 4 novembre 1927, si trasferisce quindi a Viterbo dove apre un mobilificio. Negli anni ’60 apre un mobilificio alle porte di Roma al km.19 della Salaria, fra la fine del decennio del boom economico e l’inizio degli anni ’70 il mobilificio Rossetti, battezzato faraonicamente La Città del Mobile, è uno dei più imponenti mobilifici del centro Italia, specializzato in arredamento per ragazzi, camere da letto e salotti, e uno dei più dinamici imprenditori, arriva fino a Rieti e alle terre ciociare. Baffo, grassoccio, baffi bianchi su una faccia bonaria, nella seconda metà degli anni ’70 Ugo Rossetti inizia a fare le prime pubblicità su emittenti locali laziali, negli anni ’80 gli affari gli vanno bene e gira spot faraonici che restano ancora nell’immaginario collettivo dei romani. “Nonno Ugo”; così si fa chiamare, trasforma il suo mobilificio viterbese in una succursale di Cinecittà, negli spot compaiono anche i suoi dipendenti che interpretano spassose miniserie tutte con lo stesso finale: nonno Ugo che regala un bell’armadio. “Mobilificio Rossetti, chilometro diciannove e seicento», così chiudeva la spot dell’”Aiazzone romano”, il suo “impero” era sulla Via Salaria., qualcuno lo soprannominò “il Berlusconi di Roma”. E in effetti Nonno Ugo negli anni ’80 comprese che l’autentica svolta poteva arrivare con la televisione divinizzando la propria persona, rendendosi personaggio, creando il mito. Nonno Ugo lanciò su tutte le frequenze delle tv del centro Italia una massiccia campagna di spot.

Ugo Rossetti, nonno Ugo, infatti, non fu soltanto un mobiliere teleimboinitore, ma anche un talent scout: fu lui infatti ad aprire le porte del successo a Moana Pozzi che comparve per la prima volta in un suo spot, così come fecero anche Andy Luotto e Alessia Merz. In altri spot compariva lo stesso Nonno Ugo con una nipotina (vera o finta che fosse), in altri ancora Nonno Ugo si autoproclamava sindaco del suo mobilificio sulla via Salaria, con tanto di comparse vestite da vigili urbani, e la chiusura con la scritta: “Nonno Ugo,, sindaco della Città del Mobile, ti aspetta”  Tappezza Roma e dintorni con manifesti enormi che lo ritraggono con la una bambina, la nipotina Deborah: “nonno Ugo è il più bravo nonno del mondo, viva Nonno Ugo”.  La nipotina appariva anche nella sigla degli spot: dipingeva una stanzetta di tanti colori, dicendo: “si… si… giallo!” mentre in sottofondo si sentiva una canzone dei Ricchi e Poveri, poi partiva lo “sputagiò”, simbolo del trash allora tanto detestato, ma oggi rimpianto. I bambini erano invitati da Alvaro Vitali a picchiare con un martellone su una speciale macchinetta che sputava giocattoli.  Si esibiva al fianco di Alvaro Vitali, un certo Ovada, ex impiegato che faceva il clown, che poi sostituirà Alvaro Vitali-Pierino nella conduzione dello spot.

nonno ugo rossettiNonno Ugo è ormai un’icona: imperversa su varie emittenti laziali con uno spot interminabile. Rielabora la telenovela SENTIERI autoinserendosi nel cast con un regio montaggio artigianale. La soap diventa un film surrealista. Inizia con gli ingessati protagonisti di SENTIERI che chiedono apprensivi: “che fine ha fatto Nonno Ugo?”.  “Eccomi!” esclama il canuto e paffuto signor Rossetti, che appare come un sorcio in primissimo piano. Seguito a tutto schermo dal logo di una sconosciuta emittente, Italia Ugo, molto simile a quella di una nota rete Mediaset. Irrompe, improvvisa e ingiustificata, la sfilata di una Moana Pozzi seminuda e allora sconosciuta, lanciata dal satiro Ugo come “la donna più bella del mondo”. Poi Nonno Ugo compare su un palco di avanspettacolo vuoto, con luci giallognole e sipario stinto. Dal fondo, danzando molle e sornione come Alberto Sordi riappare con paglietta, bastone pomellato, giacca con pailette e papillon. Parte a tutto volume MA ‘NDO VAI, SE LA BANANA NON CE L’HAI. Un trionfo, ogni domenica in onda sulle locali romane, da Teleroma a Gbr, un vero e proprio show, in cui il generoso Ugo dispensa giocattoli a tutti i bambini.  Negli spot di Nonno Ugo compaiono anche Alvaro Vitali, prima, e Andy Luotto, poi; e le donne, Moana Pozzi e Pamela Prati.    Su Nonno Ugo circolano nella capitale molto leggende metropolitane, del tipo che Nonno Ugo fosse il proprietario di locali di luci rosse a Roma.  Ma questo non è mai stato provato, semmai era prova d’indivia nei confronti di un commerciante come tanti conosciuto e invidiato da tutti: “stai sempre in mezzo, come nonno Ugo” si usava dire allora nella capitale.   Qualcuno ricorda ancora sui blog, in internet (a quando un fan’s club?) le trame delle telenovelas-spot di Nonno Ugo.  Riportiamo alcuni esempi.

Lui e lei devono sposarsi e si recano alla Città del Mobile, il padre della sposa, nobile fiero e altezzoso, si oppone quando scopre che il ragazzo è un trovatello. Interviene allora Nonno Ugo che si dichiara Conte di Rocca Rocchetta e investe il giovane di un titolo nobiliare.

Ed eccone  un’altra: Renzo e Lucia visitano la Città del Mobile, ma Don Rodrigo, commerciante senza scrupoli, vuole aggiudicarsi la vendita della camera da letto. L’avvocato elettronico Azzeccagarbugli dichiara: “chi più alto lo sconto farà i suoi mobili venderà” e il buon Nonno Ugo spiazza il concorrente facendo uno sconto del 50%.  Ed ecco l’ultima: i genitori di Antonio e Cleopatra litigano sullo stile della camera da letto (romana o egizia): “fior de fioretti… risoervece er problema, Ugo Rossetti!”. Nonno Ugo prende una cetra e intona uno stornello: “Il problema, questo è chiaro, è un problema di denaro. Fior di napalo, perciò le camere ve le regalo”.

Il segreto del successo di Nonno Ugo è quello di una celebrità basata sul commercio, ma allo stesso tempo un commercio basato sul paternalistico, sul regalo, sullo scherzo. Lo spazio utopico della Città del Mobile sopravvive nella memoria collettiva dei romani oggi quarantenni.

nonno ugo rossetti nuova dcAll’inizio degli anni ’90 finisce il boom economico, si entra nella recessione, scoppia una crisi economica dalla quale non ci si è ripresi ancora oggi, una dei primi settori ad essere colpito è quello dei mobili, per Nonno Ugo e il suo mobilificio inizia un periodo di crisi. Ugo intravede le difficoltà e nel 1991 cederà l’attività al figlio, per due o tre anni esce di scena, ricompare nel 1994.  E’ l’anno della “discesa in campo” di Silvio Berlusconi, anche Nonno Ugo decide di darsi alla politica, ma invece di candidarsi in Forza Italia sceglie una Dc agonizzante, prima, e la Nuova Dc, poi.  Non è mai stato eletto, pur avendo un discreto numero di preferenze, complice le percentuali da prefisso telefonico del glorioso partito dello scudo crociato.

Oggi chi si reca al km.19 della Salaria (dove c’era la Città del Mobile) non trova più nulla, tutto chiuso, di Nonno Ugo non sono più tracce, anche il figlio ha cessato l’attività. Nonno Ugo dove sei?  Come la Dc, disprezzata quando imperversava ora viene rimpianta nello squallore della seconda Repubblica, così Nonno Ugo, un tempo definito dispregiativamente “trash” è ora rimpianto.

 

http://www.youtube.com/watch?gl=IT&hl=it&v=yQA-z4dResE

http://www.youtube.com/watch?gl=IT&hl=it&v=f8M-Hqzlgp0

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