Minacce di morte all’inviato de Le Iene che ha scoperto il “caso Di Maio”, i 5 Stelle ricordano le Brigate Rosse che gambizzavano i giornalisti e il cui slogan era “colpirne uno per educarne cento”

Prosegue senza  sosta la guerra pentastellata contro i giornalisti. Si allunga ogni  giorno la lista dei giornalisti “puttane” sul libro nero dei 5 Stelle,  dopo essersi spartita la Rai con i leghisti  (mai lottizzazione è stata così selvaggia dal 1954 ai nostri giorni, assurdo per  chi voleva cacciare  i  partiti dalla Rai), dal non apparire  mai in televisione al presenzialismo pentastellato ovunque, persino da Fabio Fazio e Bruno Vespa che fino a pochi  anni fa i pentastellati volevano licenziare, a il mettere nelle liste di proscrizione qualunque giornalista  dissenta che viene etichettato come “al soldo del Pd” (dimenticandosi le battaglie fatte dagli stessi giornalisti non graditi proprio contro il Pd”.  Il tentativo di dittatura pentastellata appare evidente ogni giorno, oltre a ribadire la libertà di parola sancito dalla Costituzione italiana, bisogna rilevare che se proprio bisogna fare degli attacchi alla  libera stampa, ma in maniera democratica e non violenta come fanno i grillini, li dovrebbero fare quelle forze politiche “minori” delle quali nessuno parla e che sono oscurate. Critiche, ma in modo democratico, alla libera stampa le possono fare tali forze o le forze di opposizione, ma una forza politica che governa deve accettare le critiche. Eppure i grillini (vertici ma ancora di più elettori nella maggior parte, salvo quelli in buona fede che ne stanno prendendo le distanze, accecati dall’odio, corrosi dalle proprie sfighe e dalla propria vita fallimentare) non accettano critiche, il loro rapporto con i giornalisti è sempre stato negativo. Elettori peggio dei quadri, uno tempo fa (invasato dagli slogan che legge in rete) mi minacciò scrivendo quanti finanziamenti pubblici prendono le testate con le quali collaboro… Oltre ad essere uno sfigato inquadrato e indottrinato da slogan creati ad hoc questa persona si è rivelata anche ignorante, sia nel senso di non conoscenza della lingua italiana (mai sgrammaticata) sia nel senso di conoscere la mia storia, cosa lecita sia chiaro, ma chi vive in rete potrebbe cercare informazioni prima di attaccarmi. Avrebbe saputo come io sia sempre stato contro tutti i governi (ma mai nessuno era arrivato a minacciarmi ed anche ad aggredirmi), avrebbe saputo che ho sempre dato (e non solo in questi ultimi mesi) spazio alle forze politiche “minori” (partiti che non superano il quorum) ma da sempre- Digitando in rete avrebbe scoperto che io fui fra i primissimi a dare spazio ai 5 Stelle quando a parte il collega Jacopo Iacoboni de La Stampa (finito anch’esso poi nel mirino dei pentastellati al punto di essere allontanato da Davide Casaleggio ad una convenction pentastellata come “giornalista non gradito”) e pochi altri lo facevano.  Ricordo che nel 2013 quando i grillini ruppero (ma con parsimonia) il “silenzio stampa” Nicola Morra, allora capogruppo al Senato del Movimento 5 Stelle rilasciò la sua prima intervista ad Enrico Mentana (anch’egli non ben visto oggi dai grillini) e il giorno successivo si fece intervistare da me nel corso della trasmissione L’angolo della scuola. Ma, ancora prima, le interviste con Roberto Fico, Luigi Di Maio, Paolo Becchi (che poi ha lasciato il Movimento) in quel di Genova, interviste concesse a me e ad Andrea Scanzi. Se mi fossi genuflesso e avrei continuato ad attaccare Pd, Forza Italia e Lega (ma già allora vi era il capo d’accusa di alcuni attivisti i quali sostenevano che io attaccavo poco la Lega che loro non potevano sopportare…) se avessi fatto come Scanzi e Travaglio l’avvocato difensore dei grillini chissà…. Non essendo mio costume genuflettermi nei confronti di chiunque ho continuato a fare il libero battitore. Del resto ho lanciato non solo Matteo Salvini (1993 una delle sue prime interviste in radio, se non la prima in assoluto, a L’angolo della scuola) ma anche Marika Cassimatis, Simone Sollazzo (oggi consigliere comunale a Milano), Marco Valli (al centro di polemiche recenti in merito ad un presunto falso titolo di studio) e tanti altri. Come cantava Giorgio Gaber “l’uomo è sempre meglio rispetto alla propria ideologia” quel che mi amareggia è non solo il livore, la violenza verbale e non solo, ma la totale mancanza di umanità.  Logicamente non si può generalizzare, infatti mantengo rapporti umani con alcuni eletti 5 Stelle però (assurdo) dobbiamo farlo di nascosto, pena la loro sospensione o deferimento ai probiviri… Totalmente diverso l’atteggiamento del loro alleato Matteo Salvini il quale non ha mai minacciato o cercato di oscurare giornalisti.

Minacce me ne sono arrivate molte a partire dal 2016, ma già dal 2014, senza arrivare alle minacce, mi venivano poste pesanti critiche perché, pur dando spazio ai pentastellati non avevo un curriculum degno dei 5 Stelle e non ero in linea col Movimento. Nel 2016 mi candidai sindaco di Milano con una lista civica, un mio candidato al Municipio 5 venne minacciato con un coltello da un’attivista pentastellato che disse: “io non ho nulla da perdere, sono disoccupato, per il Movimento sono disposto a tutto, anche ad uccidere”. Seguirono poi altre minacce via web. Ma non ne voglio fare un caso personale, penso invece ad altri casi come quelli di Marika Cassimatis (che ha anch’essa inoltrato denunce per minacce ricevute), allo studente Giovanni Frasca (minacciato di essere picchiato da un giovane attivista pentastellato), a Lorenzo Tosa (ex portavoce del M5 Stelle ligure) che, a differenza di tanti giornalisti, o sedicenti tali, divenuti tali grazie al movimento, che scrivono basandosi su veline ha rinunciato al suo incarico retribuito dalla Regione Liguria perché non condivideva la svolta autoritaria del Movimento, anch’egli minacciato.  Le minacce dei vertici sono note a tutti, ma gli elettori ultrà le approvano, elettori ultrà che in alcuni casi sono “leoni da tastiera” che minacciano, aggrediscono verbalmente, in un paio di casi anche fisicamente (e anche in questo caso vi sono elettori che non credono nonostante io li abbia invitati a verificare di persona).  Le ultime minacce sono arrivate a Filippo Roma, la Iena che ha sollevato il caso del padre di Luigi Di Maio. “Se ti incontro per strada ti ammazzo” avrebbe scritto l’ennesimo ultrà pentastellato.  Filippo Roma ha fatto il suo lavoro, certo avrebbe dovuto fare come l’ex collega Dino Giarrusso, ossequioso, candidato con i 5 Stelle ma non eletto e poi nominato consulente del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca Scientifica.  In tutto questo ammetto i miei sbagli, non ho la presunzione dell’infallibilità che hanno i grillini.  Nel 2014 pur muovendo alcune critiche con ironia, nel corso della trasmissione Stile italiano la storia della canzone italiana raccontata dai suoi protagonisti, la simpaticissima Donatella Rettore mi disse che “i toni pentastellati ricordavano quelli delle Brigate Rosse”. Dissi alla Rettore che il paragone mi pareva eccessivo, eppure mi accorgo che aveva ragione: le Brigate Rosse gambizzavano i giornalisti.

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