Gianfranco Cifali

Gianfranco Cifali

 UN MILANESE ISTRIANO

di Massimo Emanuelli


Gianfranco Cifali è un grandissimo attore, molto noto anche all’estero, anche se è identificato per due ruoli che lo hanno visto protagonista di programmi andati in onda su emittenti private: una telenovela (era Gustavo, il padre di Veronica Castro), andata in onda sulla Rete A di Peruzzo, e quello del testimonial del mobilificio Mister Bop: “questi sono dei professionisti…”

Gianfranco Cifali nasce a Milano nel 1938 in via delle Forze Armate: “ho vissuto, anche se con gli occhi del bambino, la tragedia della guerra, della quale ho ricordi vivi e indelebili. Per qualche tempo sono stato anche “sfollato” in sud Tirolo e ad Insbruck, terra di origine di mia madre, iniziando a sperimentare quella “vita di confine” che avrebbe caratterizzato altri momenti della mia esistenza. Della mia infanzia però, conservo soprattutto il bellissimo ricordo per la recitazione, che già allora evidentemente correva in me.
Nel 1947 il piccolo Gianfranco assiste ai primi spettacoli teatrali all’oratorio di San Nabor e Felice, di fronte alla caserma Perucchetti: “rimanevo estasiato a guardare, e in me nasceva la voglia di intraprendere proprio quella carriera”.
Cifali inizia a lavorare come impiegato amministrativo in una ditta di tessuti: “la recitazione per me era solo un hobby, seppure molto importante. Mentre lavoravo, infatti, frequentavo la Scuola del Cinema di Milano e l’Accademia d’Arte Drammatica dell’Acting Studio”.
Il suo esordio avviene nel 1960 nello sceneggiato (allora si chiamavano così le fiction) I racconti garibaldini di Gilberto Tofano: “iniziai allora a capire che il mio destino era quello di dedicarmi tout court all’arte. La vita dell’impiegato, per così dire, mi stava troppo stretta, e così presi la decisione: avrei vissuto facendo ciò che amavo: recitare.
Ma la televisione allora era solo un’arte di serie C, prima venivano il cinema (serie B) e, soprattutto, il teatro (serie A). “Appresi dal Corriere della Sera dell’esistenza di una compagnia teatrale in lingua italiana a Fiume, il Dramma Italiano, ed ebbi subito la tentazione di propormi. Sfruttando l’occasione di una vacanza a Mottuglie mi presentai per un’audizione al direttore di allora, che era Petterini. Era il settembre 1961 e senza pensarci mi trasferii a Fiume. Presi un nome d’arte, Franco Amalfi: “fu un mio amico rumeno che a metà degli anni ’50 studiava per diventare tenore a Milano a farmi presente che Cifali poteva essere un nome non troppo accattivante e quindi coniai il cognome d’arte prendendo spunto da una bella località turistica. Che cosa c’era di meglio di Amalfi? Perla della costiera campana?” Di quel periodo ho un ricordo eccellente. La qualità degli attori e dei registi, pur lavorando con mezzi limitati, era davvero ottima. Ogni mese metteva in scena una piece nuova e giravamo in tournèe per tutta l’Istria in teatri dignitosi e quasi sempre pieni di entusiasmo. Pirano, Cittanova, Roviglio…. Ho sempre avuto l’impressione che la gente venisse a vederci con gioia, proprio perché voleva sentire parlare e recitare in veneto e in italiano. Spesso eravamo di scena fuori regione a beneficio degli studenti italiani che risiedevano a Zagabria, a Lubiana o a Belgrado. E poi ricordo lo Zaic. Un teatro tanto bello che credo vi si potesse recitare qualsiasi cosa. Inoltre in quel periodo, nei ritagli di tempo, lavoravo come speaker radiofonico a Radio Capodistria. Abitavo nel palazzo della Transjug, in un appartamento al quinto piano di quella che allora si chiamava Sarajevska Ulica, ossia via Sarajevo. Era proprio sul mare, spesso frequentavo anche il Circolo degli italiani, dove fra l’altro ho imparato a giocare abbastanza bene agli scacchi. La minoranza italiana aveva un peso decisamente superiore a quella che era la sua entità numerica, ma aveva d’altro canto l’insoddisfazione di fondo per il fatto di voler contare di più e di non poterlo fare. I tempi erano difficili. Io ho scoperto che durante i primi della mia permanenza a Fiume ero seguito da “discrete presenze”. Non essendo comunista ero visto con diffidenza. Immagina come potesse vivere una situazione così complicata chi era nato e cresciuto in una simile realtà. Ad esempio si parlava malvolentieri di parenti che avevano scelto di andare in Italia, parenti che praticamente tutti avevano. Pochissimi però tornavano a fare visita, insomma un forte disagio latente ma che ai miei occhi era ben evidente. A Fiume incontrai quella che sarebbe diventata mia moglie, Mirjana, originaria di Albona. Lei era abbonata agli spettacoli del Dramma Italiano, e fu proprio in occasione di una serata che la conobbi e me ne innamorai.
Nel 1966 il ritorno a Milano, scrittura dall’Accademia, Cifali lavora per parecchi anni all’Angelicum, il reinserimento milanese non è semplice: “ero fatalmente innamorato di Fiume e ne trovavo una nostalgia pazzesca; nostalgia che si è stemperata soltanto dopo molti anni e che allora era inoltre acuita dal fatto che Mirjana per potè raggiungermi in Italia in via definitiva soltanto nel 1969. Ma nel 1974 io e mia moglie di tornarci per farvi nascere in questa città la nostra prima figlia, Giordana, che oggi è laureata in chimica e parla un discreto croato, cosa che non si può invece dire di Greta, la secondogenita di 11 anni, che però è nata a Milano.
Cifali si esibisce al Piccolo Teatro e al Teatro Intesa, la metà degli anni ’60 e quasi tutti gli anni ’70 sono caratterizzati dall’interpretazione di sceneggiati televisivi, i teleromanzi, odierne fiction, oltre 50 sono i lavori interpretati da Cifali, che ricorda Il mulino del Po, Con un po’ di paura, Testimone d’accusa, il Dio di Roserio, Accadde a Lisbona, La vecchia zuppiera, L’adorabile Giulia, Irma la dolce, La donna in bianco, La commedia veneziana, Il caso di Enzo Biagi, Buonasera con Carlo Dapporto
Nella carriera professionale di Cifali c’è anche molta radio: oltre 50 opere teatrali adattate per la radio, I Boddenbrook, Fra storia e leggenda: Eleonora Duse, Cifali ha lavorato molto anche per la radio-televisione della Svizzera italiana. Gianfranco Cifali ha anche lavorato con alcuni grandi dello spettacolo come Gianrico Tedeschi, Carlo Dapporto, Loretta Goggi, Ric e Gian, Gino Bramieri; al cinema è apparso in film con Renato Pozzetto e Lino Banfi. Cifali ha inoltre lavorato con il gruppo Silveri-Miraglia.
All’inizio degli anni ’80 lavora per ReteA interpretando Gustavo, padre di Veronica Castro, in una famosissima telenovela, poi è nel cast di Drive In, quindi lavora in Casa Vianello con Raimondo Vianello Sandra Mondaini, infine è testimonial del mobilificio Mister Bop: “questi sono dei professionisti…”, il suo slogan, è diventato un tormentone dello spot che va in onda su moltissime tv locali. Negli ultimi anni della sua vita Gianfranco Cifali lavora come speaker e doppiatore. Gianfranco Cifali è morto a Milano nel 2007.

INTERVISTA A GIANFRANCO CIFALI

Incontrare Gianfranco Cifali in un grigio pomeriggio settembrino è un’esperienza di quelle che danno senso all’intera giornata. Un vero signore, cordiale e gentile, capace di regalare una chiacchierata di rara piacevolezza. Lo informo subito di aver trovato il suo nome perfino in imdb (internet movie database), il più grande database di cinema della terra. Ne rimane piacevolmente colpito ma non rinuncia a scherzare sul suo stupore di fronte a qualsiasi www.

TV: Cifàli o Cìfali?
GC: Cìfali, è sdrucciola.
TV: Lei (mi redarguisce subito), tu hai cominciato giovanissimo un carriera che ormai ha raggiunto il mezzo secolo. Come è nata la passione?
GC: Già nella mia infanzia covava in me la passione per la recitazione. Ricordo quando assistevo estasiato agli spettacoli teatrali all’oratorio di San Nabore e Felice, di fronte alla caserma Perucchetti. A metà degli anni ’50 ho frequentato la “Scuola del cinema”di Milano e l’Accademia d’arte drammatica “Acting Studio”. In seguito trovai modo d’inserirmi nelle produzioni della Rai, in diretta a Milano. L’esordio fu nel 1960 con i “Racconti Garibaldini”per la regia di Gilberto Tofano, il figlio di Sergio Tofano, il “papà” del signor Bonaventura.
TV: Il destino era segnato. E questo fu solo l’inizio.
GC: Già, nel 1961 vengo scritturato dalla compagnia stabile “Dramma Italiano”di Fiume, nella Jugoslavia ancora unita. Ci sono rimasto per cinque anni.
TV: A parlarne ti si è illuminato il volto.
GC: Di quel periodo ho un bellissimo ricordo. Per quanto mi possano aver detto poi, qua in Italia, io rifarei quell’esperienza. Da noi si rimaneva fossilizzati in un lavoro per sette/otto mesi di tournée, lì in una stagione si avevano sette/otto lavori in cartellone. Avevo due mesi di ferie, pagate dallo Stato e il 75% di sconto sui trasporti. Così diventava più facile muovermi tra Milano e Fiume. Ma quel che più contava era l’ottima qualità di attori e registi. Era chiamato “Teatro dei Pionieri” ma sembravano tutti usciti dall’Accademia. Pur lavorando con mezzi limitati c’era tutto, non mancava nulla; perfino ottimi truccatori. Nel 1961 ho avuto la fortuna di lavorare con Veljko Maricic, considerato il secondo Amleto in Europa dopo Laurence Olivier: un uomo assolutamente normale che andava al mercato a fare la spesa, per dire. Tornato in Italia ho trovato cose ben diverse da quello che avevo ammirato là.
TV: Una foto di quel periodo ritrae un volto fresco ed accattivante. Gran bel giovane il signorino Cìfali!
GC: Sono gli anni in cui a Fiume incontrai quella che sarebbe divenuta mia moglie. Lei era abbonata agli spettacoli del “Dramma Italiano”. Me ne innamorai.
TV: Tornato in Italia ancora tanto teatro ma anche tanta televisione e radio.
GC: Si, dal 1966 in poi. In teatro ho lavorato con Loretta Goggi, Ric e Gian, Carlo Dapporto, Gino Bramieri; in televisione con Raimondo Vianello e Sandra Mondaini; anche cinema con la regia di Castellano e Pipolo prima, di Castellano e Moccia poi; ed ancora davvero tanta radio. Senza dimenticare tutti i lavori per la Televisione e la Radio Svizzera Italiana.
TV: Hai dimenticato nell’elenco moltissimi lavori ma non ti perdono di aver dimenticato l’esperienza con Veronica Castro, un mito popolare.
GC: Al proposito, abbastanza di recente mi è capitata una cosa piacevole ma allo stesso tempo assurda. Camminavo in una via di Milano ed una signora mi ha fermato chiamandomi “signor Gustavo, signor Gustavo!”. Le ho risposto che il mio nome è Gianfranco, (ride). Non mi ricordavo più di essere stato un “Gustavo”. Era il mio ruolo nella telenovela, il padre di Veronica Castro per la precisione.
TV: Raccontami, te ne prego.
GC: L’editore Peruzzo, proprietario di Rete A , aveva voluto investire nella prima telenovela di produzione tutta italiana. Assieme a Veronica Castro recitava anche la sorella Beatrice. Un delirio: cento puntate in tre mesi. Io da bravo accecato, non volevo il gobbo, anzi non lo vedevo proprio, e imparavo tutto a memoria. Furono tre mesi d’insonnia. Se riuscivo a dormire un paio d’ore per notte ero davvero bravo. Con me lavorava anche il mio amico Roberto Marelli, recitava la parte del guardiano di un carcere. Ci conosciamo dai nostri diciotto anni, cinquant’anni d’amicizia. Mi ricordo che ci ripetevamo a vicenda che ne saremmo usciti vivi.
TV: Stiamo parlando di “Felicità, dove sei?”. L’ hai trovata poi?
GC: Esatto. Io no, l’ ha trovata la Castro, mi sa.
TV: E come non ricordare le divertentissime commedie in dialetto sulla Svizzera Italiana.
GC: E pensare che negli anni dell’Accademia tanto facevano perché si epurasse la pronuncia da qualsiasi inflessione dialettale. Con le commedie dialettali ho lavorato fino a tre anni fa, per la regia di Vittorio Barino. Con lui ho fatto, sempre per la Svizzera, anche i due film su Arsenio Lupin.
TV: Assieme ad Eva Grimaldi. Tu eri “Milevich”, vero?
GC: Si, un Ceco. Divertente.
TV: Infermiere in “Saint Tropez, Saint Tropez”, medico legale nei “Misteri di Cascina Vianello”, avvocato in “Ci hai rotto papà”, …non sono mancate le occasioni di divertimento.
GC: Per “Cascina Vinello” ho lavorato all’obitorio, zona Lambrate, ma ricordo di aver mangiato ottimi panini. “Ci hai rotto papà” mi riporta alla mente una tremenda calura romana: ad ogni battuta dovevo asciugare il colletto della camicia col phon, caldo ovviamente.
TV: Negli ultimi anni ti sei dedicato all’attività di doppiatore. Un nuovo interesse?
GC: No, in realtà non mi sento a mio agio nei ritmi degli attori da doppiare. Sono grato solo ai cartoni animati, perché ho potuto dare vita a mille vocine.
TV: Il tuo repertorio di vocine è incredibile, peccato sia un privilegio che non posso condividere con i lettori. Ancora teatro oggi?
GC: Si ma si tratta di “arte varia”, come la definisco io, spettacoli di vario intrattenimento.
TV: Un sogno di oggi?
GC: Avere una mia Compagnia ma ahimè i cosiddetti bastoni fra le ruote sono troppi.
TV: Che ne pensi del Teatro d’oggi?
GC: Ho l’impressione che manchi la voglia di rischiare con lavori innovativi.
TV: Tra una domanda e l’altra sei riuscito sempre ad infilare una barzelletta, che ahimè, i lettori si perderanno.
GC: La vita è una barzelletta. Me l’ ha insegnato il mio Maestro.
TV: Chi scusa?
GC: Bramieri, lui è il mio maestro. Condividevamo la passione per la radio, grande scuola per un attore. In radio l’unico strumento che hai è la voce e con questa devi mostrare anche ciò che non si vede. Bramieri mi diceva che tornato a casa si metteva comodo, accendeva la televisione e sul divano l’ascoltava ad occhi chiusi: “sembra la radio così”, diceva.
TV: Molti amici nell’ambiente?
GC: Macché. Difficile. Troppe le invidie, peraltro malcelate. Qualcuno anche ha deliberatamente tentato di nuocermi sul lavoro.
TV: Cinquant’anni di lavoro tra teatro, radio, televisione, cinema. Ne abbiamo dimenticati di lavori e personaggi ma non basta un’intervista per una vita così ricca professionalmente ed umanamente. Grazie Gianfranco.

 Gianfranco Cifali, «spalla» di talento che amava il palcoscenico e Milano

Fu compagno di Carlo Dapporto, Ric e Gian, Loretta Goggi e Beruschi, con cui allestì «Arivivis»

Signorile, riservato, gentile, sempre pronto ad aiutare chiunque si rivolgesse a lui, fu un attore a tuttotondo: teatrale, televisivo, radiofonico e cinematografico. Considerava Gino Bramieri il suo maestro e da lui diceva di aver ereditato la tecnica ma soprattutto il piacere di raccontare divertenti storielle e barzellette. Nato nel 1938 a Milano, nella zona di via Forze Armate, Gianfranco Cifali, eccetto il periodo di guerra quando fu sfollato in Sud-Tirolo e la lunga parentesi di lavoro in Jugoslavia, visse sempre a Milano.

Diplomatosi alla Scuola del Cinema e all’ Acting Studio milanese, nel settembre 1961, dopo un provino col direttore artistico Ivan Zajc del teatro di Rijeka (un tempo Fiume), accettò di trasferirsi in quella città scritturato dal Dramma Italiano, organismo nato da un accordo tra Italia e Jugoslavia per portare il teatro di prosa agli italiani rimasti in Croazia dopo la diaspora. «Parlava volentieri di quell’ esperienza sui palcoscenici jugoslavi – ricorda il fraterno amico e collega Roberto Marelli -. Diceva di “essersi fatto le ossa”, cambiando spettacolo ogni mese e portandolo in tournée in tutta l’ Istria. Gianfranco fu un interprete di grande talento, che non disdegnava il ruolo difficile di “spalla”, che gli riusciva naturale: dai cosiddetti “primattori” era ricercato proprio per la sua bravura di offrire loro la battuta da applausi a scena aperta». A Fiume conobbe Mirijana, che diventò la sua sposa. Dal matrimonio nacquero le figlie Gòrdana (oggi laureata in chimica) e Greta. Tornato a Milano nel 1966, fu sempre in scena, dai teatri più importanti alle recite negli ospizi per beneficenza: al Piccolo Teatro, nelle compagnie di Carlo Dapporto, Ric e Gian, Loretta Goggi e di Enrico Beruschi, con cui nel 1993 allestì una memorabile edizione della commedia in dialetto meneghino «Arivivis» di Carlo Maria Pensa. Mentre in tv fu tra i protagonisti della prima telenovela girata in Italia, con Veronica Castro, prova d’ attore che gli dette notorietà tra gli appassionati del settore. Molti lo ricorderanno pure in numerose partecipazioni alla sit-com «Casa Vianello». Lavorò spesso alla Televisione della Svizzera Italiana e in tante commedie radiofoniche registrate negli studi Rai di corso Sempione. La sua voce era ormai entrata nelle orecchie del grande pubblico, anche perché negli ultimi anni Gianfranco si era specializzato come doppiatore di spot pubblicitari.

Franco Manzoni in ADIII Corriere della Sera. 

GIANFRANCO CIFALI. IL RICORDO DI ROBERTO MARELLI

“Ricordatemi mentre vi racconto qualche divertente boutade”. Gianfranco Cifali era nato a Milano, nelle zona Forze Armate e, tranne nel periodo di guerra quando fu “sfollato” in Sud Tirolo presso i parenti della madre, e la lunga parentesi di lavoro in Jugoslavia, ha sempre vissuto in zona Baggio, San Siro e via Novara; prima con i genitori e i fratelli, poi con moglie e figli. Gianfranco Cifali era un attore a tuttotondo: teatrale, televisivo, radiofonico e cinematografico;  negli ultimi anni si era specializzato come speaker e doppiatore di spot pubblicitari. Diplomatosi prima alla Scuola del Cinema e poi all’Acting Studio di Milano, nel settembre 1961, dopo un provino col direttore artistico del Norotno Kasastie Zajc di Rjeka (Fiume), si trasferì in quella città scritturato dal Dramma Italiano (organismo nato da un accordo fra Italia e Jugoslavia, per portare il teatro di prosa agli italiani rimasti in Croazia dopo la diaspora).  Gianfranco, di quell’esperienza ne parlava sempre volentieri, e diceva di “essersi fatto le ossa” cambiando spettacolo ogni mese e portandolo in tournèe in tutta l’Istria, dopo il debutto a Fiume, città dove conobbe Mirjana che dopo qualche anno sarebbe divenuta sua moglie e che gli ha dato due figlie: Giordana (laureata in chimica) e Greta, prossima alla laurea. Tornato in Italia nel 1966, fino al momento della malattia (ottobre scorso) non ha mai smesso di lavorare nel mondo dello spettacolo: dal Piccolo Teatro, nella compagnia Ric e Gian, all’Angelicum per i ragazzi, con i Miraglia per le scuole, con Loretta Goggi, Carlo Dapporto e tanti altri, compreso molte partecipazioni nella sit-com CASA VIANELLO.  Fu anche fra i protagonisti della prima telenovela girata in Italia con Veronica Castro, prova d’attore che gli dette una certa notorietà fra gli appassionati nel settore. Infine molto lavoro alla Televisione della Svizzera Italiana, e tante commedie radiofoniche registrate negli studi della Rai di corso Sempione.  Considerava Gino Bramieri il suo maestro e da lui diceva di avere ereditato la tecnica ed il piacere di raccontare divertenti storielle.  Signorile, educato e gentile, era sempre pronto ad aiutare chiunque si rivolgesse a lui.  Mi piace immaginarlo a fianco di San Pietro nell’atto di raccontare qualche diverte “boutade” in attesa che si liberi presto qualche nuvoletta da dove, assiso, ci strizzerà l’occhio dicendo: “ciao ragazzi, non siate tristi per me – ricordatemi nel momento in cui stavo raccontando una storiella… ricordatemi mentre ero alle prese con qualche lavoretto… ricordatemi nei momenti felici… ricordatemi!… Solo così non vi avrò mai lasciato. Solo così il vostro ricordo mi terrà vivo accanto a voi!”.  Ciao Gianfranco, a me è piaciuto ricordarti così, certo che resterai sempre nel cuore di chi ti ha voluto bene e a cui tu hai voluto bene”.

Roberto Marelli

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