Herbert Pagani

Herbert Pagani

HERBERT PAGANI 3

di Massimo Emanuelli

Herbert Avraham Haggiag Pagani nacque a Tripoli il 25/4/1944, è stato un artista eclettico, anticipatore dei tempi, semmai ha vissuto troppo poco per potersi fare apprezzare appieno, ma in vita è stato molto più apprezzato all’estero che in Italia. Nato da genitori ebrei-libici italianizzati dall’amministrazione coloniale, il padre, uomo d’affari in incessante movimento, un vero ebreo errante col suo piccolo in spalla, lo porta con se; la madre, tenuta all’oscuro di ogni spostamento, inizia un incessante inseguimento, approfittando, solo qualche volta in questi primi anni, della fortuita occasione di poter riabbracciare suo figlio… qualche minuto, qualche ora… poi sarà di nuovo un’incognita distanza a separarli. Il ragazzo completa i suoi studi in un pensionato francese, dove, prima che “a forza d’amore/perdesse il suo accento”, s’inventa il linguaggio universale della propria arte grafica e pittorica, con quella le barriere linguistiche cadono. Immediatamente un illustre poeta quale Jean Rousselot si accorge del suo talento e consegna al mondo un articolo entusiastico che inneggia a questo “visionario di vent’anni”. La scoperta delle arti visive, primo amore del ragazzo, sarà alla fine l’ultimo amore dell’uomo che negli anni estremi si occuperà solo di queste. Herbert trascorre il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza in Germania e in Francia, la sua infanzia è segnata dolorosamente dalla separazione dei genitori, sofferenza che gli ispirerà la canzone La mia generazione.   La separazione dei genitori, lo vede in costante trasferimento in diversi collegi attraverso l’Austria, la Germania, la Svizzera, la Francia. La confusione delle lingue gli fa adottare fin dalla prima infanzia il disegno come un “esperanto” per comunicare con i parenti lontani, con gli estranei presenti, e farsi capire da tutti.  Appassionato di musica fin dalla più tenera età, Herbert viaggia per il mondo. Herbert inizia l’attività artistica come disegnatore già durante il periodo scolastico. Quella per il disegno (immagini surreali derivate da sogni e visioni) è una passione che non abbandonerà mai e che avrà sempre uno stretto legame con la sua esperienza musicale.    A quattordici anni regala la sua prima incisione al poeta Jean Rousselot che, più tardi, lo presenterà al pubblico dalla rivista Planete come “Un visionario di vent’anni”, subito dopo la sua prima mostra Les dessins fantastiques et paysages allucinatoires alla Galleria Pierre Picard di Cannes. Questa mostra è considerata un evento, tutti i disegni vanno venduti a privati e a collezioni importanti in Francia, Italia e Stati Uniti.

Dal 1964, inizia la sua collaborazione con il Club des Amis du Livre, per il quale illustra Brave New Wortd di Aldous Huxley. Partecipa a Planete e l’Encyclopedie du fantastique, di Jacques Bergier e Lou¡s Pawels diventando il più giovane esponente della corrente detta “Realisme fantastique”.

Negli anni che seguiranno disegnerà la copertina de I diritti dell uomo, La Fantarca di Giuseppe Berto, per la Rizzoli, la collana I grandi della fantascienza per Science fiori book lab, ed. La Tribuna e le Cosmicomiche di ltalo Calvino per Einaudi. Sul suo tavolo da disegno fra chine e pennelli si tengono compagnia appunti, prose e liriche che diventeranno poi canzoni, quando Pagani decide di uscire dall’isolamento di un’unica tecnica espressiva, per approfondire i rapporti fra tutte le tecniche che sceglierà di sperimentare.

herbert pagani lombardia

Esordisce in Francia nel 1965 in uno spettacolo di Leo Ferrè, in Italia traduce brani di autori francesi come Brel e Cosma. Pagani inizia anche una collaborazione con Dalidà per la quale scrive molti brani soprattutto elaborazioni in lingua italiana di canzoni pre-esistenti la prima uscita proprio nel 1965, Non è casa mia, seguiranno Mamy Blue (1970) e C’è gente che incontri per strada(dall’originale di Fabien-Bréjean-Goraguer, del 1973). Il 17 novembre del 1965 Herbert Pagani pubblica il suo primo 45 giri “Lombardia/Testamento all’italiana”. Si tratta di due traduzioni da Jacques Brel anzi, di adattamenti del testo. La copertina del 45 giri è disegnata dallo stesso Pagani. Nel dicembre dello stesso anno autoproduce il suo primo lp “Una sera con Herbert Pagani”, accompagnato dal solo pianoforte del maestro Saluzzi dove interpreta canzoni da lui “tradotte” di Brel, Barbara, Moloudji ed altri. A questo punto Pagani è un nome noto nell’ambiente, sia in Italia che in Francia, e molti artisti stranieri si affidano a lui per le traduzioni dei loro brani in italiano (pratica molto in voga all’epoca). Ma il successo di pubblico stenta ad arrivare. Seguono i 45 giri La mia porta/Fermati, Sa che basta l’amore/Un capretto (1966) e Canta che ti passa la paura/Bastava che (1967) che presenta al  Festival delle Rose. Sempre nel 1967 scrive per Francoise Hardy Gli altri, testo italiano di Voilà.

RADIO MONTECARLO
HERBERT PAGANI 1
HERBERT PAGANI 2
herbert pagani 4

Herbert è uno dei primi disk-jokey (si può dire che l’abbia inventata lui tale professione), nel 1966 esordisce a Radio Montecarlo con Fumorama, un programma tendenzialmente musicale, rivolto soprattutto ai giovani, dal linguaggio nuovo, legato alla contestazione degli ultimi anni Sessanta, con una forte vena ironica.   Nei 20 minuti di Fumorama si succedono canzoni con testi spesso impegnati o anticonformisti, barzellette, poesie di Neruda, gag dissacranti e una serie di macchiette e personaggi improbabili la cui eco sentiremo, anni più tardi , in “Alto Gradimento”: il mago Zigo Zago, Adeno Sireno del Tirreno. E’ Pagani ad inventare i jingles, i veloci stacchi musicali usati come sigle, a condurre diversi programmi fra i quali Fumorama, destinato ad essere un caposaldo della radiofonia. Pagani collaborerà anche con Radio Capodistria. Il suo stile di conduzione, frizzante, umano e sensibile al contempo, inaugura lo stile radiofonico moderno, è Pagani che effettua l’ultima intervista a Luigi Tenco. Con Annalena Limentani fonda la casa di produzione di programmi radiofonici Mama Records. Dal 1966 in poi, prosa, poesia scritta e cantata, animazione radiofonica, scenografia teatrale, tecniche video e creazione pubblicitaria, lo vedranno impegnato costantemente e contemporaneamente perchè, secondo l’artista, tutte le discipline della comunicazione, sono fra di loro comunicanti. Debutta in Italia con un album Concerto al mattino, che gli fa vincere il suo primo Premio della Critica, poi per trovare più largo spazio espressivo e minori problemi di censura, torna in Francia, sua seconda patria. Nel 1968 esce il 45 giri Cin cin con gli occhiali/Signor Caruso, Cin Cin con gli occhiali viene presentata senza senza fortuna a Settevoci trasmissione televisiva condotta dall’allora esordiente Pippo Baudo e, con maggior fortuna, a Chissà chi lo sa, popolare trasmissione per ragazzi condotta da Febo Conti. Sempre nel 1968 Pagani partecipa alla colonna sonora del film Vip mio fratello superuomo di Bruno Bozzetto, Pagani canta due brani:Vip e Metti un tigre nel doppio brodo. 
Nel 1969 viene pubblicato per la Mama Records (etichetta da lui fondata e dedicata a Giulia, sua madre) l’album Amicizia. Amicizia fa vincere a Pagani il Premio della Critica per il 1969 e diventa una trasposizione teatrale per il Piccolo Teatro di Trieste. Il disco è assolutamente strabiliante. Un vero concept-album come non ne giravano molti in Italia in quel periodo. Pagani esprime una sensazione di malessere, disagio, abbandono, attraverso la descrizione di personaggi e situazioni del quotidiano. Sensi di frustrazione, voglia di riscatto del popolo: quello della strada, delle valige, del traffico, delle case chiuse, della città, della campagna, delle fabbriche. Una giornata qualunque (ma fortemente italiana) dal mattino alla sera vista dall’alto, una panoramica dei sensi che si svegliano dal sonno e si librano in volo. Ma quello che c’è da percepire è ancora giù, a terra, in strada , tra la gente. Quello da cogliere e preservare sono gli umori, buoni e cattivi, belli e brutti, le parole delle borgate, dei mercati, dei vigili, dei passanti e degli emigranti come quelle delle radio o dei bambini e delle signore in fila da qualche parte. Pagani si mette dalla parte della verità cantando quello che vede. E vede la Vita. Cerca l’amicizia. Lascia fuori i mass-media, la politica la religione. Se c’è un punto di vista in quest’album è quello dei personaggi descritti e interpretati dall’autore. Dirà Gino Paoli quando interpreterà Albergo a ore:”In fondo le storie non sono mai belle o brutte, straordinarie o ordinarie, lo diventano negli occhi di chi le guarda”. Ed ecco che è negli occhi di un semplice portiere che una coppia come tante altre diventa straordinaria. Entra e non è squallida, se ne va “in silenzio perfetto” in maniera mai vista. Vengono trovati morti. E che vuol dire per quel portiere? Ne vede ogni giorno di coppie che vanno e vengono. Dà le chiavi a tutte e da tutte le riprende. Ma per quella coppia no. “Come San Pietro” dona le chiavi di “quel Paradiso”. E ora, invece, è forse deluso, certo sbigottito, forse spaventato. Non è importante che siano morti o come. Per l’ispettore sarà solo un fastidio in più. Per chi farà l’autopsia sarà certo una routine, poi andrà a casa. Per i barellieri sarà guadagnarsi lo stipendio. Per il giovane poliziotto sarà mettere un pò di nastro e non far avvicinare nessuno. Ma per chi lavora al bar di un albergo a ore è diverso. È lo stupore davanti al nuovo, allo scandaloso forse, all’ inconsueto, al tragico. è il suo punto di vista. È lo shock subito che lo ha fatto crescere, è il fatto che ci rimane “come un cretino” davanti a un episodio ,e sarà anche un cretino ma chissà perché non gli va più di dare la chiave del tre. Ed ecco che tutto questo diventa il nostro stupore. Lo Stupore della Vita, della gente “comune”, diventa una “presa di coscienza”, un trovarsi ogni giorno di fronte a una nuova alba e a un nuovo tramonto. A mettere ogni volta uno spirito diverso nei gesti consueti, a guardare con occhi più maturi quello che ci circonda. La scoperta della vita come viaggio da condividere. Che riserva fatica. Che deve riservare sorpresa. Ecco perchè le categorie di persone sono quelle della strada. Che scoprono, che vedono gli effetti dei meccanismi che essi stessi scatenano forse involontariamente e si intersecano all’ infinito. Ecco che la panoramica è dall’alto e guarda verso il basso. Guarda alla strada, E chi è uscito di casa incontra gli altri, crea e subisce la vita la gioia e il dolore. Chi è rimasto dentro non si vede. Il tetto lo protegge, forse, ma certo lo copre, lo chiude. Non vive. Non ci sono categorie che sanno, che credono di sapere, di conoscere, di poter gestire, al punto da poter insegnare agli altri come vivere. Non ci sono politici, avvocati, religiosi e similari. C’è solo una lunghissima strada percorsa dall’alto. E chi c’è entrato potrà incontrare cose, persone e situazioni. E si stupirà. E arriverà alla fine e morirà ma avrà vissuto e sarà stato felice pur avendo sofferto. E certamente porterà con se il ricordo del sollievo di qualche grande Amicizia.
Pagani ci mette in guardia sul fatto che questo tipo di percezione della vita, libera e non condizionata da pregiudizi, innocente, quasi infantile, e per questo sincera nell’ esprimere ciò che sente appartiene a un mondo che forse sta scomparendo, schiacciato dall’ economia, dal pensiero del profitto, dalla politica corrotta, sradicato dall’emigrazione di massa, reciso dallo sfruttamento degli operai, distrutto da tutto quello che non è cantato nel disco. Perché il disco è una speranza, è un messaggio positivo, fatto anche di momenti esilaranti, un’ invocazione, una preghiera e un’ apologia rivolte al bene, alla salvezza, all’ amicizia, affinchè la sincerità non scompaia. Ai posteri decidere se le sue erano preoccupazioni fondate.

Nel frattempo l’esigenza di non essere solo (L’amicizia) oltre che il titolo di un suo disco e di una sua famosa canzone, sarà la parola chiave della sua vita) e di usufruire di un mezzo di comunicazione che gli metta direttamente in mano – e subito – le emozioni palpitanti che sente di poter suscitare in chi gli sta di fronte, lo spinge a occuparsi di musica; la necessità di essere profondo e di comunicare la sua visione del mondo, lo spinge alla poesia… nasce così il cantautore.  L’Italia è però immatura per quest’artista dalle ambizioni totali che tenta un linguaggio stratificato, popolare e poetico insieme…
L’ennesimo divorzio da una patria si celebra quando la censura colpisce Albergo ad ore: siamo quasi nel 1970 e lo spettatore medio italiota non può sopportare un esplicito riferimento al suicidio… e pensare che è una canzone che la Piaf, nell’originale versione francese (Les amants d’un jour), cantava senza problemi negli anni quaranta… Pagani traduce il testo francese di Marguerite Monnot, una tra le autrici predilette di Edith Piaf, conduce una battaglia contro la Rai che censura ed osteggia le sue canzoni, Albergo a ore viene proposta in versione italiana anche da Gino Paoli, Ornella Vanoni e, nel 1972, Milva (la canterò nell’album La filanda e altre storie). Nel 1969 Herbert Pagani è al Cantagiro, non come cantante ma come intrattenitore-riscaldapubblico-guastatore, è invece in gara a Un Disco per l’Estate con Ahi le Haway canzone che libera la fantasia dei ragazzi degli anni ’60 che sognano le Haway su qualsiasi spiaggia, Ahi le Haway, la canzone scherzosa e in qualche modo ecologista è frutto della collaborazione con un giovanissimo Edoardo Bennato ed è anche cantata dallo stesso Pagani nel film Amore mio aiutami diretto da Alberto Sordi.

In un clima che finalmente sembra volgere a suo favore e la critica che lo osanna, Pagani sceglie a sorpresa di trasferirsi in Francia, sostenendo che in Italia i discografici continuano a richiedergli canzoni di sicura presa sul pubblico come i precedenti “peccati di gioventù”, come lui stesso li ha definiti, “Ahi le Haway” e “Cin Cin con gli occhiali”. Il periodo francese è molto fecondo e segna una svolta nella sua carriera, facendogli conoscere oltralpe un successo inaspettato e travolgente. A Parigi porta con sè una raccolta musicale, “Concerto d’Italia”: dieci canzoni reportage che trattano di emigranti, di donne vestite di nero e di una Venezia che potrebbe diventare “un ricordo che nuota”. Lo spettacolo è presentato nel 1971 da Leo Ferrè al Theatre de la Ville di Parigi ed è un trionfo, di lui si interesserà anche la rivistaL’Express. Il poeta Louis Aragon scrive: “Ho la sensazione che Pagani abbia inventato un genere nuovo di canzone e questo non succede tutti i giorni. È impossibile, secondo me, parlare di canzone contemporanea senza tenere conto della sua esistenza. La sua comparsa è analoga all’apparizione dei più grandi”. Pagani effettua quindi un viaggio in Israele che non significa soltanto “il riappropriarsi delle sue radici”, ma l’immersione totale in tutta la problematico mediorientale, li problema della pace nel mondo, e in prima istanza quello della pace fra israeliani e palestinesi diventerà uno degli scopi della sua vita.

Nuovo trasferimento dalla Francia negli Stati Uniti, nel 1972 collabora con il cantautore italo-belga Adamo per il quale realizza l’album … e cogliere l’attimo fuggente, pubblica il doppio Megalopolis, un “romanzo a 33 giri” come lo definisce Le Monde, proiettato in un futuro fantascientifico, ma scientificamente plausibile. Megapolis, è un’operaispirata dal libro di Roberto Vacca “Medioevo prossimo venturo”, nella quale è raccontata una storia ambientata nel 1999 in una città non identificata. Megalopolis, nell’immaginario di Pagani, è la capitale di un’Europa unita, che a causa delle azioni devastanti che l’uomo pratica sull’ambiente e a causa dell’annientamento  di ogni relazione sociale fra gli abitanti, soffocata da una sempre più frenetica costruzione di grattacieli, arriva inesorabilmente alla distruzione (e l’Europa, in questo caso, rappresenta l’intero pianeta). Si salveranno solo alcuni attenti osservatori che già da tempo avevano capito a cosa avrebbe portato la sconsideratezza di quelle azioni, e sono così  riusciti a salvaguardare da questa follia un piccolo spazio, in cui far rinascere una umanità diversa, che potrà vivere felicemente in armonia e nel rispetto della natura.  L’opera viene rappresentata al Palais de Chaillot di Parigi e viene definita “il primo romanzo stereofonico nella storia della musica leggera”. Riceve anche il Grand Prix International du Disque de l’Academie Charles Cros (per la prima volta a un cantautore italiano). Il successo lo fa tornare provvisoriamente in Italia. Romolo Valli lo invita al Festival di Spoleto dove presenta una versione tradotta e ridotta di Megalopolis.  Seppure in un solo album, il lavoro esce anche in Italia dove Herbert incide due nuovi 45 giri: Oh nostalgia/Porta via (1972) e Le tapis roulants/Da noi, sempre nel 1973 Pagani è in gara a Un Disco per l’Estate con Lo specchietto. Nel 1974 incide La bonne franquette, ripresa successivamente da Fiorello insieme al fratello Beppe ed a lungo jingle musicale del Club Mediterranèe.

Sempre nel ’75 esce “Palcoscenico”, ultimo lp italiano della sua discografia, Herbert Pagani quind iinterpreta Tremacoldo, un menestrello-giullare, nello sceneggiato televisivo Marco Visconti per la regia di Anton Giulio Majano, tratto dal romanzo di Tommaso Grossi, con Raf Vallone, Gabriele Lavia, Pamela Villoresi, Gianni Garko, Warner Bentivegna, Liliana Feldmann, Franco Nuti e Sandro Tuminelli, Loretta GoggiMarco Columbro; Herbert è autore anche delle musiche (Cavalli alaticoncludeva ciascuna puntata dello sceneggiato, nell’ultima puntata la eseguì dal vivo). Nel 1975 escono l’album Ballate del Marco Visconti e il 45 giri Cavalli ricamati/Le donne dei signori, cui seguiranno i 45 giri Palcoscenico/Concerto di un cane(1976), L’erba selvaggia/Da niente a niente e Il ragionier Noè/Cosa farò non so (1977) e il 33 giri Palcoscenico (1976).

Nel 1979 Herbert Pagani decide di ritirarsi dalle scene. La sua attività canora termina anche a causa di eventi privati come matrimonio e nascita del figlio Marcos. Pagani è  l’autore dei brani di quasi l’intero disco della band progressiva italiana Hunka Munka, Dedicato a Giovanna G., quindi nel 1981 è produttore di Marco Ferradini, autore dei testi di Schiavo senza catene e della nota Teorema. Comincia ad occuparsi di altro, poesie, impegno politico, lotta per il raggiungimento della pace tra israeliani e palestinesi; si ricordano Arringa per la mia terra e Lettera al colonnello (Gheddafi). Con Arringa per la mia terra esce allo scoperto, e da uomo pubblico, si impegnava a fondo con scritti, conferenze, congressi, spettacoli e messaggi radiofonici e televisivi. Uomo di sinistra ma senza dogmi cromati sostiene il Mapam, e partecipa alle campagne elettorali di François Mitterrand e Mario Soares. Ma altri problemi gli stanno a cuore, la salvaguardia di Venezia. Alla città che gli é cara, dedica un disegno e poi un pamphlet cinematografico, Venise, amore mio, che l’Unesco sceglie come mezzo di informazione sui pericoli che minacciano la città e la laguna. Primo a promuovere in radio campagne per una coscienza ecologica da ritrovare, si occupa e si preoccupa della congestione e del possibile crollo della civiltà dei consumi. Pagani si getta a capofitto nelle battaglie eco-pacifiste che lo portarono ad iscriversi al Partito Radicale. Herbert trascorre gli anni ’80 tra la sua casa di Parigi, occupato alla stesura di un romanzo ,Préhistoire d’amour ancora inedito, e i due ateliers di Bari e di Milano dove prepara la sua prima grande mostra a New York. Scrive poi un’autobiografia tuttora inedita, si impegna nella scultura di opere costruite coi materiali più disparati e di opere di legno definite dai critici francesi “canzoni di legno”. Invitato nel 1987 a Parigi dal Presidente del Consiglio francese, partecipa a Arborescence, mostra sulla foresta e l’albero, esponendo tre “legni”: Gerusalemme, Parigi e Milano d’autunno. Nello stesso anno viene nominato Directeur Artistique du Centre Mondial de l’Heritage Culturel du JudaYsme Nord Africain, museo e centro culturale nel cuore di Gerusalemme. Il suo ultimo intervento politico sarà la Lettera ai fratelli, letta a Parigi e pubblicata in Italia dal Corriere della Sera. Pagani non resta dunque inattivo. Non era nel suo carattere. Lo fermerà soltanto la morte. Colpito da una forma di leucemia fulminante, a soli 44 anni, Herbert Pagani ci lascia il 16 agosto 1988. muore a West Palm Beach in Florida il 16/8/1988, colpito da una rara malattia del sangue evolutasi in una forma di leucemia fulminante e diagnosticata nel giro di pochi giorni. I suoi funerali si svolsero a Tel Aviv, per sua esplicita volontà, con una cerimonia alla quale parteciparono centinaia di persone, esponenti del mondo dello spettacolo ed ebrei originari della Libia, paese in cui Herbert era nato, la sepoltura avvenne secondo il rito ebraico, l’orazione funebre fu pronunciata dal ministro degli Esteri israeliano Simon Peres, che ricordò l’impegno pacifista di Pagani. Artista che oggi potremo definire “multimediale” dalla poliedrica attività, viaggiatore, disegnatore, musicista, cantante, poeta, attore, ma anche “disk jokey” in anticipo sui tempi e politico impegnato. E il punto in comune tra tutte le sue produzioni è sempre stato quello dell’abbattimento del modello dominante, dell’apertura mentale a nuovi schemi e possibilità. Ad Herbert Pagani, a parte la buona qualità musicale di molte sue canzoni, va riconosciuto il merito di aver evidenziato,  attraverso la sua arte, temi forse scomodi, e certamente non  affrontati, all’epoca, dalla maggior parte dei suoi colleghi.

Nel 2005 al Teatro Vascello di Roma la sorella Caroline ha organizzato un tributo ad Herbert, nel 2010 Rosanna Castellani ha pubblicato per i tipi della Barbès Editore Herbert Pagani. Canzoni, scritti, disegni e sculture con cd allegato. Nel 2012 Marco Ferradini propone il doppio cd intitolato “La mia generazione”, dedicato a rivalutare e ricordare l’artista e amico Herbert Pagani. Per l’occasione si è avvalso della collaborazione di alcuni amici cantautori come RonEugenio FinardiFabio ConcatoAlberto Fortis, Mirò, Syria, F.Treves, F.Oreglio, Shel Shapiro, Giovanardi, G.Nuti, Simon Luca. Ventuno brani reincisi e un inedito: “Stelle negli oroscopi”, brano che racconta gioie e difficoltà del creare una canzone. Il progetto prevede anche la realizzazione di uno spettacolo teatrale con la collaborazione di Josè Orlando Luciano (fisarmonica e pianoforte), il violinista Simone Rossetti Bazzaro, la voce di Charlotte Ferradini, le attrici Anna Jencek e Caroline Pagani.

Dalla prefazione di Umberto Broccoli

“Non ho mai incontrato Massimo Emanuelli, ma ne conoscevo la competenza e la passione, ambedue dedicate alla radio. Da anni dietro ad un microfono, Emanuelli appartiene a quel gruppo di professionisti legati a questo medium antico e sempre nuovo, perché agile, snello, efficace, immediato, fantasioso, originale, insuperabile, semplice e non facile. Semplice, perché agile, snello, efficace, immediato, fantasioso, originale, insuperabile. Non facile per gli stessi motivi da non ripetere ancora una volta. Chi fa la radio deve costruire un percorso, elaborare un pensiero, immaginare come comunicarlo, fare in modo di trasformare le parole in immagini nella mente dell’ ascoltatore. È il teatro della mente nel quale chi ascolta è parte attiva esattamente come chi parla dietro a quel microfono. Chi ascolta è al tempo stesso scenografo, regista e autore così come lo è chi parla….  Oltre 1200 pagine, ma non è un po’ troppo lo spazio dedicato alla radio da Massimo Emanuelli. Sono pagine ricche, dense, documentate, avvincenti, precise, preziose, curiose, colorate, musicali, autobiografiche, leggere, coinvolgenti, interessanti e potrei andare avanti in positivo. Naturalmente Con parole mie.”

https://www.librioltre.it/biblioteca/store/comersus_viewItem.asp?IdProduct=3591

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...