Grande festa a Milano per i 90 di Vito Molinari, regista storico (il primo) della televisione italiana

vito molinari 90 anniHa festeggiato a Roma il 6 novembre i 90 anni con una grande festa con amici e vecchi colleghi: “Avevo chiesto alla Rai una sala dove festeggiare i miei 90 anni. Mi è stato risposto che non era possibile accontentarmi: non c’è in azienda questa consuetudine. L’alternativa mi è arrivata dall’emittente del Vaticano. Così il 6 novembre ho festeggiato il mio compleanno nella Galleria La Pigna, uno splendido spazio dietro al Pantheon di proprietà della Santa Sede”.

Ieri sera altra festa di compleanno: Vito Molinari ha chiamato a raccolta gli amici milanesi al Ciu Ciu, locale di Enzo Iacchetti. Presenti, fra gli altri, Enzo Iacchetti, Enrico Beruschi, Roberto Brivio e il giornalista di Sky Michele Sancisi.
Vito Molinari è uno dei padri della televisione italiana, il 3 gennaio 1954, primo giorno ufficiale delle trasmissioni della tv italiana, è sua la prima regia. Da allora, fino al vito molinari sestri levantepensionamento, Molinari ha prodotto oltre 2000 regie televisive. Vito Molinari è nato a Sestri Levante il 6 novembre 1929 (oggi vive fra Milano e Roma ma è tornato a frequentare Sestri Levante,l’amministrazione comunale nell’agosto scorso gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Molinari inizia a recitare in teatro ai tempi dell’Università in quel di Genova, complice l’incontro con Gilberto Govi (1947). Molinari recita nella Compagnia goliardica Mario Baistrocchi (per cui lavoreranno anche Paolo Villaggio, Enzo Tortora, Vittorio Sirianni ed altri) e si inventa i celebri processi, recita Cicerone, Lisia e Plauto. Si trasferisce quindi a Milano con gli amici goliardici che si esibiscono all’Università Statale. Fra il pubblico vi è Sergio Pugliese che al termine dello spettacolo lo vuole incontrare. “Molinari vuole fare la televisione?” risposi: “Cos’è la televsisione? Non so cosa sia, credo una scatoletta con delle immagini in bianco e nero ballonzolanti”. (a quei tempi, inizio anni ’50, la tv in Italia non era ancora arrivata). L’effetto dirompente della tv non fu capito da molti, unica eccezione – ricorda lo stesso Molinari – l’allora presidente del consiglio Alcide De Gasperi. De Gasperi (tornato dagli Usa) disse “in America ho visto questa cosa che arriva in tutte le case, bisognerà stare attenti perché in caso di elezioni sarà un’arma fatale”.

Così Molinari ha ricordato il suo primo colloquio con Sergio Pugliese:

PUGLIESE: “Molinari cosa vuole fare?”
MOLINARI: “Il presentatore”
Pugliese replica secco: “No con quel naso non può fare il presentatore, faccia il regista, lei è molto bravo…”
“Lavorare dietro le quinte fu la mia fortuna” mi ha detto Molinari.

Con Sergio Pugliese, Elda Lanza, Fulvia Colombo, Umberto Eco, Vittorio Veltroni, Sergio Zavoli, Vito Molinari ha inventato la televisione italiana.
Regista televisivo (ma anche radiofonico , l’esordio con Paolo Poli, e teatrale) Molinari ha spaziato in tutti i generi: varietà, musical, operetta, ecc sono loro che lavorano dal 1952 all’inizio del 1953 per la tv sperimentale.

domenica del corriere (3)Sulla copertina del primo numero del 1954 de La domenica del Corriere, settimale allora più letto dagli italiani raffigura una famiglia a tavola davanti ad un televisore: “Rivoluzione in famiglia, l’arrosto brucia, i bambini dimenticano i compiti, il papà la pipa e l’appuntamento al caffè. Dopo due anni di fase sperimentale, cominciano in Italia le trasmissioni regolari della televisione da Milano, radiocorriere 1954 nasce la tvTorino e Roma con un programma per ora unico.”
Pronti? Via! intitola enfaticamente il Radiocorriere Tv, organo ufficiale della Rai, con in copertina un cameraman.
Il 3 gennaio 1954 il via alle trasmissioni ufficiali è Molinari a dirigere la prima trasmissione, la telecronaca in diretta delle cerimonie di inaugurazione degli studi di Milano e e dei trasmettitori di Roma e di Torino:

“si cercava di fare capire come le immagini attraverso i ponti radio arrivavano nelle città, quindi ripresi l’arcivescovo che veniva a benedire in nuovi studi televisivi…”

“Ma la televisione italiana iniziò con una colossale bugia: il primo annuncio ufficiale non fu fatto da Fulvia Colombo, venne fatto da un’altra annunciatrice (Elda Lanza n.d.a.), la Colombo registrò il saluto inaugurale in occasione del decennale della tv, nel 1964…

Da allora si cimenterà in tutti i generi, impossibile ricordare tutte le regia di Molinari e i tanti attori e soubrette con i quali ha lavorato (li evoca però lo stesso Molinari in due suoi libri): Un, due, tre con Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, autori Scarnicci e Tarabusi, varie edizioni di Canzonissima, L’amico del giaguaro, il Festival di Sanremo, Senza rete, Ma che domenica amici, Mai di sabato signora Lisistrata,

E’ una tv ancora didascalica e bacchettona, Molinari è spesso vittima della censura. “In tanti anni di Rai ne ho viste di tutti i colori… Sono stato sempre nel mirino dei dirigenti: per i fianchi di Abbe Lane, le gambe di Franca Rame, le canzoni di Dario Fo (i conduttori cacciati dall’edizione 1961/62 per una gag sulla sicurezza nei cantieri), gli occhi spiritati di Lucio Dalla, le movenze provocatorie di Patty Pravo, per non parlare dela censura e della successiva sospensione della trrasmissione Un due tre….”

vito molinari foto 2Il 23 giugno 1959 al Teatro alla Scala l’allora Presidente dellatognazzi vianello gronchi de gaulle Repubblica Giovanni Gronchi, a causa della disattenzione di un collaboratore che non gli aveva avvicinato la sedia, cadde a terra nel sedersi a fianco del presidente della Repubblica Francese De Gaulle, allora in visita ufficiale in Italia. La scena era stata teletrasmessa in diretta, ma l’accaduto era stato rigorosamente censurato. Ma la scena venne parodiata a Un due Tre:
Raimondo Vianello tolse la sedia da dietro a Tognazzi che stava per sedersi e gli disse: “Ma chi ti credi di essere?”, al che quest’ultimo, seduto sul pavimento, allargò le braccia rispondendo: “Tutti possono cadere!”. La scena venne accolta dal pubblico in studio con una fragorosa risata, ma i vertici della RAI furono di opinione diversa: al rientro nei loro camerini i due attori, gli autori (Scarnicci e Tarabusi) e il regista Molinari trovarono infatti le buste che contenevano le lettere di licenziamento.

“I licenziamenti furono poi annullati per non farci apparire come vittime, ma la trasmissione venne sospesa…”

Walter Chiari, Gino Bramieri, Paolo Villaggio, Paolo Panelli, Marcello Marchesi, Umberto Simonetta, Nino Taranto, Wanda Osiris, Delia Scala, Erminio Macario, Mina, Carlo Dapporto, Elisabetta Viviani, Claudio Lippi, Raffaele Pisu, Gianfranco Funari, Minnie Minoprio, Cochi e Renato, Ric e Gian, Oreste Lionello, Enrico Montesano sono soltanto alcuni dei nomi con i quali ha lavorato Molinari.
Molinari ha diretto anche 500 Caroselli (fra i più famosi quelli della Raffaele Pisu e Lauretta Masiero, Invernizzi con Jonny Dorelli,
A proposito di Carosello e della censura Molinari ha raccontato un curioso aneddoto: “nel corso della scenetta che pubblicizzava il Fornet, uno sgrassatore per forni, si vedeva questo cilindretto arrotondato nella mano di una donna. Censurarono la scenetta e mi fecero sostituire la mano della donna con la mano di un uomo…” in pratica la censura aveva sdoganato (anni ’60) i gay…

E’ impossibile per lo stesso Maestro Molinari ricordarsi tutte le regie televisive da lui realizzate, oltre 2000, lasciamo la parola a Cesare Borrometi, a cui non sfugge nulla, per ricordarne altre, fra le più significative.

Tra il 1956 e il 1958, con un ricco gruppo di autori di testi capeggiato da Marcello Marchesi e Vittorio Metz, Molinari realizza per la TV una trilogia: “Lui e lei – Guida pratica sulla vita coniugale” (primavera 1956), protagonisti Delia Scala e Nino Taranto; “Lui, lei e gli altri – Guida pratica sul vivere insieme” (autunno 1956), con Tina De Mola e Nino Taranto, e infine “Noi e loro – Guida pratica sulla vita in comune” (autunno 1958).
“Controcanale”, in onda tra il novembre 1960 e il gennaio 1961 (ospiti fissi dapprima Abbe Lane e Xavier Cugat, poi Caterina Valente), passò alla storia per una battuta di Corrado che provocò un vespaio di polemiche, anche politiche: durante un cambio-scena, essendoci dello spazio da riempire, Corrado, parlando delle cambiali, se ne uscì con la frase “L’Italia è una Repubblica fondata sulle cambiali”, regolarmente scritta dagli autori Italo Terzoli e Bernardino Zapponi, ma – chissà perché – al momento della lettura del copione presso l’ufficio censura, non più rintracciabile.
“Bonsoir, Catherine”, con Caterina Valente, fu il primo spettacolo musicale trasmesso dal Secondo Canale, la domenica sera, dal 5 novembre del 1961.
“Alta fedeltà” partecipò nel 1962, peraltro senza particolare fortuna, al Festival Internazionale Televisivo “La rosa d’oro” di Montreux, organizzato dall’Unione Europea di Radiodiffusione (in francese UER; in inglese EBU). A questa manifestazione Molinari partecipò pure nel 1967, con lo special “Scarpette rosa” imperniato su Carla Fracci, e nel 1971 con “Serata d’onore per Alighiero Noschese”, realizzato a colori e in quattro lingue.
In “Rendez-vous” del 1963 comparve per la prima volta in TV Fabrizio De Andrè, che eseguì il brano “Il fannullone”.
“Il naso finto” doveva intitolarsi in origine “Il saltaleone”, senonchè Giovanni Leone, poche settimane prima della messa in onda della prima puntata, venne nominato Capo del Governo e si dovette cambiare titolo in fretta. La sigla animata di testa (purtroppo oggi andata perduta) vedeva in azione, comunque, un personaggio che somigliava moltissimo al politico napoletano. Per fortuna non successe nulla di particolare sul fronte della censura.
Lo speciale “Un’ora insieme con Caterina Valente”, andato in onda registrato dal vivo dal Teatro della Fiera di Milano il 5 febbraio del 1966, segnò l’esordio di Giorgio Calabrese come autore di spettacoli televisivi di varietà musicale.
Nel 1969 Molinari, con Carla Ragionieri, dirige La domenica è un’altra cosa, autori Castellano e Pipolo, Leo Chiosso e Gustavo Palazio, musiche di Gorni Kramer, in questa trasmissione esordì in video Gianfranco Funari.

“Mai di sabato, Signora Lisìstrata”, versione ammodernata della commedia musicale “Un trapezio per Lisìstrata”, fu trasmessa nel maggio del 1971 e fu il primo programma importante girato dalla RAI a colori, anche se trasmesso una prima volta in bianco e nero.
Dal novembre 1974 al gennaio ’75, vennero proposte, divise in due parti ciascuna, tre operette dirette da Molinari e sapientemente “alleggerite” per il pubblico del sabato sera: “Al Cavallino Bianco”, “L’acqua cheta” e una nuova versione di “No, no, Nanette !” che rivelò la giovanissima Elisabetta Viviani, affiancata da Claudio Lippi, i Ricchi e Poveri, Gianni Agus, Loredana Bertè, Lia Zoppelli e Gianrico Tedeschi.
“Babau ‘70”, realizzato a Torino nel 1970, potè essere trasmesso dalla RAI solo nell’estate del 1976, appena dopo la riforma, a causa di precedenti interventi di censura a proposito di testi e personaggi interpretati dal protagonista del programma, Paolo Poli.
Nel 1985, Vito Molinari diresse il suo ultimo spettacolo di varietà per la RAI, “Shaker”, con Renzo Montagnani, Silvan, Daniela Poggi e il gruppo folk palermitano “I Cavernicoli”. La regia dello spettacolo doveva essere di Beppe Recchia, il quale lasciò perché firmò in esclusiva un contratto con la Fininvest.

Dal 1987 al 1994 Molinari interrompe la sua attvità a seguito della malattia di sua moglie: “io segui la sua malattia, è scomparsa più di 25 anni fa, dopo tentai di riprendere, ma era difficilissimo lavorare con la televisione perchè era cambiato tutto e volevano solo l’auditel. I padri padroni della televisione sono sempre stati gli inserzionisti, cioè quelli che ci mettono i soldi, questo non solo nella televisione privata, il che è del tutto normale, ma purtroppo anche nella televisione pubblica, perchè la Rai quando sono nate le televisioni private ha seguito il loro modello abbassando sempre di più il livello degli spettacoli.

Hai mai lavorato per Mediaset, Vito?

“No, ma vi sono state alcune occasioni mancate. Telefonai al segretario di Berlusconi, Urbano Cairo (oggi editore de La7, Corriere della sera ed altre testate) e in tre giorni mi fissò un appuntamento con Berlusconi. Mi presentai all’appuntamento in Via Paoleocapa, Berlusconi era in ritardo, la segretaria continuava a dirmi: “il Presidente si scusa per il ritardo fra poco arriva. Berlusconi arrivò con 30 minuti di ritardo e mi disse: abbiamo pochissimo tempo. Poi parlò lui per tre ore… Mi offrì una cifra spropositata ma io non accettai perchè mi chiedeva l’esclusiva… Non accettai inoltre perchè pensavo che Mediaset non avesse i mezzi tecnici della Rai, in realtà li avevano…, poi Berlusconi stava per scendere in politica e avrebbe lasciato tutto in mano ai manager, a maggior ragione non firmai… Ricordo inoltre altre due occasioni mancate, la prima una rivista con Paolo Villaggio con il quale parlai. Villaggio al posto di una partner femminile avrebbe voluto Ugo Tognazzi, Vittorio Gassmann, a questo punto Berlusconi mi convocò nel suo ufficio e mi chiese: “Molinari lei chi sceglierebbe fra Gasmann e Tognazzi?” Risposi senza esitazioni Tognazzi che però era all’estero per girare un film. Berlusconi deciso disse: “chiamatemi Tognazzi…” ma il comico cremonese non trovò l’accordo con Mediaset. La terza ed ultima occasione era una trasmissione ideata dallo stesso Berlusconi che avrebbe dovuto intitolarsi VIVA LE DONNE, rifiutai anche questa offerta”.

Perchè, il set di VIVA LE DONNE doveva essere via delle Olgettine? ahah

Molinari (ride): Ma no perchè dovevano condurre Andrea Giordana e Amanda Lear mentre io avevo suggerito Renzo Arbore e Mariangela Melato, salutai Berlusconi dicendogli: ma come si fa a far condurre un figurino della Rinascente e un trans…”

Insomma Vito possiamo dire che mamma Rai è sempre mamma, anche se i padri sono tanti. La Rai è un pò puttana, in compenso però il Presidente di Mediaset è un puttaniere. Ahah

risate generali in sala

Molinari si è quindi dedicato alla regia teatrale (un ritorno alle origini) ha diretto fra gli altri Enrico Beruschi. Vito Molinari si è poi dedicato alla scrittura di libri: dopo Tutto Govi (uscito negli anni ’90), nel nuovo millennio ha scritto: I miei grandi comici, Carosello la storia di un mito, La Rita Smeralda, Le mie grandi soubrettes, Carosello… e poi tutti a nanna. Fra poco uscirà LE VITE MALEDETTE (biografia di cinque personaggi storici fra i quali vi sono Caravaggio, Modigliani e Ligabue), Vito Molinari sta infine scrivendo un nuovo libro il cui titolo è già allettante: LA MIA RAI.

Cosa pensa della televsione attuale, Maestro?

“Oggi è impossibile fare televisione seria, come la intendo io…. Quando ho cominciato mi chiamavano il giovane regista, poi sono diventato il regista, quindi il regista esperto, poi sono diventato il egista famoso, il regista importante, quando iniziano a chimarti Maestro è il dramma, è la fine, infatti iniziano a chiamarmi Maestro.

Tanti tanti auguri Vito: “Io non sono il solo ad avere passato la soglia dei 90 anni: il 6 novembre è stato anche il compleanno di Antonello Falqui (ma lui ha qualche anno più di me), un altro grande vecchio dello spettacolo italiano è Ferruccio Soleri: “abbiamo tutti un grande avvenire dietro le spalle”

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