Tutto esaurito al Teatro Franco Parenti per il nuovo film su Bettino Craxi, a Milano tornano i socialisti

BETTINO CRAXI LA TESILa tesi, verità fra le righe è un docu film realizzato dal regista Ettore Pasculli e dall’ex sindaco di Milano Paolo Pillitteri. Ieri sera all’anteprima nazionale svoltasi al Teatro Franco Parenti di Milano tutto esaurito, molte persone anche in piedi, altri non sono riusciti ad entrare. “Le riprese del film sono iniziate molto prima di quelle di Hammamet per la regia di Gianni Amelio, apprezzabilissimo, ma il nostro film – ha dichiarato Paolo Pillitteri – ha avuto una lunga gestazione ed è cosa diversa. Una studentessa di scienze della comunicazione intende laurearsi con un documentario su Bettino Craxi, leader socialista del Governo italiano morto in Tunisia.” La studentessa ha contro tutti: la docente che non vuole assegnarle la tesi, il fidanzato e il padre, ma con la sua caparbia va avanti, fa ricerche in rete, negli archivi cartacei ed audiovisivi, intervista e raccoglie testimonianze di personaggi “esistenti”, visiona video inediti di Craxi ad Hammamet. Ne viene fuori una storia d’Italia – molto diversa da quella raccontata dai vincitori di oggi, quelli della seconda Repubblica – dagli anni ’50 ad oggi. Si perchè molte delle frasi di Bettino Craxi, alcune riprese dallo stesso Pasculli ad Hammamet sono attualissime. Dal primo incontro di Bettino Craxi, con l’allora segretario dei giovani comunisti Enrico Berlinguer, quando i comunisti italiani si schierarono in favore della repressione sovietica del popolo ungherese, e successivamente di quella cecoslovacca, i socialisti italiani ruppero ogni contatto con l’Urss e scelsero la vira della democrazia, del riformismo, della socialdemocrazia. Segretario del Partito Socialista Italiano era allora Pietro Nenni, di cui Craxi diventerà il delfino, che decise di preparare un governo con i cattolici, laboratorio politico fu, come sempre sarà in futuro, Milano, dove nel 1960 Bettino Craxi fu eletto consigliere comunale e nominato assessore dal sindaco Gino Cassinis. La Milano degli anni ’60 del boom economico, dell’arrivo degli immigrati dal meridione, che dava lavoro e casa a tutti, accoglieva, Bettino Craxi è assessore all’economato, si occupa anche di scuole, una grande città, la capitale morale d’Italia. Nel dicembre 1963, dopo tre anni di esperimento milanese, l’accordo fra cattolici e socialisti venne varato anche per il governo nazionale, e così dopo 15 anni i socialisti (lo erano stati solo fra il 1945 e il 1947 in un contesto storico particolare, quello del dopoguerra che vedeva tutte le forze politiche al timone della nazione) tornavano al governo, era un avvenimento storico. Vennero realizzate importanti riforme come la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la riforma della scuola, lo Statuto dei lavoratori e tante altre riforme (poi smantellate dalla seconda Repubblica). Bettino Craxi venne eletto dpeutato nel 1968 ed iniziò a fare battaglie in favore dei popoli sottomessi al giogo delle dittature di destra e di sinistra di tutto li mondo. Era lui, non Berlinguer, sulla tomba di Salvator Allende. Allorquando diventa segretario del Psi, nel luglio 1976, Berlinguer subito manifesta la sua avversità nei confronti di Craxi. Nel 1978 vi è il “caso Moro”, i socialisti si distinguono per cercare di salvare la linea a Moro, i comunisti, unitamente ai fascisti (che ci sono ancora oggi…) e ai democristiani, sono per la “linea della fermezza”: “la linea della fermezza per fare morire Moro” disse Craxi ad Hammamet. Seguono gli anni ’80 al centro dei quali vi sono i governi di Craxi, l’Italia balza al quinto posto fra le potenze mondiali, vive un secondo boom economico. Milano, con i sindaci socialisti, fa da traino. Ma le scoperte più interessanti della studentessa: alla vigilia del trattato di Maastricht Craxi si era fortemente opposto ad un’Unione europea che poggiasse sull’asse franco-tedesca, era tutto vantaggio dei tedeschi, alla prese con la riunificazione, relegare ‘Italia ad un ruolo secondario. Proprio nel 1992 vi è un incontro fra inglesi, francesi e tedeschi, per comprarsi le aziende pubbliche italiane, servivano non politici ma esecutori d’ordine degli interessi stranieri, e con Mani Pulite li trovano… Le aziende statali sono svendute e poi rivendute da chi le acquista lucrandoci. Lo Stato italiano che deteneva anche supermercati, svende tutti i suoi gioielli, le autostrade – tante per fare un esempio – passano di mano in mano ai Benetton… Intanto nel Paese dal 1992 in poi la disoccupazione aumenta a dismisura, sempre dal 1992 in poi molti giovani italiani vanno all’estero per lavorare. Viene smantellata la scuola pubblica italiana di anno in anno, vengono abrogate tutte le riforme degli anni passati. Gli italiani plaudono alla nascente seconda Repubblica non accorgendosi quel che sta per accadere. Il docu film dimostra come il cancelliere tedesco Helmut Kohl ed atri uomini politici europei e mondiali abbiano ricevuto finanziamenti illegali per i rispettivi partiti ma che sono stati poi ricordati come eroi nazionali alla loro morte. Nelle sue battaglie memorabili e i conseguenti sconvolgimenti politici degli anni ’90 la giovane risale ai problemi alle origini dei problemi di oggi e ricostruisce una vera contro storia di Tangentopoli, mani pulite e i suoi disastri ad opera di astuti strateghi non solo italiani. Del resto soltanto gli idioti o i faziosi possono negare non solo l’incapacità ma anche la disonestà dell’attuale classe politica, gli stessi pm milanesi hanno ammesso che l’attuale sistema politico è senz’altro peggiorato. “La battaglia della storia non gliela faccio vincere” diceva Bettino Craxi in quel di Hammamet in un reperto che si vede nel film.
Ieri a Milano all’anteprima del film c’erano molti socialisti che si sono ritrovati ma anche persone che anagraficamente non c’erano, incuriosite, desiderose di documentarsi, di sentire qualcosa di diverso dalla solita musica che da 26 anni ci propongono. Del resto Milano, città ben amministrata dai socialisti dal dopoguerra al 1992, ancora si salva pur nello squallore dell’Italia attuale, ciò perchè – come ricordava il giornalista Gianluigi Da Rold – la macchina burocratica, la buona amministrazione dei socialisti non venne smantellata né dai Podestà fascisti né dai sindaci che si sono succeduti dal 1997 ad oggi. Il capoluogo ambrosiano, orfano di un partito socialista da tantissimi anni, ha però sempre visto perdere tutti quei candidati sindaci che si sono messi contro l’elettorato socialista. Qualcuno sta cercando a Milano di ridare vita, sotto altre forme ma con candidati che hanno una storia civica o socialista per tradizioni famigliari, a un lista socialista. Non solo uno stupendo film, non sono un amarcord, un ritrovarsi, ma qualcosa di più. Se son rose, anzi garofani, fioriranno. Al di là della riuscita o meno di questo tentativo, consigliamo a tutti sia a coloro che non sono faziosi (lo sono solo gli invasati di partiti e movimenti politici attuali) e a coloro che, come la studentessa, non c’erano o erano troppo giovani, la visione del film di Ettore Pasculli.

Sosteniamo Milano con i socialisti

 

Ascolta il podcast dell’intervista radiofonica

 

 

 

 

 

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