Giampaolo Pansa, il “rompiscatole”, il “grande vecchio del giornalismo italiano”

 

 

La seconda metà del XX secolo ha indubbiamente avuto in Italia grandissimi giornalisti, Indro Montanelli, Enzo Biagi, colui (per nulla ricordato ingiustamente che considero uno dei miei maestri di giornalismo, anche se non si occupava di politica: Gigi Vesigna), Giamapolo Pansa e ne dimentico altri.

Gianpaolo Pansa fu, indipendente, questo deve essere il vero giornalista. Nato a Casale Monferrato l’1 ottobre 1935 iniziò a lavorare giovanissimo dopo avere conseguito la laurea in scienze politiche tesi sulla Resistenza. Quindi fece il praticante a La Stampa di Torino, dal 1961 al 1964 collaborò con il quotidiano torinese, si occupò fra l’altro della tragedia del Vajont, quindi passò a Il Giorno (1964-1968) allora diretto da Italo Pietra, personaggio mitico che incontrai in gioventù. Nel 1969 tornò a “la busiarda” così definiva La Stampa in uno dei suoi libri (il termine era preso dagli operai torinesi, seguì (vista l’esperienza milanese a Il Giorno) la strage di Piazza Fontana. Dal 1972 al 1973 fu redattore capo de Il Messaggero di Roma, quindi passò al Corriere della sera, durante la direzione di Piero Ottone, con Gaetano Scardocchia svelò il mistero dello scandalo Loocked.  Nel 1977 approdò a La Repubblica di Eugenio Scalfari, collaborò anche con diversi settimanali: L’Espresso, L’Europeo, Panorama, Epoca. De La Repubblica e L’Espresso fu anche condirettore.

Nel 2008 lasciò il gruppo L’Espresso ed iniziò a collaborare con Il Riformista, poi passò a Libero, quindi a La verità, dopo un breve ritorno a Panorama se ne andò per via del direttore Belpietro, a parer suo troppo adulatore nei confronti di Salvini. Dal settembre 2019 collaborava con il Corriere della sera, voluto dal direttore Luciano Fontana, domani 13 gennaio 2020 mio ospite nella trasmissione radiofonica L’angolo della scuola.

Il mio ricordo di Giampaolo Pansa.

Allievo di intellettuali del calibro di Alessandro Galante Garrone e Pierluigi Firpo, galantuomo di stampo ottocentesco, uomo libero, collaborò con le maggiori testate nazionali e conobbe i giganti della prima Repubblica entrando spesso in polemica con loro (fu Pansa a creare per la Dc il termine di “balena bianca”), salvo poi rivalutarli in un suo libro I cari estinti. Arnaldo Forlani era il “coniglio mannaro”, Bettino Craxi “il cinghialone”.  Era l’estate del 2009 Pansa presentava il suo libro in quel di Rimini, in tale occasione lo incontrai, rivalutava – disse – la prima Repubblica che aveva combattuto, perché, a parer suo, aveva classe ed era composta da statisti pur con tutti i loro difetti. Logico replicai quelli di oggi… “Il peggio deve ancora arrivare” disse il “grande vecchio” e i fatti gli hanno dato ragione. Mentre gli italiani si scannavano per Berlusconi e la sinistra, Pansa creò la parola dalemoni, per denunciare l’inciucio fra D’Alema e Berlusconi.

Nel corso della sua lunga carriera giornalistica fu inviso dai democristiani, dai comunisti (prima degli altri aveva previsto Tangentopoli e denunciò anche il Pci anch’esso coinvolto in un sistema tangentizio), poi divenne involontariamente icona della destra, quando cercò di sfatare il mito della Resistenza, fu anche accusato dagli storici di revisionismo, salvo poi entrare in polemica con la destra, quando si disse spaventato dal bullismo di Salvini e dall’estremismo grillino. Giornalista della carta stampata, una curiosità poco nota e non scritta nelle sue biografie e che non apparirà nei coccodrilli: Pansa fece anche alcune trasmissioni televisive (non come ospite ma come conduttore) sull’emittente romana La Uomo Tv.  Dagli anni ’90 fu spesso ospite di talk show politici non risparmiando critiche a nessuna fazione e pertanto non essendo amato dagli stupidi elettori tifosi di entrambe le fazioni politiche. Pansa ha raccontato l’Italia dal secondo dopoguerra all’inizio del 2020, dal boom economico fino allo sfascio giallo-verde e giallo-rosso.

Tramite un amico giornalista contattai telefonicamente Pansa (che ormai viveva in Toscana) per farlo intervenire telefonicamente alla trasmissione L’angolo della scuola, avevo letto tutti i suoi libri (credo siano stati una sessantina, cioè aveva più scritto lui libri di quanti ne legge l’italiano medio nella propria vita), mi sarebbe piaciuto un confronto con un grande che attaccava tutti, che non si era mai asservito a nessun potere politico. Pansa declinò l’invito ma mi diede un grande insegnamento: era ed è diritto di chiunque non rilasciare interviste. Pansa aveva liquidato e sputtanato (molto prima degli italiani sinistrorsi ora passati con Salvini o con i 5 Stelle) la sinistra nel libro I sinistri. Dopo avere smascherato (mentre gli italiani lo votavano) Matteo Renzi chiamandolo “il bullo” i suoi ultimi bersagli erano stati i 5 Stelle, l’arrogante demagoga fascista Meloni e Matteo Salvini.

Negli ultimi anni era stato colpito da un gravissimo lutto: la morte prematura dell’amato figlio Alessandro. In una delle sue ultime apparizioni televisive, ospite di Lilli Gruber, aveva dichiarato, come nei suoi ultimi libri, di vedere l’Italia sempre più verso il baratro: “io non ci sarò più e non vedrò la brutta fine del nostro Paese”.

Nel 2016 dichiarò: “«Renzi è un bullo, Salvini è un fascista, un uomo prepotente, questa arroganza e questa impreparazione si accoppia con quella del Movimento 5 Stelle. Era diventato icona della destra a seguito della pubblicazione, nel 2003, del libro Il sangue dei vinti, e odiato dai sinistri, ma destri e sinistri non avevano proprio capito niente. Accecati dalla faziosità della loro stupida ideologia non avevano capito lo spirito indipendente dell’uomo Pansa. Nell’estate 2019, confondendo ancor di più le tifoserie politiche, aveva pubblicato il libro nel quale descriveva Matteo Salvini, libro intitolato Il dittatore, con sottotitolo “Ritratto irriverente di un seduttore autoritario”.  Il vero trauma, più degli attacchi dei politici, fu la morte prematura del figlio Alessandro. Lo salvò l’amore per Adele, la donna che gli è rimasta al fianco fino all’ultimo. Amava e serviva i suoi lettori.

Indipendente fino all’ultimo, inviso a tutti i politici (che ora lo rimpiangeranno come sempre accade) per la propria indipendenza di giudizio, era considerato dai politici “un rompiscatole” come lui stesso ebbe a dire, aggiungendo: “me ne vanto”… Libero, ironico, critico con tutti, Pansa ha raccontato la politica con passione e distacco, distacco che ben pochi hanno.

Se ne è andato un altro Maestro. Giornalista di grande razza con un gusto per la provocazione e la polemica politica, uno dei grandi del XX secolo italiano. Con la scomparsa di Pansa, giornalista che andava oltre destra, sinistra e 5 Stelle, penso siano rimasti soltanto ben pochi ad informare e a non tifare.

Lunedì 13 gennaio con il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana apriremo la trasmissione radiofonica L’angolo della scuola ricordando Giampaolo Pansa.

Per ascoltarci cliccate http://www.radiofreelive.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...