E’ morto l’attore Paolo Ferrari: una vita fra radio, televisione, cinema e teatro

paolo ferrari giovanePaolo Vita, così si chiamava all’anagrafe, nasce a Bruxelles il 26 febbraio 1929, figlio del console italiano della città belga, quando i genitori rientrano in Italia inizia ad esibirsi ancora bambino, ha soltanto nove anni, all’Eiar in un programma nel quale interpreta Paolo il Balilla, nel 1938 esordisce sul grande schermo, sempre nel ruolo di un bambino, nel film Ettore Fieramosca diretto da Alessandro Blasetti, seguiranno altri quattro film (Kean di Guido Brignone, Odessa in fiamme di Carmine Gallone, I pagliacci di Giuseppe Fatigati, Gian Burrasca di Sergio Tofano). Nel dopoguerra ancora sul grande schermo in Una lettera all’alba di Giorgio Bianchi, Fabiola di Alessandro Blasetti (1949), Il boia di Lilla di Vittorio Cottafavi (1952), Totò cerca pace di Mario Mattoli (1954) e Ridere ridere ridere di Edoardo Anton. Non trascura nemmeno il teatro recitando in un repertorio classico, la televisione, già nel 1954 conduce una delle prime trasmissioni della neonata tv (L’orchestra della domenica) e la radio: Rosso e nero n.2 popolare trasmissione condotta da Corrado per la regia del fratello Riccardo Mantoni, quindi il radiodramma Una moglie per Giasone di Enzo Maurri per la regia di Nino Meloni. Di nuovo al cinema (Susanna tutta panna di Steno 1957, Camping di Franco Zeffirelli di cui è anche soggettista e sceneggiatore, Adorabili bugiarde di Guido Leoni, Gambe d’oro di Turi Vasile, tutti del 1958, La cambiale di Camillo Mastrocinque 1959). Nel 1958 interpreta la miniserie televisiva Mont Oriol; nel 1959 si esibisce al Piccolo Teatro di Milano in un repertorio goldoniano.

Dopo essere apparso in tv ne Il mattatore di Vittorio Gassmann, conduce per il piccolo schermo Giallo club. Invito al poliziesco. Nel 1960 presenta il Festival di Sanremo con Enza Sampò. Di nuovo sul grande schermo è diretto da Damiano Damiani (Il rossetto), Turi Vasile (Le signore), Francesco Maselli (I delfini, non accreditato), Mario Mattoli (Appuntamento a Ischia), Luigi Filippo D’Amico (Akiko e Mariti a congresso), Daniele D’Anza (Pugni pupe e marinai), Elio Petri (I giorni contati), Steno (Copacabana Palace), Vittorio Sala (I Don Giovanni della Costa Azzurra), Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa (Le voci bianche, Il morbidone, Pronto c’è una certa Giuliana per te…), Jacques Pinoteau paolo ferrari nero wolfe(Jacqueline e gli uomini), Mino Guerrini (su e giù), Nando Cicero (Lo scippo), Ettore Fecchi (Mani di velluto), Cesare Canevari (Io Emmanuelle). Paolo Ferrari torna in televisione nel 1964 in BIBLIOTECA DI STUDIO UNO con il Quartetto Cetra, cui segue nel 1965 IL GIORNALINO DI GIANBURRASCA per la regia di Lina Wertmuller con Rita Pavone, ancora sul piccolo schermo in LO SQUARCIAGOLA (1966), L’AFFARE KUBINSKY, HOLIDAY/INCANTESIMO, SERATA CON CESARE PAVESE (1967), e, soprattutto, è la spalla di Tino Buazzelli in NERO WOLF, altre interpretazioni televisive sono QUEL NEGOZIO DI PIAZZA NAVONA e PAPA’ GORIOT. Negli anni ’70 il suo nome si lega a Carosello e alla pubblicità del fustino della Dash: come Ernesto Calindri, altro grande attore a tutto campo, Ferrari finisce con l’essere identificato come “l’uomo del fustino”. E’ proprio la pubblicità a farlo entrare nelle case degli italiani, con il il suo naso, i capelli brizzolati, le mani. Una serie di spot che restano nella storia, un ottimismo nuovo, sorrisi che ricordano un mondo Oltreoceano aperti a ogni possibilità. Il bianco più bianco, quando il detersivo era in polvere e nei fustini. “No, non scambio il bianco di Dash! Si riprenda i due fustini signor Ferrari!”, diceva una signora in una delle pubblicità.

Paradossalmente la grande popolarità ottenuta con la pubblicità (per Carosello recitò anche per la Permaflex ma il suo nome resterà legato al Dash) gli farà diradare le apparizioni in video. Lo stesso Ferrari nel corso di un’intervista ricordava le ragioni: “In Nero Wolfe, ero stato indicato come personaggio di maggior gradimento dal pubblico. Ma da quel momento non ho più messo piede in televisione. E non certo per mio snobismo. È che nessuno da quel momento, inspiegabilmente, mi ha più cercato. Quando facevo la pubblicità del Dash, il regista Bolognini era alla ricerca disperata di un attore adatto a doppiare il protagonista di Fatti di gente per bene. Gli suggerirono il mio nome e rispose: figurati, se apre bocca penso al detersivo. Feci lo stesso il provino, d’accordo con un amico, e lui esultò sentendo la mia voce: finalmente l’ho trovato. Quando mi presentai al doppiaggio Mauro Bolognini capì, mi guardò e mi disse: sono uno stronzo”. 

Nonostante ciò continua la sua intensa e poliedrica attività al cinema, in teatro, in radio e in televisione. Nel 1972 presenta in radio Un disco per l’estate, fra il 1973 e il 1974 conduce, sempre in radio, NASTRO DI PARTENZA, VOI ED IO, e un’altra edizione di Un disco per l’Estate con il calciatore Giorgio Chinaglia. In tv intrepreta SERATA AL GATTO NERO (1973), ACCADDE A LISBONA al fianco di Paolo Stoppa (1974), nella stagione 1974/75 conduce IERI E OGGI, al cinema CI RISIAMO, VERO PROVVIDENZA? per la regia di Alberto De Martino e NOI SIAM COME LE LUCCIOLE di Giulio Beruti. Nel 1977 è ancora in radio in LA BELLA ESTATE. Dagli anni ’80 dirada le sue apparizioni ma è pur sempre attivo: QUEI TRENTASEI GRADINI (in tv nel 1985), NULLA CI PUO’ FERMARE di Antonello paolo ferrariGrimaldi (al cinema nel 1989), TUTTI GLI ANNI UNA VOLTA ALL’ANNO di Gianfrancesco Lazotti (1994). Dopo avere interpretato la parte del pensionato nel telefilm di Rai 2 DISOKKUPATI nel 1997, nel 2004 recita nella fictionpaolo ferrari 2 ORGOGLIO, quindi, fra il 2007 e il 2008, fa parte del cast di INCANTESIMO, nel 2011 recita in NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI ’82. Torna anche al cinema, le sue ultime interpretazioni sono state MANUALE D’AMORE 3 per la regia di Giovanni Veronesi nel 2011, TERESA MANGANIELLO, SUI PASSI D’AMORE di Pino Tordiglione e il cortometraggio DANDELION di Gabriele Policardo del 2013. La sua ultima interpretazione teatrale è stata SOSTIENE PEREIRA tratta dall’omonimo romanzo di Antonio Tabucchi, dopo questa interpretazione nel 2013 annuncia il proprio ritiro dalle scene. Paolo Ferrari è morto a Roma il 6 maggio 2018. 

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