L’ex sindaco socialista di Milano Paolo Pillitteri: non vedo ancora maturi i tempi per il ritorno di un sindaco socialista a Milano, però si può tentare di presentare una lista e una persona che si richiamino, almeno nel nome del candidato e nella tradizione riformista, al socialismo milanese. Milano 2021: vedo Sala in netto vantaggio ma…

Il 2020 si è aperto nel capoluogo ambrosiano pensando alle prossime elezioni comunali. Dopo l’opinione di un ex sindaco (Gabriele Albertini) e di un ex candidato sindaco (Stefano Parisi) ecco le opinioni di un altro ex sindaco (Paolo Pillitteri) e, fra le righe, quelle di un altro ex candidato sindaco. Stefano Parisi ad Affari Italiani ha dichiarato che “Forza Italia è morta, e Sala stravincerà se il centro destra non torna a fare proposte”.
gabriele albertiniL’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini alla giornalista Giuseppina Piano che gli chiedeva: “il centro destra deve tornare a candidare un industriale come lei nel 1997” ha risposto: “oggi lo scenario è diverso, non c’è il più il dominus Berlusconi e il pallino è in mano a Salvini, ma a Milano la situazione è diversa. A Milano la Lega non ha la forza che ha in Italia. Salvini dovrebbe concertare, a meno che non voglia avere un candidato di bandiera come Alessandro Morelli o Silvia Sardone, candidati che non faranno mai il sindaco di Milano. A Milano Salvini non so se ce la farebbe neanche lui, e comunque ha ambizioni nazionali. Non so se da solo riuscirà mai a vincere, ma nella situazione attuale lo capisce anche lui. Dei sindaci che sono venuti dopo di me, non spetta a me dirlo, ma Beppe Sala è sicuramente quello che sta facendo meglio… Ci sarà un motivo perchè Letizia Moratti non è stata rieletta…”

paolo pillitteriOggi mi sono ritrovato con un altro ex sindaco, Paolo Pillitteri, ma i contatti non si sono mai diradati in tantissimi anni che ci conosciamo. L’occasione è un’intervista su Federico Fellini in occasione del centenario della nascita, di Fellini Paolo Pillitteri è stato un grande amico. Poi finiamo con il parlare di Hammamet e del film di Gianni Amelio, il 90% di coloro che giudicano il film non l’ha visto, non è un film su Craxi politico, in questo io e Pillitteri concordiamo, ma una sorta di tragedia greca sulla fine di un uomo (di qualsiasi uomo) che malato e invecchiato vede approssimarsi l’ultimo momento. Paolo Pillitteri riesce a vedere il film e i film con gli occhi del critico cinematografico, si perchè Paolo Pillitteri nasce cinefilo, critico cinematografico, giornalista, della politica non gli importava nulla. Diplomatosi al liceo Berchet di Milano il giovane Pillitteri si iscrive alla facoltà di lettere dell’Università Statale di Milano, nel 1960 viene folgorato dalla visione del film La Dolce vita di Federico Fellini: “decisi allora che avrei fatto il regista”. Pillitteri è ancora studente universitario quando inizia a fare il critico cinematografico per il quotidiano L’Avanti!, il primo incontro per un’intervista con Federico Fellini risale al 1963, lo intervista alla prima milanese di 8%, intanto Pillitteri vuole realizzare un documentario sugli immigrati a Milano (la storia non cambia oggi…) i meridionali che arrivano con la valigia di cartone, i cui discendenti oggi (dopo un passato vetero comunista inneggiano a Matteo Salvini e che vorrebbero “cacciare tutti gli immigrati da Milano”, lo stesso Salvini, conoscendolo personalmente, ha posizioni moderate rispetto ai figli di meridionali…) craxi pillitteriPaolo Pillitteri incontra l’assessore all’economato del Comune di Milano Bettino Craxi che gli fa realizzare, unitamente a Carlo Tognoli, il documentario che si chiamerà Milano o cara. Milano o cara ricorda Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, affronta il tema dell’immigrazione, delle case popolari da costruire (cosa che i socialisti fecero), del lavoro, era una grande Milano che, come quella di oggi, accoglie tutti. Paolo Pillitteri critico cinematografico, regista, docente di storia del cinema e dello spettacolo allo Iulm di Milano. Fra le tante falsità scritte su Paolo nel corso degli anni vi fu quella che diventò sindaco di Milano per volere di Craxi, Paolo Pillitteri ancora prima di conoscere Bettino Craxi è fidanzato con Rosilde Craxi, sorella di Bettino non milita con i socialisti ma con i socialdemocratici di Saragat. Paolo si sposerà con Rosilde nel 1966, a differenza del cognato, che milita nel Psi, resterà nel Psdi, senza occuparsi di cosa pubblica. Nel 1966 Psi e Pdsi si unificano, nasce il Psu (partito che non avrà molta fortuna, alle elezioni politiche del 1969 socialisti e socialdemcratici uniti prenderanno meno voti di quando erano divisi). Alloquando socialisti e socialdemocratici si dividono nuovamente all’inizio degli anni ’70 Pillitteri torna nel Psdi mentre Craxi resta nel Psi. Solo a metà degli anni ’70, precisamente nel 1976, dopo avere dato vita al Muis, Pillitteri aderirà al Psi. E’ proprio Bettino Craxi a coinvolgere Paolo Pillitteri nella politica: Pillitteri farà il consigliere comunale a Garbagnate Milanese, il consigliere comunale a paolo pillitteri andy warhol renato masssariMilano, il Presidente della Triennale di Milano, l’assessore alla cultura del Comune di Milano con il mitico Sindaco Aldo Aniasi, il consigliere della Regione Lombardia, il responsabile cultura e spettacolo del Psi, il deputato e il sindaco di Milano. La politica ha nuociuto a Paolo Pillitteri ma è stata una parentesi, con il crollo della prima Repubblica invece di riciclarsi come hanno fatto tanti socialisti con la destra o con la sinistra ha ripreso a fare il giornalista e il critico cinematografico e televisivo. Dotato di ironia e di autoironia al compianto Giampaolo Pansa che lo definì “cognato di Craxi” rispose: “come Bettino si firma Ghino di Tacco, io mi firmerò Cdc, Cognato di Craxi”. Paolo Pillitteri per via di questa illustre parentela non mai stato valutato nella sua giusta dimensione però una sua rivalutazione è iniziata già nel 1999. Me ne accorsi quando, ultimata la sua attività politica aveva ripreso a fare il giornalista ed io scrivevo per la redazione milanese del quotidiano L’Opinione delle Libertà. Eravamo in taxi e stavamo andando in redazione parlando di cinema, non ricordo perchè dissi: “ma quando tu eri sindaco Milano…” il taxista inchiodò e disse: “lei è Pillitteri?” io pensai “oddio adesso ricominciano ad attaccarlo” invece il taxista (i taxisti hanno il polso della città) disse: “guardi quando era sindaco io ero arrabbiato con lei, però mi creda i sindaci che sono venuti dopo sono molto molto peggio di lei, la rimpiango…”
L’occasione di un’intervista su Federico Fellini che andrà in onda fra gennaio e febbraio nell’ambito della mia trasmissione radiofonica L’angolo della scuola nell’ambito dei ricordi per il centenario della nascita di Federico Fellini, ha fatto si che si sia discusso della nostra Milano, che ben conosciamo entrambi.
aniasiUna chiacchierata rievocando i sindaci che lui ha conosciuto e che io ho tognolistudiato come storico (Antonio Greppi, Virginio Ferrari, Gino Cassinis, Pietro Bucalossi) e quelli che abbiamo conosciuto personalmente entrambi (Aldo Aniasi e Carlo Tognoli) tutti sindaci rimpianti dai vecchi milanesi e dai figli e nipoti di questi vecchi milanesi che abbiano un minimo di cultura storica e civica.

Milano 1999 Castello Sforzesco Massimo Emanuelli con Aldo Aniasi e Gabriele Albertini, Milano 2016 Sala Confcommercio fra i candidati sindaco di Milano fra gli altri Marco Cappato, Massimo Emanuelli, Nicolò Mardegan, Stefano Parisi e Beppe Sala.

Dal 1993 in poi tutti i candidati sindaco di Milano che hanno disprezzato o sottovalutato l’elettorato socialista hanno perso. Nando Dalla Chiesa cavalcando il giustizialismo forcaiolo (oggi ereditato dai 5 Stelle) fece si che molti elettori riformisti o moderati si astennero dal voto e fecero indirettamente vincere il leghista Marco Formentini, Sandro Antoniazzi e Aldo Fumagalli (chi erano costoro?, chi se li ricorda…) fecero lo stesso errore decretando la vittoria di Gabriele Albertini. Peggio riuscì a fare Bruno Ferrante il quale escluse dalle proprie liste tre socialisti perbene amati e stimati in città, tale decisione contribuì a fare rifuggire l’elettorato socialista o a farlo votare, per ripicca, Letizia Moratti. Nel 2011 Giuliano Pisapia (che mai fu giustizialista e il cui padre Giandomenico era socialista, uno dei Padri del Codice Civile) riuscì a coinvolgere alcuni socialisti riformisti oltre al fatto che i milanesi moderati e pragmatici stanchi del governo della signora Moratti non la rivotarono o votarono per ripicca Pisapia. Anche Stefano Parisi nel 2016, pur provenendo da una storia socialista, commise il madornale errore di non dialogare con una lista civica all’interno della quale vi erano cinque candidati socialisti che senza avere mai avuto alcun incarico pubblico, provenivano da una storia socialista per tradizioni famigliari o per frequentazioni. Vinse Beppe Sala per soli 3000 voti… I destri e i sinistri sono già convinti che il loro candidato abbia già vinto, a sinistra l’unico che non è convinto di vincere facile è proprio Beppe Sala (che scioglierà la riserva su una sua possibile candidatura dopo l’estate 2020) e l’unico a non essere convinto (anche se pubblicamente lo ostenta) ad una facile vittoria per la Lega a Milano città è proprio Matteo Salvini… Entrambi conoscono Milano e sanno che i milanesi sono pragmatici e guardano alle persone e ai candidati più che ai partiti.
partito socialista italianoIl 24 febbraio a Milano sarà riaperta una sezione del Psi, parlando con Paolo Pillitteri, ormai una sorta di “grande vecchio”, spettatore “non disinteressato, ma lontano dalla politica, ho già dato…” non posso che porgli quale ultima domanda se sarà possibile avere in futuro a Milano ancora un sindaco socialista o di tradizione socialista. “Non so, noi siamo degli sconfitti, oggi vince la non politica, può darsi che i milanesi si accorgano che è giunto il momento di tornare alla politica, Milano comunque è sempre ben amministrata, ci vorranno anni…” In merito alla possibilità di una lista socialista che si presenterà alle prossime elezioni milanesi previste nel 2021, Paolo Pilltteri dichiara: “è importante cercare di farla, e comunque se non sarà una lista socialista deve essere una lista che si richiami nel programma e nel nome dei suoi candidati a persone riformiste che abbiano radici lontane nella tradizione civica e riformista, essendo i socialisti storici scomparsi”.
In merito alle prossime elezioni comunali Paolo Pilltteri dichiara: “Salvini sbaglia a non candidarsi sindaco di Milano ma a delegare qualcun altro. Se non si candida sindaco Salvini sbaglia, anche se lo capisco. A Salvini non piace fare il sindaco perchè far il sindaco non vuole dire lanciare slogan, mostrare il Rosario, fare il sindaco vuol dire amministrare la città e lui non se la sente. Senza Salvini candidato sindaco ma con un prestanome vedo in vantaggio Beppe Sala, un sindaco apprezzato dai milanesi,un bravo sindaco, se si ripresentasse ha ottime possibilità di successo. Decisivi però potrebbero essere qualche vera lista civica, lo stesso Movimento 5 Stelle (che a Milano però non ha mai avuto molta fortuna) e una lista riformista. Credo sia complicato rimettere in piedi a Milano il Partito Socialista, credo sia possibile però fare un qualcosa che gli somigli, con personalità personaggi e candidati che se non impersonano i socialisti almeno ricordino l’importanza del partito socialista. Questo apporto potrebbe essere decisivo per far vincere (o perdere) Beppe Sala…”Sosteniamo Milano, con i socialisti” dico salutando Pillitteri, e Paolo, coglie la battuta, penso la coglieranno i prossimi candidati sindaco di centro destra e centro sinistra…

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