Anno domine 2000, poco prima dell’avvento del covid. Si celebrava il centenario della nascita di Federico Fellini, avevo realizzato interviste con Sergio Zavoli e con Francesca Fabbri Fellini (sua nipote). Poi vi fu una puntata con uno dei miei maestri di giornalismo: Paolo Pillitteri. Abbinai questa intervista con quella a Daniele Scalese, un giovane scrittore che aveva pubblicato il romanzo Le streghe. Mi era piaciuto il romanzo, ed anche lui, si concentrava sulla scrittura, non si era montato la testa, era seguito da editor giusti e da persone giuste, esordiente si ma niente dilettantismo. Daniele classe 1988 era arrivato a Milano da Taranto, viveva nella zona del Parco Trotter qui ambientò il romanzo Le streghe. Il protagonista è Marcello, un uomo di 43 anni profondamente frustrato: è un professore precario, affronta una vita familiare complessa (tra una moglie logorroica, una figlia fin troppo intelligente e un figlio che ha smesso di parlare) e sente di aver sprecato tutti i suoi sogni. La sua vita subisce una scossa quando nel quartiere si trasferisce un nuovo inquilino: un uomo brillante, attraente e scrittore di successo. Divorato dall’invidia e dall’ossessione di scoprire il segreto del successo del rivale, Marcello si convince progressivamente di una bizzarra verità: quell’uomo ha stipulato un vero e proprio patto con le streghe che abitano il Parco Trotter.
Daniele ha scritto altri libri di successo, non posso che essere contento e congratularmi con lui.














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