Emilio De Marchi ricordato dal compagno Sergio Cati

Emilio De Marchi autore di diversi libri, feci la tesina (non copiata come fece l’ex ministra Azzolina…) con la quale mi abilitai all’insegnamento con la prof.ssa Giuliana Nuvoli, compagna che ritrovo spesso nella mia vita. Mi fa piacere leggere un ricordo di Emilio De Marchi anche da parte del compagno Sergio Cati. La mia tesina era su Demetrio Pianelli e gli altri romanzi di De Marchi nel cinema, alla radio e in televisione, qui il compagno Cati ricorda la vita di De Marchi.

Care amiche e cari amici. La nostra rubrica letteraria prosegue il suo viaggio di incontri che oggi raggiunge Emilio De Marchi nato a Milano 31/7/1851 morto 6/2/1901: scrittore, poeta, traduttore. Ritenuto tra i più importanti narratori del secondo ottocento italiano. Le sue opere si incentrano sulla condizione dei contadini lombardi e della piccola borghesia milanese. Proviene da una famiglia di modeste condizioni e presto resta orfano del padre. Riesce a laurearsi in Lettere nell’attuale Università degli studi di Milano ( allora Accademia scientifico-letteraria di Milano ). Ne diviene in seguito segretario e libero docente di Stilistica. Frequenta il mondo letterario milanese caratterizzato al momento della Scapigliatura. Attivo nel mondo delle istituzioni caritative, esperienza che si ritrova nei suoi romanzi. Fedele agli insegnamenti di Manzoni, equilibrio e rigore morale, cui è spinto dal suo credo cristiano. Fonda la rivista ” La vita nuova ” ma se ne distacca quando questa si fonde con la radicale ” Il preludio ” ritenendo inconciliabili i due orientamenti. Scrive romanzi che secondo la moda dell’epoca vengono pubblicati a puntate sui giornali .La morale dei suoi scritti è quella borghese, riferimento, Manzoni, la teoria è che la rassegnazione e l’onestà pagano più della sovversione e della violenza. Rifiuta la lotta di classe .Il romanzo ” Il cappello del prete ” apre per l’Italia il filone del noir con ambientazione a Napoli .Il successivo romanzo torna a parlare del filone impiegatizio, eroi condannati alla ricerca di una felicità regolarmente negata. Attività meno conosciuta, ma non meno importante di De Marchi è la traduzione. Ancora oggi la sua traduzione delle favole di La Fontaine con le illustrazioni di Dorè tra le edizioni più conosciute. La sua raffinata tecnica ha reso familiare e accettabili al pubblico italiano le Favole, mettendo in risalto la vena ironica e la visione amara della vita che esse esprimono. Gli scritti politici riaffermano la sua convinzione dell’esigenza di un partito conservatore e uno di governo aristocratico, con una subalternità delle classi popolari .Nei libri a sfondo pedagogico esalta i valori tradizionali della religione e della famiglia. Vicende familiari e personali ne acuiscono il pietismo negativo. Muore a Milano il 6/2/1901 ed è sepolto nel cimitero di Paderno Dugnano. Come si può arguire moltissime le opere, tra romanzi, racconti, saggi e traduzioni. Vasta la bibliografia.

Della milanesità di Emilio De Marchi parlai con il compianto Nanni Svampa nel corso della trasmissione televisiva Mestieri Artigiani in onda su Telenova e con il prof Paolo Bosisio nella trasmissione televisiva L’angolo della scuola.

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