1 gennaio 1980 – 1 gennaio 2020. 40 anni fa ci lasciava Pietro Nenni, un grande socialista, un grande italiano

pietro nenniPietro Nenni, uno dei padri della Patria ci lasciava la notte di Capodanno del 1980, nell’Italia del 2020, fatta di piccoli trafficanti e demagoghi, manca un uomo come Pietro Nenni. Fautore della Repubblica (quando i comunisti era per sua Maestà, per la conferma dei Patti Lateranesi e di alcune leggi fascistissime, del resto quasi tutti i comunisti erano ex fascisti), condannato al confino, una figlia morta nei campi di concentramento, con il crollo del fascismo fu eletto deputato all’Assemblea Costituente. Fu Pietro Nenni a combattere e vincere la battaglia referendaria fra Repubblica e Monarchia, mentre i democristiani lasciarono liberi i loro elettori di votare “secondo coscienza”, i comunisti con la “svolta di Salerno” di Palmiro Togliatti con la loro tipica doppiezza non insistevano troppo in favore della Repubblica, Nenni, che in gioventù era stato militante del Partito Repubblicano prima di passare con i socialisti divenendone il segretario, fu l’alfiere della Repubblica. Commise un solo errore, quello del Fronte Popolare del 1948 (alleanza fra Psi e Pci), e i socialisti (che nel 1946 furono il primo partito della sinistra avendo la meglio sui comunisti) persero rispetto ai comunisti che da allora monopolizzarono la sinistra. Contrario ad ogni tipo di totalitarismo con il 1956, dopo i tragici fatti di Ungheria, prese le distanze dai comunisti sovietici. Fra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 diede vita ad un dialogo con i cattolici. La rivolta d’Ungheria del 1956 aveva raffreddato i rapporti fra comunisti e socialisti, favorendo il dialogo fra questi ultimi e i democristiani anche per scongiurare i tentativi durante la III legislatura, in particolare nel 1960, di creare maggioranze di centro-destra. In seguito alle elezioni amministrative del 1960, si crearono i primi storici accordi locali far DC e PSI, tra cui spiccò quello per la scelta del Sindaco di Milano. Testata nei comuni e nelle province, l’intesa poteva ora allargarsi a livello nazionale. Milano, come tante altre volte, prima e dopo, nella storia d’Italia, fu laboratorio politico.
Sindaco di Milano fu eletto Gino Cassinis, Rettore del Politecnico, da allora fino all’anno horribilis 1992, si alternarono alla guida della città grandi sindaci socialisti: Pietro Bucalossi, Aldo Aniasi, Carlo Tognoli, Paolo Pillitteri, Milano era (ed è) capitale morale d’Italia e città internazionale. Nel 1992 una falsa rivoluzione (cavalcata dai post comunisti e dai post fascisti che volevano impadronirsi del potere) portò l’Italia dal quinto posto fra le potenze industriali del mondo ad una crisi economica e morale senza precedenti nella storia del Paese, crisi che è stata aumentata dagli attuali politici italiani. A Milano però, eccezion fatta per il periodo 1993/1997 durante il quale non è stato realizzato alcunchè, ha sempre vinto, come diceva Indro Montanelli, “se non il meglio, il meno peggio”. I sindaci che si sono succeduti nel capoluogo lombardo dal 1997 ad oggi, hanno sempre tenuto presente la lezione dell’amministrazione socialista, si sono avvalsi dei consigli e dell’ausilio della burocrazia comunale efficiente creata fin dal primo dopoguerra (ai tempi del sindaco Emilio Caldara) dai liberali e dai socialisti, burocrazia che nemmeno i fascisti mussoliniani erano riusciti a cancellare. Con il 1992 iniziò la diaspora dei socialisti, senza un partito, dispersi in altre formazioni, ma a Milano ha sempre vinto chi ha avuto l’assist di coloro che provenivano dal mondo socialista. Certo molti anni sono passati, molti socialisti sono morti, restano però alcune persone di origine socialista per tradizione famigliare e per una breve storia socialista data la giovane età negli anni ’80 e ’90, chi sarà il prossimo sindaco di Milano probabilmente si avvarrà dell’apporto di queste persone, poche o tante che siano.
Tornando a Pietro Nenni le sue riforme nazionali, sperimentate a Milano e poi portate a livello nazionale fecero la fortuna dell’Italia che attraversò il periodo del boom economico e che in fatto di diritti sociali e civili era paragonata alla Svezia. Furono questi i risultati del centro-sinistra storico, risultati che furono cancellati dal centro-sinistra della seconda Repubblica che svendette a prezzi di favore le industrie pubbliche a potentati industriali, smantellò la scuola pubblica italiana relegandola da eccellenza mondiale a cenerentola d’Europa. Nenni nella “stanza dei bottoni” varò il centro-sinistra, quello storico che portò l’Italia ad importantissime riforme fra le quali la nazionalizzazione dell’industria elettrica, fautore di una scuola pubblica laica, che divenne l’eccellenza d’Europa (e del mondo), del decentramento, di una maggiore forma di democrazia dal basso.

pietro nenni bettino craxi.jpgLa battaglia in favore del divorzio, combattuta dal socialista Loris Fortuna con il liberale Antonio Baslini e il radicale Marco Pannella, altre battaglie per i diritti civili furono le ultime vittorie di Pietro Nenni, che riuscì anche ad imporre alla segreteria nazionale del Psi il suo delfino Bettino Craxi. Quel Bettino Craxi odiatissimo dopo il 1992 ma che oggi viene rimpianto e rivalutato persino da coloro che gli davano del ladro (esponenti di partiti post prima Repubblica poi a loro volta inquisiti che oltre a rubare hanno anche portato l’Italia verso il baratro). Fu lo stesso Nenni a dire: “attenzione a fare i puri, c’è sempre qualcuno più puro che vi epura”), anche Sandro Pertini Presidente della Repubblica (il più amato dagli italiani) era un socialista. Dopo anni di criminalizzazione non Pietro Nenni (grillini e leghisti non sanno nemmeno chi sia stato) ma persino Bettino Craxi viene citato da leghisti, grillini e post comunisti come esempio di grande statista, naturalmente mi riferisco ai vertici di questi partiti, gli elettori leghisti e soprattutto grillini continuano a cavalcare una campagna d’odio e diffamatoria, ignorando o tacendo gli intrallazzi, le ruberie e gli inesistenti risultati dei loro partiti. Pietro Nenni si spense l’1 gennaio 1980, all’Italia di oggi manca un uomo di tale levatura politica.