Giorgio Goggi e l’appello al voto dell’ex sindaco di Milano Paolo Pillitteri, ma il mancato appello al voto di un altro ex sindaco (Gabriele Albertini) e il silenzio (forse momentaneo) di altri due ex candidati sindaco

Giorgio Goggi candidato sindaco di Milano dei socialisti e dei liberali, una delle tante alternative, forse la migliore, a Luca Bernardo e Beppe Sala (due facce della stessa medaglia, la loro è soltanto una sfida per poltrone, con Sala che potrebbe imbarcare in caso di mancata vittoria al primo turno i 5 Stelle, il partito più poltronaro della storia d’Italia…). Goggi incassa l’edorsment di Paolo Pillitteri, grandissimo uomo di cultura, ex assessore alla cultura nella giunta Aniasi (portò Chisto a Milano, fece impacchettare le statue e realizzò decine di migliaia di iniziative culturali), poi sindaco di MIlano dal dicembre 1986 al dicembre 1991. Il sindaco della Milano da bere, stupendo slogan creato dall’amico Marco Mignani, pubblicitario prematuramente scomparso, per la Ramazzotti. La Milano da bere, capitale della moda, della pubblicità, dell’imprenditoria, delle radio e delle televisioni private, della “linea 3 che avanza”, “che ha finito di rompere”, dei Mondiali di Italia 90, Milano che finisce sulla copertina del Times. Milano da bere poi demonizzata da una falsa rivoluzione che ha portato il Paese allo sfascio, in una crisi economica (ancor prima del covid) senza precedenti nella storia d’Italia. Nani e ballerine erano Vittorio Gassmann, Umberto Veronesi, Umberto Eco, Federico Fellini, Nicola Trussardi Sandra Milo, Mario Soldati, Lucio Dalla ed altri, tutte persone di grande spessore culturale. Erano in un organo consultivo di partito senza alcun potere, poi vero, c’erano anche Renato Brunetta e Silvio Berlusconi e infatti nella seconda Repubblica i nani, le ballerine, le escort, i post comunisti, i comici falliti, i viaggiatori solitari nel mondo, i bibitari sono finiti in Parlamento, al governo, a fare i sindaci… Milano però in parte si è salvata, come diceva Indro Montanelli “la città nella sua storia, da Maria Teresa in poi, ha sempre saputo scegliere se non il meglio almeno il meno peggio fra i suoi amministratori”. E infatti vi è stato il leghista Marco Formentini (un uomo mite, che non ha fatto nulla per quattro anni, meglio chi non fa nulla di chi fa danni…), l’ottimo sindaco Gabriele Albertini, colui che ha progettato molti dei progetti realizzati poi dai suoi successori (assessore con Albertini era, non a caso, Giorgio Goggi, attuale candidato sindaco dei socialisti e dei liberali). Poi è arrivata Letizia Moratti, manager caparbia, carattere difficile, “la zarina” è riuscita a portare a Milano Expo con il suo stretto collaboratore Beppe Sala, poi però venne punita dai milanesi (chi volta el cu a Milan volta el cu al pan) perchè aveva delapidato soldi comunali in consulenze inutili ad amici ed esponenti di partito…. Nel 2011 vinse a sorpresa Giuliano Pisapia, un avvocato di sinistra, ma garantista, figlio di un vecchio socialista, un galantuomo, Giandomenico Pisapia. Poi fu la volta di Beppe Sala. Sala ha amministrato bene l’ordinaria amministrazione, senza però realizzare il suo programma elettorale e non mantenendo molte delle promesse fatte, anche se, dal covid in poi, non ne ha imbroccata una: le piste ciclabili, area B, area C, Milano non si ferma, la scuola non si ferma, probabilmente (dicono i sondaggi) si fermerà Beppe Sala al primo turno, e per un sindaco in carica, popolarissimo, in campagna elettorale da 10 mesi, contro non solo il galantuomo Goggi ma ben altri 12 candidati sindaco, soprattutto Luca Bernardo (scelto a luglio), il peggior candidato di centrodestra degli ultimi trent’anni (lo dicono elettori e anche candidati di centrodestra) già non vincere al primo turno sarebbe una sonora sconfitta. Ma magari Sala vince subito lo dicono i suoi ultras (elettori che manco lo conoscono di persona) e molti suoi candidati che da anni vivono di politica o aspirano a vivere di politica, non lo dicono però i sondaggi e lo stesso Beppe Sala… Milano quindi è stata amministrata ottimamente dal 1861 al 1991 da sindaci liberali e sindaci socialisti, poi con la seconda Repubblica ci sono stati il nulla di Formentini (meglio che i danni), il moderato di sinistra GIuliano Pisapia, l’eccellente Gabriele Albertini (sindaco di una maggioranza di centrodestra ma indipendente e infatti chiamò un socialista, Giorgio Goggi, e un anarchico come il sottoscritto, per incarichi amministrativi…), infine due figure controverse: Letizia Moratti (grande ma luci ed ombre) e Beppe Sala un buon sindaco di centrodestra (Sala non è mica di sinistra) ottimo gestore dell’ordinaria amministrazione (riconosciuto anche da Gabriele Albertini) ma ha disatteso troppe promesse e dal covid in poi non ne ha imbroccata una.

Due mancati candidati sindaco: Massimo Emanuelli (2016) e Roberto Rasia Dal Polo (2021)

Tornando a Giorgio Goggi, il bravissimo giornalista Andrea Sanesi del Corriere della Sera, lo definisce: “il padre del piano posteggi che sogna i Navigli aperti e una ‘Milano per tutti’”. Così Senesi, persona seria, descrive Goggi in maniera seria, come è Goggi, a differenza di un comico provocatore che invece fa soltanto ridere… Giorgio Goggi – scrive Senesi – architetto, socialista, ex assessore e candidato sindaco vuole “più edilizia sociale. E’ l’uomo dei parcheggi. Delle venticinquemila auto che stanno sotto terra a Milano oggi, due terzi dice di averle di fatto sistemare lui. Senesi ci presenta Goggi come un signore di 75 anni, elegantemente portati, architetto e professore di urbanistica al Politecnico (oggi in pensione), sposato con Daniela, un’avvocata, e con l’hobby dei viaggi. E, ancora, gli anni caldissimi al Politecnico, la laurea, gli esordi come architetto ed urbanista. Goggi nel frattempo è diventato socialista. Nel 1974 si iscrive al Psi, su posizioni vicine alla sinistra di Signorile, moto più che a Craxi, e finisce a metà degli anni ’80 a collaborare con Carlo Tognoli prima in Comune e poi al ministero delle Aree Urbane.

Con il 1991 torna in Università e alla sua professione, otto anni dopo arriva la chiamata di Albertini. “Ma guarda che io sono socialista, non sono di destra” “E chissenefrega – rispose Albertini – l’importante è che tu ti metta al servizio della città”. Albertini era (ed è) fatto così: Albertini premiava il merito, la competenza e non la cortigianeria politica, Albertini, non a caso, oltre a Goggi nominò nelle istituzioni un anarchico-liberal-socialista-padano…. e persino qualche comunista (o ex comunista)…. Terminati mandati di Albertini nel 2006 Giorgio Goggi, non condividendo le scelte di Letizia Moratti, Giuliano Pisapia e Beppe Sala, è tornato alla sua professione di architetto e docente, del resto non hai ma vissuto di politica. Nella primavera del 2021 alcuni suoi ex compagni di partito lo hanno chiamato pregandolo di candidarsi sindaco per riportare i socialisti che tanto hanno dato a Milano dal 1901 al 1991 a Palazzo Marino. Goggi dapprima titubante ha accettato, ed è riuscito già in tre imprese storiche, unitamente ad alcuni grandi vecchi del socialismo milanese: ripresentare una lista socialista dopo anni di assenza, unirsi con i liberali che tanto avevano fatto pure loro per Milano, ed unire le correnti storiche del socialismo milanese (i riformisti che prima erano con Forza Italia), i sinistri (ma in parte alcuni, gli opportunisti poltronari sono ancora con Beppe Sala), e, cosa storica, persino gli anarchico socialisti, si dice, ma avviso Goggi, gli anarchico socialisti sono si socialisti ma sono anche anarchici, potrebbero votarlo, come potrebbero non votare nessuno (sono anarchici), oppure votare Mauro Festa, Gabriele Mariani, Bryan Biavaschi o altri candidati “minori”, e, addirittura, votare anche Sala o Bernardo…

Giorgio Goggi incassa l’endorsment dell’ex sindaco Paolo Pillitteri, ma non ottiene quello dell’ex sindaco Gabriele Albertini, causa di questo mancato endorsment è stata, a parer mio, un riunione alla Uil e farsi affiancare da qualche persona della Uil, si sta che Gabriele Albertini non ama i sindacati (si scontrò con essi per il bene della città) ed i mediocri…. Inoltre la Ul è un sindacato in declino, oltre al fatto di avere candidato Elisabetta Galletta con la Lega ed altri suoi rappresentanti con Beppe Sala….

Tacciono al momento altri due ex candidati sindaco di Milano che avrebbero potuto, o potrebbero fare appello al voto per Goggi, sono nati dei dubbi, non tanto sulla persona Goggi, indiscutibilmente il migliore, ma su un paio di suoi collaboratori (o sedicenti tali), e su due suoi candidati in Municipio (e forse in Comune), personaggi che usano violenza verbale, pittoreschi, che già fanno intendere di votare per un altro candidato sindaco che non è Goggi (al ballottaggio o financo al primo turno), ma anche qui Goggi va assolto. Come diceva Gino Cassinis, grande sindaco di Milano e Rettore del Politecnico, l’Università dove ha insegnato Giorgio Goggi: “un sindaco può fare miracoli, ma non può alzare di un millimetro lo spessore culturale ed intellettuale dei suoi consiglieri”. In effetti se si guarda alle liste di altri candidati sindaco vi sono centinaia di consiglieri e candidati che fanno tremare le vene ai polsi, Goggi ne ha solo quattro, lo invito a prenderne le distanze e ad allontanare, qualora sia possibile, persone che gli fanno perdere voti, anzichè fargliene guadagnare. Goggi dia meno retta ai sindacalisti, a vecchie ciabatte della politica regionale lombarda e a due persone che starebbero bene nei 5 Stelle ma non nei socialisti, e ascolti maggiormente il grande saggio ed esperto Paolo Pillitteri ed altri saggi uomini e donne che ha candidato e che ha come consiglieri.

Ascolta l’intervista a Giorgio Goggi spezzoni l’integrale andrà in onda lunedì 13 settembre alle ore 20 su Radio Hemingway http://www.radiohemingway.net

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