Enrico Lucci

ENRICO LUCCI fotoEnrico Lucci nasce a Roma il 17 febbraio 1964, cresce nel quartiere Tre Castelli, dopo aver conseguito il diploma di ragioniere si laurea in lettere moderne, all’Università La Sapienza con Giuliano Procacci, tesi di laurea sul compromesso storico e le tesi interne al Pci. Durante gli anni universitari è uno dei principali esponenti del movimento studentesco della Pantera. Nel 1990 Lucci inizia la sua carriera televisiva lavorando a Rete Azzurra, emittente locale di Genzano, in provincia di Roma, quindi passa ad altre televisioni locali, fra le quali ricordiamo Video Uno, emittente vicina al Pci. Nel 1993 Lucci passa alla redazione sportiva del tg3 diretta da Claudio Ferretti, dove collabora alla rubrica sportiva E’ quasi gol. Nel 1995 approda come inviato a Telesogni, inserto culturale giornaliero del Tg3. Lavora quindi in vari programmi tra cui Scirocco, Il Giro d’Italia.. Nel 1997 comincia a vestire i panni di iena su Italia1 effettuando caustiche inchieste e partecipando a tutte le edizioni del programma fino ai nostri giorni. Lucci è stato anche inviato al Giro d’Italia per Rai3, ed ha ideato per Italia1 le trasmissioni Feste (1999) e Vacanze (2000), nel 2002 ha condotto, sempre su Italia1, Lotta di classe.  Nel 2003 pubblica il romanzo Tutto può ancora accadere (aspettando Tony Randine).  Si reca quindi nella Repubblica Dominicana per intervistare Luciano Gaucci in latitanza. Nel 2016, dopo vent’anni, lascia Le Iene per passare alla Rai per cui condure su Rai2 Nemo – Nessuno escluso, nel 2019 conduce, sempre su Rai2, dal settembre 2019 è inviato di Quelli che il calcio.

LA RECENSIONE DEL LIBRO DI MASSIMO EMANUELLI (L’OPINIONE DELLE LIBERTA’ 18 MAGGIO 2003)

E’ uscito per i tipi di Mondadori Tutto può ancora accadere (aspettando Tony Randine) libro di Enrico Lucci, il libro è stato presentato alla libreria Mondadori di Via Marghera a Milano.

ENRICO LUCCI

“Avevo scritto un libro a 17 anni, era un libro di poesia, come quello che scrivono tutti, avevo dovuto pagare io per stamparlo, le uniche persone che hanno questo libro sono me zia, me nonna. Andando in televisione mi sono accorto di avere un sacco di cose da dire, ringrazio Mondadori che mi ha dato la possibilità di farlo, mi sono messo a scrivere pensando: voglio scrivere veramente quello che mi passa per la capoccia. Ogni volta che mi passava per la testa qualcosa me lo appuntavo, tutto ciò per un anno, poi in due mesi ho scritto il libro”.
Il libro è dedicato a Dedicato ad Agrippina e Beltrando, i suoi genitori, “l’ho scritto perché la Mondadori me lo ha chiesto. Lavoro in tv e un libro non lo si nega a un personaggio televisivo”
Lucci ha osservato la gente passare, ha preso appunti e così è nato un ritratto dei giorni nostri con retrogusto amaro: “Si, sono d’accordo. C’è un retrogusto amaro in queste pagine. Basta aprire gli occhi, guardarsi intorno, per capire che c’è poco da ridere. Viviamo in una società omologata, piena di finti rivoluzionari, convinti di fare la rivoluzione con una canna in mano. Non sopporto più di essere circondato da tipi ricoperti da tatuaggi o con l’orecchino al naso. Non ne posso più di questa finta pazzia dilagante.”
Ecco alcuni dei pensieri di Adelmo, il protagonista del libro: “Sono anarchico. Che è sempre la stessa furbata qualunquista del “confuso” ma ha tutto un altro appeal”, oppure “se faccio le puzze e lei ride potrebbe anche essere la donna della mia vita”, o ancora: “detesto i tour operator, è intollerabile che qualcuno si permetta di organizzare la mia felicità”
Alla presentazione del libro di Lucci sono intervenuti anche Gianfranco Funari e Morena Zapparoli,: “vi consiglio – ha dichiarato Morena – di leggere questo libro in un pomeriggio davanti al mare d’inverno con una persona con la quale avete più o meno due o tre argomenti da sviscerare, con un bel cannolo, mentre vi godete Ultimo tango a Parigi.“ Funari ha invece precisato: “questa – precisa Funari – non non è una mia conferenza stampa, sai come sono i figli? Quando si hanno i fiji non se ha più paura de morire. Io ho una figlia che fa il montaggio al cinema, ed ho un figlio adottivo che è Enrico Lucci. Io credo di avere trasmesso ad Enrico, come lui ha trasmesso a me, il senso della provocazione. Enrico in diretta televisiva mi ha chiesto quale fosse il massimo della provocazione ed io gli ho risposto: proviamo a metterci con le spalle davanti alla telecamera, tiriamo giù pantaloni e mutande, mostriamo il nostro sedere, e auguriamoci che miliardi e miliardi di cittadini facciano tutti assieme una scoreggia contro i rumori delle bombe su Baghdad, non per sdrammatizzare, ma perché la pace ha bisogno delle nostre provocazioni. Io non sono un pacifista, ma sono contro la guera, per due motivi: perché credo che stiamo in mano a un delinquente comune che è Saddam Hussein e allo scemino di un villaggio globale che è Bush. Io non sono antiamericano, sono filo-americano, soprattutto con quelli che fanno le dimostrazioni della pace. Sono filoamericano perché da bambino dovevo fare cinque piani di scale per andare a prendere l’acqua, quando ho visto in televisione bambini che facevano a pugni per riempire una bottiglia d’acqua mi si è riempito il cuore di dolore. Non voglio che anche i miei figli facciano tale fine.”
In realtà, mi spiega Funari, Lucci è figlio di una mia vecchia amante, eppi pe’ l’età che tiene può essere me fijo. Si del resto Funari chiama fijo tutti i quarantenni, l’ha fatto anche con me e con Eros Ramazzotti. Io so con gli esponenti della seconda, della terza e della quarta generazione, anche co’ quelli che so giovani non più de primo pelo, e che hanno difficoltà ad affermarsi, il guaio dell’Italia non sono state le tangenti, ma che questo paese ha sempre avuto talenti senza carriera e carriere senza talenti”. Funari si riavvicina a Lucci lo prende per braccio e gli dice: “fijo, sta a sentì papi. Quanno ero pischello papà mio non me voleva fa vestì da fijo della lupa, e diceva: meglio fijo de mignotta che fijo della lupa. E io te dico: mejo fijo de Funari, che fijo d’una mignotta…”
Tornando al libro di Lucci il famosissimo giornalaio televisivo dice che in esso sono descritti “tutti i luoghi comuni di cui siamo capaci noi con i nostri amici, con i nostri parenti, e che suggerisce un altro libro: quello dei luoghi comuni dei politici.”
Funari si rivolge agli esponenti della “quarta generazione” e dice: “me raccomando, studiate, quando io ero giovane i comici avevano la quinta elementare, oggi i comici sono super laureati: studiate, perché la cultura è la vostra difesa…” Funari ama costernarsi di “esponenti della quarta generazione”: Pierluigi Diaco, Morena Zapparoli, la sua “vicina de casa”, il nipote Marco: “a ragà, siete forti”.
La stima e l’affetto sono ricambiati da Lucci che dichiara: “Funari è il mio papi, l’antesignano de Le Iene, usciva fuori dalle righe già anni fa”. Alla mia domanda se Tutto può accadere è da considerarsi l’inizio di una carriera letteraria Lucci risponde: “lo decideranno i lettori, se il libro andrà bene ci saranno degli sviluppi”.

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