Enzo Ferrieri

ENZO FERRIERI fotoEnzo Ferrieri nacque a Milano il 7 luglio 1890, si laureò in giurisprudenza all’Università di Pavia, quindi seguì la sua passione per le arti sceniche e visive. Nel 1920 fondò Il Convegno, rivista di letteratura, teatro e arti figurative. Su Il Convegno scrissero diverse persone: da Pirandello a Cocteau, dal Teatro dell’Arte di Mosca alla Pètite Scene di Parigi, da Joyce a Thomas Mann, a Italo Svevo, Vitaliano Brancati, Riccardo Bacchelli, Alberto Moravia, Filippo Tommaso Marinetti, da Renè Claire ai Sacharov, Pizzetti, Prokofiev, Berio, Copeau e così via. Il Convegno è stato infatti il crogiolo di eventi anticipatori in tutti i campi dell’arte ed è stato un osservatorio molto attento anche nel campo critico, dove operarono personaggi come Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti, Eugenio Levi, De Chirico, del clima stimolante di un cenacolo in cui si avvertivano i segnali di un mondo nuovo. Il Convegno è stato anche il primo cineclub italiano: nel 1926 ha proiettato per la prima volta in Italia film di Renè Claire, Espstein, Il fu Mattia Pascal di Marcel Herbier. Come altri intellettuali della sua generazioni era consapevole di avere assistito, appunto come con il cinema, alla nascita in pochi anni di un nuovo linguaggio e di una nuova forma d’arte del tutto inedita.
Il 10 novembre 1924 Ferrieri inagura presso il Palazzo Litta di Milano il Piccolo Teatro del Convegno in corso Magenta a Milano con All’uscita di Luigi Pirandello. Successivamente la sua attività teatrale si trasferirà al Circolo del Convegno nelle sale di Palazzo Gallarati Scotti. A partire dal 1929 Ferrieri lavora per l’Eiar con l’incarico di programmatore della nascente prosa radiofonica, crea la prima Compagnia Stabile della Radio Italiana, occupandosi successivamente anche della regia e dell’adattamento, al nuovo mezzo di testi teatrali.

Nel giugno 1931 pubblica sulla rivista milanese Il Convegno il primo Manifesto della radio, quando pubblica tale Manifesto i programmi regolari radiofonici avevano soltanto sette anni di vita e appena da due era nato il giornale radio. Ferrieri aveva scritto alcune riflessioni sulla radio in articoli pubblicati sul quotidiano della sera di Milano: L’Ambrosiano. Si era reso conto che, letti in successione, potevano costituire un corpus organico, un autentico Manifesto, stimolatore di opinioni, di suggerimenti e di ulteriori approfondimenti da parte degli intellettuali italiani, molti dei quali, per motivi diversi, erano perplessi o agnostici di fronte alle voci e ai suoni che arrivavano dagli spazi e che una scatola, più o meno grande, sapeva riprodurre nelle case. Decise allora di aprire un dibattito sulla rivista. Nel numero di giugno sostenne che la radio poteva e doveva, essere una forza creativa e cominciò ad aspettare le risposte degli “addetti ai lavori”. Non ne arrivarono molte per la verità, 34 per la precisione. Ferrieri fu ugualmente soddisfatto. Avevano risposto fra gli altri Massimo Bontempelli, Anton Giulio Bragaglia, Emilio Cecchi, Eugenio Colorni, Silvio D’amico, Filippo Tommaso Marinetti, Guido Piovene, Ottorino Respighi. E numerosi musicisti. In tutti comunque vi era una grande attesa anche per l’arrivo della televisione, previsto imminente.

Due i grandi periodi della sua avventura culturale. Il primo si lega alla creazione del Convegno che fu centro di studi e sperimentazioni per la letteratura, il cinema, la musica e il teatro: è il ventennio 1920-1940, destinato a terminare con lo scoppio della seconda guerra mondiale che chiude i confini ed arresta ogni processo di internazionalizzazione della cultura. Il secondo periodo va dal 1945 alla morte avvenuta nel 1969.

Nel secondo dopoguerra collabora con L’Italia Libera, quotidiano del Partito d’Azione e continua a lavorare con la neonata Rai come regista di commedie, radiodrammi e sceneggiati radiofonici, successivamente cura anche alcune regie televisive. Ferrieri curò la regia radiofonica più di 500 opere drammatiche di ogni paese. Fondò il primo Piccolo Teatro d’Arte in Italia, e diede vita nel centro di Milano ad una nuova versione del suo teatro del Convegno, dove diresse i maggiori attori italiani del tempo. Ferrieri si occupò in questi anni di critica teatrale (alla radio poi anche nella nascente televisione) e pubblicò una serie di articoli Sul filo della memoria per il Corriere della Sera, nonché sul Radiocorriere Tv.

Dal 1920 al 1969 Ferrieri gemellò Milano (di fatto quando ancora non esistevano ne quell’espressione ne quel costume) con le metropoli culturali del suo tempo, rendendo possibile la conoscenza dei maggiori artisti e delle loro opere in una misura che appariva (e per molti versi proprio era) “impossibile” negli anni dell’Italia dell’autarchia e del fascismo; avvicinò il mondo all’Italia e contribuì a far crescere la cultura a Milano aiutandola ad uscire dalle dimensioni della “provincia”. Personaggio versatile ed ecclettico della cultura milanese, nel 1963 il Comune di Milano gli assegna la medaglia d’oro “per i contributi dati alla cultura della città”. Enzo Ferrieri morì a Milano il 4 febbraio 1969.

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