I 40 anni del Tgr Lombardia, la trasformazione di Rai3 in Telekabul e la demagogia di chi voleva il regionalismo e una rete Rai a Milano, una storia di Lombardia…

Rai 3 originariamente doveva essere una rete culturale e regionale, con spazio a rubriche, informazione, spettacoli e telegiornali prettamente regionali.
L’idea di dare vita ad una rete televisiva regionale era partita fin dalla fine degli anni ’60 da Attilio Spiller, già direttore del centro di produzione Rai di Milano che voleva dare una centralità alla sede milanese della Rai. Con l’avvento dell’Ente Regione nel 1970 si erano svolti a Milano alcuni incontri dibattiti al Circolo della Stampa di Milano, in uno di questi convegni presenziò anche Italo De Feo, allora vice presidente della Rai. Alcuni democristiani, socialisti e liberali erano d’accordo sulla regionalizzazione della nuova rete e sul suo carattere locale e culturale, contrari erano invece comunisti, missini e repubblicani (tutti) nonchè i democristiani, socialisti e liberali di sinistra.
Si arrivò all’emanazione della legge n.103 del 14 aprile 1975 che introduce nuove norme in materia di diffusione radiotelevisiva in Italia, in pratica una riforma della Rai. Con questa legge il controllo del servizio pubblico e della società concessionaria passava dal Governo al Parlamento al fine di garantire maggior pluralismo all’informazione (entrarono in Rai molti giornalisti comunisti) e il varo di una terza rete televisiva regionale. Un’ulteriore accelerazione alla nascita della terza rete Rai fu data dalla nascita delletv locali alle quali avrebbe dovuto fare concorrenza. In Lombardia Antenna 3 Lombardia nata il 3 novembre 1977 dava del filo da torcere a Rai2 anche in altre regioni, sull’esempio di Antenna3 Lombardia erano nate tante altre tv locali incentrate sull’informazione e sui programmi locali.
Il 15 dicembre 1979, dopo un anno di sperimentazioni, alle 18,30 iniziarono le trasmissioni regolari di Rete Tre, mezz’ora prima dell’esordio del Tg3 e della trasmissione di inugurazione presentata dalla giovanissima Fabiana Udenio. Fin dal dicembre 1979 il centro di produzione Rai di Milano e il Tgr regionale della Lombardia fecero da volano e da esempio per le altre sedi regionali. Al Tgr Lombardia hanno lavorato seri professionisti come Enzo Creti, Andrea Bosco, Paolo Pardini, Alessandro Casarin ecc.  Il primo tg lombardo presentava, ad esempio, un servizio sullo scrittore Lucio Mastronardi (autore de IL MAESTRO DI VIGEVANO), da poco deceduto. La terza rete nel suo primo anno di vita raggiungeva tutti i capoluoghi di Regione e il 45% della popolazione italiana, proponeva 5/6 ore quotidiane di trasmissioni dedicate per lo più a programmi culturali (a cura del Dipartimento Scuola Educazione) e informazione regionale (quella nazionale durava solo 10 minuti, la regionale 20 minuti).

Primo direttore della terza rete fu Giuseppe Rossini, il primo direttore del tg (dal quale dipendevano le venti sedi regionali, che tuttavia rimanevano succursali anche degli altri telegiornali e del giornale radio) fu Biagio Agnes (uomo del Sud che inventò il federalismo televisivo), vicedirettori il comunista Sandro Curzi, il socialista Alberto La Volpe e il democristiano Orazio Guerra. I comunisti erano entrati in Rai ed iniziarono ad avere una prima rappresentanza con Sandro Curzi.
I propositi regionali durarono però lo spazio di un mattino, già all’inizio degli anni ’80 entrano a frotte i comunisti, la programmazione regionale viene abbandonata. Il primo programma cult della rete, che fece aumentare l’audience, fu IL PROCESSO DEL LUNEDI’ di Aldo Biscardi (proveniente dal quotidiano comunista Paese Sera), inizialmente condotto da Enrico Ameri si cambia denominazione nel 1983, a seguito della nascita di Rete 4 per evitare confusione: da Rete Tre a Tv Tre, poi Rai Tre, infine Raitre, si cambia anche logo. Nel 1987 direttore di Rai3 diventa il comunista Angelo Guglielmi (vicedirettore Stefano Balassone), direttore del Tg3 Sandro Curzi. Arrivano Michele Santoro (provenitente da Radio Proletaria), Maurizio Mannoni (proveniente dalla tv locale comunistaVideo Uno), Piero Chiambretti, autori, conduttori, giornalisti di area comunista, partono programmi come Telefono giallo, Un giorno in pretura, Chi l’ha visto?, Report, Blob ecc.
Si era dunque arrivati alla lottizzazione: Rai1 ai democristiani, Rai2 ai socialisti, Rai3 ai comunisti. L’informazione regionale (Tgr Regione) venne dotata di una testata autonoma diretta da Luca Di Schiena, ha la gestione di tutte le redazioni giornalistiche regionali con i rispettivi telegiornali e giornali radio. Sotto la direzione di Angelo Guglielmi Rai Tre fu indubbiamente innovativa, sperimentale, acquistò molti telespettatori. Della rete regionale però non restò che un ricordo (ma forse nemmeno quello…).
Fra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 a proporre una rete regionale e una rete Rai a Milano fu la Lega Nord di Umberto Bossi che dal 1994 al 2011 governò molti anni con Silvio Berlusconi. Alle parole non seguirono mai fatti, Telekabul restò Telekabul, una rete Rai non venne mai portata a Milano, la Lega pur esprimendo direttori come Antonio Marano, Massimo Ferrario, giornalisti come Gianluigi Paragone ed altri, si limitò a lottizzare in quel di “Roma ladrona”. Unico cambio fu quello del nome della rete, arrivando all’attuale denominazione di Rai3 nel 2011.
La lottizzazione condannata da leghisti e berlusconiani (i comunisti avevano camaleonticamente cambiato nome e facevano finta di non esserci stati, del resto avevano vissuto sulla Luna..) aveva però portato in Rai professionisti del calibro di Sergio Zavoli, Bruno Vespa, Giovanni Minoli, Sandro Curzi, Enzo Biagi, Enrico Mentana, ecc. Nella seconda Repubblica invece sono stati lottizzati comunisti, leghisti (in quel di Roma) e “mignotte di Forza Italia” (la definizione è di Luca Barbareschi). Si arriva agli ultimi con l’avvento alla segreteria della Lega di Matteo Salvini e con l’affermazione del Movimento 5 Stelle. I 5 Stelle all’inizio vedevano la tv come il peccato, si rifiutavano di apparire in televisione, chiedevano i licenziamenti di Fabio Fazio, Bruno Vespa ed altri professionisti (oggi sono sempre nei salotti di Vespa, di Fazio e in ogni programma televisivo), promettevano una Rai non lottizzata, oggi hanno lottizzato incompetenti di provata fede pentastellata o riciclati ex Forza Italia, Lega e persino Pci/Pds/Ds/Pd… Rai3 rimane in mano post comunista (ma con qualche convertito al grillismo), Rai2 leghista, Rai1 pentastellata.
Matteo Salvini, dal canto suo, voleva fin dagli anni ’90 (quando era ancora soltanto un consigliere comunale milanese) cambiare interamente la Rai. Nel 1993 Salvini fece un’ospitata nella trasmissione radiofonica L’angolo della scuola, quattro anni dopo, in qualità di redattore del programma televisivo condotto da Roberto Marelli su Telenova, contattai ancora Salvini il quale era molto legato (lo è rimasto ancora) alle tv locali e alle radio locali (recentemente è intervenuto a Radio Siena, Matteo ti consiglio di intervenire se vuoi vincere a Roma anche a Radio Casalpalocco). Nel 1999 Matteo Salvini diventa direttore diRadio Padania  (subentrando a Roberto Poletti) carica che manterrà fino al 2013, quando gli subentrerà Alessandro Morelli. Giornalisticamente Salvini lancia l’emittente e il Nord, riesce a portare a Radio Padania seri professionisti milanesi e lombardi come il prof. Andrea Rognoni, Enzo De Mitri, Febo Conti, Massimiliano Romeo ed altri, lo stesso Morelli è cresciuto a Radio Padania. Fra i programmi cult Mai dire Italia, un programma condotto dallo stesso Salvini che sognava la Padania libera e faceva il verso alla trasmissione televisiva della Gialappa’s band, “Mai dire gol”, sul mondo del calcio. E proprio a Radio Padania nascono slogan fortunati che poi saranno apposti sui manifesti dallo stesso Salvini: “ci siamo rotti i coglioni dei giovani del mezzogiorno”, “al Sud non fanno un emerito cazzo dalla mattina alla sera”, “napoletani colerosi terremotati”, “voi col sapone non vi siete mai lavati”. Nel febbraio 2016 intervistato da Roberto Poletti ad Antenna 3 Lombardia mentre sulla Rai andava in onda il Festival di Sanremo, Salvini parlava di informazione locale di contributi alle radio e alle tv locali che fanno formazione sul territorio, di abolire il canone Rai e di portare una rete Rai a Milano, oltre a non fare come Renzi che “ha piazzato i suoi amici in Rai”. Di acqua ne è passata tanta sotto i ponti da quella puntata di Storie di Lombardia su Telenova, Matteo Salvini è arrivato al governo: i finanziamenti alle emittenti locali sono stati ridotti (a dire il vero dai suoi “amici” 5 Stelle), il canone della Rai è rimasto, e per la Rai di Milano non è stato fatto nulla, anche questa è una storia di Lombardia…
Tornando a Rai 3 oggi è sempre appannaggio dei post comunisti (ma anche dei grillini), Rai2 resta alla Lega, Rai1 ai 5 Stelle. Sono stati lottizzati da grillini e leghisti persone incapaci ma fedeli (a dire il vero l’incapacità è prettamente grillina, la Lega qualche serio professionista, pochi, lo ha lottizzato). Ma Rai3, alla quale auguriamo lunga vita in nome del pluralismo, oggi ha soltanto un’ora e dieci di informazione locale, niente trasmissioni locali, e anche questa è una storia di Lombardia.

Le promesse (non rispettate) di Matteo Salvini sulla Rai, su Aler ed altro…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...