Milano 2021: L’arroccamento del Pd sulla “questione Craxi” rischia di far perdere a Sala l’elettorato socialista e la riconferma allo stesso Sala

Nonostante gli sforzi del Sindaco di Milano Beppe Sala che critica anche ll Pd milanese, nulla di fatto sulla questione socialista, . Beppe Sala commenta su Facebook:  “Constato che proprio non si riesce a dibattere con sufficiente serenità della figura del leader socialista. – ha scritto Sala sulla sua pagina Facebook -. Il mio invito a discuterne in Consiglio Comunale è finito nel nulla: nella mia comprovata lealtà verso il Pd mi permetto di dire che questa volta la gestione è stata veramente discutibile”. Il Pd infatti ha rimandato la decisione finale su una targa in memoria alla giunta: “Per cui adesso si pretende che io decida. Cosa poi? Se intitolargli una via? Se apporre una targa sulla casa dove abitò? È tutta qui la riflessione? Io continuo a pensare che non ce la si possa cavare così. Di Craxi ricordo atti coraggiosi, soprattutto in politica internazionale, ma anche il sistema di tangenti da lui, e non solo, ovviamente, alimentato in quegli anni – ha concluso Sala -. E a fronte di un periodo come quello, che condiziona ancora oggi la nostra comunità, la vogliamo risolvere con una via o una targa? Io non credo sia giusto”.
Ieri il consiglio comunale ha deciso di rinviare il voto sulle mozioni di Forza Italia e Milano Popolare, L’aula del Consiglio comunale è uscita spaccata dalla discussione sull’ex leader socialista e non sono mancati i momenti di bagarre, come quello che ha visto protagonisti Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera e consigliere comunale, e Gianluca Corrado del Movimento 5 stelle. Quando l’esponente grillino ha parlato dei guai giudiziari di Craxi sostenendo che “aveva movimentato a titolo personale 150 miliardi di lire” Mariastella Gelmini è scattata in piedi e gli ha replicato “sciacquati la bocca”, poi è uscita dall’aula. Il capogruppo del Pd Filippo Barberis ha definito Bettino Craxi: “figura controversa”. Stefania Craxi se la prende con il sindaco. “Nulla di nuovo sotto i cieli di Milano. La discussione a Palazzo Marino sulla figura di Craxi non ha registrato, come prevedibile, nulla di nuovo. Un Sindaco che invoca un dibattito da ben tre anni e poi non si presenta neanche in aula, trincerandosi dietro l’ormai stantia formula di rito” afferma la senatrice di Forza Italia, figlia di Bettino. “Una maggioranza divisa e, soprattutto, un Pd che invoca sobrietà senza rendersi conto che l’unica ubriacatura è la loro, sbronzi come sono di un giustizialismo di maniera e di un moralismo d’accatto, oggi accentuato dalla ricerca spasmodica di un’alleanza locale e nazionale con i pentastellati i quali come da copione, non potevano che, conformemente al loro stile, buttate tutto in offese, insulti e mistificazioni – continua la Craxi – Non è mancato il gioco al ribasso, ridicolo ancor prima che offensivo, della targa non si sa bene da apporre dove, con l’autorizzazione di chi e con scritto cosa.
Stante così le cose il sindaco Sala, nonostante i suoi sforzi, ben difficilmente riuscirà ad unire i socialisti, una lista civica, i 5 Stelle, le sardine sulla sua candidatura. Ma se Atene piange, Sparta non ride.
Il capogruppo leghista Alessandro Morelli ha abbandonato l’aula: “il vero latitante (in senso politico) è il sindaco Sala perché diceva pochi giorni fa che sarebbe stato meglio un dibattito in Consiglio comunale. La sua assenza oggi è doppiamente grave. La Lega abbandona i lavori di questa seduta, ringraziamo tutti i consiglieri comunali presenti tranne uno, quello più importante, il sindaco Sala che non c’è.”
Ma latitante veniva definito lo stesso Craxi dai leghisti che negli anni ’90 agitavano il cappio a Montecitorio mentre Umberto Bossi chiamava il leader socialista “Bottino Craxi”.
L’allora leoncavallino Matteo Salvini, che di li a poco sarebbe stato eletto consigliere comunale con la Lega tuonava contro i “ladri socialisti” e qualcuno lo ha ricordato recentemente a Stefania Craxi, esistono anche, nell’archivio di una casa di produzione milanese, audio e video degli anni dal 1997 al 2010 nei quali Salvini accusava tutti i socialisti, tranne uno, di ladrocini.
Il film HAMMAMET di Gianni Amelio, il docu film LA TESI: CRAXI UNA VITA SENZA TREGUA di Ettore Pasculli e Paolo Pillitteri che sarà presentato in anteprima nazionale lunedì 10 febbraio al Teatro Pier Lombardo di Milano, ha accorpato i socialisti milanesi che dopo vari anni di diaspora in altri partiti o di astensionismo stanno dando vita, sotto forma di lista civica riformista aperta ai cittadini, ad un nuovo Partito Socialista.
Si rivedono militanti storici, settantenni o ottantenni, ma anche figli e nipoti di vecchi socialisti che anagraficamente non c’erano o erano troppo giovani ai tempi degli ultimi sindaci riformisti. Non a caso è stato scelto come unificatore delle sparse membra riformiste un esponente della generazione anni ’60, discendente da una famiglia di tradizioni socialiste, giovanissimo negli anni ’80 mai compromesso con destra o sinistra, verso le quali non ha mai risparmiato attacchi ironici, il quale pur avendo buoni rapporti personali sia con Sala che con Salvini, è inviso però ad alcuni del Pd e sconosciuto ai leghisti, eccezion fatta per Salvini.
Dal 1997, primo anno senza una lista socialista a Milano, in poi nel capoluogo ambrosiano ha perso chi ha rifiutato l’elettorato socialista; figuriamoci cosa accadrà nel 2021 quando sarà presente una lista civica confederata ai socialisti…
Dal 1993 tutti i candidati sindaco di Milano che hanno disprezzato o sottovalutato l’elettorato socialista hanno perso. Nando Dalla Chiesa cavalcando il giustizialismo forcaiolo (oggi ereditato dai 5 Stelle) fece si che molti elettori riformisti o moderati si astennero dal voto e fecero indirettamente vincere il leghista Marco Formentini, Sandro Antoniazzi e Aldo Fumagalli (chi erano costoro?, chi se li ricorda…) fecero lo stesso errore decretando la vittoria di Gabriele Albertini. Peggio riuscì a fare Bruno Ferrante il quale escluse dalle proprie liste tre socialisti perbene amati e stimati in città, tale decisione contribuì a fare rifuggire l’elettorato socialista o a farlo votare, per ripicca, Letizia Moratti. Nel 2011 Giuliano Pisapia (che mai fu giustizialista e il cui padre Giandomenico era socialista, uno dei Padri del Codice Civile) riuscì a coinvolgere alcuni socialisti riformisti oltre al fatto che i milanesi moderati e pragmatici stanchi del governo della signora Moratti non la rivotarono o votarono per ripicca Pisapia. Anche Stefano Parisi nel 2016, pur provenendo da una storia socialista, commise il madornale errore di non dialogare con una lista civica all’interno della quale vi erano cinque candidati socialisti che senza avere mai avuto alcun incarico pubblico, provenivano da una storia socialista per tradizioni famigliari o per frequentazioni. Vinse Beppe Sala per soli 3000 voti…
Milano 2021 siamo già in piena campagna elettorale e la questione socialista è più che mai viva. Le pregiudiziali del Pd milanese allontanano l’elettorato socialista che nel 2016 fu determinante nella vittoria di Sala anche sotto forma di lista civica, questo però non vuol dire che l’elettorato socialista si getterà nelle braccia di Salvini, come erroneamente qualcuno interpreta, però i socialisti potrebbero fare una corsa solitaria dando vita ad un terzo polo, alternativo a destra e sinistra, favorendo però indirettamente la destra. Poi, in caso di ballottaggio, se ci sarà perché destri e sinistri sono già convinti di avere vinto, ci sarà da ridere. Cosa faranno i socialisti? Si asterranno dal voto, sosterranno Sala, o Salvini? Del resto non si sa mai con i socialisti…

http://www.affaritaliani.it/milano/sosteniamo-milano-emanuelli-si-presenta-siamo-unica-vera-lista-civica-416550.html

 

 

 

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