Irene Grandi, l’eterna sconfitta a Sanremo

Il settantesimo Festival della canzone italiana allo specchio cronache, commenti e interviste con i protagonisti e gli addetti ai lavori, coordinamento e conduzione di Massimo Emanuelli con la collaborazione di Cesare Borrometi e Fabio Rosati ogni giorno dal 4 febbraio al 9 febbraio in onda alle 18 su Radio Regione 100 e alle 20 su Radio Hemingway.

ore 18 http://www.radioregione100.it
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Irene Grandi è nata a Firenze il 6 dicembre 1969, dopo avere militato in una band e dopo avere fatto la corista per Alessandro Canino, inizia la carriera da solista nel 1992, nel 1993 pubblica il suo primo singolo, Un giorno maledetto. Nel 1994 partecipa al Festival di Sanremo nella sezione Nuove Proposte, pubblica quindi il suo primo album cui ne seguono altri due. Si cimenta quindi nel cinema, dopo avere pubblicato nel 1999 il suo quarto album nel 2000 torna a Sanremo stavolta nella sezione Big giungendo al secondo posto. Nel 2004 presenta con Marco Maccarini il Festivalbar, dopo avere inciso Estate, evergreen di Bruno Martino, è del 2007 Bruci la città, forse il suo brano più famoso. Nel 2008 incide Bianco Natale, quindi duetta con Alessandro Gassmann, nel 2010 partecipa al concerto Amiche per l’Abruzzo nel 2009 torna a Sanremo con La cometa di Haley, dopo avere collaborato con Stefano Bollani torna a Sanremo nel 2015 con Un vento senza nome. Il 19 settembre 2016 all’Arena di Verona in occasione dei 40 anni di carriera di Loredana Bertè, Irene Grandi duetta con Gianna Nannini ed Emma Marrone nel brano I maschi, poi con Fiorella Mannoia in Sally e Prima di partire per un lungo viaggio ed infine con la stessa Bertè in Buongiorno anche a te.
L’8 febbraio 2019 è ospite durante la quarta serata del 69º Festival di Sanremo duettando con Loredana Bertè nel brano Cosa ti aspetti da me. Irene Grandi ha partecipato a quattro edizioni del Festival ma non ha mai vinto, il suo miglior piazzamento è stato un secondo posto. Irene Grandi non è fra i favoriti le sue canzoni, bellissime, sono però poco festivaliere, Sanremo da anni non è più il Festival della canzone italiana, ma del personaggio televisivo, che sia però l’anno giusto per il coronamento di una prestigiosa carriera?

Una vecchia intervista ad Irene Grandi

IRENE GRANDI SBARCA A SANREMO
di Gigi Vesigna

La Grandi sale sul palco dell’Ariston per la terza volta. «Sono in credito con il Festival, e parecchio. Malika è bravissima, ma io mi sento forte».

IRENE GRANDI SANREMO 2010Per Irene Grandi Sanremo comincia a quarant’anni. I primi “anta” li ha compiuti il 6 dicembre scorso e lei, per la terza volta protagonista della “bagarre”, si sente più bellicosa che mai perché sa che il Festival è fortemente in debito con lei.  Sinora l’aveva frequentato solo due volte, nel 1994, esordendo tra i giovani con Fuori, e si era piazzata al quarto posto, dietro al vincitore Andrea Bocelli, ma davanti a Giorgia. Poi, dopo una lunga pausa, nel 2000 era salita sul podio del secondo posto con La tua ragazza sempre scritta per lei da Vasco Rossi. La vittoria, data per certa, gliel’avevano strappata in extremis gli Avion Travel, supervotati non dal pubblico ma dalla giuria di esperti che quell’anno aveva un potere decisionale determinante. Infine il terzo, assurdo, incidente di percorso. Nel 2007 Irene ebbe la certezza che qualcuno al Festival le remava contro. Presentò alla commissione Bruci la città, che fu subito scartata perché ritenuta non adatta a Sanremo, ma il pubblico ne fece il successo dell’anno.
E adesso, caparbiamente, la monellaccia del rock cerca giustizia e si presenta con una delle migliori canzoni in gara, La cometa di Halley, preludio al suo 14° album, Alle porte del sogno.

«Stavolta voglio sbancare Sanremo», dice, addolcendo il concetto perentorio con un sorriso non proprio dolce.

Ti senti in credito con il Festival…

«E anche parecchio: so quanto quest’anno la concorrenza sia agguerrita, che ci sono voci straordinarie come quella di Malika Ayane, e per una volta, un bel po’ di belle canzoni come da tempo non si ascoltavano al Festival, però mi sento forte, determinata. Poi, come va va, ma per una volta Sanremo mi deve finalmente un “sì”».

La Irene Grandi sanremese mi appare molto diversa da quella che avevo incontrato all’epoca di Bruci la città. Mi sembra più consapevole, più tranquilla da quella “ragazzaccia” toscana che praticava gli sport estremi.

Cos’è successo, Irene?

«Un bel po’ di cose. Ora vivo in collina, a Greve del Chianti, sull’Impruneta. Non ne potevo più della città, avevo bisogno di pace, di tranquillità. Volevo aprire le finestre e vedere gli alberi, il cielo, il verde dei prati. Insomma, sprofondata in questa atmosfera bucolica mi sento in pace con me stessa».

Il “malessere” di Irene lo ritroviamo però nell’album che esce contemporaneamente al Festival: non trascurando i temi sfaccettati dell’amore, si guarda intorno, riflette e ci regala il primo disco della maturità. Per Sanremo ha scelto La cometa di Halley, il famosissimo corpo celeste che pesa 200 miliardi di tonnellate ma si consuma poco a poco, tanto che tra 170 mila anni non ne resterà traccia.

È un modo per affermare che l’amore non è mai eterno?

«Si può interpretare così, ma ho messo, nel finale, una piccola luce di speranza. Nella vita bisogna sempre averne un po’ di riserva».

Con Malika sei considerata dai media la favorita del Festival. Tra l’altro lei mi ha detto che trova la tua canzone bella e incalzante…

«Malika è bravissima, la sua canzone è molto bella, ma questa volta lasciami dire “largo ai vecchi”».

Cosa vedi, attualmente, dietro alle tue “Porte del sogno”?

«Ti rispondo con un verso della canzone Strada sterrata che dice: “E ogni sera al tramonto ricorda l’amore, e ogni alba al mattino ricorda un bambino, che non scordo neanche quando bevo il mio vino rosso, che non scordo neanche quando bevo il mio vino bianco. E ogni sera al tramonto riaccende il mio cuore e ogni alba al mattino ti sento vicino…”».

Cos’altro si può aggiungere?
HITS IL NUOVO ALBUM
IRENE GRANDI PUNTO E A CAPO

IRENE GRANDI PUNTO A CAPO

di Gigi Vesigna
“HITS”, IL NUOVO ALBUM DOPPIO DELLA CANTANTE

IRENE GRANDI
PUNTO E A CAPO

IRENE GRANDI NEW LOOK.jpg

Quindici anni di carriera (dal ’92) raccontati in 33 canzoni. Con i suoi vecchi classici e alcune novità. E brani di artisti celebri, da Lucio Battisti a Mina. Per raccontarsi e ripartire.
Questo nuovo disco di Irene Grandi, l’ottavo da quando cominciò a cantare nel 1992, è un “punto e a capo” meditato dopo un lungo periodo di latitanza, o un riassunto delle puntate precedenti con quattro capitoli nuovi di zecca e l’aggiunta di altre riscritture unplugged delle canzoni che lei ama di più.
È davvero così, Irene?
«La mia vita professionale è sempre stata una ripartenza, mi piace fare tabula rasa, ritirarmi nel mio rifugio dell’Isola d’Elba e “resettare” il computer che ho nella testa. Ma anche in un periodo sabbatico, se mi vengono idee per nuove canzoni, non ce la faccio proprio a starmene zitta».
E allora…
«Allora quando Francesco Bianconi dei Baustelle mi fa sentire Se bruciasse la città, mi unisco a lui e incido il pezzo, che poi metto da parte».

Un’immagine recente della cantante con il look aggiornato
(foto Ufficio stampa).
Canzone che presto diventa l’apripista di questo doppio album che è un po’ il riassunto ragionato dei tuoi maggiori successi, ne ho contati addirittura 33, compresi quelli inediti. Comunque, vuoi raccontare cosa rappresenta per te Se bruciasse la città?
«Mi piace il suo linguaggio fumettistico, capace di unire un’atmosfera quasi catastrofica con la poesia del ritornello e l’ironia sottintesa nel testo. È una canzone dedicata al grande amore della nostra vita, ed è talmente bella che ho fatto in modo che, sin dal primo ascolto, avesse un sapore “classico”, con un suono sporco, da vecchio vinile».
Senza considerare il fatto che la canzone è al primo posto tra quelle trasmesse dalle radio, io preferisco La finestra, così romantica e che lascia intravedere un po’ di speranza…
«Avevo una grande incertezza su La finestra: però io ho un po’ il vizio di trasformarmi in rabdomante e scovare giovani autori non ancora esplosi. Ho trovato Paolo Grasso e lui ha saputo cucirmi addosso questo “abito”, così come già era riuscito a fare con Renato Zero e Vasco Rossi. È vero, La finestra è un’esortazione romantica a non lasciarsi sopraffare dalle situazioni critiche, tristi o addirittura disastrose che tutti noi, prima o poi, dobbiamo affrontare».
Non è che il periodo di pausa è coinciso con il tuo matrimonio? Ti sei sposata con Alessandro, che ha un negozio di articoli sportivi a Firenze e ti ha coinvolta in sport estremi…
«Con Alessandro sono sposata da più di quattro anni e va tutto bene; in quanto agli sport estremi, non esageriamo, mi piace lo snowboard perché trovo affascinante vivere quel mondo popolato di ragazzi che amano la musica e affrontano la vita con entusiasmo. E ti dirò di più, anche se ho sempre taciuto perché non volevo che si pensasse a una speculazione da dare in pasto ai media: negli ultimi due anni sono stata in India e in Burkina Faso per sostenere un’iniziativa umanitaria di Unicoop a favore dell’adozione a distanza. Volevo capire cosa si fa con quelli che dovrebbero essere il futuro del mondo».
Sorprendente Irene, sparisce, gira il mondo. Trova l’ispirazione per nuove esperienze musicali e il coraggio di incidere Sono come tu mi vuoi, lanciata tempo fa da Mina.
«È una delle sue canzoni meno popolari», ammette, «ma ha una notevole potenza espressiva e si presta alla mia interpretazione, che parte sensuale e si evolve in un arrangiamento pop-rock. Ho voluto rendere un omaggio a Mina perché è un punto di riferimento imprescindibile per tutte le interpreti femminili».
Poi hai affrontato Estate di Bruno Martino, una prova difficile. Perché l’hai trasformata in una specie di bossa nova?
«Ho addolcito parte della profonda tristezza di questo brano perché mi ha sempre fatto pensare alla saudade, alla nostalgia, e la bossa nova mantiene lo spirito originale e mi permette ampia libertà di espressione vocale…».
Scorrendo l’album è d’obbligo segnalare gli unplugged, che sono Oltre, Cose da grandi e Prima di partire per un lungo viaggio, ma anche i duetti con il pianista jazz Stefano Bollani, Se mi vuoi con Pino Daniele, Uno in più di Lucio Battisti e La tua ragazza sempre, che chiude il doppio album. «Una conclusione un po’ curiosa», spiega Irene, «perché quel pezzo che mi regalarono Vasco Rossi e Gaetano Curreri, e che mi fece fare un figurone a Sanremo nel 2000, con il remix di Ricky Montanari è diventata house music, carica di raffinatezze, tanto apprezzate all’estero. Insomma, per salutare, una botta di vita!».
Com’è che non mi parli dell’Isola di Ibridarte e della tua esperienza? Mi risulta che sei la prima artista a provarci, con Second life… (Per chi non lo sapesse, Second life è un gioco di vita virtuale che si rintraccia su Internet e ha oltre sei milioni di iscritti).
«Veramente, si tratta di un esperimento: abbiamo fatto un casting per trovare gli avatar, cioè gli alter ego tridimensionali creati dagli utenti. Ci si incontra, si parla, presento il mio video virtuale, canto per chi vuole stare ad ascoltarmi. Second life mi ha dato la carica per poter fare tanti incontri più o meno virtuali. È un’idea che mi frulla in testa da tanto tempo, perché in questo modo anche i concerti potrebbero diventare un appuntamento fisso…».
Quindi quest’anno farai soltanto un tour virtuale?
«Scherzi, sarà più fisico che mai perché ho scelto come luoghi dove cantare i teatri, dove hai la gente vicina e puoi permetterti, cosa che farò sicuramente, di aggiungere fiati e violoncelli, per raccontare la mia carriera sin dagli inizi. Voglio tirar fuori non solo quel mio lato di Vasco al femminile, come mi avete definito voi critici, ma anche per raccontarmi come sono abitualmente e farmi conoscere meglio!».

irene grandi foto

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