Michelle Hunziker intervistata da Gigi Vesigna

MICHELLE HUNZIKER AFFIANCHERA’ PIPPO BAUDO
MICHELLE? LA MANDA LIZA

di Gigi Vesigna

Imitare la Minnelli? «No, lo spettacolo è diverso dal film. L’ho incontrata e mi ha incoraggiata. Però, sarebbe bello un duetto tra noi a Sanremo…».
Michelle Hunziker sta conducendo da settimane una doppia vita: di giorno è sempre lei, la svizzera bionda più popolare d’Europa, ma già in serata, nel musical Cabaret, diventa Sally Bowles, una diciannovenne inglese dai capelli corvini che è la star del Kit Kat Club, il cabaret più famoso della Berlino degli anni Trenta, frequentato dai ricchi berlinesi, ma dove già in platea spuntano le prime minacciose divise dei gerarchi nazisti.
Michelle, come riesci a sdoppiarti ogni giorno, restando sempre te stessa? Non soffri un po’ di questa “sindrome da sdoppiamento”?
«Anche se non ho ancora una grande esperienza, il mestiere d’attrice ti fa abituare in fretta a entrare nei panni di un personaggio: quando ho recitato in Tutti insieme appassionatamente, il personaggio che era di Julie Andrews era già nelle mie corde, una specie di Biancaneve che ama i bambini come me. In Cabaret, il ruolo di Sally mi impegna di più, perché lei è molto più lontana dalla mia quotidianità. La mia vita ha altre regole morali, ma il personaggio che al cinema fu di Liza Minnelli è elettrizzante. Io ci provo, ma ci metto molto di me, e in questo senso Saverio Marconi e tutta la Compagnia della Rancia mi ha incoraggiato: ho studiato il personaggio per settimane, provando a casa mia con Saverio, che è davvero un maestro, e credo di poter essere soddisfatta. Comunque, sarà il pubblico a giudicarmi».
Già, il pubblico: non pensi che tutti, più o meno, verranno a teatro con l’idea di confrontarti con Liza e con le sue straordinarie canzoni, che hanno vinto uno degli otto Oscar attribuiti al film di Bob Fosse nel 1972?
«Questo l’ho messo in conto ma non ho timori, quando ho incontrato Liza Minnelli e le ho raccontato che mi accingevo a “sostituirla”, lei mi ha incoraggiata. Anzi, ho chiesto agli organizzatori di invitarla al Festival di Sanremo. L’idea di un duetto con lei già mi elettrizza. Però bisogna anche ricordare che questa non è la copia del film di Liza, il regista Marconi ha attinto ad altre fonti, quelle che hanno poi dato origine al musical e poi al film».
La puntualizzazione di Michelle è corretta: pochi infatti sanno che il film della Minnelli nasce da una pièce di John Van Druten intitolata I ama camera e al romanzo di Christopher Isherrwood, Addio a Berlino, che a sua volta è diventato un film del 1955 intitolato La donna è un male necessario, con Julie Harris. Elaborando le varie evoluzioni si è arrivati a questo Cabaret “made in Italy”, dove le canzoni (le più famose sono Money money e Life is a cabaret) sono rigorosamente tradotte nella nostra lingua, e quindi rese comprensibili a tutti. Tornando a Michelle, bisogna riconoscere che è stata sicuramente il personaggio televisivo dell’anno lavorando da stakanovista a Striscia la notizia, che ha dovuto lasciare anticipatamente per problemi alle corde vocali affaticate, e a Paperissima, e adesso che si accinge a presentare Sanremo, per riprendere subito dopo il musical.
Non ti sembra di esagerare?
«Questo è certo, però, dopo la conclusione di quello che è già avviato, ho intenzione di prendermi un anno sabbatico, per dedicarmi di più a me stessa, alla mia famiglia, ad Aurora, che ormai ha dieci anni e ha con me un rapporto veramente meraviglioso».
A proposito di Aurora: durante la cena che hai dato per le feste, alla quale hai invitato i tuoi amici più cari, avete organizzato un karaoke e Aurora ha dimostrato già incredibili doti canore, cantando sia in italiano che in inglese. Pensi che se vorrà seguire la tua strada tu la incoraggerai o, invece, cercherai di dissuaderla. E cosa farà il papà, Eros Ramazzotti?
«È vero, Aurora ha già grandi disposizioni. Ma, quando sarà il momento, non la incoraggerò né, tanto meno, cercherò di scoraggiarla. Mi limiterò a dirle delle tante difficoltà che dovrà superare, cercherò di farle capire che il mondo reale è tutt’altra cosa rispetto a quello colorato dello spettacolo, che sembra accoglierti a braccia aperte e invece è pieno di insidie, di cattiverie: è un mondo spietato, quindi dovrà stare in guardia. In quanto a Eros, non me la sento di rispondere per lui, ma sono certo che la pensa come me. Le vuole troppo bene per agire diversamente».
Ho sentito parlare di una Fondazione che tu staresti realizzando insieme all’avvocato Giulia Buongiorno, ormai famosa per il processo in cui ha difeso il senatore a vita Giulio Andreotti. Di che cosa si tratta in sintesi e chi la sovvenziona?
«Io nella vita sono stata molto fortunata, così ho deciso di fare qualcosa di concreto per aiutare le donne in difficoltà, le vittime di violenze casalinghe, di stupri, quelle che sul lavoro subiscono il mobbing. Intendo aiutarle insieme all’amica Giulia, seguirle sino in tribunale per far sì che le loro ragioni vengano ascoltate. In quanto alle sovvenzioni, non ne abbiamo, ci penserò io, pronta ad accettare i contributi, intesi come collaborazione, di persone che possano agire in questo campo. Cominciamo con le donne, ma poi vorremmo occuparci anche dei bambini e degli uomini. Tutti, nella vita, a un certo punto hanno bisogno di una mano e, senza retorica né demagogia, agendo in silenzio, noi cercheremo di dargliela».
Tosta la ragazza, soprattutto se si pensa che questo dovrebbe essere per lei un anno di pausa. A questo proposito le chiedo se le voci che girano circa un suo show a puntate da presentare su Raiuno sono prive di fondamento. «Da Mediaset ho una liberatoria per il Festival e per altre quattro serate, quindi tutto è possibile, purché il progetto sia stimolante e non il solito “facciamo varietà”, tanto per riempire il palinsesto».

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