50 anni fa la legge sul divorzio, una rivoluzione italiana firmata Partito Liberale, Partito Socialista, Partito Radicale

Cinquanta anni fa (esattamente l’ 1/12/1970) veniva approvata in Italia la Legge sul divorzio che porta la firma del deputato liberale Antonio Baslini, insieme al socialista Loris Fortuna, l’altro firmatario. Una battaglia di civiltà dell’Italia laica e liberale, già proposta dai liberali a inizio novecento, ma rimasta in sospeso per la durissima opposizione della Chiesa, che ne aveva fatto condizione dirimente in occasione del patto Giolitti – Gentiloni.
Il 7 ottobre 1968 il liberale Antonio Baslini presenta un progetto di Legge sul divorzio, che in Commissione parlamentare verrà unificata al progetto del socialista Loris Fortuna. La Legge Baslini-Fortuna ottiene alla Camera, nella prima votazione del novembre 1969 a scrutinio segreto, 325 voti favorevoli e 283 contrari (DC e MSI). La discussione passa al Senato che vota il 9 ottobre 1970 un testo emendato con l’obbligo del tentativo di conciliazione e l’innalzamento da cinque a sette anni del periodo di separazione, approvandolo con 164 voti favorevoli e 150 contrari. Il testo emendato ritorna alla Camera che, nella seduta più lunga del parlamento – dal 24 novembre al 1 dicembre 1970 – approva in via definitiva la legge Baslini-Fortuna (319 sì e 286 no) a cinque anni dalla sua prima proposizione e dopo un iter parlamentare lungo, difficile e conflittuale.

Come scrive Maurizio Franchina: “Per il divorzio parte subito la mobilitazione della stampa laica: il popolare settimanale milanese “ABC” inizia una campagna di sostegno al progetto di Legge Baslini-Fortuna. Sul giornale la rubrica dedicata ai comportamenti sessuali degli italiani, curata da Renata Pisu, che si firma con lo pseudonimo di Cristina Leed, è molto seguita e prontamente lancia una raccolta di apposite cartoline prestampate e allegate al giornale, da compilare e spedire alla Camera dei Deputati. In poche settimane ne arrivano 30.000 Anche il Partito Liberale e il Partito Radicale si mobilitano e organizzano a Roma un dibattito pubblico al quale partecipano, fra gli altri, la comunista Luciana Castellina, il democristiano Giovanni Migliori e i proponenti Antonio Baslini e Loris Fortuna. Si determina un confronto duro e serrato, in cui emergono nettamente le posizioni dei maggiori partiti: l’intransigenza della DC (Migliori), il favore dei laici PLI, PSDI e PSI, il tatticismo del PCI (Castellina) che non assume ancora una posizione a favore del divorzio, ma sostiene una posizione più sfumata per una generica riforma del Diritto di Famiglia (che poi invece potrà essere approvata proprio sull’onda del successo del referendum). Solo molto dopo l’approvazione della Legge, e già in piena campagna referendaria, quando alcuni sondaggi daranno vincenti i laici, il PCI cesserà di considerare il divorzio un inutile tema borghese, e obtorto collo aderirà. In questa fase è solo il settimanale “Noi Donne” dell’UDI a sostenere la battaglia per il divorzio, prendendo le distanze dalla dirigenza del PCI, titubante. È proprio la vasta eco che questo dibattito ha sulla stampa nazionale andare il via alla battaglia culturale e politica pro o contro il divorzio, una battaglia virulenta che coinvolgerà la sfera privata di milioni di persone, irrompendo sulla scena politica e pubblica e assumendo per alcuni protagonisti i toni di una “crociata”.

Si va verso il referendum che, con la lentezza tipicamente italiana, si svolgerà nel 1974, la legge Fortuna-Baslini non sarà abrogata e resterà in vigore. Sono passati cinquant’anni anche il Sommo Pontefice ha cambiato atteggiamento nei confronti dei divorziati, assistiamo al paradosso degli ex fascisti che si definiscono liberali, degli ex comunisti che si definiscono socialisti, di alcuni sedicenti cattolici che fanno uso strumentale della religione. Cattolici o sedicenti tali, divorziati separati due o tre volte, liberali, socialisti e radicali invece (non tutti sia chiaro) restano fedeli al matrimonio (civile o religiosi) o alle unioni civili.

Rimando all’articolo di Alberto Lasagni sul sito del Partito Liberale Italiano della Lombardia.

50 anni fa la legge sul divorzio. Una rivoluzione firmata PLI. – PLI Lombardia (partitoliberale.com)

Sosteniamo Milano con i liberali e i socialisti (mi auguro anche con i radicali).

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